CommCode23

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  • Erbalatte: Innovazione e Sostenibilità nell’Agricoltura Simbiotica
    In un mondo in cui l’attenzione alla sostenibilità e alla qualità dei prodotti alimentari è sempre più centrale, l’agricoltura simbiotica rappresenta un modello innovativo e virtuoso. Alessandro Bergese, titolare di Erbalatte, azienda specializzata nella produzione di latte da agricoltura simbiotica, ci racconta la rivoluzione che ha investito il suo business negli ultimi dieci anni. Durante l’intervista a Terra Madre, Bergese ha spiegato come questa pratica agricola abbia migliorato sia la qualità dei prodotti sia l’efficienza aziendale.Un Cambio di Rotta Verso la QualitàErbalatte, come molte aziende del settore lattiero-caseario, era originariamente un’azienda convenzionale con circa cento vacche in lattazione, alimentate con insilati di mais, mangimi e soia. Tuttavia, la transizione all’agricoltura simbiotica ha segnato un cambiamento radicale, eliminando insilati e riducendo l’uso di mangimi e soia, in favore di una dieta più naturale per gli animali, basata su fieno e pascolo.Questa scelta ha avuto un impatto diretto sulla qualità del latte prodotto, che varia secondo le stagioni in termini di gusto, contenuto proteico e grassi. La variabilità stagionale del latte riflette un legame più stretto con la natura e il ciclo delle colture, offrendo ai consumatori un prodotto più ricco di nutrienti e dal gusto autentico.Un Latte Diverso, Più Sano e DigeribileBergese sottolinea che il latte da agricoltura simbiotica si distingue per l’elevato contenuto di vitamine e proteine, grazie alla presenza di diverse essenze vegetali nei prati, come leguminose e graminacee. Questa varietà di foraggi, oltre a garantire un’alimentazione bilanciata agli animali, migliora anche la digeribilità del latte. “Molti consumatori che avevano smesso di bere latte, hanno ripreso a farlo grazie al nostro prodotto,” afferma.Erbalatte ha ampliato la propria attività, passando dalla semplice vendita di latte ai caseifici all’imbottigliamento sotto il proprio marchio, distribuendolo a bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie. Il feedback positivo dei consumatori testimonia il successo di questo approccio innovativo.Agricoltura Simbiotica: Benefici per il Terreno e la ProduzioneOltre ai benefici per i consumatori, l’agricoltura simbiotica ha un impatto positivo anche sul suolo e sulla produzione agricola. Bergese spiega come il terreno, grazie a questa pratica, sia più resiliente alle condizioni di siccità, permettendo di ottenere fino a sei tagli di fieno per stagione, rispetto alla media di quattro. Inoltre, l’azienda ha implementato tecniche di pascolo rigenerativo, che consentono agli animali di contribuire alla semina naturale attraverso il calpestio, migliorando così la qualità del terreno per le annate successive.Un Approccio Sostenibile ed EconomicoL’agricoltura simbiotica non è solo un’operazione ecologica, ma anche economicamente vantaggiosa. L’utilizzo di mais autoprodotto, ad esempio, ha mostrato un notevole incremento nel contenuto proteico del latte. Questo è il risultato di una gestione sostenibile che consente di ridurre i costi senza sacrificare la qualità del prodotto.Erbalatte dimostra come l’agricoltura simbiotica possa rappresentare un modello di successo per le aziende agricole, non solo per la sua sostenibilità ambientale, ma anche per il suo ritorno economico. Ogni processo è certificato da enti esterni, garantendo la massima trasparenza e credibilità del prodotto.L’esperienza di Erbalatte è un esempio concreto di come l’innovazione in agricoltura possa coniugare sostenibilità e redditività. L’agricoltura simbiotica, infatti, offre un approccio innovativo che migliora la qualità del suolo, dei prodotti e, in ultima analisi, il benessere dei consumatori. Un modello che rappresenta un futuro possibile per molte aziende agricole alla ricerca di nuove soluzioni in un contesto di cambiamento climatico e crescente richiesta di sostenibilità.

