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Andrea Belotti è pronto a iniziare una nuova avventura con il Modena, ma prima di voltare pagina ha voluto salutare Cagliari e tutti coloro che hanno condiviso con lui gli ultimi mesi.
Il Gallo ha affidato a Instagram una lunga lettera per congedarsi dal mondo rossoblù, ricordando con particolare emozione l’accoglienza ricevuta dalla città e dai tifosi.
Nel suo messaggio, Belotti ha sottolineato soprattutto il calore con cui lui e la sua famiglia sono stati accolti. Tra i ricordi più significativi c’è quello della sua prima partita casalinga, quando il pubblico lo chiamò sotto la curva, ma anche l’ovazione ricevuta al momento del ritorno in campo dopo l’infortunio.
Momenti che, come ha spiegato lo stesso attaccante, resteranno parte del suo percorso professionale e personale.
Non sono mancati i ringraziamenti rivolti a compagni, allenatore, staff e a tutte le persone che lavorano ad Asseminello. Nonostante la sua esperienza in Sardegna sia durata soltanto pochi mesi, Belotti ha raccontato di aver ricevuto tanto dal gruppo e di aver lasciato, a sua volta, qualcosa nello spogliatoio.
A colpirlo particolarmente è stato il dispiacere mostrato dalle persone che hanno condiviso con lui questa esperienza, un segnale che il rapporto costruito sia andato oltre il semplice legame professionale.
Il saluto del Gallo si chiude con un augurio rivolto a tutti i rossoblù e con un abbraccio simbolico alla città. Una parentesi breve, dunque, ma che Belotti ha voluto chiudere con parole di sincera riconoscenza: “Grazie, Cagliari”.
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La serata di Champions League regala emozioni e rimpianti all’Inter, battuta dal Real Madrid in una gara combattuta fino all’ultimo minuto. I nerazzurri cadono 2-1 al Bernabeu, dopo aver messo in difficoltà la formazione spagnola e sfiorato più volte il pareggio.
La squadra di José Mourinho, protagonista annunciata della vigilia per il suo legame con l’ambiente interista, riesce a creare occasioni importanti ma paga alcune disattenzioni difensive. Il Real passa grazie alle reti di Kylian Mbappé e Federico Valverde, mentre l’Inter trova la forza per rientrare in partita e tenere vivo il confronto.
Tra i protagonisti nerazzurri emergono Thuram e Lautaro Martinez, capaci di mettere in difficoltà la difesa madrilena. Decisivo anche il portiere Courtois, autore di interventi fondamentali per proteggere il risultato. Nel finale l’Inter prova l’assalto, ma il Real resiste e conquista tre punti preziosi.
Secondo le prime pagine sportive, Mourinho sottolinea il valore della prestazione della sua squadra, arrivando a considerare possibile anche un risultato diverso, mentre Carlos Augusto evidenzia l’orgoglio del gruppo dopo una sfida di altissimo livello.
Spazio anche alla Juventus, alle prese con una situazione complicata sul fronte degli infortuni. Manuel Locatelli è stato operato e rischia uno stop di diversi mesi, mentre anche Boga deve fare i conti con un problema muscolare. Luciano Spalletti è chiamato a trovare nuove soluzioni per gestire una rosa ridotta.
Il Napoli guarda invece alla Champions con ambizione. La squadra guidata da Allegri prepara la sfida europea con il supporto dei nuovi protagonisti, tra cui Kevin De Bruyne, indicato come elemento centrale del progetto azzurro. L’obiettivo è affrontare la competizione con entusiasmo e convinzione.
Nel panorama internazionale trovano spazio anche Arsenal e Roma, impegnate nei rispettivi appuntamenti europei. Le copertine dei quotidiani raccontano una giornata dominata dalla Champions, tra grandi sfide, campioni decisivi e difficoltà da superare per le italiane.
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Quotidiani sportivi: le prime pagine di oggi
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Van der Wiel, dal Cagliari a una nuova vita con “PRESSURE” (VIDEO)
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Belotti-Cagliari, cos’è andato storto? Il Gallo canterà altrove
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L’esonero sembrava avere messo il punto definitivo. Potrebbe invece essere soltanto una virgola particolarmente pesante nella breve e tormentata esperienza di Fabio Grosso alla Fiorentina.
