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  • Dall'IFIB di Bologna : intervista al professor Danilo Porro - il futuro della biotecnologia in Italia tra sfide e opportunità
    Durante il recente Forum sulle biotecnologie IFIB di Bologna, il professor Danilo Porro, docente di Microbiologia Industriale presso l’Università Bicocca di Milano, ha offerto una panoramica approfondita sullo stato della ricerca biotecnologica in Italia e in Europa, affrontando sia i successi che le sfide ancora presenti.Secondo Porro, la ricerca italiana ed europea nel campo delle biotecnologie è a un livello elevatissimo. L’Europa produce tra il 18 e il 20% delle pubblicazioni scientifiche più citate al mondo, con l’Italia che rappresenta circa il 2,6% di questo contributo. Questi dati evidenziano come l’Italia sia considerata un leader nella ricerca biotecnologica, sia a livello europeo che globale.Tuttavia, Porro sottolinea un importante divario tra la qualità della ricerca e la sua applicazione pratica. “Il vero problema arriva quando si tenta di passare dalla ricerca all’innovazione,” afferma. Nonostante l’eccellenza scientifica, l’Europa fatica a trasformare le scoperte in prodotti concreti sul mercato, trovandosi indietro rispetto a grandi economie come Stati Uniti e Asia.Innovazione nella biotecnologia: il grande ostacoloUno dei problemi principali, secondo il professor Porro, è la mancanza di competitività e attrattiva dell’Europa per gli investimenti in innovazione. I capitali necessari per portare un’idea dal proof of concept alla commercializzazione sono spesso scarsi, soprattutto in Italia. “L’Europa non è attrattiva e l’Italia lo è ancora meno,” afferma Porro, evidenziando come molti finanziatori preferiscano investire altrove.In questo contesto, Porro cita il recente report commissionato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, a Mario Draghi. Il report evidenzia l’importanza della ricerca, ma sottolinea come l’innovazione in Europa sia carente, richiamando la necessità di trovare capitali adeguati per colmare questo gap.Green Deal e prudenza nell’innovazioneNel corso dell’intervista, si è anche discusso del Green Deal europeo, il piano della Commissione Europea per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Secondo Porro, non si tratta di scetticismo verso gli obiettivi del Green Deal, ma piuttosto di una questione di tempistiche. “Raggiungeremo gli obiettivi, ma non sappiamo esattamente quando. Potrebbe volerci molto più tempo del previsto,” ha dichiarato.Il professor Porro ha inoltre messo in evidenza una mancanza di attenzione all’industria durante la pianificazione di questi obiettivi. A suo parere, sarebbe stato opportuno includere l’industria in modo più prudente, allungando l’orizzonte temporale per evitare rischi di accelerazioni eccessive nei cambiamenti richiesti.La sfida della comunicazione scientificaUno dei temi più importanti sollevati durante l’intervista è stato quello della comunicazione scientifica. Porro riconosce che i ricercatori spesso dedicano troppo poco tempo alla divulgazione delle loro scoperte e al dialogo con il pubblico e l’industria. “La ricerca arriva sempre prima, ma gli scienziati devono imparare a comunicare meglio e a contaminare il mondo con la loro conoscenza,” ha affermato.Secondo Porro, esiste una sorta di “globalizzazione della conoscenza” tra i ricercatori di tutto il mondo, che sono costantemente in contatto indipendentemente dalle loro provenienze. Tuttavia, è fondamentale che la società partecipi più attivamente a questo processo e che si crei una maggiore cultura dell’innovazione sin dalle scuole primarie.Fuga dei cervelli: una perdita inevitabile?Un altro problema cruciale discusso riguarda la fuga dei cervelli dall’Italia. Porro offre una prospettiva interessante su questo fenomeno, affermando che non è così rilevante dove un ricercatore sviluppa la sua conoscenza, poiché essa finirà per essere condivisa globalmente. Tuttavia, sottolinea anche come l’Italia, pur essendo un leader nella ricerca, non sia altrettanto attrattiva per i ricercatori stranieri. “Investire nella formazione dei ricercatori italiani senza essere in grado di trattenerli o attrarre talenti dall’estero è un problema che deve essere affrontato,” ha concluso.Biotecnologia e economia circolare: un cambiamento inevitabilePorro ha chiuso l’intervista affrontando il tema dell’economia circolare, di cui la biotecnologia è parte integrante. Il professor Porro ha affermato che il cambiamento verso uno stile di vita più sostenibile è inevitabile e necessario, dati gli attuali livelli di popolazione e sfruttamento delle risorse naturali. Anche se il petrolio, contrariamente alle previsioni di qualche decennio fa, è ancora abbondante, non è sostenibile continuare ad utilizzarlo con gli attuali ritmi.“In passato si pensava che il petrolio non fosse biodegradabile, ma in realtà lo è. Solo che ci vogliono migliaia di anni per farlo. Il vero problema è culturale: dobbiamo insegnare ai bambini, fin dalle scuole primarie, l’importanza dell’innovazione e del cambiamento,” ha concluso.