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    7 min
  • Gusci di mandorla siciliani: da rifiuto speciale a risorsa
    All’interno del contesto del Salone del Gusto di Slow Food – Terra Madre, abbiamo parlato con il Professor Sottile del progetto innovativo che, in Sicilia, si occupa del recupero dei rifiuti derivanti dalla lavorazione delle mandorle. Il Professore è membro del Board Internazionale di Slow Food e docente all’Università di Palermo.Il progetto, partito tre anni fa, è stato avviato per rispondere a una necessità concreta di alcune imprese siciliane dedite alla produzione di mandorle. La sfida principale consisteva nel trovare una destinazione alternativa ai gusci e ai tegumenti delle mandorle, che costituiscono la maggior parte del rifiuto generato da questa produzione. Basti pensare che da un chilo di mandorle in guscio si ricavano soltanto 300 grammi di mandorle commestibili. I restanti 700 grammi sono rappresentati da gusci che, nella maggior parte dei casi, vengono considerati rifiuti speciali da smaltire.Soluzioni innovative per l’impiego sostenibile dei residui di mandorlaGrazie alla collaborazione con l’Università di Palermo e il contributo di esperti in agronomia, microbiologia, chimica degli alimenti e design industriale, sono state sviluppate soluzioni innovative per il riutilizzo dei gusci di mandorla. Tra i risultati più significativi c’è la produzione di pannelli edilizi certificati come prodotti ad elevata sostenibilità, e la creazione di pellet ad alto potere calorifico, per cui si punta a ottenere una certificazione biologica. Un altro prodotto interessante sviluppato all’interno del progetto è stato l’impiego dei tegumenti della mandorla per arricchire prodotti da forno, come il pane, grazie al loro alto potere antiossidante, contribuendo così a ridurre l’indice glicemico degli alimenti.L’Impatto dell’Economia Circolare nel Settore AgricoloIl Professor Sottile ha evidenziato come l’economia circolare stia attirando sempre più attenzione da parte delle imprese agricole e delle istituzioni. Questa sensibilità, sebbene in crescita, si manifesta in maniera disomogenea, variando da settore a settore. Alcuni ambiti, come la produzione di olio extravergine d’oliva e la lavorazione del riso, hanno già implementato soluzioni innovative per la valorizzazione degli scarti. Tuttavia, l’obiettivo è quello di estendere queste pratiche virtuose anche ad altre filiere agricole.Slow Food e il Sostegno all’Economia CircolareDal punto di vista di Slow Food, il tema dell’economia circolare è strettamente connesso ai principi di sostenibilità e biodiversità. Secondo Sottile, è essenziale non solo valorizzare i residui della produzione agricola, ma soprattutto ridurre la quantità di scarti prodotti. Slow Food, come movimento internazionale, sostiene attivamente tutte le iniziative volte a riutilizzare gli scarti agricoli, creando nuovo valore economico e sociale per gli agricoltori.Il Professor Sottile ha introdotto anche un concetto nuovo: quello di economia sferica. Questo paradigma, che va oltre il modello circolare tradizionale, mira a includere anche aspetti sociali all’interno del ciclo economico. L’idea è dare una “seconda vita” ai prodotti, integrando nel processo il contributo delle comunità agricole, per creare un sistema più equo e sostenibile.

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    14 min
  • La Coffee Coalition è il futuro del caffè?
    A Terra Madre 2024, uno degli eventi più attesi di Slow Food, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Emanuele Dughera, responsabile della Coffee Coalition, un progetto che promuove un approccio sostenibile e consapevole alla produzione e al consumo del caffè.La Coffee Coalition riunisce una vasta rete internazionale di agricoltori, tostatori, commercianti e consumatori di caffè, che lavorano insieme per promuovere pratiche agricole rispettose dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. “Qui a Terra Madre abbiamo oltre 25 agricoltori da tutto il mondo che hanno portato la loro esperienza e il loro caffè”, racconta Dughera. La coalizione si estende a più di 40 comunità globali, includendo paesi come Messico, Colombia, Uganda, Cuba e Perù.L’importanza dell’agroforestazioneUno dei pilastri fondamentali della Coffee Coalition è la promozione dell’agricoltura agroforestale, un sistema che integra la coltivazione del caffè all’interno di un ecosistema più ampio. Questa tecnica non solo protegge la biodiversità, ma rispetta anche i principi dell’agroecologia, in linea con i valori di Slow Food. “Il caffè deve essere agroforestale, tracciabile e collaborativo”, spiega Dughera. Questo approccio permette di valorizzare la qualità del prodotto e garantire un impatto positivo sull’ambiente e sulle comunità locali.Il caffè non è solo una bevanda energetica, ma un vero e proprio prodotto agricolo che passa attraverso molte mani prima di arrivare nelle nostre tazze. Dughera sottolinea che questo cambio di prospettiva