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Torniamo oggi con un nuovo e ultimo episodio di Storie Italiane (Ig)note a cura di @lastanzadiadilpodcast. Finora vi abbiamo presentato figure afrodiscendenti maschili, in realtà esistono anche figure femminili che hanno lasciato un segno significativo nella storia italiana. Uno degli obiettivi di questa rubrica è di raccontare donne e uomini ner* nella loro complessità. Oggi lo facciamo con Elvira Banotti e Dacia Valent, due donne nere che hanno avuto un ruolo da ricordare nel femminismo e nella politica italiana. Da una parte abbiamo Elvira Banotti, nota per essere la donna nera che ha saputo tenere testa a Montanelli nel 1969 durante un programma RAI dove il giornalista si vantava del madamato. Dall'altra parte, invece, abbiamo Dacia Valent, prima eurodeputata nera italiana, sorella di Giacomo Valent, giovane sedicenne assassinato con 63 coltellate da compagni di classe nel 1989. In questo episodio, Adil Mauro racconta queste due donne nere le cui vite e posizioni non sempre sono state lineari. La storia ci insegna a incasellare i personaggi tra “i buoni o i cattivi” tra “vincenti o perdenti” . Con questa rubrica cerchiamo di rompere questo approccio facendo emergere le complessità di queste storie.
Ecco la seconda parte del nostro episodio con Luca Neves (@neves_officia1) in cui ci racconta che sono 14 anni che lotta per ottenere ciò che è suo: la cittadinanza.
Sono 14 che lavora in nero e non si vergogna ad affermarlo perché non è una scelta ma una condizione a cui è costretto. Più volte ha avuto opportunità di lavoro come lo abbiamo già detto nella prima parte della nostra conversazione, ma oggi ci concentriamo sulle conseguenze della lentezza e delle carenze della burocrazia italiana che logora la vita di tanti italiani senza cittadinanza come Luca. Lo stress generato dalle procedure lunghissime e gli ostacoli sulla sua vita quotidiana lo hanno letteralmente paralizzato fisicamente. Il non avere la cittadinanza puo' portare a sviluppare sintomi fisici che sono il riflesso dello stato mentale.
Abbiamo toccato un'altra tematica che è quella dell'attivismo in Italia. Luca ha condiviso spunti di riflessione molto interessanti sul come far fronte a varie problematiche ma soprattutto ci ha svelato di non sentirsi rappresentato dai diversi movimenti attivisti.
Ascoltate la puntata per scoprire cosa Luca pensa dell'attivismo in Italia e tanto altro !
Torniamo a pararle di cittadinanza nella settimana della feste della Repubblica. In questo episodio abbiamo conversato con lo chef e artista musicale Luca Neves (@neves_officia1). Nato a Roma da genitori capoverdiani nel 1988, Luca ci racconta il suo percorso in un' Italia che non riconosce una parte dei suoi figli mostrando alcune conseguenze di questo rifiuto. Luca si batte per ottenere la cittadinanza da 14 anni. 14 anni di battaglia in un paese che è suo. Se vi chiedete perché non l'ha ottenuta a 18 anni è perché non viene concessa automaticamente. L'iter richiede una serie di documenti e le tempistiche e regole sono molto rigide. Nel momento in cui doveva fare la richiesta, Luca si trovava a dover essere di supporto alla madre che aveva appena sofferto un ictus. Essere al fianco di un genitore malato e gestire una burocrazia italiana lenta con processi difficoltosi gli ha impedito di ottenere la cittadinanza.
Dagli avvocati che gli hanno fatto perdere tempo e soldi alle difficoltà a progredire professionalmente perché non ha i documenti, Luca ci ha parlato della realtà di essere un italiano senza cittadinanza.
La prima parte del nostro episodio con Luca dimostra che la lotta per lo ius soli dovrebbe essere una lotta che unisce gli italiani con e senza cittadinanza perché è un problema di società italiano.
Il quinto episodio della terza stagione di #blackcoffee_pdc ha come ospite Eden Ghebresellassie (@edenghebre). Insieme a sua cugina Grace Mahary, (@gracemahary) ha fondato Project Tsehigh (@projecttsehigh), una onlus che si occupa di ridurre la povertà energetica e di migliorare la qualità di vita delle famiglie nel mondo. Entrambi figlie della diaspora eritrea, hanno scelto di usare la parola tigrinia Tzahài che significa sole che riassume lo scopo della loro onlus: portare luce con panelli solari dove non c'è. Hanno già alle loro spalle due progetti in cui sono riuscite a portare elettricità in un paesino in Eritrea e in una scuola in Tanzania. Abbiamo voluto intervistare Eden perché Project Tsehigh non aiuta ma dà i mezzi alle comunità a chi portano la luce di essere indipendenti, un aspetto che le onlus mondiali spesso non vedono.
Durante la nostra chiamata con Eden, non abbiamo solo parlato di Project Tsehigh. Abbiamo anche parlato dell'essere eritrea-italiana in Italia e eritrea-italiana negli Stati Uniti, più precisamente a New York, dove vive. Attraverso la nostra conversazione, abbiamo avuto la conferma che non esiste una nerezza ma delle nerezze e che la loro complessità è dovuta al background socio-economico, al paese di origine, a quello in cui si è nat* e cresciut* e a quello in cui ci si è trasferit*.