    16 min
  • Dall'IFIB di Bologna: intervista a Laura Gallo - Coffee From: quando il Caffè diventa materiali sostenibili
    Durante il Forum IFIB (Italian Forum on Industrial Biotechnology and Bioeconomy) di Bologna, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Laura Gallo, fondatrice della startup Coffeefrom. Questa innovativa azienda italiana è impegnata nella trasformazione dei fondi di caffè in materiali biocompatibili, contribuendo alla riduzione della plastica fossile e dell’impatto ambientale. Ecco cosa abbiamo scoperto su questo progetto.L’idea alla base di Coffeefrom è semplice ma rivoluzionaria: utilizzare i fondi di caffè come materia prima per produrre nuovi materiali plastici. Ogni giorno milioni di persone consumano caffè, ma solo il 10% del chicco viene utilizzato nella bevanda. Mentre il restante 90% finisce nelle discariche, generando elevate emissioni di CO2. Laura Gallo spiega come la sua azienda sia in grado di recuperare questo scarto e trasformarlo in polimeri ecologici, riducendo sia i rifiuti sia l’inquinamento causato dalla plastica tradizionale.Soluzioni Circolari: il caffè dall’Economia Lineare all’Economia CircolareUno degli obiettivi principali di Coffeefrom è contribuire alla transizione verso un’economia circolare, dove i rifiuti non esistono e ogni risorsa viene recuperata e riutilizzata. Attualmente, la startup ha sviluppato quattro polimeri che contengono fino al 20% di caffè recuperato. Laura ha confermato che l’azienda è già al lavoro su un brevetto che permetterà di aumentare questa percentuale fino al 50%, rendendo i loro materiali ancora più sostenibili. Il futuro di Coffeefrom è quindi in linea con le normative europee, che prevedono la sostituzione del 30% delle plastiche fossili con materiali biodegradabili.Applicazioni Industriali e Prospettive Future del caffèI polimeri creati da Coffeefrom hanno già trovato applicazione in diversi settori, tra cui automotive, moda e ristorazione. “Il nostro progetto non si limita a risolvere un problema ambientale,” spiega Laura, “ma vuole anche proporre un nuovo modello di business basato sulla circolarità.” L’azienda sta collaborando con grandi player dell’industria alimentare, che forniscono scarti di caffè direttamente dalle fabbriche, e ha in corso progetti pilota per recuperare il caffè esausto da bar, hotel e distributori automatici.Oltre ai polimeri, Coffeefrom produce oggetti finiti come tazzine e “mug“, dimostrando come i loro materiali possano essere utilizzati per creare prodotti esteticamente piacevoli e funzionali. Questi oggetti non solo sono sostenibili, ma sono anche in grado di rispondere agli standard di resistenza termica e sicurezza per il contatto alimentare, fattore determinante per il loro successo.Il Sostegno delle Istituzioni e l’Accelerazione InternazionaleLa startup ha ricevuto diversi riconoscimenti e supporto istituzionale. Nel 2022, Coffeefrom ha partecipato al programma di accelerazione TerraNext, promosso da CDP (Cassa Depositi e Prestiti), ed è stata selezionata tra le 7 startup più promettenti. Laura ha inoltre raccontato di aver preso parte al Global Startup Program, un’iniziativa dell’ICE che l’ha portata a Singapore per espandere ulteriormente la rete internazionale dell’azienda.Coffeefrom ha anche partecipato al programma Innovit a San Francisco, dove ha avuto l’opportunità di presentarsi a potenziali investitori statunitensi, consolidando il suo posizionamento nel panorama internazionale delle startup biotecnologiche.Sfide e OpportunitàNonostante il successo, Coffeefrom affronta ancora le sfide comuni a molte startup. Una delle maggiori difficoltà, secondo Laura, è la creazione di una rete commerciale solida che permetta all’azienda di superare la fase iniziale e di espandersi su larga scala. Per il 2025, l’obiettivo è sviluppare significativamente le vendite, sia dei semilavorati (granuli polimerici) che dei prodotti finiti, offrendo un’alternativa concreta e sostenibile alle plastiche tradizionali.La storia di Coffeefrom è un esempio brillante di come innovazione e sostenibilità possano andare di pari passo. Trasformando gli scarti del caffè in materiali ecologici, l’azienda non solo riduce l’impatto ambientale, ma contribuisce attivamente alla creazione di un’economia circolare. Con il supporto delle istituzioni e una visione chiara per il futuro, Coffeefrom è destinata a giocare un ruolo di primo piano nella rivoluzione sostenibile dell’industria plastica.
    11 min
  • Dall'IFIB di Bologna : intervista a Mario Bonaccorso - Dall’IFIB passa il Futuro della Bioeconomia Circolare
    Si è appena conclusa l’edizione 2024 dell’IFIB (Italian Forum on Industrial Biotechnology and Bioeconomy) a Bologna, un evento che ha visto la partecipazione di esperti, aziende e startup da tutto il mondo, riuniti per discutere delle ultime novità nel settore della bioeconomia circolare. Mario Bonaccorso di Spring, l’organizzazione che ha curato l’evento, ha tracciato un bilancio positivo di questa edizione, sottolineando l’importanza del forum nel promuovere innovazione e sostenibilità.Con la partecipazione di relatori e aziende provenienti da diverse nazioni, il forum si è rivelato una piattaforma efficace per discutere delle sfide e delle opportunità legate alla bioeconomia. “Il bilancio è molto positivo”, ha dichiarato Bonaccorso, “abbiamo avuto un’ampia partecipazione internazionale, con grandi aziende come le americane IFF e Origin Materials, e le europee UPM e Metza Spring.”Tra i temi principali, la necessità di creare un quadro regolatorio stabile per favorire investimenti e progetti legati alla bioeconomia. Il settore rappresenta un pilastro fondamentale per la transizione ecologica e il Green Deal europeo, ma servono politiche chiare e incentivanti per supportare la realizzazione concreta di impianti e progetti.Bioeconomia e Politiche Regolatorie all’IFIB: L’Urgenza di AgireBonaccorso ha sottolineato l’importanza di creare le condizioni per lo sviluppo della bioeconomia, con l’industria e la ricerca già pronte a dare il loro contributo. Tuttavia, rimane il problema delle politiche regolatorie, che faticano a tenere il passo con l’innovazione. “Non c’è più tempo da perdere”, ha affermato, “l’industria è pronta, la ricerca è pronta, ma il ritardo nell’attuazione delle politiche favorevoli è ormai imbarazzante.”Un segnale positivo arriva dalla presenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che secondo Bonaccorso potrebbe rappresentare un presupposto per un futuro più solido, con il governo italiano finalmente coinvolto in modo attivo nello sviluppo del settore.Il Ruolo dell’IFIB nella Comunicazione della BioeconomiaUn altro tema cruciale emerso durante il forum è il ruolo della comunicazione. Bonaccorso ha evidenziato come sia fondamentale migliorare la divulgazione scientifica legata alla bioeconomia per aumentare la consapevolezza pubblica. “Per decarbonizzare e defossilizzare, abbiamo bisogno del supporto dell’opinione pubblica,” ha dichiarato. La bioeconomia non riguarda solo la creazione di nuovi posti di lavoro, ma implica anche un cambiamento radicale nel modo in cui interagiamo con l’ambiente, un tema che deve essere compreso e sostenuto dalla società.Il coinvolgimento dei media e dei professionisti della comunicazione è quindi essenziale per evitare fraintendimenti e diffondere messaggi corretti e accessibili a tutti. Solo così si potrà costruire una narrativa efficace e coerente sulla bioeconomia.Startup Italiane e Innovazione: Caffè e Pomodori Come Esempi di SostenibilitàDurante l’IFIB, alcune startup italiane hanno presentato progetti innovativi che dimostrano come la bioeconomia possa trasformare scarti agricoli in risorse preziose. Mario Bonaccorso ha citato esempi legati all’uso dei fondi di caffè e degli scarti di pomodori per creare materiali biotecnologici, mostrando come la bioeconomia circolare utilizzi residui e sottoprodotti per generare valore.