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  • La Narrazione Uccide la Verità?
    Guido Bosticco, esperto e professionista della Comunicazione, insegnante all’Università di Pavia, imprenditore, saggista e autore insieme Giovanni B. Magnoli Bocchi del libro “Controcomunicazione. Sopravvivere all’intelligenza artificiale (Franco Angeli)”, affronta in questa intervista i principali temi legati alla comunicazione rilevando come oggi più che mai non può esistere una giustizia sociale globale senza una giustizia cognitiva globale. E quindi come la vera sfida di questo momento storico sia coniugare giustizia e conoscenza.
    La “verità” è oggi sempre più sotto l’attacco di una narrazione basata su un pensiero unico o dominante. Quello che il sociologo portoghese Boaventura de Sousa Santos ha definito “epistemicidio” per indicare la distruzione del patrimonio culturale delle popolazioni in favore di un pensiero unico, di una o più narrative dominanti .
    Gli esempi sono molti:  quello di un’idea di progresso come traiettoria della storia a cui tutte le popolazioni dovrebbero aspirare, la naturalizzazione delle differenze per occultare le gerarchie, lo screditamento delle conoscenze alternative a favore della conoscenza scientifica, l’egemonia globale che soverchia la cultura locale, fino alla monocultura capitalistica che si impone su altri modelli produttivi.
    Da qui il valore della percezione che oggi, anche grazie alla pervasività e alla diffusione degli strumenti di comunicazione digitali – prima di tutti i social con gli algoritmi che ne governano l’uso –  assume rilievo nella manipolazione della realtà. Grazie al controllo e all’uso del significato delle parole, si può offrire alle persone un punto di vista come il nostro, un “framing” preciso (una inquadratura degli argomenti) attraverso il quale vedere le cose fino a che le persone la vedranno come voi. Non è più una questione di razionalità ma di percezione.
    46 min
  • Regenesi, la moda che ri-nasce dai rifiuti
    “Vogliamo trasformare i rifiuti in bellezza”, così esordisce Maria Silvia Pazzi, Founder e CEO di Regenesi. Ed è la migliore delle presentazioni, non c’è dubbio.Regenesi è un’azienda di Ravenna che si occupa di moda e quindi di bellezza, di lusso. Regenesi nasce nel 2008 a Bologna, come start-up innovativa in tempi in cui parlare di circolarità era pionieristico. Da subito si connota come azienda basata sul modello di “Economia Circolare”.
    «La sfida era creare bellezza da ciò che era scarto puro, dare una seconda vita a materiali considerati inutili. Ma non solo, si trattava di immaginare e progettare prodotti e tecnologie rispondenti ad un preciso modello di business che avevo ben chiaro assieme ai miei soci e collaboratori”.Tra i materiali utilizzati: alluminio, pelle rigenerata, plastica post-consumo, cotone e fibre tessili riciclate.Ogni pezzo racconta una storia di rinascita e innovazione, grazie a una filiera interamente made in Italy.
    [email protected]
    37 min
  • La Bioeconomia in Europa, una realtà per la crescita e lo sviluppo
    La Bioeconomia è una opportunità di crescita e sviluppo in Europa come si rileva dall’Undicesimo Report: “LA BIOECONOMIA IN EUROPA” presentato all’Università Luiss di Roma il 17 giugno.
    Quando parliamo di transizione necessaria del modello economico, spesso lo facciamo con un pensiero “al negativo”; qui invece siamo senza alcun dubbio, “al positivo” in quanto la bioeconomia è un volano di sviluppo e opportunità.
    Gli investimenti nel settore sono in crescita e investire ripaga, soprattutto per le imprese comprese in filiere industriali grandi e complesse migliorando il loro Ebitda.
