
Sign up to save your podcasts
Or


È il 7 ottobre, due anni esatti dal pogrom di Hamas. Da Israele, un racconto immersivo tra Tel Aviv, Gerusalemme e la Striscia di Gaza.
Nel giorno della commemorazione, le bombe non si fermano. Dalla voce di Yuval, sopravvissuta al Nova Party, al padre di un ostaggio che continua a chiedere libertà sotto la casa di Benjamin Netanyahu, emerge un Paese ferito e sospeso, dove “pace” è una parola sussurrata e il 7 ottobre è ancora oggi.
Sul fronte opposto, a Gaza e in Cisgiordania, la popolazione vive nell’isolamento, sotto i colpi dei F-35 israeliani e le incursioni dei coloni, tra disperazione e sfiducia verso Hamas e l’Autorità Palestinese.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Da Tel Aviv, nel cuore delle proteste sotto la casa di Benjamin Netanyahu, un racconto dal vivo dell’attesa che attraversa Israele e Gaza. Mentre al vertice di Sharm el-Sheikh Hamas, Israele e gli Stati Uniti cercano di chiudere un accordo di pace, il Paese resta diviso tra chi invoca la fine della guerra e chi teme un nuovo fallimento.
Sul tavolo ci sono i nodi centrali: il rilascio degli ostaggi, il ritiro dell’IDF, la demilitarizzazione di Gaza e il futuro della Striscia. Tra dichiarazioni contraddittorie e un fragile piano firmato Trump, il destino di decine di vite e di un conflitto infinito si gioca in queste ore.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Per la prima volta, una nave civile, la Mikeno della Global Sumud Flotilla, è riuscita a rompere il blocco navale israeliano e arrivare di fronte a Gaza.
BuongiornoMondo, partiamo da qui.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Donald Trump e Benjamin Netanyahu presentano all’ONU un piano in 20 punti per Gaza: rilascio ostaggi, ritiro graduale israeliano, aiuti ONU e un comitato tecnocratico palestinese sotto la supervisione di un nuovo “Consiglio per la Pace”. Ma restano i nodi: chi sceglierà i membri del governo di Gaza? Quale sarà il mandato della forza internazionale di sicurezza? E soprattutto, quando Israele si ritirerà davvero?
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Droni russi su Polonia e Romania, aeroporti scandinavi chiusi, jet intercettati sopra i cieli estoni: l’Europa vive un crescendo di provocazioni militari che non si vedeva dalla Guerra Fredda. Intanto emergono dei dati allarmanti: Mosca avrebbe arruolato oltre 300mila nuovi soldati, una riserva strategica senza precedenti.
BuongiornoMondo, partiamo da qui.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Una mossa senza precedenti scuote il Pentagono: il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha convocato d’urgenza 800 generali e ammiragli statunitensi in Virginia, senza spiegare il motivo. Tra le ipotesi più accreditate: un maxi-rimpasto ai vertici militari con il licenziamento del 20% dei generali. Una decisione che genera malumori e perplessità sulla sicurezza nazionale.
Intanto la tensione con Mosca cresce: jet russi intercettati vicino all’Alaska e ai confini baltici della NATO, mentre l’ambasciatore di Putin in Francia avverte: «Se la NATO abbatte i nostri aerei, sarà guerra». Donald Trump risponde con due parole che pesano come macigni: «Se necessario».
Il segretario generale Mark Rutte si allinea alla posizione americana, ma Germania e Italia frenano: non bisogna cadere nella trappola dell’escalation voluta dal Cremlino. Un equilibrio precario che rischia di cambiare le regole di ingaggio in cielo e avvicinare l’Occidente a un confronto diretto con la Russia.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Alla tribuna delle Nazioni Unite Giorgia Meloni rompe gli indugi: sì, la reazione israeliana al 7 ottobre era legittima, ma non può diventare sproporzionata né impedire la nascita di uno Stato palestinese. Parole nette, che trovano eco nell’intervento del ministro della Difesa Crosetto: l’Italia non muove guerra, ma tutela i propri cittadini e la Global Sumud Flottila, bersaglio di armi non letali — e non solo — nelle ultime ore.
Mentre l’Italia manda la fregata Fasan nel Mediterraneo, gli Stati Uniti restano spiazzati dall’ennesima giravolta di Donald Trump: da Zelensky che “deve cedere territori” a un’Ucraina che “può riconquistare tutto”. Il New York Times parla di confusione strategica e di consiglieri colti di sorpresa.
Intanto, tra incursioni di droni russi e voli provocatori di Mig sull’Estonia, la NATO e gli USA accelerano sullo sviluppo di UAV a basso costo: servono alternative rapide ai missili milionari. I droni Shahed iraniani, diventati l’arma chiave di Mosca, hanno già cambiato le regole del gioco.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dalle scale mobili rotte alle dichiarazioni incendiarie: l’intervento di Donald Trump alle Nazioni Unite è stato un fiume in piena. Tra negazionismo climatico, insulti a leader musulmani, accuse all’ONU di “creare problemi invece di risolverli” e persino aneddoti da immobiliarista, il presidente americano ha monopolizzato l’attenzione.
Poi l’improvvisa svolta sull’Ucraina: dopo settimane di aperture a Putin e richieste di compromesso a Zelensky, Trump ha dichiarato che “gli aerei russi nello spazio NATO vanno abbattuti”. Una giravolta che spiazza analisti e alleati, subito ridimensionata dal segretario di Stato Marco Rubio, che insiste sulla via diplomatica.
Mentre i russi continuano a bombardare e l’Europa teme l’escalation, resta l’incognita centrale: Trump è davvero disposto a difendere l’Alleanza Atlantica, o lascia gli europei soli di fronte a Putin?
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dalle Nazioni Unite arriva la svolta: la Francia, seguita da altri paesi, riconosce ufficialmente lo Stato palestinese. Un gesto politico forte, che però si scontra con la realtà sul campo: Gaza devastata da due anni di guerra, insediamenti israeliani sempre più radicati in Cisgiordania e un processo di pace fermo dai tempi degli accordi di Oslo.
Ripercorriamo trent’anni di tentativi falliti — dall’Intifada agli anni di Obama, fino al dominio della destra messianica israeliana.
Con una Palestina divisa tra Fatah e Hamas, e Netanyahu che nega apertamente ogni prospettiva, il riconoscimento simbolico non basta: la domanda resta la stessa di sempre. Lo Stato palestinese nascerà mai davvero?
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
From the publisher's feed