“L’Italia è un terreno fertile per l’innovazione bioeconomica”, ha affermato Bonaccorso. Attraverso iniziative come Bail Invest It e la collaborazione con attori internazionali come l’European Circle of Bail Economy Fund e la Banca Europea per gli Investimenti, il paese sta cercando di creare un ambiente favorevole alla crescita di nuove imprese biotecnologiche.Scale-Up e Sostegno alle Startup: Le Prossime SfideNonostante il potenziale, Bonaccorso ha evidenziato la necessità di un maggiore sostegno per consentire alle startup di fare il salto di qualità. “Dobbiamo creare le condizioni per il trasferimento tecnologico e facilitare la crescita delle startup,” ha spiegato. Questo richiede non solo investimenti, ma anche la creazione di un mercato favorevole ai nuovi prodotti bioeconomici, affinché la ricerca non rimanga solo a livello sperimentale.ConclusioniL’IFIB 2024 ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra industria, ricerca e istituzioni, evidenziando le sfide e le opportunità della bioeconomia circolare. Con un settore pronto a crescere, l’Italia si trova in una posizione strategica per diventare leader in questo campo, ma serve un supporto politico più deciso per facilitare l’implementazione di impianti e progetti concreti.
    7 min
  • Dall'IFIB di Bologna : intervista a Silvia Buzzi - Il vino di Caviro: la più grande cantina d’Italia
    L’economia circolare è un tema sempre più centrale nel contesto della sostenibilità, e un esempio eccellente di questo modello è l’azienda Caviro, una cooperativa che opera nel settore vitivinicolo con un processo integrato che valorizza ogni aspetto della produzione. In un’intervista per Cod23 Radio, l’ingegner Silvia Buzzi ha illustrato come Caviro rappresenti un punto di riferimento per la bioeconomia circolare e l’innovazione sostenibile in Italia.Caviro è una cooperativa di secondo grado che rappresenta 11.100 soci viticoltori distribuiti in sette regioni d’Italia, raccogliendo circa il 9% dell’uva prodotta nel Paese. Questa base sociale estesa permette all’azienda di definirsi “la più grande cantina d’Italia”. Oltre alla produzione di vino, Caviro si distingue per un approccio che abbraccia l’intera filiera produttiva, massimizzando il valore non solo dell’uva, ma anche dei sottoprodotti della vinificazione.Tra i marchi più noti della cooperativa figurano brand come Tavernello e Castellino, ma Caviro produce anche vini di pregio, come gli Amaroni della Valpolicella, rappresentando diverse regioni vinicole italiane. Tuttavia, ciò che rende Caviro unica è la sua capacità di trasformare i sottoprodotti del processo di vinificazione in risorse preziose, come alcoli, acido tartarico, polifenoli e bioetanolo. Questi prodotti trovano impiego in vari settori, dall’industria alimentare e cosmetica a quella farmaceutica e chimica.Il vino nell’Economia Circolare CompletaUno degli aspetti più innovativi del modello di Caviro è la produzione di biometano, fertilizzanti naturali e energia rinnovabile. Attraverso impianti di compostaggio all’avanguardia, l’azienda riesce a restituire alla terra la sostanza organica raccolta durante il ciclo di produzione. “Dal vigneto alla vigna,” come ha spiegato Buzi, Caviro chiude il cerchio dell’economia circolare, generando non solo profitto, ma anche un impatto ambientale positivo.L’azienda gestisce 600.000 tonnellate di scarti all’anno, trasformandoli in nuovi prodotti e dimostrando come la bioeconomia circolare possa rappresentare un’opportunità di crescita e innovazione, senza compromettere le risorse naturali.Sfide e Opportunità del Modello Circolare del vinoQuando si parla di innovazione e sostenibilità, Buzi ha sottolineato l’importanza della base sociale all’interno del mondo cooperativo. Caviro ha convinto i propri soci dell’efficacia del modello circolare attraverso il profitto. Non solo i soci beneficiano direttamente dei guadagni, ma parte del profitto viene continuamente reinvestito in nuovi processi e tecnologie per mantenere l’azienda competitiva in un mercato in rapida evoluzione.Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli. Buzi ha evidenziato le difficoltà legate alla burocrazia italiana ed europea, spesso eccessivamente frammentata e complessa. “La caoticità delle norme e la non chiarezza creano situazioni di non corretta competitività,” ha spiegato. Nonostante questo, Caviro continua a innovare e a crescere, puntando su trasparenza e affidabilità per rafforzare la propria posizione di leadership.Tecnologia e Innovazione: L’Italia come Fucina di IdeeParlando di tecnologia, Buzi ha espresso grande fiducia nella capacità dell’Italia di guidare l’innovazione. “L’Italia è una fucina di grandi innovatori,” ha detto, riconoscendo il ruolo chiave che la tecnologia gioca nel mantenere l’azienda competitiva. L’innovazione, però, deve essere accompagnata dalla velocità di esecuzione per evitare di perdere terreno rispetto ai competitor internazionali.Il vero vantaggio competitivo, secondo Buzi, sta nell’essere i primi a implementare nuove tecnologie, ma ciò richiede istituzioni forti e un sistema regolatorio che favorisca il progresso rapido.Finanza e Sostenibilità: Un Rapporto VincenteUn altro aspetto cruciale per il successo di Caviro è il rapporto con il mondo della finanza verde. Grazie al suo elevato rating di sostenibilità, Caviro è riuscita ad attirare investimenti significativi. “Se si hanno bilanci in regola e obiettivi chiari, la finanza arriva,” ha affermato Buzi, sottolineando come una governance forte e una visione lungimirante siano fondamentali per ottenere supporto finanziario.Concludendo l’intervista, Buzi ha espresso un messaggio di ottimismo, rivolto soprattutto ai giovani. In un mondo segnato da crisi globali come la pandemia e i conflitti internazionali, è essenziale che le imprese italiane fungano da modello per le nuove generazioni, dimostrando che è possibile crescere e innovare in modo sostenibile. “Le aziende che funzionano devono essere guide positive per i giovani,” ha dichiarato Buzi, sottolineando l’importanza di trasmettere speranza e fiducia nel futuro.