è fondamentale per comprendere il valore reale del caffè e di chi lo produce. “Il caffè non è una commodity, è una pianta, e dietro ogni chicco c’è un lungo percorso di lavoro e dedizione”.Certificazione partecipativa: fiducia e trasparenzaUna delle innovazioni della Coffee Coalition è il sistema di certificazione partecipativa (PGS – Participatory Guarantee System), un modello basato sulla fiducia reciproca all’interno delle comunità agricole. A differenza delle certificazioni tradizionali, questo sistema non richiede la presenza di un ente esterno, ma coinvolge direttamente agricoltori e produttori nel definire gli standard di produzione sostenibile. “Non siamo un ente certificatore, ma spieghiamo e supportiamo chi vuole adottare questo modello”, afferma Dughera.Un prezzo equo per i produttoriUno dei problemi più grandi nell’industria del caffè è la fluttuazione dei prezzi sul mercato internazionale. La Coffee Coalition si propone di garantire un prezzo stabile e superiore alla media di mercato, che possa sostenere i produttori e le loro comunità. “Lavoriamo per trovare un equilibrio tra i farmer e i tostatori, definendo un prezzo che è giusto per entrambe le parti”, spiega Dughera. Questo approccio non solo premia la qualità, ma sostiene anche i lavoratori coinvolti nella raccolta del caffè, spesso sottopagati o in condizioni di lavoro precarie.Verso un consumo consapevoleUno degli obiettivi principali della Coffee Coalition è educare i consumatori a fare scelte più consapevoli. Spesso, soprattutto in Italia, il caffè viene consumato rapidamente, senza considerare la sua origine o il processo produttivo. Dughera invita i consumatori a riflettere su ogni tazza di caffè, a scegliere con cura, e a riconoscere il lavoro e la cultura che stanno dietro a questa bevanda tanto amata. “Vogliamo dare ai cittadini gli strumenti per fare scelte più consapevoli quando si tratta di caffè”, conclude.Grazie a progetti come la Coffee Coalition, il mondo del caffè sta cambiando, diventando più equo, sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Terra Madre 2024 si conferma, ancora una volta, un punto di incontro cruciale per tutti coloro che credono in un futuro più giusto per produttori e consumatori di tutto il mondo.

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    9 min
  • Come produrre uova circolari a partire dagli insetti
    Al Terra Madre di quest’anno abbiamo incontrato Beppe Tresso, CEO di Bef Biosystem, per discutere di un progetto rivoluzionario che combina sostenibilità, economia circolare e produzione alimentare. La proposta si basa sull’alimentazione delle galline ovaiole con larve di mosca soldato, alimentate a loro volta con scarti alimentari. Questo approccio potrebbe ridurre notevolmente lo spreco di risorse, ridurre le importazioni di mangimi e valorizzare la produzione locale.Il progetto nasce dalla sinergia tra l’Università di Pollenzo e l’azienda avicola piemontese Fantolino. L’obiettivo principale è introdurre il primo uovo “circolare” sul mercato, sfruttando le larve di mosca soldato come mangime alternativo. Queste larve sono alimentate con sottoprodotti alimentari, recuperando scarti che altrimenti verrebbero destinati alle discariche o trasformati in biogas o compost.Uova circolari e riduzione dello spreco alimentareL’utilizzo delle larve come mangime per le galline ha diversi vantaggi. Ogni uovo da 55 grammi prodotto grazie a questo sistema evita la produzione di altrettanti grammi di rifiuti alimentari. Inoltre, questo processo permette di ridurre le importazioni di soia, una delle principali fonti di proteine nei mangimi. In Europa, infatti, l’80% delle proteine utilizzate per i mangimi proviene dall’importazione, principalmente da paesi come il Sud America.Numeri impressionanti: il consumo di uova e mangimi in ItaliaIn Italia si producono circa 41 milioni di uova al giorno, equivalenti a circa 215 uova pro capite all’anno. Inoltre, ogni anno vengono trasformati in carne circa 500 milioni di polli, il che comporta la necessità di enormi quantità di mangimi. La dipendenza da mangimi importati, principalmente a base di soia e cereali, solleva questioni di sostenibilità economica e ambientale.Il ruolo degli insetti nell’economia circolareUno degli aspetti più innovativi del progetto di Bef Biosystem è l’utilizzo della mosca soldato, una specie particolarmente adatta all’allevamento. Queste mosche, che non sono dannose per l’uomo e si alimentano esclusivamente di materiali in decomposizione, offrono una soluzione sostenibile e alternativa ai mangimi tradizionali. Le larve, una volta cresciute, vengono trasformate in mangimi ricchi di proteine.I vantaggi dell’allevamento di larve: dal benessere animale alla sostenibilitàL’alimentazione delle galline con larve vive offre anche benefici in termini di benessere animale. Come ha spiegato Tresso, le galline che consumano larve mostrano una minore conflittualità e una riduzione delle infiammazioni intestinali, grazie alla chitina