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Non ci capita spesso di ospitare un oboista, e quindi oggi accogliamo con sano entusiasmo Paolo Faldi. Fiorentino, classe 1961, si è diplomato in oboe con Elia Ovcinnicoff, in oboe barocco con Paolo Grazzi e in Flauto dolce con Sergio Balestracci presso il Conservatorio di Genova, la Scuola Civica di Milano e il Conservatorio di Padova. Si è perfezionato in oboe barocco con Ku Ebbinge al Conservatorio Reale dell’Aia (Olanda) e nel 1988 ha vinto il posto di Primo Oboe e Flauto Dolce nell’Orchestra Barocca della Comunità Europea (ECBO) diretta da Ton Koopmann e Roy Goodman. Ha suonato con i maggiori gruppi ed orchestre barocche europee tra cui Les Arts Florissants, Il Giardino Armonico, Accademia Bizantina, I Sonatori della Gioiosa Marca, Europa Galante, Complesso Barocco, Concerto Italiano, Concerto Koln e I Barocchisti di Diego Fasolis. Dal 1989 suona con Hesperion XXI, La Capella Reial e Le Concert des Nations diretti da Jordi Savall, con i quali ha inciso per la casa discografica Astree ed effettuato concerti nei principali festival europei. È membro fondatore dei gruppi L’Astree di Torino, Tripla Concordia di Genova, Cantilena Antiqua di Bologna, Fortepiano Ensemble e l’Orchestra Barocca di Bologna, della quale è anche direttore artistico. Una carriera decisamente importante, insomma, che come spesso ci accade proveremo ad attraversare senza riuscirci compiutamente, ma incontrando un buon numero di esempi sonori illuminanti.
Il nostro ospite di oggi è un chitarrista torinese autodidatta, innamorato da sempre della musica spagnola ma anche aperto a suggestioni diverse e quindi dotato di quello “spirito babilonico” che è fondamentale per poter accedere alla nostra arca radiofonica. Marco Perona inizia a suonare la chitarra da giovanissimo e si avvicina al flamenco nel 1995, inizialmente attraverso lo studio del baile, e dal 1999 abbandona la danza per dedicarsi esclusivamente alla musica. Direttore musicale della Compagnia ArteyFlamenco di Torino, dal 2004 è chitarrista e co-autore delle musiche per la Compagnia Flamenquevive. Compone musiche per il teatro e per la danza contemporanea e nel 2010 avvia una serie di concerti con il Quartetto Alboreo e con la stessa formazione registra il cd “Bajocuerda”. Nel 2012 pubblica con il Collettivo Decanter “Aria Con Da Capo” e incontra il chitarrista Francesco De Vita creando le basi per la nascita di “Misticanza”. È proprio questo il progetto di cui ci parla oggi, tra le altre cose e naturalmente tra una sorpresa e l’altra della nostra babilonica scaletta.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del vocalist camuno Boris Savoldelli, del violinista e compositore Marco Valabrega e della clavicembalista e musicologa Maria Luisa Baldassari.
Il nostro ospite di oggi è decisamente babilonico, e appena un anno dopo aver conseguito il diploma in violino al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, nel 1990, suona già come primo violino concertante nell’opera Pollicino di H. W. Henze programmata dal Teatro Comunale di Bologna. Dal 1992 Alessandro Bonetti suona con il quartetto Spazio 900- Nuove Sincronie, col quale perfeziona la sua affinità con la musica contemporanea e il ‘900 storico. Con l’ensemble Musica nel Buio suona invece nelle più importanti rassegne cinematografiche e, nel 2000, incide una colonna sonora originale del compositore bolognese Marco Dalpane per il film Die berkatze di Ernst Lubitch per la Rete Televisiva Tedesca ZDF che ottiene critiche entusiastiche. Nel 2000 suona con l’ensemble “Playground” musiche originali del violinista e compositore Eyvind Kang in occasione di due concerti al teatro Manzoni di Bologna che sono riuniti nel cd Virginal coordinates. Attratto dalle esperienze più diverse, approccia con entusiasmo il violino elettrico e oltre alla militanza nella band di rock progressivo Deus ex machina vanta un’assidua collaborazione con la Premiata Forneria Marconi.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantautore Flavio Giurato, della vocalist e performer Barbara De Dominicis e del sassofonista Roberto Bottalico.
