Gianluca Festa, classe 1969, è un figlio di Cagliari e del Cagliari. Originario di Monserrato e passato attraverso il settore giovanile rossoblù, ha coronato il sogno di una carriera importante. A poche ore dal match di San Siro tra l’Inter e quella che tuttora è la sua squadra del cuore, è stato intervistato in esclusiva da CalcioCasteddu per presentare l’appuntamento di questa sera. In realtà, la chiacchierata è stata molto ampia, approfondita, ha toccato punti spinosi con il difficile momento del calcio italiano sullo sfondo: con la speranza di poter riprendere ad allenare a breve, dopo l’ultima esperienza a Malta. Buona lettura.
1️⃣ Dopo il successo contro la Cremonese, il Cagliari ha recuperato ossigeno. Come vedi i rossoblù in questo momento e prima della proibitiva trasferta di Milano?
“Senza dubbio, la vittoria con la Cremonese era un passaggio fondamentale. Ora il Cagliari va a Milano contro l’Inter con una tranquillità mentale differente. I rossoblù devono andare a giocare a viso aperto, per fare punti importanti in funzione della salvezza e sfruttare l’occasione di prendere parte a un match del genere. Soprattutto i più giovani vorranno mettersi in gioco, per capire il proprio livello contro avversari importanti. Sotto questo punto di vista, quando da giocatore arrivavano partite del genere, non c’era bisogno di caricarmi perché gli stimoli arrivavano in automatico: desideravo sapere fino a che punto potessi spingermi. Quantomeno dovrebbe essere così. Chiaramente i valori tra Inter e Cagliari sono diversi, però il calcio insegna che il risultato non sia mai scontato“.
2️⃣ Come detto, la squadra di Pisacane ha messo in cascina punti fondamentali per il suo obiettivo. Tuttavia, con tanti punti ancora a disposizione, sarebbe un grave errore ritenere di sentirsi in dirittura d’arrivo. Rispetto all’anno scorso, serviranno più punti per raggiungere la salvezza?
“Probabilmente la quota salvezza, in questa stagione, potrebbe rivelarsi più alta. La Fiorentina sembra in ripresa, il Lecce va valutato e la Cremonese ha incassato una battuta d’arresto pesante perdendo a Cagliari. Va sottolineato un aspetto: se i rossoblù pensassero di sentirsi arrivati con il vantaggio attuale, potrebbe rivelarsi fatale. Vanno fatti ancora dei risultati positivi, seppur pochi, tenendo la barra dritta considerando i tanti punti ancora a disposizione. In quest’ottica è normale non andare a fare la vittima sacrificale a San Siro: l’Inter è consapevole che il Cagliari ha il suo obiettivo e in retroguardia concede sempre qualcosina. Sarebbe un errore non andare a giocarsi la partita per i sardi“.
3️⃣ Dopo il mercato di gennaio, a Cagliari continua a tenere banco la cessione di Luperto a una diretta concorrente. Qual è il tuo punto di vista, da ex difensore, anche a livello complessivo di reparto?
“Senza sapere realmente come siano andate le cose nel rapporto tra il giocatore e la società, si possono fare solo congetture e polemiche. Immagino che, in primis, ci fosse il fattore economico da considerare. Io, personalmente non mi sarei privato di un giocatore come Luperto perché aveva trovato un buon affiatamento con Mina. Tuttavia, Rodríguez mi piace: deve ancora maturare. Però ha buoni tempi, è un giocatore pulito sulla palla, ha bisogno di fare esperienza ed incattivirsi. Ma, ripeto, non è male. Dossena? Un buon difensore, che ha avuto purtroppo delle vicissitudini fisiche. L’ho visto inizialmente in difficoltà, sicuramente si riprenderà anche perché i tempi di recupero completo sono soggettivi. La ripresa di ritmo partita, attenzione, passo corto, cambi di direzione fatti a una certa velocità, la lettura della traiettoria del pallone possono necessitare di tempi differenti. A volte con la testa ci sei, ma il fisico non risponde adeguatamente a quei segnali. Reputo che Dossena possa ancora dare una mano al Cagliari, è in prestito secco e chissà che in futuro non torni in pianta stabile in Sardegna. Qualcuno potrebbe andare via l’estate prossima“.
4️⃣ Quali sono i ricordi più belli delle tue esperienze nel Cagliari e con l’Inter?
