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  • Il Biologico Italiano cresce: innovazione e strategie per il futuro
    L’Italia si conferma tra i paesi leader nel settore dell’agricoltura biologica. Durante la Festa del Bio organizzata da FederBio, il Sottosegretario per l’Agricoltura, la Sovranità Alimentare e le Foreste, Luigi D’Eramo, ha fatto il punto sulla crescita del settore e sulle strategie per il futuro. Il biologico italiano sta vivendo una fase di espansione significativa. Attualmente, circa il 20% delle superfici agricole è destinato alla coltivazione biologica, avvicinandosi all’obiettivo del 25% entro il 2030 fissato dall’Unione Europea. Anche i dati di mercato sono incoraggianti: i consumi interni hanno registrato un incremento del 5,7%, mentre l’export ha segnato un aumento del 7%. Questi numeri dimostrano che il biologico non è solo una scelta etica e ambientale, ma anche una reale opportunità economica.

    Uno dei progetti chiave del Ministero dell’Agricoltura è la creazione di un marchio ufficiale per il biologico italiano. Dopo aver raccolto oltre 300 proposte, la commissione ha selezionato il logo che rappresenterà e tutelerà i prodotti bio italiani. Il lancio ufficiale è previsto entro la fine dell’anno, probabilmente tra luglio e settembre.Il marchio avrà una duplice funzione:
    • Promozione del biologico italiano a livello nazionale e internazionale.
    • Garanzia di qualità e tracciabilità per i consumatori.
    Il Sottosegretario D’Eramo ha evidenziato l’importanza di un piano di sviluppo per le aree montane e interne, territori cruciali per l’equilibrio ambientale e sociale del Paese. L’obiettivo è costruire un modello di azione integrata che coinvolga agricoltura, turismo, infrastrutture e servizi. Questi territori possiedono un grande potenziale in termini di biodiversità, paesaggio e cultura enogastronomica. Tuttavia, senza un adeguato sostegno, rischiano di subire uno spopolamento progressivo.

    I Distretti Biologici rappresentano uno strumento chiave per valorizzare la coltivazione bio e incentivare la collaborazione tra aziende agricole, associazioni di categoria e istituzioni locali. Questo approccio permette di:
    • Creare filiere produttive sostenibili.
    • Rafforzare le economie locali.
    • Favorire la cooperazione tra agricoltura, turismo e commercio.
    Il biologico italiano sta dimostrando di essere un settore strategico per l’economia e la sostenibilità del Paese. L’impegno del governo nel promuovere un marchio nazionale, incentivare le aree interne e sviluppare distretti biologici segna un passo importante verso un futuro più sostenibile e competitivo per l’agricoltura italiana.
    8 min
  • Un nuovo sistema alimentare contro lo “sconquasso ambientale”
    Nel cuore della crisi climatica globale, il sistema alimentare gioca un ruolo cruciale. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ci guida attraverso una riflessione profonda su come il sistema alimentare sia il principale responsabile dell’inquinamento, ma anche la chiave per un cambiamento sostenibile.
    Petrini sottolinea come il settore agroalimentare sia responsabile del 37% delle emissioni globali di CO2, superando di gran lunga il settore dei trasporti, che incide solo per il 17%. Questo dato allarmante impone una riflessione urgente su modelli produttivi diversi e su un sistema alimentare sostenibile.Inoltre, lo spreco alimentare ha raggiunto livelli intollerabili un terzo del cibo prodotto viene sprecato. Questo spreco comporta un uso massiccio di risorse come acqua e terra, aggravando ulteriormente l’emergenza ambientale.
    Per Petrini, il cambiamento deve partire da due fronti: i produttori e i consumatori. Gli agricoltori devono adottare pratiche agricole meno impattanti, mentre i cittadini devono scegliere consapevolmente prodotti che rispettino l’ambiente e la biodiversità, contribuendo a un sistema alimentare sostenibile.Orientarsi verso un sistema alimentare sostenibile significa ridurre il consumo di carne, privilegiare prodotti locali e stagionali e combattere lo spreco alimentare. Anche la ristorazione gioca un ruolo fondamentale, creando alleanze con i produttori locali per ridurre l’impronta ecologica.
