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By Radio PopolareNews
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  • La Russa accusa la storica Ponzani: la destra vuole far dimenticare la sua storia violenta
    La storica Michela Ponzani ricorda nella trasmissione "Otto e mezzo" su LA7 i fatti del “giovedì nero” di Milano, il 12 aprile 1973, quando una manifestazione missina non autorizzata finì con devastazioni e l’agente di polizia Marino venne ucciso da una bomba mano scagliata dal corteo dei neofascisti. Cosa sarebbe successo se ci fossero state in vigore le norme appena introdotte dal governo Meloni? Ogni riferimento alla presenza nel corteo e ai vertici del Fronte della Gioventù milanese di Ignazio La Russa è esplicito e voluto. Lui si è risentito, ha minacciato querele, chiesto scuse “dalla signora”. Ma la storica ribadisce ai nostri microfoni: “Mi sono domandata semplicemente cosa sarebbe successo oggi, con il reato di manifestazione violenta, agli organizzatori e partecipanti di quel corteo e se La Russa sarebbe diventato presidente del Senato, certamente no, nonostante sia stato assolto da ogni procedimento giudiziario. Gli storici non raccontano la storia a secondo del comodo e non possono prestare il fianco a banalizzazioni o propaganda. L’Italia è un Paese molto smarrito ma perché smemorato e ci sono classi dirigenti che tentano di riscrivere la storia a proprio comodo e di utilizzarla a proprio vantaggio”. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
    12 min
  • La vita rubata a Beniamino Zuncheddu per un errore giudiziario
    Beniamino Zuncheddu, fu prelevato da casa mentre era seduto a tavola con la famiglia guardando il Festival di Sanremo. I Tazenda cantavano “Spunta la luna dal monte”, quando i Poliziotti bussarono alla sua porta e lo arrestarono con l’accusa di strage efferata sui monti di Sinnai. Era il 1991 e Zuncheddu fu dichiarato innocente solo nel 2024, dopo che l’avvocato Mauro Trogu riaprì l’inchiesta nel 2021. Alla base del film c’è il libro “Io sono innocente” di Mauro Trogu e Beniamono Zincheddu, in cui viene raccontata l’odissea giudiziaria durata più di trent’anni e i due autori al centro di questa vicenda sono Michele Riondino (l’avvocato Trogu) e Fabrizio Ferracane (Zuncheddu). “Dopo tutto questo tempo – dice Piras - c’è stata finalmente giustizia, con un lieto fine pieno di amarezza, perché una vita non si può restituire. Oggi lo Stato dovrà prendersi le sue responsabilità e risarcire quest'uomo, ma non si può restituire una vita”. Ascolta l’intervista di Barbara Sorrentini a Francesco Piras, regista del film "Zustìssia".
    10 min
  • Israele. Netanyahu in vantaggio ma senza maggioranza. Exploit dei partiti arabi
    Nello scrutinio dei voti in Israele la coalizione di Netanyahu è in vantaggio anche se al momento non raggiunge la maggioranza assoluta. L’altro dato importante che emerge dalle urne è l’affermazione dei partiti arabi ma al momento per la formazione del nuovo governo tutti gli scenari sono aperti. Su questi due aspetti ascoltiamo Claudia Rosenzweig, docente a Telaviv all’Universita di Bar-Ilan, e Ugo Tramballi, editorialista del Sole 24 ore, per anni inviato a Gerusalemme. Interviste a cura di Martina Stefanoni e Chawki Senouci.
    3 min
  • Enrico Gabrielli: un'opera, 111 porte e 24 anni per trovare l'uscita
    Una storia cominciata nel 2002 e diventata un disco soltanto oggi. Enrico Gabrielli è passato a Volume per raccontarci “La milleundecima notte”, la sua opera in un atto pubblicata da 19'40", su libretto di Sergio Giusti. Ispirata a un racconto di Michael Ende e ambientata nella Baghdad occupata dagli americani, segue un uomo intrappolato in una stanza con 111 porte: una sola conduce alla salvezza. Una riflessione sul paradosso di una libertà che, senza gli strumenti per scegliere, può trasformarsi in prigione. “All’inizio pensavo a un ensamble tradizionale, ma passati 24 anni ho deciso di suonare tutto io, tra fiati, tastiere ed elettronica, con l’eccezione delle voci.” Un lavoro registrato nel corso degli anni che intreccia musica contemporanea, teatro e riflessione politica. “Alla fine non so se è un disco per la gente, ma sicuramente è per me”. Ascolta l’intervista di Elisa Graci a Enrico Gabrielli.
    30 min
  • Il regista serbo Patrik Lazić: "Quando Alexander Vucic ha ammesso la sconfitta non ci credevamo"
    Patrik Lazić è un giovane autore e regista teatrale serbo-croato, laureato con lode alla Facoltà di Arti drammatiche di Belgrado, dove ha conseguito anche un master in regia. Ha ricevuto vari riconoscimenti, fra cui il premio annuale del Belgrade Drama Theatre e ha portato i suoi lavori anche in Italia. Come molti artisti, è fra i protagonisti del movimento degli studenti che in Serbia ha promosso per due anni proteste contro il governo di Alexandre Vucić e ha presentato la lista elettorale che ha vinto le elezioni. Lazić ha commentato al microfono di Ira Rubini il risultato: "La cosa interessante è che gli studenti stessi non fanno parte della lista di nomi che hanno stilato per gestire la Serbia del dopo Vucic. Loro sanno di essere giovani, di avere ancora bisogno di imparare, quindi hanno coinvolto i migliori di noi: accademici, scienziati, artisti, intellettuali, oltre 100 persone, tutti laureati o professionisti. Una cosa per noi incredibile".
