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“Del maiale non si butta via niente”: chissà quante volte lo avete sentito dire. È una delle formule più efficaci per spiegare che cosa l’economia circolare applicata al cibo. Del resto, un Paese come il nostro convive da sempre con il concetto di recupero e riciclo, basti pensare ad alcune ricette della tradizione, come la pappa al pomodoro, le polpette, la trippa in brodo o i ravioli del plin. Eppure anche un Paese come il nostro deve pensare a soluzioni sempre più avanzate per limitare gli sprechi. Ne abbiamo parlato con Nahuel Buracco, coordinatore del Food Lab dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; con Nadia Tecco, docente a contratto della stessa Università e project manager del progetto europeo “Horizon 2020 School Food 4 Change”; con Alessandra Bazzocchi e Roberto Casamenti, osti de La Campanara di Pianetto di Galeata; e con Franco Fassio, principale artefice della piattaforma Circular Economy for Food dell’Università di Scienze Gastronomiche.
Il caffè è il secondo prodotto più scambiato sui mercati internazionali, dopo il petrolio grezzo: ogni anno vengono movimentate milioni di tonnellate di questo seme e poi trasformate nei luoghi di origine e di vendita. Eppure di questa pianta si usa soltanto tra l’1 e l’1,5% del suo peso, tutto il resto è scarto. E proprio qui interviene l’economia circolare, grazie alla quale questa enorme quantità di rifiuti smette di essere tale e diventa una nuova risorsa, un concime o addirittura una bevanda costosissima. Per capire quali siano le opportunità, esplorate e soprattutto da esplorare, in questo episodio abbiamo parlato con Dario Toso, Circular Economy manager di Lavazza e responsabile del comitato scientifico del Center for Circular Economy in Coffee, Gerardo Patacconi, responsabile delle operazioni dell’International Coffee Organization, Chiara Scaraggi, Value Chain Expert dell’Unido, ed Emanuele Dughera, coordinatore della Slow Food Coffee Coalition.
L’economia circolare applicata al vino è un contesto operativo
“Bevi responsabilmente”, ci viene chiesto, ma quel vino è stato prodotto
Intervengono: Franco Fassio, docente di Design Sistemico; Roberta Destefanis, project manager di circulareconomyforwine.it; Gabriele Proglio, professore associato di Storia contemporanea; Lorenzo Bairati, professore associato di Diritto Privato Comparato, tutti dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
In un contesto mondiale fondato su debiti pubblici, meccanismi di credito e bisogni secondari, in cui la forbice della disuguaglianza si sta allargando, e stiamo rapidamente superando tutti i limiti planetari, è evidente che il modello economico lineare è ormai inadeguato. Non ci possiamo più permettere di sovrasfruttare il pianeta senza concedere agli ecosistemi il tempo di rigenerarsi, prendendo in prestito dalle future generazioni le materie prime, senza poi ragionare su come restituirle. L'economia circolare fa proprio questo, tanto più in ambito alimentare: trasforma gli scarti in risorse, dando loro un nuovo valore, per l'ambiente, per i consumatori, ma anche per i produttori.
In questo episodio partiamo da alcune definizioni di base, raccontiamo che cosa fanno la piattaforma Circulareconomyforfood.eu e l'Executive Master creati all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e parliamo di uno dei casi più virtuosi in Italia di aziende che abbiano messo a valore tutti gli scarti di produzione attraverso una società creata ad hoc da cui deriva un terzo del fatturato della casa madre.
Intervengono: Emanuele Bompan, di Materia Rinnovabile - Renewable Matter, Paolo Marcesini di Italia Circolare, e Maira Campanella di Circular Economy for Food.
Questo podcast è stato realizzato nell'ambito del progetto NODES, finanziato dal MUR sui fondi M4C2 - Investimento 1.5 Avviso "Ecosistemi dell'innovazione", nell'ambito del PNRR finanziato dall'Unione Europea - NextgenerationEU (Grant Agreement no. ECS00000036).
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