A due giorni dalla decisione di sollevare il tecnico dall’incarico, il rapporto tra le parti continua infatti a produrre strascichi. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, la società viola starebbe valutando la possibilità di intraprendere una azione disciplinare nei confronti dell’ex allenatore. Un’ipotesi che nasce da quanto sarebbe accaduto nelle ore immediatamente precedenti alla decisione del club di cambiare guida tecnica.
Il punto centrale riguarda proprio il retroscena che avrebbe preceduto l’esonero.
Grosso avrebbe manifestato alla dirigenza della Fiorentina forti perplessità sulla possibilità di continuare il percorso e, soprattutto, sulla capacità di individuare rapidamente una soluzione ai problemi mostrati dalla squadra nelle prime giornate di campionato.
Una posizione particolarmente delicata considerando il momento vissuto dai viola.
Nonostante questi dubbi, tuttavia, Grosso non avrebbe presentato le proprie dimissioni. La Fiorentina avrebbe così deciso di procedere direttamente con l’esonero, comunicato ufficialmente nella serata del 6 settembre. Proprio la distanza tra le perplessità espresse dal tecnico e la mancata rinuncia formale all’incarico sarebbe ora alla base delle ulteriori valutazioni societarie.
Al momento, dunque, è importante distinguere i due piani: l’esonero è ufficiale, mentre l’eventuale provvedimento disciplinare rappresenta ancora soltanto un’opzione presa in considerazione dal club.
La parentesi di Grosso a Firenze è durata pochissimo.
Arrivato durante l’estate con un contratto biennale, l’allenatore ha lasciato la panchina dopo appena tre giornate di Serie A, tutte concluse con una sconfitta. Il bilancio è stato particolarmente pesante: zero punti, un solo gol segnato e nove subiti.
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Ci sono separazioni annunciate da settimane, consumate lentamente tra indiscrezioni di mercato e valigie già preparate. E poi ce ne sono altre che, fino a un determinato momento, sembrano quasi impossibili. Quella tra Andrea Belotti e il Cagliari appartiene decisamente alla seconda categoria. Storia risalente a un mese fa esatto.
Perché il Gallo, nell’estate 2026, a Cagliari era tornato davvero. Non soltanto idealmente. Non soltanto nei programmi della società. Era tornato fisicamente in Sardegna, pronto a riprendere un discorso che il destino aveva brutalmente interrotto diversi mesi prima.
Oggi, 8 settembre 2026, la storia ha trovato il suo nuovo capitolo: Belotti è ufficialmente un calciatore del Modena, con cui ha firmato sino al 30 giugno 2027, scegliendo la maglia numero 11. A 32 anni ripartirà dunque dalla Serie B, dimostrando che il grave incidente al ginocchio non ha scritto l’ultima pagina della sua carriera.
Ma tornando indietro di appena due mesi viene quasi spontaneo chiederselo: cos’è andato storto tra Belotti e il Cagliari?
Una fotografia, prima ancora che un’indiscrezione.
Era l’8 luglio. Chi scrive era all’aeroporto di Cagliari-Elmas, davanti agli Arrivi Nazionali. A un certo punto Andrea Belotti sbucò fuori con un cappellino scuro sulla testa. Il volto era disteso, accompagnato da quel sorriso largo di chi sembrava felice di essere nuovamente lì.
L’accoglienza fu immediatamente calorosa. Qualche tifoso, qualche voce, l’affetto mai realmente scomparso dopo quanto vissuto nei mesi precedenti. Belotti sembrò apprezzarlo.
Poche parole, battute inevitabilmente rapide. Poi una frase pronunciata quasi con naturalezza:
“Fatemi andare ad Assemini, non ho ancora firmato il contratto“.
In quel momento poteva sembrare poco più di una precisazione burocratica. Il dettaglio che separava un accordo sostanzialmente costruito dalla sua formalizzazione.
Con il senno di poi, quella frase assume un significato completamente diverso.