    Nonostante la gravità della situazione, Petrini invita a guardare al futuro con speranza. Il ruolo delle nuove generazioni è centrale: solo con un cambio di paradigma culturale si potrà costruire un sistema alimentare sostenibile e un modello economico e sociale più equo.Anche le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, possono essere strumenti utili se messe al servizio dell’umanità e non del profitto sfrenato. Tuttavia, il vero cambiamento deve partire dalle scelte individuali e collettive.
    Secondo Petrini, affrontare la crisi climatica significa rivedere il nostro rapporto con la natura e il cibo. Non si tratta di una privazione, ma di una liberazione: un’opportunità per costruire una società più giusta, solidale e rispettosa dell’ambiente attraverso un sistema alimentare sostenibile.In un’epoca di cambiamenti epocali, la consapevolezza e l’azione individuale sono le chiavi per un futuro più sostenibile. La sfida è aperta, e il momento di agire è ora.
    23 min
  • L’Isola Pantelleria tra Vento, Fuoco e Tradizioni Millenarie
    L’isola Pantelleria, conosciuta come la “figlia del vento” e del fuoco, offre un’esperienza unica nel cuore del Mediterraneo. Situata più vicina all’Africa che all’Italia, Pantelleria è un luogo dove la natura vulcanica incontra una cultura ricca di storia e tradizioni. Giuseppe D’Aietti, una delle voci più autorevoli di Pantelleria, ci ha accompagnato in un viaggio attraverso le meraviglie di questa isola affascinante.
    Pantelleria deriva il suo nome dall’antico termine arabo “Bentheria”, che significa vento, ma come sottolinea D’Aietti, l’isola è anche figlia del fuoco, a causa della sua origine vulcanica. Circa il 28% dell’isola emerge dalle acque, mentre il resto rimane sommerso, creando un ambiente unico per la flora e la fauna locali.Geograficamente, Pantelleria si trova nella fascia sub-sahariana, parte della placca continentale africana. Questo contribuisce a un clima secco, mitigato però dall’umidità portata dai venti, che garantisce una fertilità straordinaria al terreno vulcanico.
    Uno dei simboli più rappresentativi dell’isola Pantelleria è la vite ad alberello, un metodo di coltivazione che protegge le piante dal vento e conserva l’umidità del suolo. Questo tipo di viticoltura ha permesso di adattarsi alle difficili condizioni climatiche dell’isola, producendo lo Zibibbo, un vitigno che acquisisce un sapore unico grazie ai nutrienti del suolo vulcanico.Il processo di coltivazione è così particolare che è stato riconosciuto come patrimonio UNESCO, simbolo della cosiddetta “agricoltura eroica” di Pantelleria.
    Pantelleria non è una destinazione per turisti alla ricerca di vacanze convenzionali. Come spiega D’Aietti, l’isola è perfetta per chi cerca introspezione e vuole immergersi in una cultura autentica, lontana dai cliché turistici. Le spiagge attrezzate e la movida sono assenti, sostituite da un paesaggio aspro e relazioni umane profonde.
    La storia di Pantelleria è stata influenzata da molte culture, ma l’ipotesi di un’origine araba per lo Zibibbo è solo una delle possibili. Potrebbero essere stati i Romani o i Cartaginesi a introdurre il vitigno, dato il loro amore per il vino. Questa varietà di influenze culturali ha arricchito il patrimonio dell’isola, rendendola un crocevia di storie e sapori unici.
    14 min
  • La Vite ad alberello di Pantelleria: Tradizione, Resilienza e Vini Unici
    Pantelleria, affascinante isola del Mediterraneo, è nota non solo per i suoi paesaggi mozzafiato, ma anche per la sua tradizione agricola unica: la vite ad alberello. Questa tecnica, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, rappresenta un connubio perfetto tra natura, storia e dedizione umana. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Fabrizio Basile, produttore locale e ambasciatore di questa pratica secolare, per comprendere meglio il valore e le sfide legate a questa coltivazione.