    12 min
  • Dall'IFIB di Bologna : intervista a Elena Sgaravatti - Bologna diventa capitale della bioeconomia
    Bioeconomia circolare: pilastro della transizione ecologicaDal 3 al 4 ottobre, Bologna si trasformerà nella capitale mondiale della bioeconomia, ospitando il prestigioso Forum Internazionale IFIB 2024. L’evento, organizzato dal cluster italiano Spring, diretto da Mario Bonaccorso, vedrà riuniti i principali attori della bioeconomia circolare, un settore fondamentale per la transizione ecologica e il futuro industriale dell’Europa. Bonaccorso ha sottolineato l’importanza strategica dell’evento e il ruolo chiave della bioeconomia nel contesto delle sfide globali legate alla sostenibilità.La bioeconomia circolare, che comprende settori come la chimica bio-based e l’innovazione agroalimentare, si pone come uno degli elementi portanti del Green Deal europeo. Bonaccorso ha evidenziato come l’Unione Europea, con la sua comunicazione “Building the Future with Nature Biotechnology Biomanufacturing in the European Union”, abbia riconosciuto il ruolo cruciale delle biotecnologie e della produzione biologica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità. Il direttore di Spring ha ribadito che investire nella bioeconomia non solo favorisce l’innovazione, ma rafforza anche la competitività delle imprese europee, consentendo loro di competere con giganti come Stati Uniti e Cina.IFIB porta innovazione e competitivitàL’evento di Bologna si inserisce in un percorso già avviato da anni in Italia, con precedenti edizioni tenute a Bari, Firenze e altre città. Bonaccorso ha sottolineato come la scelta di Bologna non sia casuale: la regione Emilia-Romagna è infatti un territorio con una forte vocazione agroalimentare, un settore che sarà al centro del forum. Tra i protagonisti dell’evento, realtà innovative come Caviro e startup come Toma, Pente e Coffee From, che hanno sviluppato nuovi prodotti utilizzando sottoprodotti agricoli. Questo approccio rappresenta un esempio concreto di come la bioeconomia circolare possa trasformare rifiuti in risorse, generando valore economico e riducendo l’impatto ambientale.Il ruolo dell’Europa e la necessità di una strategia unitariaNonostante l’importanza riconosciuta alla bioeconomia, Bonaccorso ha espresso preoccupazione per la mancanza di una chiara menzione del termine nel recente rapporto sulla competitività stilato da Mario Draghi. L’assenza di riferimenti alla chimica bio-based, ha spiegato, potrebbe essere un segnale negativo, soprattutto in un momento in cui l’Europa deve affrontare una competizione globale sempre più agguerrita. Per garantire la leadership europea in questo settore, è fondamentale creare un quadro normativo stabile e incentivare il trasferimento tecnologico e la scalabilità delle innovazioni.Una sfida culturale: il cambiamento degli stili di vitaL’intervista ha toccato anche il tema del cambiamento culturale necessario per sostenere la transizione verso un’economia più sostenibile. “Ogni rivoluzione industriale è accompagnata da una rivoluzione culturale”, ha dichiarato Bonaccorso, aggiungendo che è cruciale iniziare a pensare come europei per affrontare le sfide globali. L’Unione Europea, con il suo ampio mercato, ha tutte le carte in regola per guidare la transizione ecologica, ma è necessario un allineamento delle politiche nazionali e un forte impegno a livello comunitario.Innovazione nel settore alimentare e sostenibilitàUno degli aspetti centrali del Forum sarà la bioeconomia applicata al settore agroalimentare. Bonaccorso ha evidenziato come molte aziende italiane stiano già utilizzando sottoprodotti alimentari per creare nuovi materiali e prodotti sostenibili. Un esempio è l’uso dei residui del pomodoro e del caffè per sviluppare soluzioni innovative, che saranno presentate durante il forum. Questa capacità di trasformare scarti in risorse rappresenta uno dei pilastri della bioeconomia circolare, con un potenziale enorme per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza delle filiere produttive.IFIB e competizione internazionale e leadership europeaLa bioeconomia è al centro di una competizione globale sempre più intensa. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden ha lanciato un piano ambizioso per il biotech e la biomanufacturing, con ingenti investimenti per attrarre impianti produttivi. L’Europa, pur avendo una leadership consolidata nelle biotecnologie, rischia di perdere terreno se non si adottano misure adeguate per sostenere e incentivare lo sviluppo di impianti industriali innovativi. Bonaccorso ha lanciato un appello affinché le istituzioni europee mantengano alta l’attenzione su questo settore strategico, evitando di lasciare spazio ai concorrenti internazionali.Il Forum IFIB 2024 di Bologna rappresenta un’opportunità unica per discutere delle sfide e delle opportunità offerte dalla bioeconomia circolare. L’Italia, con la sua tradizione agroalimentare e il suo spirito innovativo, può giocare un ruolo di primo piano in questo processo. Tuttavia, per vincere la sfida globale della sostenibilità, è necessario un cambiamento culturale profondo, che coinvolga imprese, istituzioni e cittadini. Solo attraverso una strategia unitaria e una visione comune a livello europeo sarà possibile guidare la transizione ecologica e garantire un futuro sostenibile per le prossime generazioni.
