CentoParole

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By Gruppo Corriere del TicinoArtsBooks
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CentoParole episodes

  • Dal dito medio al vaffa, filosofia di una parola che tutto il mondo pronuncia
    «A chi non è capitato, in uno scatto di nervosismo, di gridare un sonoro vaffanculo! a qualcuno?». Credo che nessuno possa dirsi innocente. Ma quanti di noi, prima di dare fiato alla propria collera, hanno riflettuto sul significato autentico di questo insulto, sulla sua genesi e sulla sua lunghissima storia?I sociologi della comunicazione, alla pari dei benpensanti, lo classificano tra le «imprecazioni» o lo incasellano nello scaffale del turpiloquio. Ma il «fuck!», in tutte le sue declinazioni, è ormai stato sdoganato ovunque: nel cinema, nella musica popolare, nella politica, nella pubblicità. È linguaggio quotidiano. E lo è dappertutto perché, forse anche su questo non avete mai riflettuto abbastanza, «esiste una sorta di corrispettivo per ogni lingua.Ci si manda a fanculo in tutto il mondo». E lo si fa da secoli. Anzi, da almeno un paio di millenni a questa parte. Paolo Pedote, giornalista e scrittore milanese, ha pubblicato di recente con Mimesis Breve guida filosofica al vaffanculo! Swear words e gestacci osceni da Aristofane a Maurizio Cattelan. Pedote propone un viaggio attraverso film, poesie, immagini, sculture, canzoni. Una fenomenologia puntuale di un «prefabbricato linguistico» i cui dispositivi culturali molto raccontano dei nostri rapporti sociali, di genere e soprattutto di potere. Buon ascolto.
    10 min
  • Dagli Oscar di papà Vittorio ai cinepanettoni: la vita straordinaria di Christian De Sica
    Ho sempre pensato che i requisiti minimi per cimentarsi in un'autobiografia dovessero essere almeno tre: aver vissuto una vita che fosse interessante, possibilmente lunga e soprattutto ricca di incontri e di situazioni inconsuete. Chi scrive di sé a 30 anni, o anche meno – e gli esempi non mancano, in particolare nella società in cui si diventa personaggi troppo facilmente e senza possedere alcuna qualità – non deve certamente scarseggiare di autostima, ma è condannato a guardarsi troppo allo specchio. Senza comprendere che un certo tipo di libri ha un senso soltanto se, attraversando il tempo, è in grado di aprire uno sguardo sugli altri.Parlarsi addosso è un esercizio del tutto inutile. E noioso. Mentre raccontare il mondo attraverso le persone che lo popolano può diventare fonte di divertimento e di riflessione.Proprio il divertimento è la chiave del libro autobiografico che Christian De Sica, prossimo a compiere 73 anni – li farà il prossimo 5 gennaio – ha scritto per Sperling & Kupfer: Due o tre cose che mi sono capitate è un titolo volutamente minimalista, classicamente understatement, come si suol dire, a fronte di pagine dentro le quali scorre dall'inizio alla fine una vertiginosa passerella di stelle internazionali del grande schermo, del teatro e dello spettacolo musicale. Capitoli in cui si susseguono frangenti e circostanze talvolta ai limiti dell'incredibile.
    10 min
  • Dal piatto al dizionario: pizza, storia della parola italiana più usata nel mondo
    Di fronte a un Paese che una volta era popolato da santi, poeti e navigatori e adesso sembra essere abitato quasi esclusivamente da cuochi televisivi e assaggiatori gourmet, non può apparire strano il fatto che la gastronomia sia diventata il terreno fertile dell'espansione lessicografica. Gorgonzola, panettone, pesto, mozzarella, risotto, tiramisù sono ormai parole che, anche per un germanico, fanno parte del linguaggio comune, quotidiano. Per non parlare di spaghetti. E, ovviamente, di pizza. Un alimento simbolo, che l'Unesco nel 2017 ha addirittura inserito nel suo patrimonio immateriale. Oltre a essere, in assoluto, una delle cose più buone da mangiare, pizza è anche, probabilmente, la parola italiana universalmente più nota e utilizzata.