    “La vita a Pantelleria è come vivere su una barca a vela,” racconta Fabrizio Basile. “I ritmi sono scanditi dalla natura e ogni gesto agricolo rispecchia un’identità culturale profondamente radicata. La vite ad alberello non è solo un metodo di coltivazione; è un simbolo di resistenza e amore per la terra.”Grazie alla particolare conformazione dell’isola e ai suoi microclimi, le viti possono essere coltivate a diverse altitudini, che variano dai 150 ai 500 metri sul livello del mare. Questa varietà consente una vendemmia scaglionata, sfruttando appieno le specifiche condizioni climatiche di ogni area per ottenere uve dalla qualità eccezionale.
    La vite ad alberello pantesca è un esempio straordinario di resilienza e adattamento, caratteristiche che l’UNESCO ha voluto valorizzare riconoscendola come patrimonio dell’umanità. “Le piante crescono in piccole conche, create per proteggerle dai forti venti dell’isola,” spiega Basile. “Ogni intervento è manuale, dalla potatura alla raccolta, ed è un lavoro che richiede passione e dedizione.”Il riconoscimento UNESCO non è solo un traguardo, ma un punto di partenza per la promozione e la tutela di questo sistema agricolo unico. La coltivazione della vite ad alberello non è solo agricoltura, ma una manifestazione culturale che lega generazioni attraverso la trasmissione di saperi e pratiche.
    Coltivare la vite ad alberello a Pantelleria è un’arte che va oltre la semplice agricoltura. “Tutto si basa sull’osservazione e la sensibilità,” ci racconta Basile. “Ogni appezzamento di terra ha le sue caratteristiche uniche, influenzate dall’altitudine, dal tipo di suolo e dal microclima. È un processo che richiede una conoscenza profonda del territorio e una capacità di adattamento continua. ”Questa pratica agricola è strettamente legata alla cultura immateriale dell’isola, con la trasmissione delle conoscenze che avviene di generazione in generazione, mantenendo viva una tradizione che altrimenti rischierebbe di scomparire.
    Pantelleria è conosciuta soprattutto per il suo celebre Passito, ma negli ultimi anni i viticoltori locali hanno iniziato a valorizzare anche la produzione di vini bianchi. “Grazie alle altitudini più elevate, possiamo produrre vini freschi e adatti a vari momenti del pasto,” spiega Basile. “Questa diversificazione ci permette di portare il gusto autentico di Pantelleria sulle tavole di tutto il mondo, offrendo un’ampia gamma di esperienze sensoriali.”Il Passito di Pantelleria, con il suo sapore dolce e intenso, rimane l’icona della produzione vinicola dell’isola, ma l’espansione verso i bianchi e altri tipi di vini sta aprendo nuove opportunità per il mercato enologico pantesco.
    Nonostante le bellezze naturali e le tradizioni, Pantelleria affronta sfide significative nella viticoltura. “La mancanza di manodopera qualificata e le difficoltà logistiche sono tra i principali ostacoli,” sottolinea Basile. “Essendo un’isola remota, i collegamenti sono limitati e questo influisce sia sulla produzione che sulla distribuzione.”Tuttavia, l’impegno delle istituzioni locali, come il Parco Nazionale e il Consorzio di Tutela DOC, sta dando frutti, promuovendo l’isola e i suoi prodotti attraverso iniziative di valorizzazione e tutela del territorio.
    29 min
  • Passito di Pantelleria: l’antica Tradizione è un Patrimonio Unico
    Nell’incantevole isola di Pantelleria, nel cuore del Mediterraneo, la produzione del Passito rappresenta una tradizione che affonda le radici nel passato. In questa intervista, Salvatore Ferrandes, produttore locale, ci conduce attraverso la storia e le tecniche che hanno reso il Passito di Pantelleria un prodotto d’eccellenza.Fin dagli anni ’60, Pantelleria è stata rinomata per la produzione di uva passa, con picchi di produzione che raggiungevano i 65.000 quintali. Il Passito, come lo conosciamo oggi, ha iniziato a svilupparsi negli anni ’80, grazie all’intervento di alcune aziende marsalesi che hanno riscoperto questo prodotto tradizionale. Prima di allora, il Passito veniva prodotto in ambito familiare, spesso per accogliere gli ospiti con un bicchiere di questo vino dolce e aromatico.