Se non temete le intemperie sonore di un itinerario che dalla musica medievale ci sballotta fino al british punk dei Clash, allora siete nel luogo radiofonico che fa per voi. Per nulla intimorito, anzi stimolato dalle nostre promiscuità sonore è senza dubbio il nostro ospite, che nella sua lunga carriera ha suonato e sentito letteralmente di tutto. Jimmy Villotti è uno dei più richiesti e significativi turnisti in circolazione, e non a caso il suo nome è legato all’affettuoso omaggio di uno degli artisti che hanno goduto del suo eclettico magistero chitarristico. La canzone Jimmy ballando di Paolo Conte riflette in realtà solo una delle sue molte collaborazioni, che lo hanno visto al fianco di personaggi come Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Lucio Dalla e Gianni Morandi. Non meno importante, d’altro canto, la sua vena autoriale: nel 1978 compone l’opera rock Giulio Cesare, poi negli anni firma un buon numero di albu a suo nome e il suo estro creativo lo porta verso la scrittura, dedicata al racconto romanzato di sé e della sua Bologna. Senza dimenticare, naturalmente, il profondo amore per il jazz che Villotti non ha mai smesso di coltivare, come avrà modo di sottolineare anche a Babilonia con alcuni ascolti tratti dalla sua variegata discografia. È ormai celebre la definizione di Francesco Guccini, che di Villotti ha detto «Lo definisco un genio, perché credo che sia l’unica persona al mondo che riesce ad accavallare le gambe mettendo giù tutti e due i piedi», ma in realtà sono molti altri i segreti della sua arte tutti da scoprire, e oggi cercheremo di svelarne alcuni.
Riproponiamo questa puntata, andata in onda il 16 marzo del 2014, come omaggio al nostro prezioso ospite, che si è spento a Bologna il 6 dicembre dello scorso anno all’età di 78 anni.
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Il nostro ospite di oggi è un batterista romano, classe 1963, che si è formato tra gli altri con Roberto Gatto e si è poi perfezionato, dal 1983 al 1985, frequentando i corsi del prestigioso Berklee College of Music di Boston, dove ha approfondito lo studio della batteria, dell’armonia e dell’arrangiamento. Giovanni Lo Cascio ha studiato anche Etnomusicologia, all’Università La Sapienza di Roma, e ha poi lavorato per il cinema, il teatro, la danza, la televisione e la radio realizzando colonne sonore per films, documentari e per la pubblicità. Ha svolto un’intensa attività didattica insegnando alla Jazz University di Terni e, dal 1991 al 1998, al Timba Centro di Percussioni in Roma. Ha scritto testi didattici per varie scuole ed articoli per riviste musicali e dal 2005 è responsabile del laboratorio musicale “Juakali Drummers” a Nairobi, in Kenya. “Juakali Drummers” è un progetto Dulcimer Fondation pour la Musique ed AMREF per il recupero dei ragazzi di strada attraverso la musica, che ha portato il nostro ospite a spostarsi spesso tra diversi continenti.
Prima emissione: 30 maggio 2023
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del batterista Giovanni Lo Cascio e del cantautore Claudio Orfei.
Violinista e compositore, il nostro ospite di oggi nasce a Roma da una famiglia di musicisti. Dopo aver iniziato lo studio del pianoforte presso il conservatorio di Santa Cecilia, Marco Valabrega si diploma in violino e successivamente in viola. Per alcuni anni svolge costante attività orchestrale (Teatro dell’Opera e Rai) e si esibisce con diverse formazioni cameristiche in giro per l’Italia. Inizia quindi ad emergere in lui un forte interesse per la musica popolare che lo indirizza in particolare verso una ricerca sulla prassi esecutiva mediorientale e barocca, e sulla musica ebraica. Nel 1995 nasce il quintetto Mish Mash, formazione con la quale Marco Valabrega svolge ininterrottamente fino ad oggi un’intensa attività concertistica e di ricerca. Nel 2005 fonda il trio Dreidel destinato al recupero filologico della musica klezmer nella sua accezione più pura ed autentica. Ha composto numerosi brani che vengono eseguiti in concerto e utilizzati per situazioni teatrali e cinematografiche. Nel 2008, ad esempio, compone la colonna sonora per il documentario Due poeti, due voci di Nelo Risi, in concorso al Festival di Locarno.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantautrice Roberta Giallo e della chitarrista e cantante Costanza Savarese.
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Un invito a viaggiare senza bussola nel mare magnum della musica d’ogni tempo e d’ogni luogo, a bordo di un’arca radiofonica guidata da due timonieri onnivori e tenacemente curiosi, con un ospite…