“Negli anni al Cagliari isolo soprattutto la cavalcata con Ranieri dalla Serie C alla A, la qualificazione per la Coppa UEFA nel 1993 e l’esordio come allenatore a Firenze con una vittoria. Parlando dell’Inter, ricordo con piacere la presentazione della squadra in estate e l’esordio con la maglia nerazzurra in un palcoscenico come San Siro. Ricordi emozionanti, però quelli più veri sono indissolubilmente legati al Cagliari. Impensabile pensare che un ragazzo di Monserrato, cresciuto nel vivaio rossoblù, arrivasse fino alla massima serie realizzando non solo il proprio sogno ma pure quello dei familiari, degli amici. Cagliari mi ha permesso di diventare un calciatore e la riconoscenza sarà sempre totale, tutto ciò che è arrivato in seguito lo devo alla maglia rossoblù. Una grande soddisfazione, per chi giocava nei campi di periferia che con volontà e fortuna arriva a certi palcoscenici. Sono felice di aver potuto rappresentare un’ispirazione anche per un ragazzo solo, se ciò è avvenuto. Per capire il valore di questi colori per me, racconto che tornai a Cagliari lasciando un ricco contratto già firmato per prendere un quinto di stipendio pur di tornare nella mia terra: solo per amore. Cerco di trasferire ai ragazzi, nella mia attività di allenatore, i valori di appartenenza e umani“.
5️⃣ Continuiamo a battere sul tasto rossoblù: racconta quali sono state le figure più importanti, a cui sei particolarmente legato ancora oggi.
“Gianfranco Matteoli in primis. Come se fosse mio fratello acquisito, oltre a quelli di sangue. Tra il 1990 e il 1993, fino alla mia partenza, fummo compagni di stanza. Sono molto legato anche a Matteo Villa e Vittorio Pusceddu, spesso siamo insieme anche se Matteo vive fuori. Sabato saremo insieme, tranne Villa, per un’occasione speciale: un pranzo organizzato per festeggiare i 92 anni dello storico massaggiatore del Cagliari Mario Manca. Rapporti di amicizia che restano e ci vedrà raccontarci aneddoti come i vecchietti (ride, ndr). Con Gianfranco ci sentiamo quasi ogni giorno, lui ha battezzato mio figlio: è di famiglia. Il mio capitano a Cagliari. Una figura che non mi spiego perché sia fuori dal calcio… Come responsabile del settore giovanile rossoblù, per esempio, sostengo che potrebbe rappresentare un ottimo candidato. Dipendesse da me, sfrutterei le figure importanti del passato per parlare ai ragazzi di 15-16 anni, trasmettere la conoscenza, rispondere alle domande. Invece, contrariamente ad altre culture nel mondo (come in Asia, oppure in Inghilterra dove ho giocato e vissuto), consideriamo gli anziani quasi come un peso e non come una risorsa. Un ragionamento idiota e controproducente, per quanto mi riguarda“.
6️⃣ Purtroppo, il movimento calcistico del nostro Paese continua a leccarsi le ferite dopo delusioni cocenti. Da più parti, come è già accaduto, si invoca un ritorno alla cura delle fondamenta.
“Entriamo nell’importanza di ripartire da certi valori nel calcio italiano, dalle basi, affidandosi a chi il calcio lo ha masticato a livelli importanti e potrebbe dare una mano ai giovani di oggi. Fino a una certa età, vorrei che i procuratori restassero lontani dai ragazzi. Perché condizionano gli atleti, le famiglie, si crea un corto circuito. Feci il corso federale con Roberto Baggio, parlammo in seguito del suo incarico come presidente del settore tecnico FIGC e della sua riforma: si dimise perché fu tutto inutile e lo ammiro per la sua serietà. Io sono cresciuto giocando a calcio per strada, in uno sterrato molto esteso a Monserrato, in cui non c’era nulla. Solo qualche casa sparsa e alberi di fico. Quello era ‘il’ nostro campo, giocando a calcio dalla mattina alla sera, in maniera un po’ selvaggia ma genuina e formativa. Oggi dal punto di vista umano è tutto difficile. Tornando agli amici rossoblù che ho citato prima, posso garantire che siamo sempre rimasti gli stessi senza alcun atteggiamento costruito e senza mai negarsi a un tifoso, senza mai scordarsi di sentirsi privilegiati per vivere anche il sogno di tante altre persone“.
7️⃣ Gianluca Festa oggi.
“La mia ultima esperienza è stata a Malta, iniziata dopo un incarico giovanile per l’Inter in Virginia. Purtroppo, dal punto di vista strutturale, ci sono delle lacune importanti per poter lavorare al meglio partendo dalle cose più piccole. Racconto un aneddoto risalente all’estate scorsa. Il Cagliari aveva appena promosso Pisacane in prima squadra, contattai il presidente Giulini proponendomi per la Primavera. Per mettermi a disposizione con voglia per i giovani, mi interessava solo quello. Mi rispose, gentilmente, dicendo che avevano già deciso per una soluzione interna. Peccato, avrei voluto condividere la mia esperienza. Mi dispiace per Francesco Pisano e come sono andate le cose. Per quanto mi riguarda, spero che si concretizzi una proposta extra europea per riprendere il mio lavoro: sono giorni cruciali. In caso contrario aspetterò ancora“.
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