    La conformazione geografica di Pantelleria, con il suo terreno roccioso e il clima ventoso, ha portato allo sviluppo di metodi di coltivazione unici, come il sistema delle viti ad alberello. Le viti sono piantate in conche profonde per proteggere le piante dal vento, mentre i muretti a secco aiutano a mantenere l’umidità del suolo e a prevenire il dilavamento.
    Nel passato, la vita agricola di Pantelleria era caratterizzata da una forte coesione comunitaria. Ogni famiglia produceva ciò che serviva per la propria sopravvivenza, dai cereali all’uva, e le attività agricole, come la raccolta dei capperi o la vendemmia, coinvolgevano l’intera comunità in un’atmosfera di convivialità e condivisione dei saperi.Oggi, la produzione di Passito si scontra con nuove sfide, tra cui la difficoltà di reperire manodopera e gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia, il Passito di Pantelleria continua a mantenere il suo prestigio, grazie a una qualità eccezionale e a una produzione limitata che ne garantisce l’autenticità.
    Nonostante le difficoltà, il futuro del Passito sembra promettente. Il mercato rimane stabile grazie alla reputazione consolidata del prodotto. Le strategie di marketing si stanno adattando per promuovere il Passito come un vino da degustazione e non solo da pasto, ampliando così il suo appeal tra i consumatori moderni.
    18 min
  • Libri da far circolare - “Il Capitale nell’Antropocene” di Saitò Kohei
    Saitò Kohei è signore giapponese che insegna filosofia all’Università di Tokyo. E’ membro del Comitato per la Nuova Edizione delle Opere Complete di Marx e Engels. Ed ha scritto il libro che vi presentiamo oggi: Il Capitale nell’ Antropocene.Un libro che sta facendo molto discutere a livello internazionale e in Italia.Saito Kohei offre una nuova prospettiva alla lettura delle tesi di Marx anche basandosi su testi inediti: prevalentemente lettere e appunti che Marx scrisse negli ultimi anni della sua vita. Una rilettura del pensiero di Marx svolta a partire dalla consapevolezza che il capitalismo ci offre un modo di vivere insostenibile dato che le risorse del Pianeta, che i capitalisti sfruttano senza limiti per aumentare i loro profitti, sono finite e il loro consumo senza limiti, ci sta conducendo alla catastrofe climatica e ad una estinzione di massa.Kohei scrive: “ Il punto sottolineato da Marx (però) è chiaro: il comunismo ha lo scopo di abbattere un capitalismo che devasta il pianeta alla ricerca di un incremento illimitato del valore”. E poi continua: “(Marx) Fa inoltre della Terra un bene comune da gestire in collettività.”Saito irrompe quindi nel dibattito in corso su come contrastare la crisi climatica, che appare irreversibile, con proposte anche operative, coraggiose, radicali e ponderate.Nelle circa 300 pagine, sostiene e ne illustra a fondo le motivazioni, che il tecno-utopismo. (La tecnologia che risolve quasi come magia tutti i problemi), il Green New Deal di stampo Kenesiano o l’ecologismo di facciata delle aziende, non sono la soluzione, così come i singoli gesti quotidiani  dei singoli non sono sufficienti.Sostiene Saito che se non accettiamo fino in fondo che le risorse del pianeta sono limitate e finite, e non affrontiamo il problema delle diseguaglianze, siamo destinati alla completa rovina.Dobbiamo tornare all’essenziale, alle cose concrete, alla comunità. Dobbiamo riscoprire quella che Marx definiva la relazione metabolica tra uomo e natura.Un libro che potrebbe apparire provocatorio ma solo perché siamo tutti condizionati da una visione univoca del nostro benessere legato allo sviluppo continuo dei consumi e della produzione, senza se e senza ma, all’interno delle logiche capitalistiche dello sfruttamento, tendente all’infinito, delle risorse sia umane sia ambientali.Del libro, Slavoj Ziek ha scritto: “Questo libro non è rivolto solo agli ecologisti o a chi si interessa dei problemi del capitalismo globale, è indispensabile. Per chiunque voglia sopravvivere, cioè tutti noi”.E il The New York Times: “ Un modello fattibile per riorientare la società intorno al benessere collettivo anziché alla continua ricerca della ricchezza”.Infine Der Spiegel. “E’ arrivato il momento di prendere nuovamente sul serio le idee di Marx”.Il Capitale nell’Antropocene di Saito Kohei, edito da Einaudi, è un  libro tutt’altro che banale, che offre una prospettiva di riflessione ma anche di azione rispetto alla crisi ambientale e sociale che stiamo vivendo e che tutti i dati ci dicono potrà solo peggiorare nei prossimi anni in modi difficilmente prevedibili ma sicuramente drammatici per tutti noi.