presente nelle larve stesse. Questo comporta una minore necessità di farmaci e una maggiore produzione di uova di qualità superiore.Convenienza e mercato dell’uovo circolareDal punto di vista economico, l’uovo circolare rappresenta un prodotto con un valore aggiunto che può essere apprezzato dai consumatori attenti alla sostenibilità. Il costo di produzione di un uovo circolare è solo leggermente superiore rispetto a un uovo convenzionale, ma il mercato è disposto a pagare di più per un prodotto che coniuga qualità e sostenibilità. Come ha spiegato Tresso, il prezzo di un uovo circolare si posiziona tra quello delle uova biologiche e delle uova allevate a terra, offrendo una soluzione intermedia a livello di prezzo, ma con un forte valore aggiunto in termini di sostenibilità.Il progetto di Bef Biosystem rappresenta un’importante evoluzione nell’ambito della produzione alimentare sostenibile. L’allevamento di insetti per la produzione di mangimi ha il potenziale di ridurre gli sprechi, diminuire le importazioni di soia e migliorare il benessere degli animali. In un mercato sempre più attento alla sostenibilità, l’uovo circolare potrebbe rappresentare una valida alternativa per i consumatori e un passo avanti nell’economia circolare.
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    20 min
  • L’economia circolare nel settore agroalimentare
    Durante l’evento dedicato al biologico, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Andrea Segrè, professore ordinario di economia circolare presso l’Università di Bologna, noto esperto nel settore e fondatore della campagna Spreco Zero. Il suo intervento ha evidenziato l’importanza dell’economia circolare, specialmente nel contesto dell’agroalimentare, dove la gestione sostenibile delle risorse naturali è cruciale per il futuro del pianeta e della nostra alimentazione.Economia circolare e agricoltura biologicaSegrè sottolinea che l’agricoltura biologica rappresenta un perfetto esempio di economia circolare. Questo approccio si basa su un utilizzo sostenibile delle risorse naturali, come il suolo, l’acqua e l’energia, minimizzando l’impiego di input chimici e producendo alimenti più sani e sostenibili. “L’agricoltura biologica”, afferma Segrè, “è parte integrante della bioeconomia perché integra il rispetto delle risorse naturali con la produzione alimentare”. Inoltre, il professore enfatizza l’importanza di garantire una sostenibilità economica delle aziende biologiche, che spesso affrontano sfide economiche non trascurabili a causa della domanda di cibo a basso costo da parte dei consumatori.Il valore del cibo e il costo nascostoUn tema ricorrente nell’intervento del professore è il valore del cibo. Segrè invita a riflettere sul fatto che, quando un alimento viene venduto a un prezzo troppo basso, qualcuno ne sta pagando le conseguenze, sia esso il produttore agricolo, l’ambiente o persino la nostra salute. “Spesso non ci rendiamo conto che dietro al basso costo del cibo ci sono problematiche sociali come il caporalato e impatti ambientali significativi”, afferma. Questo rende necessario un cambiamento di mentalità che parta dall’educazione alimentare e dalla consapevolezza dei consumatori.L’importanza dell’educazione alimentareUn altro punto fondamentale che emerge dall’intervista è la mancanza di educazione alimentare nelle scuole italiane. “Dovremmo insegnare fin da piccoli cosa significa cibo, come viene prodotto, qual è il suo valore nutrizionale e ambientale”, sostiene Segrè, sottolineando come oggi l’educazione alimentare sia quasi completamente assente nei programmi scolastici. Un cambiamento in questo senso potrebbe aiutare le nuove generazioni a fare scelte alimentari più consapevoli e a ridurre lo spreco.Spreco alimentare: un problema economico e ambientaleSegrè è noto anche per il suo lavoro nella lotta allo spreco alimentare. Secondo le ricerche condotte dalla sua campagna Spreco Zero, ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura oltre 7,5 miliardi di euro di cibo. La maggior parte di questo spreco avviene a livello domestico: ogni italiano butta via circa 600 grammi di cibo a settimana. “Lo spreco alimentare non è solo una questione economica, ma anche ambientale”, spiega Segrè. “Ogni volta che gettiamo del cibo, stiamo buttando via risorse come acqua, energia e suolo che sono state utilizzate per produrlo.”Il ruolo della grande distribuzione e del consumatoreL’intervista si conclude con una riflessione su come la grande distribuzione e le abitudini dei consumatori influenzino lo spreco. “Le offerte speciali come il 3×2“, spiega Segrè, “spingono i consumatori ad acquistare più di quanto realmente necessario, contribuendo così allo spreco“. Anche la crescente abitudine a mangiare cibi preconfezionati e a preparare pasti veloci ha un impatto significativo. La soluzione? Secondo Segrè, una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, insieme a politiche che incentivino l’acquisto responsabile e la riduzione degli sprechi.