    13 min
  • Dall'IFIB di Bologna, intervista a Josko Bobanovic - Le sfide per le Startup Biotech Italiane
    Durante l’evento IFIB di Bologna dedicato alla bioeconomia, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Josko Bobanovic, partner di Sofinnova Partners, un importante fondo di venture capital specializzato in investimenti nel settore biotech. Sofinnova, da anni, supporta startup innovative in diversi ambiti tecnologici, con un focus particolare sulla sostenibilità e le tecnologie ambientali. Bobanovic ha condiviso la sua visione sul mercato italiano e le sfide che le startup devono affrontare per emergere a livello internazionale.La Situazione del Mercato Biotech in ItaliaBobanovic ha evidenziato che, sebbene l’Italia sia una fucina di piccole startup innovative, esiste un problema di sviluppo e crescita. “Le startup italiane, soprattutto quelle nell’ambito biotech, impiegano troppo tempo per svilupparsi e spesso mancano di fondi sufficienti per accelerare i loro processi di crescita”, ha affermato.Un altro aspetto critico, secondo Bobanovic, è legato alla mentalità aziendale italiana. Molte imprese sono fortemente influenzate dal modello familiare, che predilige una crescita limitata e meno ambiziosa. Questo, a suo avviso, limita il potenziale di molte startup italiane. “Per attrarre investimenti da venture capital, è necessario puntare a una crescita ambiziosa, spesso con una visione globale”, ha sottolineato.Il Ruolo del Venture Capital e la Mentalità VincenteL’approccio di Sofinnova Partners è quello tipico del venture capital: investire in numerose società sapendo che solo alcune avranno successo, ma che quelle che riescono devono generare ritorni sufficienti per compensare gli investimenti nelle altre. “Dobbiamo incoraggiare le startup ad avere ambizioni globali sin dal primo giorno”, ha ribadito Bobanovic, sottolineando l’importanza di una mentalità orientata al successo su mercati internazionali.La Bioeconomia e il Cambiamento ClimaticoDurante l’intervista, Bobanovic ha anche affrontato il tema della bioeconomia, settore in continua evoluzione che offre opportunità significative in termini di sostenibilità e lotta al cambiamento climatico. “Oggi vediamo gli effetti del cambiamento climatico ogni giorno”, ha detto, “dobbiamo agire subito, cambiando i processi industriali e agricoli per ridurre le emissioni di gas nocivi”.La bioeconomia, secondo Bobanovic, può contribuire a questo obiettivo grazie all’introduzione di tecnologie industriali innovative. Tuttavia, lo sviluppo di queste soluzioni richiede tempo, e per questo è cruciale agire adesso per garantire risultati nel lungo termine.Regolamentazione Europea: Un Ostacolo o un Vantaggio?Un altro punto discusso è stato il ruolo della regolamentazione europea nel facilitare o ostacolare gli investimenti nel settore biotech. Secondo Bobanovic, la regolamentazione può avere sia aspetti positivi che negativi. Da un lato, norme rigide offrono ai consumatori la garanzia che i prodotti approvati siano sicuri e di alta qualità. Dall’altro, il processo di approvazione è spesso lungo e complesso, rallentando l’introduzione di nuove tecnologie sul mercato.Inoltre, ha sottolineato come in Europa ci sia ancora una certa resistenza verso le tecnologie di modificazione genetica, paragonandola alla diffidenza verso l’elettricità che esisteva 150 anni fa. Questo freno culturale rallenta l’adozione di innovazioni che potrebbero avere un impatto significativo sulla bioeconomia.Materie Prime e Riciclo: Opportunità SottoutilizzateBobanovic ha anche evidenziato come la disponibilità di materie prime, come i prodotti agricoli e i sottoprodotti, non sia un problema per l’Europa. “Abbiamo abbondanza di zucchero, e ci sono ampie possibilità di riciclare i sottoprodotti agricoli, ma oggi non c’è ancora un vero market pull che spinga verso l’adozione di soluzioni innovative”, ha osservato.Quali Paesi Europei Investono di Più?Parlando di legislazione e investimenti, Bobanovic ha menzionato paesi come Francia, Paesi Bassi, Danimarca e Belgio, che stanno facendo passi avanti significativi nel promuovere il settore della bioeconomia e delle biotecnologie. L’Italia, sebbene forte nel campo delle tecnologie ecologiche e del riciclo, investe meno rispetto ad altri Paesi nel campo della biotech industriale.L’intervista con Josko Bobanovic mette in luce le sfide e le opportunità per le startup italiane nel settore biotech. Mentre l’Italia vanta un ecosistema di startup innovative, la mancanza di ambizione internazionale e di fondi rappresenta un freno significativo. Per competere a livello globale, è necessario un cambio di mentalità, insieme a un maggiore supporto da parte delle istituzioni e degli investitori. La bioeconomia, con il suo potenziale per contrastare il cambiamento climatico, rappresenta una strada promettente, ma richiede impegno e investimenti a lungo termine.