Perché quel contratto Belotti non lo avrebbe firmato mai.
Non si trattava di una suggestione costruita attorno al nome di un giocatore molto amato. La volontà iniziale del Cagliari era realmente quella di concedere a Belotti una seconda possibilità.
La prima esperienza rossoblù era cominciata il 1° settembre 2025, quando il centravanti era stato acquistato a titolo definitivo con un contratto fino al 30 giugno 2026.
E per qualche settimana tutto aveva funzionato.
Il momento simbolo era arrivato il 19 settembre 2025, quando Belotti aveva trascinato il Cagliari alla vittoria per 2-1 a Lecce, segnando entrambe le reti rossoblù. Erano stati i suoi primi gol con la nuova maglia, proprio nella presenza numero 350 in Serie A.
Otto giorni dopo, il calcio avrebbe presentato il conto nella maniera più crudele.
Durante Cagliari-Inter del 27 settembre, il ginocchio sinistro cedette. Gli accertamenti effettuati il giorno successivo evidenziarono la lesione del legamento crociato anteriore. Il 1° ottobre Belotti venne sottoposto all’intervento chirurgico di ricostruzione.
Una stagione praticamente spezzata quando ancora doveva davvero cominciare.
Ed è qui che bisogna comprendere la particolarità dell’estate successiva.
Il contratto era arrivato naturalmente alla sua scadenza del 30 giugno 2026, ma il rapporto umano con l’ambiente rossoblù non si era consumato. Tutt’altro.
Belotti durante i mesi della riabilitazione era rimasto vicino alla squadra, aveva proseguito il percorso di recupero seguito anche dallo staff del Cagliari e aveva pubblicamente manifestato la voglia di tornare in campo. Ancora a marzo spiegava di sentirsi ormai nelle battute conclusive del percorso.
Da qui l’idea di ripartire insieme.
Quell’arrivo dell’8 luglio aveva dunque una logica precisa. Il Cagliari voleva capire se fosse possibile trasformare un’annata mutilata dall’infortunio in una sorta di seconda occasione.
Ma nel calcio professionistico l’affetto può orientare una scelta. Non può sostituire le garanzie fisiche.
La risposta definitiva arrivò il 17 luglio.
Fu il direttore sportivo Pietro Accardi a spiegare pubblicamente la posizione del club. Il Cagliari, disse, aveva effettivamente intenzione di ripartire da Belotti. Il giocatore si era fatto apprezzare moltissimo anche sul piano umano e la società voleva offrirgli la possibilità di ricominciare.
Poi qualcosa cambiò.
“Dopo delle visite approfondite, i tempi si sono del tutto allungati“, spiegò Accardi.
Ed è probabilmente questa la frase che contiene la chiave dell’intera vicenda.
Non una bocciatura del calciatore. Non un ripensamento tecnico. Non un problema economico emerso improvvisamente.
Il Cagliari non aveva più certezze sufficienti sui tempi necessari per avere Belotti pienamente disponibile.
Da lì la scelta dolorosa sintetizzata dallo stesso direttore sportivo: “Abbiamo pensato che non fosse opportuno continuare con Belotti“. Una decisione assunta, nelle parole di Accardi, “per il bene del Cagliari“.
Il 17 luglio, quindi, ciò che sembrava soltanto da formalizzare diventò definitivamente impossibile.
Il calcio porta spesso a valutare le decisioni soltanto attraverso due categorie: giusta o sbagliata.
Questa vicenda è più complicata.
Il Cagliari aveva il diritto e il dovere di tutelarsi. Una squadra chiamata ad affrontare la Serie A non poteva programmare il proprio reparto offensivo confidando su tempi di recupero diventati più incerti di quanto previsto.
Allo stesso modo, però, resta l’amarezza per ciò che avrebbe potuto essere.
Belotti in Sardegna aveva trovato rapidamente una connessione con l’ambiente. I tifosi lo avevano accolto, lui aveva restituito disponibilità, entusiasmo e partecipazione. Nel settembre precedente, dopo appena poche partite, sembrava persino potersi aprire una storia sorprendentemente felice.
Poi arrivò quel ginocchio.
