BuongiornoMondo

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By LA7NewsPolitics
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BuongiornoMondo episodes

  • Ep. 191 - Israele prigioniero del 7 ottobre

    È il 7 ottobre, due anni esatti dal pogrom di Hamas. Da Israele, un racconto immersivo tra Tel Aviv, Gerusalemme e la Striscia di Gaza.

    Nel giorno della commemorazione, le bombe non si fermano. Dalla voce di Yuval, sopravvissuta al Nova Party, al padre di un ostaggio che continua a chiedere libertà sotto la casa di Benjamin Netanyahu, emerge un Paese ferito e sospeso, dove “pace” è una parola sussurrata e il 7 ottobre è ancora oggi.

    Sul fronte opposto, a Gaza e in Cisgiordania, la popolazione vive nell’isolamento, sotto i colpi dei F-35 israeliani e le incursioni dei coloni, tra disperazione e sfiducia verso Hamas e l’Autorità Palestinese.

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    7 min
  • Ep. 190 - Hamas e Israele: il fragile processo di pace

    Da Tel Aviv, nel cuore delle proteste sotto la casa di Benjamin Netanyahu, un racconto dal vivo dell’attesa che attraversa Israele e Gaza. Mentre al vertice di Sharm el-Sheikh Hamas, Israele e gli Stati Uniti cercano di chiudere un accordo di pace, il Paese resta diviso tra chi invoca la fine della guerra e chi teme un nuovo fallimento.

    Sul tavolo ci sono i nodi centrali: il rilascio degli ostaggi, il ritiro dell’IDF, la demilitarizzazione di Gaza e il futuro della Striscia. Tra dichiarazioni contraddittorie e un fragile piano firmato Trump, il destino di decine di vite e di un conflitto infinito si gioca in queste ore.

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    8 min
  • Ep. 189 - L’impresa della Global Sumud Flotilla

    Per la prima volta, una nave civile, la Mikeno della Global Sumud Flotilla, è riuscita a rompere il blocco navale israeliano e arrivare di fronte a Gaza.


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    7 min
  • Ep. 188 - Piano per Gaza: Tutti i punti critici

    Donald Trump e Benjamin Netanyahu presentano all’ONU un piano in 20 punti per Gaza: rilascio ostaggi, ritiro graduale israeliano, aiuti ONU e un comitato tecnocratico palestinese sotto la supervisione di un nuovo “Consiglio per la Pace”. Ma restano i nodi: chi sceglierà i membri del governo di Gaza? Quale sarà il mandato della forza internazionale di sicurezza? E soprattutto, quando Israele si ritirerà davvero?

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    11 min
  • Ep. 187 - Russia: reclutamento di massa. Europa in allerta

    Droni russi su Polonia e Romania, aeroporti scandinavi chiusi, jet intercettati sopra i cieli estoni: l’Europa vive un crescendo di provocazioni militari che non si vedeva dalla Guerra Fredda. Intanto emergono dei dati allarmanti: Mosca avrebbe arruolato oltre 300mila nuovi soldati, una riserva strategica senza precedenti.


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    8 min
  • Ep. 186 - Il Pentagono convoca i generali di tutto il mondo. Mosca: Se sparate è guerra

    Una mossa senza precedenti scuote il Pentagono: il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha convocato d’urgenza 800 generali e ammiragli statunitensi in Virginia, senza spiegare il motivo. Tra le ipotesi più accreditate: un maxi-rimpasto ai vertici militari con il licenziamento del 20% dei generali. Una decisione che genera malumori e perplessità sulla sicurezza nazionale.

    Intanto la tensione con Mosca cresce: jet russi intercettati vicino all’Alaska e ai confini baltici della NATO, mentre l’ambasciatore di Putin in Francia avverte: «Se la NATO abbatte i nostri aerei, sarà guerra». Donald Trump risponde con due parole che pesano come macigni: «Se necessario».