Speriamo che questo episodio sarà occasione di riflettere sul funzionamento e i metodi usati dalle onlus, come sarà anche occasione per riflettere sulla molteplicità dell'essere nero.
Oggi torna la nostra rubrica Passato Rimosso a cura di Marie Moïse (@marilladue). Ogni puntata ha lo scopo di svelare come il concetto di razza impronta la società moderna studiando la sua storia. Nel primo episodio Marie ci ha parlato della costruzione di razza come sistema economico, nel secondo ci parla di razza scegliendo un angolo poco studiato: come si è forgiata sulla definizione della donna nera. In questo episodio Marie parte dalle fondamenta spiegando come il concetto di razza si è formato nelle colonie in cui, con il sistema plantocratico, si è creata una nuova società. In questo nuovo mondo, il concetto di razza si trasforma attraverso la femminilità: una bianca e una nera. Pensiamo che la puntata di oggi sia fondamentale perché mette chiarezza su come sono nati gli stereotipi che circondano la donna nera, dalla sua ipersessualizzazione alla maternità che gli viene negata.
La nostra rubrica Storie Italiane (Ig)note a cura di Adil Mauro (@lastanzadiadilpodcast) è di ritorno con un nuovo episodio!
Oggi, Adil vi racconterà le storie di due Giorgio. Uno lo conoscete già perché dall'estate del 2020, una fermata della metropolitana C di Roma ha il suo nome: Giorgio Marincola (1923-1945). Noto per essere un partigiano, ricordato anche per aver pronunciato queste parole: «Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»
L'altro Giorgio invece è molto meno conosciuto, se non per dire sconosciuto. Di lui, infatti, si trovano solo una foto e una pagina Wikipedia che riassume la sua breve vita. Giorgio Vale (1962-1982) ucciso a soli vent'anni nel 1982, è stato un terrorista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluizionari). Con Adil, abbiamo deciso di mettere queste due figure a confronto perché rappresentano la molteplicità della nerezza. Da una parte abbiamo Giorgio Marincola che viene ricordato e celebrato, mentre dall'altra abbiamo Giorgio Vale che è una figura talmente scomoda per tutti che è stato messo nel dimenticatoio della storia italiana.
Oggi parliamo di un tema che abbiamo molto a cuore: la salute mentale. Abbiamo avuto occasione di aprire un dialogo intorno a questo tema con Mikal Woldu (@mikal_miki) co-fondatrice della piattaforma @eriwellbeing che porta avanti una campagna sulla salute mentale nella diaspora eritrea, nel secondo episodio della prima stagione. Abbiamo poi approfondito la tematica con la psicoterapeuta Ronke Oluwadare (@ronkerockseverywhere) nel quinto episodio della seconda stagione. Oggi, invece, abbiamo invitato Iman, una giovane donna che attraverso il suo profilo Instagram (@arimanscriba) fa emergere diverse questioni legate alla salute mentale. Nel 2019, ha perso il fratello Ilyas dopo una lunga lotta contro il disturbo bipolare di cui soffriva. Nell'episodio di oggi, Iman ci racconta come il percorso del fratello con le istituzioni psichologiche sia stato difficile. Dalla diagnosi sbagliata alla scoperta che i medicinali dati non erano addatti, Iman ci svela un sistema in cui professionisti della salute mancano di preparazione con pazienti razzializzati. Oltre a raccontare il percorso di Ilyas, Iman ci ha confidato di aver sofferto di disturbo del comportamento alimentare che l'ha portata ad essere lei stessa paziente in un istituto di psicologia.
Oggi inizia la nostra seconda nuova rubrica a cura della ricercatrice e attivista Marie Moïse, ultima ospite della seconda stagione di #blackcoffee_pdc. Con Marie abbiamo ideato una rubrica dedicata all'origine del razzismo. Studiarla significa smantellare l'immaginario di un'Europa gloriosa, partendo da come è nato il concetto di razza, a come si è evoluto attraverso la tratta transatlantica e, in seguito, attraverso il colonialismo. Questi argomenti vengono difficilmente studiati nelle università del Vecchio Continente. Nascondendo il proprio passato, l'Europa si è dimenticata la propria storia, e questa mancanza contribuisce ad alimentare il razzismo. Se non si conosce il proprio passato, non si può capire il presente e il futuro. Per questa ragione abbiamo deciso di chiamare questa rubrica Passato Rimosso. Passato Rimosso perché è remoto, Passato Rimosso perché ci è stato tolto, e Passato Rimosso perché è tempo che facciamo di questa storia dimenticata, una storia attiva che ci aiuta a capire le dinamiche attuali.
Oggi, abbiamo vi presentiamo Jordan Anderson. Editor, creative director il fondatore della pagina Instagram @mqbmbq che tratta di identità nere queer. Arrivato dalla Giamaica quattro anni fa, adesso vive a Milano. In questo episodio, ci racconta come la sua percezione del concetto di razza è cambiato quando si è trasferito in Italia. Oltre a scoprire di essere nero, ha constatato che identità queer e nerezza non sono concetti capiti all'interno della comunità LGBTQA+. Oltre a queste tematiche abbiamo parlato di moda nel contesto italiano e di diversity. La nostra conversazione con Jordan, ci ha convinte ancora di più che l'intersezionalità deve essere parte della conversazione in tema di discriminazioni contro la comunità LGBTQA+. Questo permeterebbe di smantellare il razzismo che esiste dentro essa. Speriamo che l' episodio vi piacerà quanto a noi!
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