    5 min
  • Libri da far circolare - "La Creazione" di Edward O. Wilson
    Il ruolo delle formiche nella biosfera è così importante che l’umanità forse non sopravviverebbe senza di esse. E di certo, l’umanità non potrebbe sopravvivere senza batteri e archei, l’invisibile e onnipresente materia oscura dell’universo vivente. Lo afferma Edward O. Wilson che per decenni ha insegnato ad Harvard ed è considerato il più grande entomologo vivente, nel suo libro: La Creazione, edito Adelphi. Un libro scritto come una lettera inviata ad un immaginario uomo di Chiesa, nella speranza che religione e scienza, scrive Wilson, possano incontrarsi per salvare il futuro della vita sulla Terra. Wilson scrive: “ Io sono un umanista laico. Penso che l’esistenza sia ciò che ne facciamo in quanto individui, che non ci sia alcuna garanzia di vita oltre la morte, che paradiso e inferno li creiamo noi stessi, su questo pianeta. Non c’è altro posto per noi al di fuori della Terra.” E continua: “ Per lei, la gloria di un’invisibile divinità; per me la gloria di un Universo alla fine svelato. Per lei il credo di un Dio fatto uomo per salvare l’Umanità, per me il credo nel fuoco di Prometeo carpito per rendere gli uomini liberi. Lei ha trovato la sua verità finale. Io la sto ancora cercando. Le nostre differenze nella visione del mondo ci dividono irrimediabilmente? No. Propongo di mettere da parte ciò che ci separa per salvare insieme la Creazione. La difesa del vivente ha un valore universale. Non sorge da dogmi religiosi o ideologici, ne li promuove ma serve gli interessi dell’intera umanità, senza discriminazioni. Reverendo abbiamo bisogno del suo aiuto – continua Wilson -. La creazione, il mondo vivente è in grave pericolo. Gli scienziati ritengono che, se le attività distruttive dell’uomo continueranno al ritmo attuale, metà delle specie animali e vegetali sulla Terra scomparirà o sarà destinata all’estinzione entro la fine del secolo. Sicuramente io e lei siamo d’accordo che ogni specie per quanto piccola e umile possa apparire ai nostri occhi, è un capolavoro della vita, degna di essere preservata. A questo punto lei può chiedere a me: perché mai vi rivolgete a me? Perché la religione e la scienza sono le due forze più potenti nel mondo di oggi.” Edward Wilson è uno scienziato al servizio della Terra e delle specie viventi, inclusa la nostra. Un libro che educa, informa e affascina circa la Biologia e la biodiversità, sull’amore per la conoscenza e sul come trasmetterla: La Creazione di Edward O. Wilson edito da Adelphi.
