Un giocatore mai dimenticato, un allenatore che ha mantenuto la barra dritta in uno dei momenti più difficile della storia del Cagliari.
Diego Lopez si è raccontato sulle pagine de L’Unione Sarda. Ecco alcuni stralci dell’intervista.
Il Cagliari e la salvezza del 2018
“Una giornalista uruguaiana mi chiese se fosse stato più difficile allenare il Peñarol o il Cagliari. Risposi senza dubbi il Cagliari, soprattutto dal punto di vista emotivo. Non avrei mai accettato una retrocessione. Ripenso spesso a quella stagione e a quanto abbiano pesato gli infortuni e l’assenza di Joao Pedro”.
Pisacane, da giocatore ad allenatore
“Mi rivedevo molto in lui. Era un difensore centrale combattivo, forte di testa e con un carattere straordinario. Al mio arrivo pensava forse di non rientrare nei piani, ma gli dissi di pensare solo a lavorare. Alla fine è stato protagonista nelle gare più importanti”.
Che effetto le fa vederlo oggi sulla panchina del Cagliari?
“Sono felice per lui. È stato un mio giocatore e ci sentiamo spesso. Ha dimostrato di avere qualità importanti e si è conquistato questa opportunità”.
È più difficile il salto dalla Primavera alla Serie A o allenare ex compagni?
“La Serie A è un altro mondo e il salto è complicato. Conoscere già l’ambiente aiuta. Gli ex compagni, invece, devono capire che un allenatore è chiamato a fare delle scelte”.
Il coraggio di puntare sui giovani
Per scegliere un allenatore giovane serve più coraggio o più follia?
“Entrambe. Cellino credette in me più di quanto facessi io stesso. Credo che anche Giulini abbia visto in Pisacane qualcosa di speciale. Per fare certe scelte bisogna avere coraggio e un pizzico di follia”.
Come giudica il lavoro svolto da Pisacane?
“Salvare una squadra così giovane con una giornata di anticipo e 43 punti non era affatto scontato”.
Quanto è difficile gestire i giovani?
“I veterani sono fondamentali. I ragazzi devono concentrarsi sul loro calcio, i più esperti devono aiutarli a crescere”.
Rodriguez e Albarracín, il futuro rossoblù
Dove può arrivare Juan Rodriguez?
“Ha tutto ciò che serve a un difensore moderno e soprattutto ha la mentalità giusta. Il limite deve ancora scoprirlo lui stesso”.
E quali margini vede per Albarracín?
“Enormi. È un giocatore di qualità e credo sia stata una scelta intelligente anticiparne l’arrivo, così da fargli conoscere subito ambiente e compagni”.
Pavoletti e quel gol al 95′
Che ricordo ha del primo vero Pavoletti in rossoblù?
“Lo lasciai fuori alla mia prima partita senza spiegazioni perché volevo averlo al massimo contro il Benevento. Anni dopo mi confessò che aveva pensato di dover cambiare squadra. Poi segnò il gol vittoria al 95′ e da lì iniziò la sua avventura”.
Che consiglio gli darebbe oggi?
“Se il fisico glielo permette deve continuare a giocare. Gli ho detto: ‘Poi giocherai in un’altra vita’. Se invece il ginocchio non risponde più, allora è giusto fermarsi”.
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