Lo scrisse benissimo Italo Svevo: «Che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.»
Ma non è che sull’immigrazione questo governo è la versione omeopatica del precedente e a molti basta solo essere feroci con eleganza e buona educazione per non accorgersene? No, vero?
Una testimonianza. Abbiamo ritenuto utile diffonderla. Nei prossimi giorni approfondiremo la questione. Ma siamo sicuri che la vicenda sia raccontata con lealtà?
Ora, ci sta che la dialettica politica sia un elemento normale anche in una compagine di governo ma c’è qualcuno da quelle parti che si rende conto quanto sia difficile dare credito a questo spettacolo qui fuori?
Anche perché il punto sostanziale è proprio qui: c’è un pezzo di Paese che si dichiara non disposto a aiutare e c’è un pezzo di Paese che invece decide di volgere lo sguardo su chi ha bisogno. Semplice, lineare.
E chissà se un giorno non tornerà di moda l’essere gentili. Gentili mica perché nobili per reddito. Gentili perché nobili nell’accarezzare i cuori degli altri, con cura, come se fossero qualcosa che ci dovrebbe interessare.