    4 min
  • Agricoltura Simbiotica: un futuro sostenibile per il suolo e la salute
    Durante l’evento Terra Madre, organizzato da Slow Food a Torino, abbiamo incontrato Sergio Capaldo, presidente de La Granda e del Consorzio Agricoltura Simbiotica. In questa intervista, Capaldo ci illustra il concetto rivoluzionario dell’agricoltura simbiotica, un approccio che mira a rigenerare il suolo e a produrre alimenti più sani e nutrienti.Cos’è l’Agricoltura Simbiotica?L’agricoltura simbiotica si basa su un principio fondamentale: favorire la simbiosi tra le radici delle piante e i microrganismi presenti nel suolo, in particolare i funghi micorrizici. Questi funghi si connettono alle radici delle piante, facilitando l’assorbimento di nutrienti che la pianta da sola non riuscirebbe a ottenere. In cambio, la pianta fornisce al fungo zuccheri prodotti attraverso la fotosintesi.Capaldo spiega come questa interazione sia essenziale per la salute delle piante e, di conseguenza, per la qualità degli alimenti che consumiamo. “La biodiversità del suolo è fondamentale. Solo restituendo vita ai microrganismi naturali possiamo ottenere prodotti più nutrienti e saporiti”, afferma Capaldo. Questo approccio non richiede l’uso di prodotti chimici sintetici, ma si basa su biostimolanti naturali che migliorano la qualità dei foraggi e delle colture.Il Legame tra Suolo e Salute UmanaL’agricoltura simbiotica non riguarda solo il miglioramento del suolo, ma ha anche effetti diretti sulla salute umana. Capaldo sottolinea come l’intestino umano, definito “il secondo cervello”, giochi un ruolo fondamentale nel benessere complessivo del corpo. “Se il nostro microbiota intestinale non riconosce ciò che mangiamo, il nostro organismo ne soffre”, spiega. La connessione tra alimentazione e salute mentale è sempre più evidente, con studi che dimostrano come la qualità del cibo possa influire su condizioni come la depressione, legata alla mancanza di serotonina.Capaldo insiste sulla necessità di rivedere le tecniche agronomiche moderne, spesso dannose per il suolo e per l’equilibrio ecologico. “Dobbiamo ridurre al minimo la lavorazione del suolo e utilizzare biostimolanti naturali, perché tutto ciò ha un impatto diretto sulla qualità degli alimenti che produciamo e consumiamo”.Sostenibilità Ambientale ed EconomicaUn aspetto cruciale dell’agricoltura simbiotica è la sua sostenibilità economica. Capaldo evidenzia come questo modello agricolo non solo migliori la qualità del suolo e dei prodotti, ma possa anche essere economicamente vantaggioso. “Non possiamo pensare che il futuro dell’agricoltura risieda solo in piccole nicchie”, sostiene. L’Italia, con la sua ricca biodiversità, ha l’opportunità di distinguersi a livello globale, promuovendo prodotti agricoli unici e certificati.Capaldo ha collaborato con istituzioni scientifiche come il CNR di Pisa e l’Orto Botanico di Torino per dimostrare come l’uso di biostimolanti naturali possa aumentare i valori nutrizionali delle colture. Dalle zucchine ai pomodori, fino alla carne di vitello, i risultati sono stati sorprendenti: una maggiore resa, una migliore qualità proteica e un sapore superiore.Il Ruolo dell’Allevamento e il Benessere AnimaleIl progetto di Capaldo include anche un’attenzione particolare all’allevamento. La Granda, con le sue razze autoctone come la Piemontese, segue un modello che promuove la qualità dei foraggi e il benessere degli animali. “Abbiamo eliminato l’uso di OGM, bicarbonati e integratori artificiali, concentrandoci su cereali e foraggi di alta qualità”, spiega. Questo approccio ha portato a un miglioramento della salute e della longevità degli animali, tanto che La Granda è antibiotico-free da oltre 16 anni.Un Nuovo Modello di Agricoltura per il FuturoL’intervista si conclude con un messaggio chiaro: il futuro dell’agricoltura passa attraverso la riscoperta di tecniche antiche e l’uso intelligente delle risorse naturali. “Non dobbiamo stupire con l’innovazione a tutti i costi, ma piuttosto tornare alla semplicità e alla qualità”, conclude Capaldo. La simbiosi tra suolo, piante e animali non solo migliora la qualità degli alimenti, ma contribuisce anche a una maggiore sostenibilità ambientale ed economica.L’agricoltura simbiotica rappresenta una visione olistica e sostenibile per il futuro del nostro pianeta. Mettendo al centro la salute del suolo e promuovendo un legame più profondo tra agricoltura e salute umana, questo approccio offre una soluzione concreta alle sfide ambientali ed economiche del nostro tempo.