    Che pizza! è diventata un'espressione di uso comune. E, non a caso, pure il titolo del libro che Paolo D'Achille ha pubblicato nel 2017 con Il Mulino proprio per raccontare, in forma sintetica ma divertente, i tanti travagli semantici di un lemma ormai masticato e digerito a ogni latitudine. A questo libro Dario Campione dedica la puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.
    9 min
  • «Sono froci, non gay»: la crociata di Vittorio Feltri contro il politicamente corretto
    Attraversando la Sicilia dei primi anni ’50 del Novecento, Carlo Levi scrisse di una terra dura e difficile, tanto da capire quanto da raccontare; una terra dove «Le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre». Il titolo del libro in cui furono pubblicati, qualche tempo dopo, i tre reportage di Levi divenne - per la sua indubbia efficacia e la sintesi estrema – uno dei più sfruttati modi di dire dell’italiano contemporaneo.Nove sillabe. Cui talvolta ciascuno assegna il significato che più gli fa comodo.Il dibattito sul politicamente corretto, che da anni divide gli intellettuali di ogni parte e una buona fetta dell’opinione pubblica, ha spesso come punto di partenza l’assunto involontario di Carlo Levi. «Le parole sono pietre», dicono gli uni e gli altri. Pietre che possono ferire, e quindi non dovrebbero essere più tirate. Oppure pietre sui cui poggiano le culture storiche, e perciò da difendere in modo strenuo.Al di là di alcune esagerazioni evidenti, l’affermarsi di un linguaggio «politicamente corretto» ha avuto il merito di marcare, dal punto di vista linguistico, i robusti cambiamenti sociali degli ultimi decenni. L’antropologa americana Mary Bateson, nel suo celebre studio intitolato “Comporre una vita” scrisse che «il carattere distintivo della vita contemporanea è il cambiamento. E nessun cambiamento, sia esso culturale, politico, sociale o esistenziale è immune dall’attraversare conflitti».Personalmente, credo che il lento ma progressivo consolidamento del politicamente corretto si sia addirittura giovato del conflitto innescato, in particolare, da chi si dice contrario, dato che gli argomenti a sostegno della tesi più libertaria sono sempre molto deboli, puntando tutto su una presunta volontà di imporre, attraverso la censura delle parole, l’affermazione di un pensiero unico.È questa anche la tesi di Vittorio Feltri, tra i più noti giornalisti italiani, a più riprese direttore di testate del campo conservatore nonché feroce polemista. Feltri ha dedicato l’ultimo suo libro, uscito da pochi giorni per Rizzoli, proprio al tema del linguaggio politicamente corretto. Per denunciarne le palesi incoerenze e le molte irragionevolezze.Il titolo del volume è tanto esplicito quanto volutamente urticante: Fascisti della parola. Da negro a vecchio, da frocio a zingaro, tutte le parole che il politically correct ci ha tolto di bocca. Un riepilogo perfetto del lavoro del giornalista bergamasco. Lavoro che, ha scritto Dino Messina sul Corriere della Sera, è «insieme un elogio della libertà di espressione, un attacco all’ipocrisia di chi con la censura del dizionario si illude di aver risolto i problemi che ci assillano, e una difesa della destra al governo». In buona sostanza, «un saggio per metà critica di costume e per metà pamphlet politico. Interessante da leggere e attuale, anche se non si è del tutto d’accordo» con i suoi contenuti.
    A mio parere, le premesse del ragionamento di Feltri sono condivisibili. Le conclusioni, molto meno.
    Buon ascolto.
    10 min
  • Shukran, storia del medico che salvò il figlio del suo nemico
    Shukran, in arabo, significa «grazie». E shukran è la parola che la madre del bimbo salvato da Tammam Youssef sussurra al cardiochirurgo siriano al momento del risveglio del figlio, il piccolo Mohamed. Quando la vita riprende a scorrere non soltanto nelle vene e nel corpo del bambino, ma anche nell'animo e nel cuore degli adulti che lo amano e di quelli che lo hanno salvato. Sapevo che «di fronte a me – racconta Tammam – non avrei avuto Mohamed figlio del sanguinario terrorista Yaser ma, prima di tutto, un bambino, poi un siriano e infine un uomo a cui la vita avrebbe dato la possibilità di scegliere cosa sarebbe voluto diventare. Mohamed non era più soltanto il figlio di chi aveva avuto un ruolo nell'omicidio di mio fratello, era un simbolo di una guerra atroce, crudele e priva di senso».