    Il segretario generale Mark Rutte si allinea alla posizione americana, ma Germania e Italia frenano: non bisogna cadere nella trappola dell’escalation voluta dal Cremlino. Un equilibrio precario che rischia di cambiare le regole di ingaggio in cielo e avvicinare l’Occidente a un confronto diretto con la Russia.

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    8 min
  • Ep. 185 - Meloni attacca Israele. Global Sumud Flottila in pericolo

    Alla tribuna delle Nazioni Unite Giorgia Meloni rompe gli indugi: sì, la reazione israeliana al 7 ottobre era legittima, ma non può diventare sproporzionata né impedire la nascita di uno Stato palestinese. Parole nette, che trovano eco nell’intervento del ministro della Difesa Crosetto: l’Italia non muove guerra, ma tutela i propri cittadini e la Global Sumud Flottila, bersaglio di armi non letali — e non solo — nelle ultime ore.

    Mentre l’Italia manda la fregata Fasan nel Mediterraneo, gli Stati Uniti restano spiazzati dall’ennesima giravolta di Donald Trump: da Zelensky che “deve cedere territori” a un’Ucraina che “può riconquistare tutto”. Il New York Times parla di confusione strategica e di consiglieri colti di sorpresa.

    Intanto, tra incursioni di droni russi e voli provocatori di Mig sull’Estonia, la NATO e gli USA accelerano sullo sviluppo di UAV a basso costo: servono alternative rapide ai missili milionari. I droni Shahed iraniani, diventati l’arma chiave di Mosca, hanno già cambiato le regole del gioco.

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    10 min
  • Ep. 184 - Trump alle Nazioni Unite e la svolta con l'Ucraina

    Dalle scale mobili rotte alle dichiarazioni incendiarie: l’intervento di Donald Trump alle Nazioni Unite è stato un fiume in piena. Tra negazionismo climatico, insulti a leader musulmani, accuse all’ONU di “creare problemi invece di risolverli” e persino aneddoti da immobiliarista, il presidente americano ha monopolizzato l’attenzione.

    Poi l’improvvisa svolta sull’Ucraina: dopo settimane di aperture a Putin e richieste di compromesso a Zelensky, Trump ha dichiarato che “gli aerei russi nello spazio NATO vanno abbattuti”. Una giravolta che spiazza analisti e alleati, subito ridimensionata dal segretario di Stato Marco Rubio, che insiste sulla via diplomatica.

    Mentre i russi continuano a bombardare e l’Europa teme l’escalation, resta l’incognita centrale: Trump è davvero disposto a difendere l’Alleanza Atlantica, o lascia gli europei soli di fronte a Putin?

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    9 min
  • Ep. 183 - Perché il riconoscimento dello Stato palestinese non basta

    Dalle Nazioni Unite arriva la svolta: la Francia, seguita da altri paesi, riconosce ufficialmente lo Stato palestinese. Un gesto politico forte, che però si scontra con la realtà sul campo: Gaza devastata da due anni di guerra, insediamenti israeliani sempre più radicati in Cisgiordania e un processo di pace fermo dai tempi degli accordi di Oslo.

    Ripercorriamo trent’anni di tentativi falliti — dall’Intifada agli anni di Obama, fino al dominio della destra messianica israeliana.

    Con una Palestina divisa tra Fatah e Hamas, e Netanyahu che nega apertamente ogni prospettiva, il riconoscimento simbolico non basta: la domanda resta la stessa di sempre. Lo Stato palestinese nascerà mai davvero?

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    10 min

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Una rassegna stampa curata da Elena Testi delle notizie più importanti e delle tendenze globali che stanno plasmando la società contemporanea. Dal cambiamento climatico alla geopolitica, dalle innovazioni tecnologiche ai movimenti culturali. "BuongiornoMondo” è il tuo passaporto per comprendere meglio la complessità del nostro mondo.”