    8 min
  • Dall'IFIB di Bologna, intervista a Morena Diazzi - L’Emilia-Romagna punta alla crescita tramite la bioeconomia
    Durante il Forum sulle Biotecnologie a Bologna, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare la Dott.ssa Morena Diazzi, Direttrice Generale della Regione Emilia-Romagna per la conoscenza, la ricerca, il lavoro e le imprese. In questa occasione, ha evidenziato il ruolo cruciale della bioeconomia nello sviluppo sostenibile e l’importanza della collaborazione tra pubblico, privato e mondo accademico.L’impegno dell’Emilia-Romagna nella bioeconomiaLa Dott.ssa Diazzi ha sottolineato come la bioeconomia rappresenti uno dei pilastri fondamentali per il futuro sostenibile della Regione. Con circa 14.000 imprese coinvolte e 7.000 progetti già finanziati, la Regione si conferma un polo di eccellenza a livello europeo. La bioeconomia include settori strategici come l’agricoltura, l’energia green e l’economia circolare, con un forte impatto su vari ambiti, dalla cosmesi alla farmaceutica, fino al packaging sostenibile.La Regione ha messo in atto politiche concrete per sostenere questo settore, con l’obiettivo di connettere le risorse naturali con le innovazioni tecnologiche. Tra i progetti di punta, spiccano le iniziative legate al biometano e alla valorizzazione delle risorse marine, che mirano a produrre energie sostenibili.La ricerca e l’innovazione al centroUn altro aspetto centrale del discorso della Dott.ssa Diazzi è stato il ruolo chiave della ricerca e dell’innovazione. Emilia-Romagna ha raggiunto il 2,4% del PIL regionale investito in ricerca, un risultato che la pone al primo posto in Italia. Le collaborazioni tra università, laboratori e imprese sono fondamentali per sviluppare soluzioni innovative. Il focus regionale non è solo sulle grandi aziende, ma anche sui piccoli coltivatori e sulle startup, grazie a una forte sinergia tra i diversi attori del settore.In particolare, la Regione ha approvato la Legge 2 del 2023 per attrarre talenti e sostenere la formazione avanzata, con finanziamenti dedicati a dottorati di ricerca nel settore della bioeconomia.La sfida della sostenibilità e il ruolo dell’EuropaSecondo la Dott.ssa Diazzi, uno dei problemi principali che l’Europa deve affrontare è la frammentazione delle attività di ricerca e impresa. A questo proposito, ha evidenziato la necessità di una maggiore connessione tra i vari paesi e settori per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.L’Emilia-Romagna sta attivamente partecipando al programma europeo STEP, che mira a sviluppare tecnologie nel campo delle deep tech, clean tech e biotecnologie. Con un budget regionale di 65 milioni di euro, la Regione punta a finanziare sia attività di ricerca sia investimenti industriali, coinvolgendo anche le grandi imprese.Economia circolare e innovazione agricolaIl settore agricolo, da sempre fondamentale per l’Emilia-Romagna, sta vivendo una vera e propria trasformazione grazie all’adozione di pratiche di economia circolare. Le imprese agricole e quelle della trasformazione stanno collaborando per ridurre gli scarti e rendere i processi più sostenibili, utilizzando materie prime naturali e tecnologie avanzate.La Dott.ssa Diazzi ha sottolineato anche l’importanza della cooperazione tra grandi e piccole imprese agricole, evidenziando come l’Unione Europea stia promuovendo politiche di sostegno per questi settori. I giovani imprenditori, sempre più orientati alla sostenibilità, trovano in questo contesto un terreno fertile per sviluppare nuove attività.Il futuro della bioeconomia e le sfide globaliInfine, la Dott.ssa Diazzi ha espresso preoccupazione per il Green Deal europeo e i suoi possibili ridimensionamenti, sottolineando la necessità di una finanza eccezionale e di tecnologie pronte per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità. La regione Emilia-Romagna sta lavorando su soluzioni innovative come l’idrogeno, ma i costi ancora elevati rappresentano una sfida.
    19 min
  • Bioeconomia circolare: pilastro della transizione ecologica
    Dal 3 al 4 ottobre, Bologna si trasformerà nella capitale mondiale della bioeconomia, ospitando il prestigioso Forum Internazionale IFIB 2024. L’evento, organizzato dal cluster italiano Spring, diretto da Mario Bonaccorso, vedrà riuniti i principali attori della bioeconomia circolare, un settore fondamentale per la transizione ecologica e il futuro industriale dell’Europa. Bonaccorso ha sottolineato l’importanza strategica dell’evento e il ruolo chiave della bioeconomia nel contesto delle sfide globali legate alla sostenibilità.La bioeconomia circolare, che comprende settori come la chimica bio-based e l’innovazione agroalimentare, si pone come uno degli elementi portanti del Green Deal europeo. Bonaccorso ha evidenziato come l’Unione Europea, con la sua comunicazione “Building the Future with Nature Biotechnology Biomanufacturing in the European Union”, abbia riconosciuto il ruolo cruciale delle biotecnologie e della produzione biologica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità. Il direttore di Spring ha ribadito che investire nella bioeconomia non solo favorisce l’innovazione, ma rafforza anche la competitività delle imprese europee, consentendo loro di competere con giganti come Stati Uniti e Cina.IFIB porta innovazione e competitivitàL’evento di Bologna si inserisce in un percorso già avviato da anni in Italia, con precedenti edizioni tenute a Bari, Firenze e altre città. Bonaccorso ha sottolineato come la scelta di Bologna non sia casuale: la regione Emilia-Romagna è infatti un territorio con una forte vocazione agroalimentare, un settore che sarà al centro del forum. Tra i protagonisti dell’evento, realtà innovative come Caviro e startup come Toma, Pente e Coffee From, che hanno sviluppato nuovi prodotti utilizzando sottoprodotti agricoli. Questo approccio rappresenta un esempio concreto di come la bioeconomia circolare possa trasformare rifiuti in risorse, generando valore economico