    “Il Rapporto: La Bioeconomia in Europa”, realizzato dal Cluster Spring e da Intesa Sanpaolo, come ci dice, in questa intervista Stefania Trenti del Centro Studi di Intesa Sanpaolo che ha coordinato il lavoro di ricerca, “per la prima volta raccoglie ed elaborare i dati del settore di ben 23 dei 27 Paesi che compongono l’Unione Europea. La ricerca mostra numeri rilevanti stabili o in crescita, in tutti i Paesi dell’Unione considerati. Se è vero che l’UE sta cambiando l’approccio complessivo a queste tematiche, rendendolo, in un certo senso, più di indirizzo strategico che normativo-dirigista, è altresì vero che non cambia la prospettiva e l’indicazione per il futuro.”
    L’UE già nel prossimo anno, pubblicherà un nuovo documento che integrerà e svilupperà molti dei temi già presenti nel Clean Industrial deal del 2025 che ha l’obiettivo di rilanciare l’industria europea proprio attraverso la decarbonizzazione. Il rapporto presenta numeri importanti e trend per un settore che conta circa 17 milioni di addetti e oltre 3.000 mld di fatturato.
    Il report mostra un settore  particolarmente rilevante nell’area del Mediterraneo che solo in Italia, Paese leader, conta oltre 2 milioni di addetti contribuendo alla nostra economia con un output di 426.8 miliardi di euro e che rappresenta circa il 10% in termini di valore della produzione e il 7,7 considerando l’occupazione.
    Ma la Bioeconomia è anche una formidabile opportunità per la tutela della Biodiversità e per la crescita delle cosiddette “Aree Interne” del nostro Paese, in particolare del Mezzogiorno, al quale il Report dedica una sezione specifica. Opportunità quest’ultima che naturalmente sarà necessario saper cogliere soprattutto con una nuova e più efficace politica fatta di interventi normativi mirati e funzionali oggi piuttosto deficitari.
    La Bioeconomia circolare è anche un tema di geopolitica. Prendiamo il caso emblematico delle fonti energetiche di Petrolio e Gas che sono e restano strategiche per il nostro Paese che ha necessità di approvvigionamenti costanti e continui al minor prezzo possibile e che hanno visto, negli ultimi anni, un fortissimo balzo del costo dovuto a molti fattori a cominciare dai conflitti in atto. O anche del tema del recupero di tutti i materiali – ad esempio quelli rari – proprio dagli scarti sia industriali che agricoli. In questo in Italia siamo all’avanguardia con esperienze come quella del Consorzio Conai.
    La Bioeconomia è anche una risorsa che genera innovazione e ricerca generando un forte dinamismo di mercato sempre più orientato verso nuovi prodotti o modelli di acquisto e consumo. Un settore che vede una forte presenza di start up evidenziando come per lo sviluppo serve coraggio.
    Infine il Report ha anche una apposita sezione di approfondimento sulla plastica dove ci sono significativi spazi di crescita che la Politica deve saper cogliere con una attenta politica fiscale.
    Il Report è scaricabile dal sito: group.intesasanpaolo.com.
    12 min
  • Intervista a Michele Vitulano, presidente di UNACEA
    Dietro le infrastrutture che ogni giorno attraversiamo — strade, ponti, ferrovie, edifici pubblici e residenziali — ci sono macchine che lavorano instancabilmente nei cantieri di tutta Italia. Sono le cosiddette macchine per costruzioni, strumenti essenziali ma spesso ignorati dall’opinione pubblica. A rappresentare questo comparto, che unisce il meglio del made in Italy e delle importazioni, è UNACEA, l’unione italiana delle aziende produttrici e distributrici del settore.
    21 min
  • La biodiversità salvata nei barattoli: il progetto di ARPA Umbria che unisce scienza, cultura e cittadini
    PERUGIA – Dietro un nome tecnico come “Banca del Germoplasma” si cela una realtà viva, partecipata e profondamente radicata nel territorio umbro. Ce lo racconta con passione la dottoressa Rosalba Padula, biologa di ARPA Umbria, protagonista di un’intervista in cui emergono il valore scientifico e culturale di un progetto che sta coinvolgendo enti, università e cittadini in un’opera di tutela della biodiversità regionale.