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    14 min
  • Agricoltura biologica, circolarità e sfide del cambiamento climatico
    Alla Festa del Bio di Bologna abbiamo incontrato Andrea Ferrarini, rappresentante dell’azienda agricola Bio Ferrarini, realtà specializzata in agricoltura biologica da oltre 25 anni. Situata nella Bassa Modenese, nei pressi di Mirandola, Bio Ferrarini si distingue per l’adozione di pratiche sostenibili, dalla rotazione delle colture fino all’allevamento di Angus, integrando un modello di economia circolare che contribuisce non solo alla qualità del suolo, ma anche alla lotta contro il cambiamento climatico.Un Modello di Agricoltura CircolareBio Ferrarini segue un approccio olistico alla gestione agricola. Come spiega Ferrarini, l’azienda coltiva una vasta gamma di ortaggi — dai fagiolini alle cipolle, dai meloni ai cereali come grano e soia. Oltre alla coltivazione, ha recentemente avviato un progetto di allevamento biologico di Angus, che non solo valorizza i prodotti locali, ma chiude il ciclo di produzione grazie all’uso del letame come fertilizzante naturale. “Vogliamo chiudere la circolarità aziendale all’interno della nostra impresa,” sottolinea Ferrarini, evidenziando l’importanza dell’autosufficienza in un contesto agricolo biologico.Bio Ferrarini e il Mercato EsteroNonostante l’Italia sia il primo Paese europeo per superficie agricola dedicata al biologico, il consumo interno resta limitato rispetto ai mercati del Nord Europa, come Svizzera, Germania e Danimarca, dove Bio Ferrarini esporta buona parte della sua produzione. “I consumatori esteri sono più preparati e sensibili a questi temi,” afferma Ferrarini, sottolineando la necessità di educare il pubblico italiano per far comprendere il valore aggiunto di prodotti biologici, sia in termini di qualità che di impatto ambientale.L’Impatto Sociale e la Sfida del Cambiamento ClimaticoUn tema centrale nell’intervista è l’impatto sociale dell’agricoltura biologica. Ferrarini ricorda che, rispetto all’agricoltura industriale, il biologico richiede più manodopera, poiché molte operazioni, come l’estirpamento delle erbe infestanti, devono essere eseguite manualmente. Questa maggiore intensità di lavoro genera anche un valore sociale, creando posti di lavoro e preservando tecniche tradizionali. “Il consumatore deve comprendere che il prodotto biologico ha un costo maggiore proprio per queste ragioni,” precisa Ferrarini.La sostenibilità è un altro pilastro della filosofia di Bio Ferrarini, soprattutto in un’epoca segnata dal cambiamento climatico. L’erosione del suolo e i cambiamenti meteorologici imprevedibili sono diventati sfide quotidiane per gli agricoltori, e l’adozione di pratiche rigenerative è fondamentale per contrastarne gli effetti. “L’agricoltura ha un ruolo chiave nel mantenimento della salute del pianeta,” afferma Ferrarini, evidenziando come il loro approccio contribuisca a mitigare gli impatti ambientali negativi.Il Futuro del Biologico in ItaliaNonostante le difficoltà, Ferrarini si dice ottimista riguardo al futuro dell’agricoltura biologica in Italia. Tuttavia, sottolinea che è necessario un impegno maggiore da parte delle istituzioni e una maggiore trasparenza nella comunicazione verso i consumatori. “Se viene dato il giusto valore aggiunto al sudore degli agricoltori, possiamo avere un futuro sostenibile senza pesare troppo sul sociale,” conclude.L’intervista con Andrea Ferrarini ci ricorda l’importanza di sostenere un’agricoltura sostenibile e biologica, non solo per migliorare la salute del nostro pianeta, ma anche per garantire un futuro economico equo per i produttori. Educare i consumatori sulla qualità e sul valore dei prodotti biologici è fondamentale per aumentare la domanda interna e, di conseguenza, stimolare ulteriori investimenti nel settore.