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    19 min
  • Teo Musso: il padre della Birra Artigianale Italiana
    Nel cuore di Terra Madre – Salone del Gusto, Teo Musso, fondatore del birrificio Baladin, riflette sulla sua straordinaria carriera, iniziata nel 1996, che lo ha reso uno dei pionieri della birra artigianale in Italia. Riconosciuto come il “padre” di questo movimento, Musso racconta con orgoglio l’evoluzione della sua visione, che ha portato la birra nel mondo della ristorazione, introducendo una nuova dimensione sensoriale e culturale.Le Origini di una RivoluzioneMusso ricorda i primi passi nel 1986, quando, sfidando la tradizione vinicola delle Langhe, aprì un locale dedicato alla birra e alla musica, che ottenne un grande successo. Dieci anni dopo, diede vita a quella che sarebbe diventata una vera rivoluzione nella birra artigianale italiana. Il suo intento non era solo produrre birra, ma creare un modello d’impresa nuovo e sostenibile, capace di trasformare il territorio e di coinvolgere attivamente la comunità.Nonostante le apparenti differenze, Musso sottolinea come il vino abbia avuto un ruolo fondamentale nella nascita della birra artigianale in Italia. La rivoluzione del vino negli anni ’80, con l’attenzione verso la qualità e l’esperienza sensoriale, ha aperto la strada anche alla birra artigianale, che è stata inizialmente commercializzata proprio nelle enoteche. “Senza il vino, non avremmo mai fatto quello che abbiamo fatto,” dichiara Musso.Innovazione Continua: Bicchieri, Lattine e Birre 100% ItalianeTra le numerose innovazioni introdotte da Baladin, spiccano il bicchiere da degustazione universale e la prima lattina di birra artigianale italiana. Ma una delle creazioni più significative è stata Nazionale, la prima birra 100% italiana, prodotta con soli ingredienti locali. Questo progetto ha segnato un importante traguardo nel legame tra birra e territorio, puntando sulla filiera corta e sull’autosufficienza produttiva.Oggi, Baladin coltiva oltre 350 ettari di terreno per produrre il 95% delle materie prime necessarie, rendendola una delle poche aziende in Europa a operare in questo modo.La Birra Open Source: Collaborazione e CondivisioneUn altro momento di svolta nella carriera di Teo Musso è stata la creazione di Open Baladin, una birra open source. L’idea era quella di promuovere la collaborazione tra birrai, offrendo la ricetta a disposizione di tutti. Questo progetto ha avuto una vasta risonanza mediatica, tanto che la rivista Wired ha dedicato ampio spazio all’iniziativa.Uno degli obiettivi principali di Musso è la sostenibilità. Con il nuovo “birrificio del futuro”, costruito senza utilizzo di nuovo cemento e alimentato da fonti rinnovabili, Baladin punta a diventare un modello di ecosostenibilità. Questo birrificio utilizza energia fotovoltaica e sfrutta il calore in eccesso per riscaldare le strutture adiacenti. Inoltre, grazie all’ampliamento dell’impianto di biodepurazione, Baladin prevede di restituire oltre 40 milioni di litri d’acqua alle falde superficiali, contribuendo all’irrigazione agricola.Progetti Futuri e Responsabilità SocialeNon solo birra. Musso ha avviato numerosi progetti a sfondo sociale, tra cui laboratori di panificazione nelle carceri e una scuola di musica per persone con disabilità. Per lui, fare birra non è solo un business, ma un modo per fare del bene. “Quando produciamo qualcosa che entra nel corpo delle persone, dobbiamo farlo con grande responsabilità, per farli stare bene,” afferma Musso, sottolineando la profonda connessione tra produzione, territorio e benessere sociale.Teo Musso continua a innovare e a ispirare, spinto da una passione autentica e dalla volontà di creare un modello imprenditoriale che sia sostenibile e che promuova la condivisione. Baladin non è solo un birrificio, ma un simbolo di come la birra possa essere un veicolo di cambiamento culturale, gastronomico e sociale. Con progetti ambiziosi come il recupero dell’acqua pre-industriale e la produzione sostenibile, il futuro della birra artigianale italiana sembra essere in ottime mani.