    22 min
  • Nel cuore della Giara: il Museo che racconta la storia, la natura e l’identità della Sardegna
    Genoni (SU) – Nascosto tra le colline dell’entroterra sardo, il piccolo comune di Genoni custodisce un gioiello di storia e biodiversità: il Museo del Cavallino della Giara, un presidio culturale che unisce scienza, tradizione e sostenibilità. A guidarci alla scoperta di questo luogo è Michele Zucca, tra i responsabili della cooperativa che gestisce la struttura.Il museo, spiega Zucca, è articolato in tre sezioni. La prima è demo-antropologica e ricostruisce la vita quotidiana del passato attraverso l’ambientazione di una tipica casa campidanese. La seconda è interamente dedicata al protagonista del territorio: il cavallino della Giara, una razza equina unica al mondo. Infine, una sezione didattica ospita laboratori legati al riciclo, alla sostenibilità ambientale e al lavoro manuale.Ma il percorso espositivo va oltre la semplice visita museale. È un viaggio che inizia milioni di anni fa, con la formazione dell’altipiano della Giara in seguito a eruzioni vulcaniche, e si collega al Parco – il museo paleontologico – dove si racconta la Sardegna primordiale, ancora sommersa da mari tropicali. In questo scenario geologico prende forma anche la storia del cavallino, che affonda le sue radici nel tardo periodo nuragico.«Un tempo – racconta Zucca – i cavalli erano proprietà privata e venivano utilizzati nei lavori agricoli, soprattutto per la trebiatura». Ogni anno, in primavera, iniziava una vera e propria transumanza dei cavalli, che venivano radunati dai paesi vicini per affrontare la stagione del raccolto, da sud verso le zone più interne dell’isola. I cavallini erano talmente apprezzati da essere richiesti anche da altre regioni, come la Campania e la Sicilia.Oggi la razza è tutelata e vive in stato semi-brado sull’altipiano della Giara. «Se ne stimano circa 600-700 esemplari – spiega Zucca – organizzati in arem: piccoli gruppi sociali guidati da un maschio dominante, con alcune femmine e i puledri». È un delicato equilibrio naturale, soprattutto in primavera, stagione di nascite e accoppiamenti, quando i giovani maschi iniziano a cercare di formare nuovi gruppi.Ma il Museo del Cavallino non è solo conservazione. È anche e soprattutto educazione. Ogni anno centinaia di studenti, famiglie e turisti – anche internazionali, dagli Stati Uniti e non solo – partecipano alle attività proposte dal museo e dalla cooperativa Gionone, che fa parte della rete internazionale Hands-on Children Museums. Le proposte spaziano dai laboratori sul riciclo, alla tessitura tradizionale, fino ai campi estivi per piccoli archeologi e paleontologi.«Dopo quasi vent’anni di attività – conclude Zucca – i musei di Genoni sono diventati una realtà culturale ed economica importante. Danno lavoro, generano indotto, ma soprattutto mantengono viva l’identità di una comunità dell’entroterra che resiste con orgoglio e passione».Un invito, quindi, a scoprire Genoni, a camminare sull’altipiano, e a lasciarsi sorprendere da quei piccoli cavalli selvaggi che raccontano – in silenzio – una storia lunga millenni.
    7 min
  • L’economia circolare come strategia nazionale: intervista a Mariangela Cozzolino di Cassa Depositi e Prestiti
    Nel corso di un’intervista esclusiva, Mariangela Cozzolino, Responsabile del “Competence Center Economia Circolare” di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), ha condiviso la visione strategica dell’Istituto sul ruolo dell’economia circolare nel nostro Paese, soffermandosi su stato attuale, sfide e ruolo della finanza.