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    9 min
  • Tutte le sfide del Biologico in Italia
    Alla Festa del Bio di Bologna, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare la dottoressa Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, che ha offerto una panoramica completa delle sfide e delle opportunità legate al settore biologico italiano, un comparto in forte crescita produttiva ma ancora frenato dal basso consumo interno.Il ruolo di AssoBio e la differenza con FederBioAssoBio rappresenta oltre 140 imprese di trasformazione biologica italiane, che includono sia piccole che grandi aziende. L’associazione lavora in sinergia con la grande distribuzione, tra cui colossi come NaturaSì, per promuovere la diffusione dei prodotti bio non solo in Italia ma anche all’estero. La principale differenza con FederBio, spiega Maffini, è che quest’ultima raggruppa anche aziende agricole, mentre AssoBio si focalizza principalmente sulla trasformazione e distribuzione.Il paradosso del biologico in Italia: produzione vs consumoNonostante l’Italia sia un leader mondiale nella produzione agricola biologica, con una quota che si avvicina al 25% del totale nazionale, il consumo interno di prodotti bio è ancora molto limitato. Solo il 3% del cibo consumato nel Paese è biologico, un dato che ci pone indietro rispetto a molti paesi europei. Di conseguenza, una significativa parte della produzione italiana viene esportata. Questo squilibrio evidenzia la necessità di sensibilizzare maggiormente il consumatore italiano sui benefici del bio.Comunicare l’importanza del biologicoUno degli obiettivi principali di AssoBio è diffondere maggiore consapevolezza sui prodotti biologici, non solo dal punto di vista della salute personale, ma anche per l’impatto positivo sull’ambiente. L’agricoltura biologica, infatti, utilizza metodi che rispettano maggiormente l’ecosistema, sia nel campo vegetale che animale. Tuttavia, come sottolinea Maffini, c’è ancora molta strada da fare in termini di comunicazione: molti consumatori non sanno riconoscere il marchio biologico europeo, la “fogliolina verde” presente sui prodotti certificati.Le richieste alle istituzioni: riduzione IVA e maggiori investimentiMaffini ribadisce l’importanza del supporto istituzionale per favorire lo sviluppo del settore biologico. AssoBio e FederBio, in un lavoro coordinato, hanno già richiesto maggiori fondi per la ricerca e una riduzione dell’IVA su alcuni prodotti, come quelli per la prima infanzia, ritenendo che un’azione concreta in tal senso sia fondamentale per incentivare il consumo. L’agricoltura biologica, sottolinea, è il futuro per la sostenibilità del pianeta.Il caso Mielizia: un esempio di apicoltura biologica in difficoltàMaffini, oltre a presiedere AssoBio, è anche direttore generale di Mielizia, cooperativa di apicoltori con 45 anni di esperienza. Mielizia rappresenta l’unica filiera italiana del miele, ma la situazione nel settore è critica. Negli ultimi tre anni, le produzioni di miele sono drasticamente diminuite a causa del cambiamento climatico, con cali che superano il 50%. Gli inverni troppo miti e le gelate primaverili stanno compromettendo la raccolta del miele, un settore vitale non solo per i prodotti apistici, ma per l’intera agricoltura, dato che le api sono impollinatori fondamentali.Il pericolo delle frodi sul mieleUn altro problema che affligge il settore è la massiccia importazione di miele adulterato, una delle frodi alimentari più diffuse al mondo. Maffini denuncia la difficoltà nel rilevare il falso miele, che viene spesso miscelato con quello vero in quantità minime, rendendo complicato identificarlo. Questo mercato fraudolento, con un rapporto di prezzo tra il vero miele italiano e quello contraffatto di uno a dieci, mette in ginocchio i produttori locali.