    Nella puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione ci racconta Shukran. La storia vera di un medico siriano e di un bambino in guerra, di Giovanni Terzi. Pochi giorni fa, a conclusione della 18. edizione della Festa del Cinema di Roma, è stato presentato in anteprima mondiale Shukran, lungometraggio d'esordio di Pietro Malegori. Il 36.enne regista monzese ha portato sullo schermo il romanzo omonimo di Giovanni Terzi. Un progetto nato in Ticino dall'incontro dell'autore con il protagonista della vicenda poi narrata nelle pagine del libro.
    9 min
  • Storie di amicizia e di tradimenti: il lungo viaggio di Rocco Schiavone
    Dieci anni di vita. Tredici romanzi e tredici racconti. E venti episodi Tv di quelli che una volta, grazie al sapiente impiego di una bella parola, si definivano «sceneggiati», mentre adesso, in ossequio all’uniformazione del linguaggio e delle idee, sono diventati «serie».I numeri di Rocco Schiavone, da soli, riassumono molto (ma non tutto) del successo di un personaggio davvero diverso dagli altri: non l’ennesimo poliziotto di carta, né l’ultimo, stanco protagonista dell’interminabile stagione della letteratura di genere.
    No. I noir di Antonio Manzini, le storie che ruotano attorno al vicequestore Rocco Schiavone, sono sicuramente intrecci gialli, ma anche – e, forse, bisognerebbe dire soprattutto – il racconto della vita di ciascuno di noi. Il racconto dei sentimenti che attraversano l’esistenza di tutti, condita da dubbi o ripensamenti, da rancori, da gioie e da inevitabili dolori. Da paure, anche; da avversioni e intolleranze. E da incontri. Con persone che poi si amano o si odiano, si cercano o si perdono.
    Leggendo Rocco Schiavone si finisce, inevitabilmente, per sbattere contro qualcosa che si è già vissuto: una relazione difficile, un momento di panico, un’esplosione di entusiasmo, una battuta che si sarebbe potuta evitare. Se mi è concesso utilizzare un ossimoro, quella dipinta da Manzini è una straordinaria ordinarietà. In cui prevalgono quasi sempre il disincanto e una tagliente ironia, queste sì armi letterarie utilizzate dallo scrittore dare forza e bellezza alle sue storie.
    I romanzi e i racconti che hanno Schiavone come protagonista sono un continuum. Andrebbero letti tutti. Nell’ordine in cui sono stati scritti e pubblicati. Un filo li lega, e non è possibile tagliarlo. Non a caso, ogni uscita in libreria si traduce in una immediata corsa all’acquisto da parte dei moltissimi appassionati del vicequestore.
    L’ultimo episodio, stampato da Sellerio a breve distanza dal precedente, è la testimonianza di quanto vi ho appena detto. Conclude, di fatto, qualcosa lasciato in sospeso nelle pagine finali del penultimo romanzo e segna anche, almeno apparentemente, un punto di svolta nelle vicende di Rocco Schiavone.
    Sin dal titolo, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?, il libro si presenta come un esplicito omaggio a Ettore Scola e a un film del 1968, scritto insieme con Age & Scarpelli e interpretato da due giganti del cinema italiano, Alberto Sordi e Nino Manfredi.
    Buon ascolto.
    9 min
  • La vera storia di Matthew Perry, la star di Friends uccisa dal successo
    Un uomo che aveva, o avrebbe potuto avere, tutto, e ha lasciato che questo tutto prendesse fuoco e bruciasse, fino a prendersi la sua vita. Così si può riassumere il modo in cui Matthew Perry, il Chandler di Friends morto a 54 anni, ha descritto sé stesso nell'autobiografia Friends, amanti e la cosa terribile, pubblicato da La Nave di Teseo. A questo libro Dario Campione dedica la puntata odierna di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.
    Friends, amanti e la cosa terribile è un testo difficile, una lucida e insieme soffocante, lunghissima confessione che Perry fa elencando in modo quasi sistematico i propri errori. Il racconto di un attore di talento che, dal lettino dello psichiatra, si mette a nudo e pur di non rinunciare alle sue battute ne assapora il retrogusto amaro.