    Un nuovo paradigma economico: il significato odierno dell’economia circolare

    “L’economia circolare, come è largamente noto, è un modello economico che sta assumendo una rilevanza sempre più strategica per il sistema economico-produttivo a livello globale”, esordisce Cozzolino. La sua diffusione non riguarda più soltanto l’Europa,  ma coinvolge anche altri contesti internazionali dove la circolarità assume una valenza geopolitica, oltre che industriale.“Rispetto a qualche decennio fa, in cui il paradigma della circular economy era legato quasi esclusivamente alla sostenibilità ambientale, oggi si afferma sempre più come un vero e proprio modello economico”, prosegue. Ricerca e innovazione tecnologica permettono di introdurre nuove logiche nella creazione di valore, offrendo alle imprese opportunità di business inedite. Questo è possibile, sottolinea, soprattutto quando si attivano sinergie tra attori della stessa filiera o tra filiere diverse: il concetto di simbiosi industriale, per quanto ancora poco sviluppato in Italia, rappresenta una chiave fondamentale per incrementare la competitività delle imprese.In un contesto globale segnato da “policrisi” e tensioni geopolitiche, l’accesso alle materie prime – non solo quelle strategiche ma anche quelle essenziali alla transizione energetica – rende vulnerabili le economie più dipendenti dall’estero. Qui i modelli circolari diventano una leva concreta per garantire sostenibilità e sicurezza, prolungando il ciclo di vita dei materiali e riducendo il rischio di interruzioni nelle catene del valore.

    L’Italia tra eccellenze e difficoltà

    “L’Italia è ancora oggi uno dei paesi più virtuosi nella transizione verso l’economia circolare”, afferma Cozzolino, evidenziando come il nostro Paese abbia saputo trasformare la scarsità di risorse naturali in un vantaggio competitivo. Quasi la metà delle imprese italiane ha già adottato pratiche circolari, con maggiore diffusione al Nord e tra le imprese di dimensioni medio-grandi.Tuttavia, se il riciclo resta una pratica consolidata, pratiche come l’ecoprogettazione o il prolungamento della vita utile dei prodotti stentano a decollare, nonostante le opportunità offerte dall’innovazione. L’Italia, pur posizionandosi ai vertici europei per indicatori come il tasso di riciclo o l’utilizzo di materiali secondari, incontra difficoltà a migliorare ulteriormente le proprie performance.Un’analisi dell’Osservatorio Energy Strategy del Politecnico di Milano, di cui CDP è partner dal 2023, mostra come la diffusione delle pratiche circolari sia fortemente influenzata dalle dimensioni aziendali: il tasso di adozione sfiora il 46% tra le grandi imprese, ma scende al 37% per le piccole e ancora meno per le microimprese. A livello economico-finanziario, le aziende circolari mostrano una maggiore solidità, con più capacità di autofinanziarsi e minore indebitamento. Ma il livello complessivo degli investimenti resta inferiore alla media europea, anche a causa della struttura imprenditoriale italiana, composta prevalentemente da PMI con capacità di investimento limitate.

    Il sistema finanziario: attore chiave della transizione

    “Riteniamo che il sistema finanziario rivesta un ruolo chiave nello sviluppo dell’economia circolare e della sostenibilità d’impresa”. Gli investimenti, soprattutto se accompagnati da adeguati meccanismi di governance, orientano le scelte strategiche delle imprese. Nonostante a livello globale si siano mobilitati circa 334 miliardi di dollari in cinque anni per finanziare l’economia circolare, in Italia il livello di investimento resta ancora modesto.Le PMI, in particolare, incontrano difficoltà di accesso al credito, tanto che quasi una su due ricorre all’autofinanziamento. Gli investimenti, inoltre, sono spesso di piccola scala e con tempi di ritorno brevi. Per questo, sottolinea Cozzolino, è necessario sviluppare strumenti finanziari specifici e sostenere attivamente le imprese, riconoscendo che questa è prima di tutto una transizione economica, oltre che energetica ed ecologica.CDP, in quanto istituto nazionale di promozione, ha un ruolo centrale: “Siamo in grado di attivare investimenti a lungo termine e promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo per il Paese”, aggiunge.