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    14 min
  • Apicoltura sostenibile e clima: la sfida di Api Selvatica
    Nel panorama sempre più complesso dell’economia circolare e dell’agricoltura sostenibile, l’apicoltura rappresenta una pratica chiave non solo per la produzione di miele, ma anche per la tutela della biodiversità. A raccontarcelo è Viola Servi, fondatrice di Api Selvatica e presidente di uno dei distretti biologici dell’Emilia Romagna, che ci ha spiegato come le api siano al centro di un ecosistema delicato, fortemente influenzato dai cambiamenti climatici e dalle pratiche agricole intensive.Apicoltura sostenibile: una scelta oltre il biologicoViola Servi preferisce definire la sua apicoltura come sostenibile piuttosto che semplicemente biologica. La differenza principale risiede nel rifiuto del nomadismo, una pratica comune in apicoltura che prevede lo spostamento delle api per seguire le fioriture stagionali. Questo metodo, spiega, può compromettere l’equilibrio tra le api e l’ambiente locale. “Il mio obiettivo è mantenere un equilibrio stabile tra l’alveare e il suo ecosistema circostante”, afferma Servi. La sua scelta di non spostare le api punta a produrre un miele locale che rispetti i ritmi naturali del territorio.Cambiamenti climatici: un nemico difficile da combattereL’apicoltura oggi si trova ad affrontare sfide sempre più difficili a causa dei cambiamenti climatici. Servi racconta come le condizioni meteorologiche estreme, con inverni sempre più miti seguiti da gelate tardive, abbiano un impatto devastante sulla salute degli alveari e sulla produzione di miele. “Gli inverni caldi fanno sì che le api riprendano l’attività troppo presto, esponendole alle gelate che distruggono le fioriture essenziali per la loro sopravvivenza,” spiega. Queste anomalie climatiche, unite a piogge improvvise e prolungate, hanno ridotto drasticamente la produzione di miele, in alcuni casi fino al 50%.Agricoltura intensiva e pesticidi: una minaccia per le apiOltre ai cambiamenti climatici, le api devono far fronte all’impatto negativo dell’agricoltura intensiva. “L’uso di fitofarmaci e pesticidi nelle coltivazioni intensive è uno dei principali fattori che contribuiscono al disequilibrio ambientale,” afferma Servi. Le pratiche agricole moderne, spesso mirate ad aumentare la resa in tempi brevi, rischiano di compromettere non solo la salute delle api, ma anche quella dell’ecosistema nel suo complesso. La produzione sostenibile, invece, punta a un equilibrio di lungo termine che tuteli sia l’ambiente che la qualità dei prodotti.Il supporto delle istituzioni: ancora molto da fareAlla domanda sul supporto da parte delle istituzioni, Viola Servi risponde con un sorriso, evidenziando un rapporto ambivalente. Pur riconoscendo che le intenzioni delle istituzioni, sia italiane che europee, sembrano positive, molte delle leggi proposte si rivelano spesso controproducenti per il settore biologico. Come presidente di uno dei distretti biologici dell’Emilia Romagna, Servi è coinvolta nel dialogo con le istituzioni, ma sottolinea la necessità di un maggiore impegno da parte dello Stato e dell’Unione Europea per sostenere l’apicoltura e l’agricoltura sostenibile in modo efficace.Consigli per i giovani apicoltori: guardare al lungo termineNonostante le difficoltà, Viola Servi incoraggia chiunque sia interessato all’apicoltura a non farsi sedurre dalle promesse di un’agricoltura intensiva orientata al profitto immediato. “Il biologico offre un tipo di profitto diverso, più costante e sostenibile nel tempo, che beneficia non solo l’azienda, ma l’intero ecosistema e la comunità,” afferma. La sostenibilità, per Servi, non riguarda solo la vendita di un prodotto a un prezzo maggiore, ma la creazione di un sistema in cui tutti possiamo trarre vantaggio in futuro.

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    8 min
  • Biologico italiano: cresce il metodo produttivo certificato
    Nella cornice della “Festa del Bio”, organizzata da FederBio, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Maria Grazia Mamuccini, presidente della Federazione. Durante la conversazione, abbiamo approfondito il tema dell’agricoltura biologica, un settore in continua espansione che combina sostenibilità, tutela ambientale e crescita economica.Cos’è il Biologico? Un Metodo di Produzione CertificatoIl biologico rappresenta un metodo di produzione agricola certificato dall’Unione Europea, come spiega Mamuccini. Il regolamento europeo stabilisce norme rigide, basate su principi chiave come la tutela della fertilità del suolo e l’uso esclusivo di concimi organici. A differenza dell’agricoltura convenzionale, il biologico esclude l’uso di pesticidi di sintesi chimica, privilegiando invece soluzioni naturali come insetti utili, rame, zolfo e altri composti di origine vegetale.Inoltre, l’agricoltura biologica pone grande attenzione alla biodiversità, cercando di preservare gli equilibri naturali per prevenire malattie delle