E quando sembrava possibile ricominciare, furono proprio le conseguenze di quell’infortunio a impedire il secondo capitolo.
Quando saltò il rinnovo una domanda nacque inevitabilmente: era arrivato il capolinea per Andrea Belotti?
Un centravanti classe 1993 reduce dalla rottura del crociato, senza contratto e con un nuovo tesseramento saltato dopo approfonditi controlli fisici poteva legittimamente destare qualche preoccupazione.
La risposta è arrivata oggi.
No.
Il Gallo non smette di cantare. Cambia semplicemente palcoscenico.
Il Modena ha deciso di puntare su di lui e gli ha consegnato un contratto annuale sino al 30 giugno 2027. Belotti torna così ad avere una squadra e soprattutto un obiettivo: dimostrare sul campo che quel ginocchio può ancora sostenere la fame di un attaccante che ha superato i 180 gol tra i professionisti.
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Tempo di presentazioni ufficiali in casa Cagliari. Domani, nella sala stampa dell’Unipol Domus, saranno protagonisti Giuseppe Aurelio, Roberto Gagliardini e Riccardo Ciervo, tre dei nuovi volti della rosa a disposizione di Fabio Pisacane per la stagione 2026-27.
L’appuntamento con i media è fissato per le ore 11:30 e rappresenterà l’occasione per conoscere più da vicino i tre giocatori dopo le prime settimane trascorse nell’ambiente rossoblù e i primi assaggi di campo.
I percorsi che hanno portato Aurelio, Gagliardini e Ciervo in Sardegna sono differenti, così come caratteristiche ed esperienza dei tre calciatori.
Aurelio è arrivato per aumentare le alternative sulle corsie difensive, mentre Gagliardini porta in dote un importante bagaglio maturato nel calcio italiano ad alto livello. Ciervo, invece, aggiunge freschezza, velocità e soluzioni offensive sugli esterni.
La conferenza permetterà quindi di approfondire anche le circostanze che hanno condotto al trasferimento al Cagliari, le prime impressioni sulla nuova realtà e il rapporto instaurato con Pisacane e con il resto del gruppo.
Per tutti e tre il periodo dell’inserimento è già cominciato. Allenamenti, conoscenza dei nuovi compagni e primi minuti a disposizione hanno permesso ai nuovi arrivati di iniziare a prendere confidenza con i meccanismi della squadra.
Domani sarà però il momento delle parole. Inevitabile attendersi domande sugli obiettivi personali, sulle caratteristiche tattiche richieste dall’allenatore e sulle motivazioni che hanno spinto ciascuno di loro ad accettare la proposta del club.
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Per anni il calcio è stato praticamente tutto il suo mondo. Poi, quando quel mondo si è spento, Gregory van der Wiel ha dovuto imparare a costruirsene un altro. L’ex difensore del Cagliari e della Nazionale olandese ha oggi 38 anni, vive a Dubai e sta tornando a dialogare con l’ambiente che per diverso tempo aveva invece sentito la necessità di allontanare completamente dalla propria vita.
Il ponte tra passato e presente si chiama “PRESSURE”, il nuovo podcast ideato e condotto dallo stesso Van der Wiel. Non un classico contenitore di aneddoti calcistici, ma un progetto costruito attorno a ciò che normalmente rimane dietro le quinte dello sport professionistico: pressione, paura, sacrifici, identità, aspettative, sconfitte personali e salute mentale.
Nel presentare il podcast, l’olandese ha spiegato di aver lavorato al progetto per diversi mesi. L’idea è maturata anche grazie alle reazioni ricevute dopo aver iniziato a raccontare pubblicamente le proprie difficoltà.
Van der Wiel vuole incontrare persone arrivate ai massimi livelli dello sport per scoprire “l’essere umano dietro l’atleta”, andando oltre trofei, gol e momenti celebrati dalle televisioni. Il progetto nasce infatti dalla convinzione che il prezzo del successo sia spesso molto più complesso di quanto appaia dall’esterno.