    Il Piano Strategico 2025-2027 di Cassa Depositi e Prestiti: obiettivi e visione

    Il nuovo piano strategico del gruppo CDP, presentato nel dicembre 2023, parte da risultati molto positivi nel triennio precedente: 75 miliardi di risorse mobilitate e 200 miliardi di investimenti attivati. Per il triennio 2025-2027 l’obiettivo è impegnare 81 miliardi, attivando investimenti per 170 miliardi, guidati da quattro priorità: competitività, coesione sociale e territoriale, sicurezza economica e “just transition”.L’economia circolare viene inserita trasversalmente in tutte le aree di intervento dell’Istituto, dai finanziamenti ai servizi di advisory alla pubblica amministrazione. Il gruppo ha pubblicato delle linee guida strategiche dedicate, con obiettivi chiari: potenziare le filiere del riciclo e del riuso, colmare i gap infrastrutturali, promuovere l’innovazione di prodotto e di processo, e passare dal concetto di “fine vita” a quello di “uso prolungato”.L’approccio di CDP si fonda sull’integrazione della valutazione dell’impatto nei processi decisionali. Il modello “Sustainable Development Assessment” consente di analizzare le operazioni lungo l’intero ciclo di vita, includendo parametri ambientali, sociali e di governance (ESG), sempre nel rispetto del ritorno finanziario.

    Una rete europea per la circolarità

    CDP è attivamente coinvolta a livello europeo in diverse iniziative: è membro fondatore dell’Alleanza per l’economia circolare insieme a grandi gruppi italiani (come Enel, Intesa Sanpaolo, Ferrovie dello Stato), e partecipa alla Joint Initiative on Circular Economy (JICE) e alla European Long-Term Investors Association (ELTI).Queste collaborazioni, sottolinea Cozzolino, hanno già mobilitato oltre 130 miliardi di euro in progetti green e social, e mirano a intensificare il coordinamento tra gli istituti nazionali di promozione per favorire co-investimenti in startup, scaleup e imprese tecnologiche. “Guardando al futuro, il gruppo CDP continuerà a mettere a disposizione del Paese due asset fondamentali: risorse e competenze”, afferma Cozzolino in chiusura. Le attività di capacity building, rivolte in particolare alla pubblica amministrazione, saranno centrali per sostenere progettualità strategiche. In un contesto in continua evoluzione, l’economia circolare è vista come leva per rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi, ridurre i rischi finanziari e logistici, e sostenere una crescita inclusiva, sostenibile e duratura.Il nuovo piano strategico 2025-2027 segna dunque un impegno concreto verso una trasformazione profonda e strutturale del modello economico italiano, in cui l’economia circolare non è più una nicchia ambientale, ma un asse portante dello sviluppo nazionale.

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    35 min
  • Costacciaro: modello di comunità e sostenibilità
    L’ Università degli Uomini Originari di Costacciaro, un’istituzione che affonda le sue origini nel 1299. Secondo il suo presidente Natale Vergari, si tratta di un esempio di comunione familiare collettiva privata, una realtà nata per gestire in modo equo le risorse del territorio. L’idea centrale è che il benessere individuale sia legato al benessere collettivo. Le risorse naturali venivano gestite in modo solidale, garantendo diritti di legnatico, pascolo e uso del forno per l’intera comunità. Un modello economico che ha anticipato di secoli concetti come la mutualità e la sostenibilità ambientale.
    Nel corso dell’intervista, il sindaco Andrea Capponi ha sottolineato come il turismo sia una fonte di ricchezza ma anche di sfide. Costacciaro, con i suoi 1.100 abitanti, registra oltre 14.000 presenze turistiche annue, in costante crescita soprattutto dopo la pandemia. Il territorio vanta un ecosistema incontaminato, protetto grazie all’Università degli Uomini Originari, che per oltre 700 anni ha garantito la conservazione del Parco del Monte Cucco. Tuttavia, la pressione turistica impone la necessità di gestire l’afflusso e proteggere le risorse naturali, con misure come la chiusura della strada per il Monte Cucco nei periodi di maggiore afflusso.Uno dei progetti più innovativi in corso riguarda la banca del germoplasma, in collaborazione con la Regione Umbria e l’Università, per recuperare e preservare antiche varietà ortofrutticole locali. Questo progetto dimostra come la tradizione agricola possa incontrare l’innovazione, offrendo una risposta concreta alla standardizzazione imposta dal mercato globale.
    31 min

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