e riducendo l’impatto ambientale.Il ruolo dell’Europa e la necessità di una strategia unitariaNonostante l’importanza riconosciuta alla bioeconomia, Bonaccorso ha espresso preoccupazione per la mancanza di una chiara menzione del termine nel recente rapporto sulla competitività stilato da Mario Draghi. L’assenza di riferimenti alla chimica bio-based, ha spiegato, potrebbe essere un segnale negativo, soprattutto in un momento in cui l’Europa deve affrontare una competizione globale sempre più agguerrita. Per garantire la leadership europea in questo settore, è fondamentale creare un quadro normativo stabile e incentivare il trasferimento tecnologico e la scalabilità delle innovazioni.Una sfida culturale: il cambiamento degli stili di vitaL’intervista ha toccato anche il tema del cambiamento culturale necessario per sostenere la transizione verso un’economia più sostenibile. “Ogni rivoluzione industriale è accompagnata da una rivoluzione culturale”, ha dichiarato Bonaccorso, aggiungendo che è cruciale iniziare a pensare come europei per affrontare le sfide globali. L’Unione Europea, con il suo ampio mercato, ha tutte le carte in regola per guidare la transizione ecologica, ma è necessario un allineamento delle politiche nazionali e un forte impegno a livello comunitario.Innovazione nel settore alimentare e sostenibilitàUno degli aspetti centrali del Forum sarà la bioeconomia applicata al settore agroalimentare. Bonaccorso ha evidenziato come molte aziende italiane stiano già utilizzando sottoprodotti alimentari per creare nuovi materiali e prodotti sostenibili. Un esempio è l’uso dei residui del pomodoro e del caffè per sviluppare soluzioni innovative, che saranno presentate durante il forum. Questa capacità di trasformare scarti in risorse rappresenta uno dei pilastri della bioeconomia circolare, con un potenziale enorme per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza delle filiere produttive.IFIB e competizione internazionale e leadership europeaLa bioeconomia è al centro di una competizione globale sempre più intensa. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden ha lanciato un piano ambizioso per il biotech e la biomanufacturing, con ingenti investimenti per attrarre impianti produttivi. L’Europa, pur avendo una leadership consolidata nelle biotecnologie, rischia di perdere terreno se non si adottano misure adeguate per sostenere e incentivare lo sviluppo di impianti industriali innovativi. Bonaccorso ha lanciato un appello affinché le istituzioni europee mantengano alta l’attenzione su questo settore strategico, evitando di lasciare spazio ai concorrenti internazionali.Il Forum IFIB 2024 di Bologna rappresenta un’opportunità unica per discutere delle sfide e delle opportunità offerte dalla bioeconomia circolare. L’Italia, con la sua tradizione agroalimentare e il suo spirito innovativo, può giocare un ruolo di primo piano in questo processo. Tuttavia, per vincere la sfida globale della sostenibilità, è necessario un cambiamento culturale profondo, che coinvolga imprese, istituzioni e cittadini. Solo attraverso una strategia unitaria e una visione comune a livello europeo sarà possibile guidare la transizione ecologica e garantire un futuro sostenibile per le prossime generazioni.

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  • Agricoltura Simbiotica: un futuro sostenibile per il suolo e la salute
    Durante l’evento Terra Madre, organizzato da Slow Food a Torino, abbiamo incontrato Sergio Capaldo, presidente de La Granda e del Consorzio Agricoltura Simbiotica. In questa intervista, Capaldo ci illustra il concetto rivoluzionario dell’agricoltura simbiotica, un approccio che mira a rigenerare il suolo e a produrre alimenti più sani e nutrienti.Cos’è l’Agricoltura Simbiotica?L’agricoltura simbiotica si basa su un principio fondamentale: favorire la simbiosi tra le radici delle piante e i microrganismi presenti nel suolo, in particolare i funghi micorrizici. Questi funghi si connettono alle radici delle piante, facilitando l’assorbimento di nutrienti che la pianta da sola non riuscirebbe a ottenere. In cambio, la pianta fornisce al fungo zuccheri prodotti attraverso la fotosintesi.Capaldo spiega come questa interazione sia essenziale per la salute delle piante e, di conseguenza, per la qualità degli alimenti che consumiamo. “La biodiversità del suolo è fondamentale. Solo restituendo vita ai microrganismi naturali possiamo ottenere prodotti più nutrienti e saporiti”, afferma Capaldo. Questo approccio non richiede l’uso di prodotti chimici sintetici, ma si basa su biostimolanti naturali che migliorano la qualità dei foraggi e delle colture.Il Legame tra Suolo e Salute UmanaL’agricoltura simbiotica non riguarda solo il miglioramento del suolo, ma ha anche effetti diretti sulla salute umana. Capaldo sottolinea come l’intestino umano, definito “il secondo cervello”, giochi un ruolo fondamentale nel benessere complessivo del corpo. “Se il nostro microbiota intestinale non riconosce ciò che mangiamo, il nostro organismo ne soffre”, spiega. La connessione tra alimentazione e salute mentale è sempre più evidente, con studi che dimostrano come la qualità del cibo possa influire su condizioni come la depressione, legata alla mancanza di serotonina.Capaldo insiste sulla necessità di rivedere le tecniche agronomiche moderne, spesso dannose per il suolo e per l’equilibrio ecologico. “Dobbiamo ridurre al minimo la lavorazione del suolo e utilizzare biostimolanti naturali, perché tutto ciò ha un impatto diretto sulla qualità degli alimenti che produciamo e consumiamo”.Sostenibilità Ambientale ed EconomicaUn aspetto cruciale dell’agricoltura simbiotica è la sua sostenibilità economica. Capaldo evidenzia come questo modello agricolo non solo migliori la qualità del suolo e dei prodotti, ma possa anche essere economicamente vantaggioso. “Non possiamo pensare che il futuro dell’agricoltura risieda solo in piccole nicchie”, sostiene. L’Italia, con la sua ricca biodiversità, ha