    9 min
  • Nella Cina di Xi Jinping domina un Grande Fratello che nemmeno Orwell avrebbe immaginato
    Da quasi quattro anni Wuhan è entrata nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Antichissimo, costruito alla confluenza del Fiume Azzurro con il fiume Han, il capoluogo della provincia dello Hubei è oggi, con i suoi undici milioni di abitanti, la più popolosa città della Cina centrale. Nel dicembre del 2019, a Wuhan sono comparsi i primi casi di Covid-19. Qui è stato generato il virus che ha cambiato la Terra. Forse in un mercato di animali vivi, forse in un laboratorio. Ormai Wuhan fa parte della storia. E inevitabilmente, anche di molta letteratura. Quella che tenta di raccontare la pandemia.Da poche settimane è in libreria per Marsilio l’ultimo noir di Qiu Xialong, uno dei più grandi interpreti del genere poliziesco in questo nostro secolo. Il dossier Wuhan è la 13.esima indagine di Chen Cao, ex ispettore capo del dipartimento di polizia di Shangai, caduto in disgrazia per le sue posizioni critiche verso il regime e promosso a direttore di un ente inutile, l’Ufficio per la Riforma del sistema giudiziario della municipalità, proprio per essere tenuto più facilmente sotto controllo.
    10 min
  • La «guerra» di Céline, viaggio al termine dell'animo umano
    Sopraffazione, violenza, dolore, morte. La guerra ripete in maniera identica, da sempre, il suo nero canovaccio. E inutili appaiono le lezioni della Storia. Non parliamo, poi, di quelle della Letteratura. Parole quasi sempre nobili, alte, che si muovono però libere nei vuoti delle coscienze di chi rimane convinto dell’opportunità di scandire il proprio tempo con il rombo dei cannoni.Ma che cos’è la guerra? E perché gli uomini non ne possono fare a meno? Sono molte, un’infinità potremmo dire, le pagine in cui si parla della guerra. E in questi giorni mi è parso inevitabile tornare sull’argomento. In questa puntata di CentoParole, tuttavia, Dario Campione lo fa in maniera anomala, raccontandovi il libro “ritrovato” di un autore molto discusso e controverso: Guerra, romanzo breve di Louis-Ferdinand Céline scritto nel 1934 e uscito da poco in edizione italiana per Adelphi dopo essere stato stampato lo scorso anno da Gallimard, in Francia. Buon ascolto.
    9 min
  • Perché il Nobel per la Letteratura a Jon Fosse non dipende da like e follower
    Il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2023, molti di voi lo avranno letto o sentito, è il norvegese Jon Fosse. Drammaturgo, romanziere, poeta, ma anche saggista e scrittore per bambini, Fosse è stato premiato dall’Accademia reale svedese - questa è la motivazione - «Per le sue opere teatrali e di prosa innovative, capaci di dare voce all’indicibile». Che cosa questo possa significare, afferma Dario Campione in questa puntata speciale, non lo sappiamo, ma sicuramente chi ha letto i libri o visto a teatro le opere del 64enne autore scandinavo potrà apprezzare più di altri la secca, assertiva e in qualche modo suggestiva affermazione degli accademici di Stoccolma.
    Da anni Fosse era in lizza per il Nobel, e qualcuno di recente aveva anche previsto la sua consacrazione. Remo Verdickt ed Emiel Roothooft, due giovani dottorandi di ricerca dell’Università di Lovanio, in un’intervista allo scrittore pubblicata lo scorso dicembre sulla Los Angeles Review of Books avevano fatto notare come, negli ultimi anni, l’editore britannico Fitzcarraldo avesse tradotto in modo quasi sistematico autori premiati subito dopo dall’Accademia svedese. «Se la striscia vincente di Fitcarraldo si estende fino al 2023, ci sono buone probabilità che il nostro intervistato sarà il prossimo a vincere il Nobel», avevano scritto.
    Profeti. O forse, più semplicemente, addetti ai lavori consapevoli della grandezza della scrittura del romanziere norvegese.
    Buon ascolto!
    11 min

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«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. Non sappiamo mai cosa leggere, eppure abbiamo le librerie piene, il kindle senza memoria disponibile. Ecco…