    "Sono tutte persone che non hanno esperienza diretta di governo ma hanno molta competenza nei loro rispettivi campi. Qualcosa di completamente nuovo per il paese. Vedremo cosa sapranno fare e decidere. Vorrei però ricordare che il paese è tuttora molto diviso. Quasi la metà degli elettori ha votato ancora per Vucic, nonostante tutte le violenze degli ultimi due anni. Sono cittadini a cui dobbiamo comunque arrivare. Ma le priorità sono molto chiare, anche nel programma degli studenti: rendere liberi i media, che in Serbia sono stati un disastro nazionale, ristabilire l'indipendenza delle istituzioni, soprattutto quelle giudiziarie, e assicurarne il funzionamento efficiente".
    15 min
  • Brasile. La rielezione di Lula un'importante battuta d’arresto per il laboratorio dell'estrema destra globale
    La rielezione di Lula contro Flávio Bolsonaro vale più di una vittoria interna: è una battuta d’arresto per un grande laboratorio politico e mediatico. La campagna brasiliana è stata il banco di prova della manipolazione digitale, dell’ingerenza delle Big Tech e dell’uso dell’IA per influenzare il consenso. Dietro la candidatura di Bolsonaro c’era il sostegno aperto della rete dell'estrema destra internazionale, da Trump a Milei. Fermarli in Brasile potrebbe indebolire quel network che alimenta i populismi nel mondo. Il servizio di Alfredo Somoza.
    6 min
  • Rokia Traoré: il blues, le radici africane e la ricerca di giustizia
    Nata in Mali e cresciuta tra Africa ed Europa, Rokia Traoré ha rivoluzionato la musica maliana intrecciando tradizione mandinga, blues, folk e rock, collaborando anche con John Parish, storico produttore di PJ Harvey. Oggi a Volume ci ha raccontato il blues come un filo che unisce le popolazioni africane della diaspora, custodendo la memoria di radici comuni: una musica fatta di tristezza, ma anche di speranza.
    Abbiamo parlato anche di razzismo e giustizia sociale, temi che la riguardano personalmente: dopo una lunga controversia giudiziaria sull'affidamento della figlia, è stata detenuta in Francia, Italia e Belgio. "Chi ci protegge dagli errori che un tribunale o un giudice commettono nei nostri confronti?". Domani, 27 ottobre, sarà all'Alcatraz di Milano per JAZZMI con uno spettacolo che ripercorre i suoi 50 anni e rende omaggio alle donne: "Come donna nera nell'arte, ho dovuto faticare il doppio". L’intervista di Claudio Agostoni a Rokia Traorè.
    29 min
  • 90 anni fa antifascisti di tutto il mondo andavano in Spagna: così nascevano le Brigate Internazionali
    Novant'anni fa, il 22 ottobre 1936, il governo spagnolo pubblicò il decreto che istituiva le Brigate Internazionali, mentre infuriava la guerra contro le forze del generale Franco.
    Antifascisti da oltre 50 Paesi accorsero in Spagna a difesa della Repubblica: furono circa 35.000 i volontari, di cui 3.000-4.000 italiani nella Brigata Garibaldi. Almeno 5.000 non fecero ritorno; tra gli italiani i caduti furono circa 600.
    Donne e uomini giunti da tutto il mondo per difendere il Fronte Popolare, la Repubblica e la democrazia dalla minaccia fascista scrissero uno dei capitoli più belli della storia della solidarietà internazionalista.
    Italo Poma, figlio di Anello, reduce della guerra civile spagnola e presidente dell'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna.
    2 min
  • Brasile: Lula riconfermato presidente, ma Bolsonaro chiede l'annullamento del voto
    In Brasile Lula da Silvia è stato confermato presidente del Paese: al ballottaggio che si è tenuto ieri ha rovesciato i pronostici ed è stato rieletto con il 51,7% dei voti, 5 milioni di voti in più rispetto al sovranista Flavio Bolsonaro, fermo al 48% dei consensi. In tre settimane il partito dei lavoratori è riuscito a rovesciare il risultato del primo turno, che vedeva in vantaggio il rivale; per Lula, che compie 81 anni domani, è il quarto mandato presidenziale. I prossimi 4 anni saranno però particolarmente complicati: le destre al Congresso possono contare su una solida maggioranza. Nel discorso della vittoria che ha tenuto ieri sera a San Paolo, Lula ha però confermato ancora una volta che le politiche sociali restano al centro della sua agenda politica. Siamo partiti da qui con il nostro collaboratore a Rio de Janeiro Luigi Spera.
    6 min
  • Cinema. "Il canto di Alina" racconta la fuga di Johana dal racket della prostituzione sulla rotta balcanica
    Nel film “Il canto di Alina” di Ilaria Braccialini e Federica Oriente, la protagonista è Johana, una ragazza moldava, sfruttata e vittima di abusi nel racket della prostituzione. Dopo la morte dell’amica Alina con cui stava cercando di raggiungere l’Europa, prosegue il suo viaggio infilandosi nel taxi di Lorenzo. L’incontro con quest’uomo diventa l’occasione per raccontare i suoi traumi e confrontarsi con una persona che capisce il suo dramma. Due solitudini a confronto in un road movie verso la speranza di libertà. L’attore Cristiano Caldironi interpreta il tassista: “Lorenzo vive la sua solitudine protetto dal suo taxi, fino a quando accoglie questa ragazza che scappando dall’uomo violento che la costringe a prostituirsi, si infila nel taxi per farsi portare al confine, minacciando Lorenzo con una pistola”. Il film, vincitore del Premio Corso Salani al Trieste Film Festival, è al cinema distribuito da Lo Scrittoio.
    Ascolta l’intervista di Barbara Sorrentini a Cristiano Caldironi.
    7 min

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