Al momento, sulle principali piattaforme risulta pubblicato il primo episodio, uscito il 13 agosto 2026 e della durata di poco più di un’ora. L’ospite inaugurale è tutt’altro che casuale: Edgar Davids, vecchio compagno di Van der Wiel all’Ajax e vecchia conoscenza della Serie A.
Con Davids il discorso attraversa carriera e vulnerabilità. Si parla della patologia agli occhi che rischiò di condizionare la carriera dell’ex centrocampista, del significato della pressione e persino della sensazione, raccontata dallo stesso Davids, di avere giocato con un potenziale ridotto a causa dei propri problemi fisici.
Non mancano gli aneddoti. Davids racconta per esempio la mentalità di Zinedine Zidane alla Juventus, ricordando come il francese, pur essendo già una delle stelle assolute della squadra, fosse tra quelli disposti a lavorare più degli altri durante allenamenti particolarmente duri.
È esattamente il tipo di racconto cercato da van der Wiel: non tanto cosa abbia vinto un campione, ma cosa sia servito per arrivarci e rimanerci.
Dietro la nascita di “PRESSURE” c’è soprattutto la storia personale dell’ex rossoblù. Van der Wiel ha raccontato recentemente che la propria carriera si è conclusa in maniera inattesa oltre sette anni fa e che, meno di sei mesi dopo, arrivò il suo primo attacco di panico. In quel momento temette addirittura un problema cardiaco, ma gli accertamenti medici non evidenziarono anomalie fisiche.
Già nel 2020 aveva parlato pubblicamente di attacchi di panico, ansia e sentimenti depressivi, spiegando come per anni avesse accantonato emozioni quali tristezza, rabbia e frustrazione per rispondere alle esigenze del calcio professionistico.
Le sue testimonianze del 2026 restituiscono però una dimensione ancora più profonda. Ha raccontato di aver trascorso anni in condizioni estremamente difficili, arrivando in determinati periodi a non riuscire quasi ad alzarsi dal letto e scegliendo di tagliare completamente i rapporti con il calcio, vissuto quasi come qualcosa di traumatico.
A giugno l’olandese aveva spiegato anche di essersi sentito poco a proprio agio nell’ambiente calcistico e di avere oggi pochi ricordi nitidi di buona parte della propria carriera. Allo stesso tempo, ha detto di essere finalmente riuscito a guardare con maggiore orgoglio al percorso compiuto.
Per i tifosi rossoblù, van der Wiel resta uno degli acquisti più particolari della storia recente del Cagliari. Arrivò dal Fenerbahçe nell’agosto del 2017 con un curriculum enorme alle spalle: Ajax, Paris Saint-Germain, numerosi trofei e soprattutto la finale del Mondiale 2010 disputata da titolare con l’Olanda.
Il Cagliari lo acquistò a titolo definitivo facendogli firmare un contratto triennale e affidandogli la maglia numero 2. La sua esperienza sarda, però, durò soltanto pochi mesi: cinque presenze in Serie A e una in Coppa Italia, prima del trasferimento al Toronto FC nel febbraio 2018.
Un passaggio che non lasciò il segno sperato sul campo e che oggi appartiene a una carriera che van der Wiel sta imparando a osservare con occhi differenti.
C’è forse proprio qui l’aspetto più interessante della sua nuova vita. L’uomo che per anni non voleva più vedere né sentire parlare di calcio ha scelto ora di rientrare in quello stesso mondo attraverso il dialogo.
Non da allenatore, dirigente o opinionista tradizionale. Gregory Van der Wiel vuole utilizzare ciò che ha vissuto come punto di partenza per parlare con chi conosce dall’interno la pressione dell’alto livello. Ha precisato di non volersi presentare come esperto, ma come persona che ha attraversato direttamente determinate esperienze.
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Il Cagliari ha dato a Fabio Pisacane buona parte delle risposte che il tecnico cercava. Dopo le amare riflessioni seguite alla gara di Coppa Italia contro il Verona, la vittoria ottenuta all’Unipol Domus contro il Lecce ha mostrato una squadra profondamente diversa sotto il profilo dell’atteggiamento, dell’intensità e dell’applicazione.