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    18 min
  • Il primo Master in Circular Economy for Food
    L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con Slow Food, ha recentemente inaugurato l’Executive Master in Circular Economy for Food, il primo corso in Italia interamente dedicato all’applicazione dell’economia circolare nel settore alimentare. Questo programma formativo, guidato dal professor Franco Fassio, associate professor of Systemic Food Design, mira a formare i futuri manager della sostenibilità, con un focus sull’innovazione e la rigenerazione del capitale naturale.La centralità dell’economia circolare nel settore alimentareL’Executive Master si colloca in un contesto accademico pionieristico, dato che l’Università di Pollenzo è la prima istituzione italiana dedicata esclusivamente allo studio delle scienze gastronomiche. Fondata nel 2004 su impulso di Carlo Petrini, leader di Slow Food, Pollenzo ha sempre posto al centro il cibo come fulcro delle proprie attività accademiche, costruendo un approccio sistemico alle questioni legate all’alimentazione e alla sostenibilità.Nel corso degli anni, l’università ha intercettato nuove tendenze e sviluppato competenze avanzate nella gestione sostenibile della filiera alimentare. Questo percorso ha portato alla creazione del Master in Circular Economy for Food, frutto di un lungo processo di ricerca e progettualità nell’ambito dell’economia circolare applicata al cibo.Un approccio innovativo: economia, società e biosferaSecondo il professor Fassio, l’economia circolare rappresenta un paradigma economico fondamentale per il futuro del settore alimentare. Il cibo è intrinsecamente legato a sistemi complessi, e per questo l’approccio sistemico diventa cruciale per comprendere e affrontare le sfide della sostenibilità. “Non esiste innovazione se non è accompagnata da uno sviluppo sostenibile”, afferma Fassio. Il master, infatti, si sviluppa intorno a un modello che abbraccia l’idea di rigenerazione del capitale naturale, coniugando economia, società e biosfera.Il programma si articola in tre moduli principali: uno dedicato alla gestione delle risorse naturali (aria, suolo, acqua), uno alla società e alle dinamiche intergenerazionali, e infine uno alla governance economica, con focus su modelli di business circolari, rendicontazione e finanza sostenibile.Un percorso formativo unico in ItaliaIl Master, destinato a professionisti già attivi nel settore, si svolge con 75 ore di lezioni in presenza presso il campus di Pollenzo e altrettante online. Tra i partner del programma figurano importanti enti e realtà del settore, come la stazione zoologica Anton Dohrn, il Kyoto Club, e Slow Food Italia e International.Una caratteristica distintiva del Master è la possibilità di ottenere tre certificazioni professionali: oltre al titolo di Circular Economy for Food Manager, rilasciato dall’Università di Pollenzo, gli studenti possono sostenere gli esami per le qualifiche di Sustainability Manager e Innovation Manager, figure sempre più richieste nelle grandi imprese del settore alimentare.Gli sbocchi professionali del Circular Economy ManagerIl professor Fassio sottolinea come la formazione offerta dal Master apra le porte a numerose opportunità professionali. “Il mercato sta cercando figure come il Circular Economy Manager, il Sustainability Manager e l’Innovation Manager”, spiega. “Le aziende alimentari italiane, dai colossi industriali alle realtà più piccole, stanno riconoscendo l’importanza di implementare modelli di business sostenibili e circolari.”Oltre alle competenze tecniche, il Master fornisce strumenti per sviluppare una visione imprenditoriale e innovativa, con un’attenzione particolare alla rendicontazione ambientale e alla bioeconomia circolare. Fassio incoraggia gli studenti a diventare imprenditori di sé stessi, sfruttando il know-how acquisito per avviare nuove iniziative nel settore alimentare, con una prospettiva di almeno 10-12 anni.L’importanza del pensiero sistemico per il futuro del ciboIl cuore del Master in Circular Economy for Food risiede nell’approccio sistemico. Fassio sottolinea come l’economia circolare non debba limitarsi alla gestione dei rifiuti, ma debba considerare l’intero ciclo produttivo e le relazioni con l’ecosistema naturale. “Il cibo è già di per sé un sistema complesso, interconnesso con la natura,” afferma, “ed è per questo che l’approccio sistemico è l’unico modo per affrontare queste sfide.”In conclusione, il Master dell’Università di Pollenzo rappresenta un’opportunità unica per chi desidera acquisire competenze avanzate in un settore in rapida evoluzione, con un occhio di riguardo per la sostenibilità e l’innovazione. Un percorso formativo che non solo prepara i professionisti del futuro, ma contribuisce attivamente a ridisegnare il futuro del settore alimentare.

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    22 min

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