l’opportunità di distinguersi a livello globale, promuovendo prodotti agricoli unici e certificati.Capaldo ha collaborato con istituzioni scientifiche come il CNR di Pisa e l’Orto Botanico di Torino per dimostrare come l’uso di biostimolanti naturali possa aumentare i valori nutrizionali delle colture. Dalle zucchine ai pomodori, fino alla carne di vitello, i risultati sono stati sorprendenti: una maggiore resa, una migliore qualità proteica e un sapore superiore.Il Ruolo dell’Allevamento e il Benessere AnimaleIl progetto di Capaldo include anche un’attenzione particolare all’allevamento. La Granda, con le sue razze autoctone come la Piemontese, segue un modello che promuove la qualità dei foraggi e il benessere degli animali. “Abbiamo eliminato l’uso di OGM, bicarbonati e integratori artificiali, concentrandoci su cereali e foraggi di alta qualità”, spiega. Questo approccio ha portato a un miglioramento della salute e della longevità degli animali, tanto che La Granda è antibiotico-free da oltre 16 anni.Un Nuovo Modello di Agricoltura per il FuturoL’intervista si conclude con un messaggio chiaro: il futuro dell’agricoltura passa attraverso la riscoperta di tecniche antiche e l’uso intelligente delle risorse naturali. “Non dobbiamo stupire con l’innovazione a tutti i costi, ma piuttosto tornare alla semplicità e alla qualità”, conclude Capaldo. La simbiosi tra suolo, piante e animali non solo migliora la qualità degli alimenti, ma contribuisce anche a una maggiore sostenibilità ambientale ed economica.L’agricoltura simbiotica rappresenta una visione olistica e sostenibile per il futuro del nostro pianeta. Mettendo al centro la salute del suolo e promuovendo un legame più profondo tra agricoltura e salute umana, questo approccio offre una soluzione concreta alle sfide ambientali ed economiche del nostro tempo.

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  • Teo Musso: il padre della Birra Artigianale Italiana
    Nel cuore di Terra Madre – Salone del Gusto, Teo Musso, fondatore del birrificio Baladin, riflette sulla sua straordinaria carriera, iniziata nel 1996, che lo ha reso uno dei pionieri della birra artigianale in Italia. Riconosciuto come il “padre” di questo movimento, Musso racconta con orgoglio l’evoluzione della sua visione, che ha portato la birra nel mondo della ristorazione, introducendo una nuova dimensione sensoriale e culturale.Le Origini di una RivoluzioneMusso ricorda i primi passi nel 1986, quando, sfidando la tradizione vinicola delle Langhe, aprì un locale dedicato alla birra e alla musica, che ottenne un grande successo. Dieci anni dopo, diede vita a quella che sarebbe diventata una vera rivoluzione nella birra artigianale italiana. Il suo intento non era solo produrre birra, ma creare un modello d’impresa nuovo e sostenibile, capace di trasformare il territorio e di coinvolgere attivamente la comunità.Nonostante le apparenti differenze, Musso sottolinea come il vino abbia avuto un ruolo fondamentale nella nascita della birra artigianale in Italia. La rivoluzione del vino negli anni ’80, con l’attenzione verso la qualità e l’esperienza sensoriale, ha aperto la strada anche alla birra artigianale, che è stata inizialmente commercializzata proprio nelle enoteche. “Senza il vino, non avremmo mai fatto quello che abbiamo fatto,” dichiara Musso.Innovazione Continua: Bicchieri, Lattine e Birre 100% ItalianeTra le numerose innovazioni introdotte da Baladin, spiccano il bicchiere da degustazione universale e la prima lattina di birra artigianale italiana. Ma una delle creazioni più significative è stata Nazionale, la prima birra 100% italiana, prodotta con soli ingredienti locali. Questo progetto ha segnato un importante traguardo nel legame tra birra e territorio, puntando sulla filiera corta e sull’autosufficienza produttiva.Oggi, Baladin coltiva oltre 350 ettari di terreno per produrre il 95% delle materie prime necessarie, rendendola una delle poche aziende in Europa a operare in questo modo.La Birra Open Source: Collaborazione e CondivisioneUn altro momento di svolta nella carriera di Teo Musso è stata la creazione di Open Baladin, una birra open source. L’idea era quella di promuovere la collaborazione tra birrai, offrendo la ricetta a disposizione di tutti. Questo progetto ha avuto una vasta risonanza mediatica, tanto che la rivista Wired ha dedicato ampio spazio all’iniziativa.Uno degli obiettivi principali di Musso è la sostenibilità. Con il nuovo “birrificio del futuro”, costruito senza utilizzo di nuovo cemento e alimentato da fonti rinnovabili, Baladin punta a diventare un modello di ecosostenibilità. Questo birrificio utilizza energia fotovoltaica e sfrutta il calore in eccesso per riscaldare le strutture adiacenti. Inoltre, grazie all’ampliamento dell’impianto di biodepurazione, Baladin prevede di restituire oltre 40 milioni di litri d’acqua alle falde superficiali, contribuendo all’irrigazione agricola.Progetti Futuri e Responsabilità SocialeNon solo birra. Musso ha avviato numerosi progetti a sfondo sociale, tra cui laboratori di panificazione nelle carceri e una scuola di musica per persone con disabilità. Per lui, fare birra non è solo un business, ma un modo per fare del bene. “Quando produciamo qualcosa che entra nel corpo delle persone, dobbiamo farlo con grande responsabilità, per farli stare bene,” afferma Musso, sottolineando la profonda connessione tra produzione, territorio e benessere sociale.Teo Musso continua a innovare e a ispirare, spinto da una passione autentica e dalla volontà di creare un modello imprenditoriale che sia sostenibile e che promuova la condivisione. Baladin non è solo un birrificio, ma un simbolo di come la birra possa essere un veicolo di cambiamento culturale, gastronomico e sociale. Con progetti ambiziosi come il recupero dell’acqua pre-industriale e la produzione sostenibile, il futuro della birra artigianale italiana sembra essere in ottime mani.

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