Ora è ufficiale: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione italiana gioco calcio (Figc). L’ex presidente del Coni ha superato Giancarlo Abete, numero uno della Lega nazionale dilettanti. Presidente del Coni fino al 2025, Malagò va a sostituire Gabriele Gravina, dimessosi a seguito dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali per mano della Bosnia. Il neo-presidente ha ottenuto il 68,58% dei voti e rimarrà in carica fino all’estate del 2028.
Il risultato delle elezioni
L’assemblea ha visto partecipare 245 delegati accreditati su 273; di conseguenza, su 516 voti ne sono stati espressi 460. Come da previsioni, è stato confermato in blocco il consiglio federale. Questa la composizione: Chiellini, Marotta e Campoccia per la A, Simonelli consigliere di diritto; Gozzi per la B, Bedin consigliere di diritto; Gallazzi per la C, Marani consigliere di diritto; Ortolano, Bazzerla, Pedrazzini, Fantazzini e Tambaro per la Lnd; Calcagno, Biondini, Gama e Bernardi per l’Aic; Camolese e Città per l’Aiac.
La scheda di Giovanni Malagò
Molto attivo nel mondo dello sport da oltre 30 anni, Malagò inizia la sua carriera come dirigente sportivo con la presidenza del Circolo Canottieri Aniene, nel 1997. L’anno dopo viene nominato presidente degli Internazionali di tennis di Roma, mentre dal 2000 al 2001 è stato presidente della Virtus Roma di basket. Membro della giunta Coni dal 2001 al 2003, ne diviene presidente il 19 febbraio 2013, rimanendo in carica per tutti e tre i mandati. Durante la sua presidenza lo sport italiano ha raggiunto ottimi risultati, con il fiore all’occhiello delle edizioni olimpiche da record di Tokyo 2021, Parigi 2024 e Milano-Cortina 2026. Ovviamente, sotto la sua presidenza è arrivata anche la designazione di Milano e Cortina come città ospitanti delle Olimpiadi di quest’anno.
Una figura divenuta in qualche modo di culto: a lui è ispirato il personaggio di Luca Covelli in Vacanze di Natale; amico d’infanzia dei fratelli Vanzina, i registi si rifecero a lui per immaginare il profilo del ragazzo di buona famiglia e tifoso della As Roma.
Le sue prime parole da neo presidente FIGC
“Le prime cose da fare? Compattare la squadra, ripristinare un rapporto con un pezzo della politica. Con qualche persona di questo mondo bisogna ripristinare un discorso. Sicuramente c’è da provare a dare risposte ai problemi strutturali che il mondo del calcio ha evidenziato “E’ veramente molto profondo ed emozionante questo senso di responsabilità. Ma da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto. La mia elezione? Ho detto chiaro che tutto ciò che ci sarebbe stato dopo il 60% era importante, sapete il peso della LND. Qualcuno in Serie A si è astenuto? Un dato di fatto è che l’incidenza dei dilettanti è di un terzo che ha votato per me. Come si fa a non essere contenti? Sono arrivato al 69%… un 12% era dalla LegaPro… Il risultato è importante. Il primo consiglio sarà il 1° luglio: tappa obbligata da statuto. Ci sarà la deadline per le iscrizioni ai campionati, sembra che per il primo anno non ci sono situazioni di non iscrizioni ai campionati professionistici Sul discorso tecnico, se ci sono elementi da portare nel consiglio, si vedrà. Il tempo è clamoroso: c’è il CIO, c’è un fine settimana con San Pietro e Paolo, poi il 30 giugno è complicato… Problemi? Non è che ora si risolvono Se avessero segnato i rigori contro la Bosnia, oggi non sarei qui. Serve disponibilità a cambiare, Gravina si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha sottolineato che non ha portato nessuna riforma: qualcosa si deve fare. Ho delle priorità, sennò non si fa nulla”.
L’attacco del numero uno della Lega Calcio Simonelli alla politica
Nel suo intervento prima del voto ha affermato “Non è normale e positivo essere qui dopo un anno dall’ultima assemblea. Il calcio sta attraversando una fase complessa, che impone una riflessione seria e onesta. Non possiamo cambiare quello che è accaduto, ma possiamo trasformare la delusione in un punto di partenza. Ovviamente io parlo per la Serie A, abbiamo segnali incoraggianti: l’audience è cresciuta, abbiamo una capienza media da 30mila spettatori. Non tutto va bene, lo sappiamo, ma proprio perché il momento è delicato dobbiamo affrontarlo senza semplificazioni. Serve coraggio e servono le riforme, oltre alla volontà di lavorare assieme. Una Serie A forte è un interesse di tutto il calcio italiano e deve essere messa nelle condizioni di competere con le altre leghe. Vogliamo continuare a essere motore economico con la consapevolezza che questa cosa porti beneficio a tutte le componenti”.
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