Non era tanto il risultato di Coppa ad aver lasciato perplesso Pisacane, quanto soprattutto il modo con cui i rossoblù avevano affrontato il primo tempo. L’allenatore aveva espresso il proprio disappunto sia nel dopogara sia nella conferenza precedente alla sfida con i salentini, evitando però accuratamente di utilizzare il termine “bocciatura” nei confronti di singoli giocatori.
Contro il Lecce la differenza si è vista immediatamente. Il Cagliari ha mostrato maggiore aggressività, disponibilità al sacrificio e attenzione nelle due fasi.
Una squadra più corta, più intensa e soprattutto mentalmente dentro la partita. Quel tipo di prestazione che Pisacane aveva chiesto dopo il passo falso di Coppa e che rappresenta probabilmente l’aspetto più positivo della serata.
La rete di Daniel Maldini ha premiato una prova complessivamente convincente e ha consentito ai rossoblù di raccogliere tre punti preziosi.
Non tutto, però, può essere archiviato sotto la voce delle buone notizie. Il principale difetto emerso contro il Lecce riguarda ancora una volta la concretezza sotto porta.
Il Cagliari ha avuto le occasioni per mettere definitivamente al sicuro il risultato ma non è riuscito a trovare il secondo gol. Una mancanza che ha permesso agli ospiti di restare aggrappati alla partita fino all’ultimo minuto.
E qui si apre il vero terreno di lavoro per Pisacane.
La Serie A è un campionato che raramente concede seconde possibilità. Lasciare aperta una partita dominata o comunque ben gestita significa esporsi al rischio che un episodio, una palla inattiva o una singola disattenzione cancellino novanta minuti positivi.
Il Lecce non è riuscito ad approfittarne, ma il Cagliari non potrà aspettarsi sempre avversari altrettanto indulgenti.
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Prestazione di spessore per Harry Winks nel successo del Cagliari contro il Lecce. Il centrocampista inglese è stato uno dei punti di riferimento della squadra rossoblù in mezzo al campo, distinguendosi per la capacità di gestire il pallone nei momenti più delicati e di dare ordine alla manovra.
In una partita combattuta, nella quale gli spazi in mediana erano spesso ridotti, Winks ha mostrato una delle qualità per cui era stato scelto in estate: la capacità di ripulire palloni complicati, uscire dal traffico con scelte semplici ma efficaci e dare continuità al possesso.
Il numero di palloni toccati racconta solo una parte della sua prova. Ciò che ha convinto maggiormente è stata la qualità delle decisioni, con tempi di gioco quasi sempre corretti e una presenza costante nella costruzione dal basso.
Winks ha saputo abbassarsi quando necessario, offrire una linea di passaggio ai difensori e poi accompagnare l’azione, senza forzare giocate superflue. Una regia sobria ma preziosa, proprio ciò che serve a una squadra che cerca equilibrio e continuità.
Alla vigilia della gara contro il Lecce, Fabio Pisacane aveva speso parole importanti nei confronti dell’ex nazionale inglese.
“Ha le caratteristiche per diventare il play che manca da anni al Cagliari”, aveva dichiarato il tecnico rossoblù.
Un’investitura significativa, soprattutto considerando quanto il ruolo del regista sia stato centrale nelle riflessioni tattiche del Cagliari negli ultimi anni.
Contro il Lecce sono arrivati segnali incoraggianti. Winks non è ancora necessariamente al massimo della condizione o dell’inserimento nei meccanismi della squadra, ma la direzione appare chiara.
The post Cagliari, Winks detta i tempi contro il Lecce appeared first on Calcio Casteddu.
La Lega Serie A ha ufficializzato anticipi e posticipi dalla 6ª all’11ª giornata del campionato Primavera 1 – Trofeo Giacinto Facchetti 2026/27. Il calendario accompagnerà le venti squadre da ottobre fino alla seconda metà di novembre. Ricordiamo che, domenica alle 15, il Cagliari giocherà per la quarta giornata, in casa dell’Iner. Di seguito il programma completo con date e orari degli anticipi già annunciati.
6ª giornata
7ª giornata
Domenica 18 ottobre 2026
8ª giornata
9ª giornata
10ª giornata
11ª giornata
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