Questa meditazione sul respiro e sulla pazienza è un’esplorazione di come la principale pratica meditazione, quella dell’osservazione del respiro, possa fornirci intuizioni profonde su molti aspetti dalla nostra vita.
In questa meditazione si sviluppa l’osservazione con calma concentrata, attenta, sul processo del respiro. Si può portare l’attenzione su dove riusciamo a percepire meglio l’entrata e l’uscita dell’aria: potrebbe essere l’ingresso delle narici, il collo, l’alzarsi e abbassarsi del torace o dell’addome, ma potremmo anche sentirlo in tutto il corpo, al centro della testa, nella postura della schiena che viene influenzata dalla respirazione.
Curiosità
La meditazione sul respiro è un inno alla curiosità: com’è questo respiro? E’ lungo, è corto? E’ comodo, è scomodo? E’ come il precedente, è cambiato? Dove sento questo respiro? E’ un vero e proprio addestramento all’osservazione: si scopre che ogni respiro è fatto a sé, è unico − una volta andato via non ci sarà mai più proprio quel respiro, si scopre come ogni respiro impatta su tutto il corpo e anche sulla mente. E’ anche un addestramento alla curiosità: se impariamo ad essere curiosi osservando una cosa così scontata come il respiro, che ci accompagna da tutta la vita, quanto potremo mettere in pratica questa acutezza, questa capacità di penetrare, sul resto degli eventi della nostra vita?
In questo modo la meditazione sul respiro e sulla pazienza diventa palestra per sviluppare l’organo della curiosità!
Pazienza
Ma perché serve la pazienza per sviluppare la curiosità? Durante l’osservazione del respiro capiterà innumerevoli volte di distrarci, seguendo un pensiero, un ricordo, una preoccupazione, o anche un dolore fisico, un fastidio, un prurito. Quando questo accade, possiamo con gentilezza e, appunto, pazienza riportare l’attenzione sul respiro.
La pazienza è quindi onestà: essere capaci di osservare quando ci distraiamo.
Questo riportarci indietro alla pratica è però soltanto un primo passo: potremo anche osservare in quel momento se è sorta in noi il fastidio, la rabbia per esserci distratti. La meditazione diventa così la via per sviluppare la gentilezza e la compassione, come ci insegna Pema Chödrön in un insegnamento sulla pazienza come risposta alla raggia e all’aggressione:
Possiamo reprimere la rabbia e l’aggressività o agire, peggiorando le cose per noi stessi e per gli altri. Oppure possiamo praticare la pazienza: aspettare, sperimentare la rabbia e indagare la sua natura.Pema Chödrön, dal sito di Lion’s Roar