piante. Un altro punto fermo è il divieto di uso di OGM e antibiotici negli allevamenti. Questi valori distintivi fanno sì che i prodotti biologici siano privi di residui chimici, sia negli alimenti che nell’ambiente.Un Settore in Crescita: L’Italia Leader in EuropaL’Italia si posiziona come leader europeo nel settore biologico. Con il 19,8% delle superfici agricole coltivate secondo il metodo biologico, il nostro Paese supera ampiamente la media europea del 10%. Questo dato riflette un trend di crescita anche nei mercati, con un valore complessivo che sfiora i 9 miliardi di euro, divisi tra il mercato interno (5,5 miliardi) e l’export (3,5 miliardi).Negli ultimi anni, l’export dei prodotti bio italiani ha registrato un aumento costante, con una crescita dell’8% nel 2023. Mamuccini sottolinea che la combinazione tra il valore del cibo italiano e la sostenibilità sta diventando un vero vantaggio competitivo sui mercati internazionali.Sfide Attuali: Comunicazione e SemplificazioneUn altro tema cruciale è la comunicazione e la riconoscibilità dei prodotti biologici sugli scaffali. Oggi, molti consumatori scelgono prodotti etichettati come “sostenibili”, senza però conoscere esattamente il loro processo produttivo. Il logo dell’Eurofoglia, che certifica il biologico, rappresenta l’unica garanzia pubblica della sostenibilità di un prodotto alimentare. In futuro, il marchio del biologico italiano renderà ancora più facile per i consumatori riconoscere i prodotti bio di origine nazionale.Mamuccini evidenzia anche le sfide burocratiche che ostacolano la crescita del settore, specialmente per le piccole e medie imprese. “La semplificazione dei processi di certificazione è fondamentale”, afferma, indicando la necessità di utilizzare piattaforme digitali per snellire i controlli e ridurre la burocrazia.Formazione e Innovazione: Le Chiavi per il Futuro del BioUn altro aspetto centrale è la formazione degli agricoltori. Passare al biologico richiede competenze specialistiche, dal conoscere il suolo e il clima, fino a saper prevenire le malattie delle piante. Per questo, la Federazione è impegnata nel fornire assistenza tecnica e consulenza, insieme alla promozione della ricerca per trovare nuove soluzioni naturali che aiutino le aziende agricole a gestire al meglio le proprie coltivazioni, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici.Il settore biologico italiano è in piena espansione, ma per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, come il 25% delle superfici agricole dedicate al bio entro il 2027, è necessario affrontare alcune sfide. Semplificare la burocrazia, migliorare la comunicazione con i consumatori e investire in formazione e innovazione sono i passi chiave per consolidare la posizione dell’Italia come leader del biologico in Europa.

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  • Il futuro del biologico in Italia passa per la divulgazione
    In occasione della Festa del Bio organizzata da FederBio a Bologna, abbiamo avuto il piacere di incontrare Patrizio Roversi, noto divulgatore e volto storico della televisione italiana, che ci ha offerto una riflessione profonda sulla situazione del biologico in Italia e sull’importanza di comunicare in modo chiaro e trasparente ai consumatori.Il ruolo della divulgazione nel biologicoPatrizio Roversi, da anni vicino alle realtà agricole biologiche, sottolinea come la divulgazione sia fondamentale per ridurre la distanza tra produttori e consumatori. “Partecipare a eventi come la Festa del Bio,” afferma, “è un modo per far conoscere i processi produttivi dietro il biologico e per far capire che non si tratta solo di marketing, ma di un modello agricolo sostenibile, che fa bene sia all’ambiente che alla salute.” Secondo Roversi, il vero problema risiede nella superficialità con cui spesso viene presentato il biologico: uno slogan vuoto che non permette di comprendere appieno il valore di queste pratiche.La chiave per colmare il gap tra produzione e consumo sta, quindi, nell’informare il pubblico su aspetti pratici come l’eliminazione dei pesticidi o l’importanza della fertilità del terreno. “Le persone devono sapere come funziona davvero l’agricoltura biologica per apprezzarla,” continua Roversi. Questo tipo di comunicazione, a suo parere, può aumentare la consapevolezza dei consumatori, oggi ancora troppo scettici o mal informati.Italia: leader nella produzione, ma fanalino di coda nel consumo di biologicoL’Italia si distingue in Europa per la vastità delle sue terre coltivate a biologico, con una superficie agricola utilizzata (SAU) che si avvicina al 25%, un dato in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea. Tuttavia, Roversi evidenzia una contraddizione: “Siamo leader nella produzione, ma uno degli ultimi in Europa per il consumo di prodotti bio.” Questa disparità, secondo lui, è dovuta alla mancanza di conoscenza e fiducia da parte dei consumatori italiani.Il divario tra produzione e consumo si spiega anche con una percezione diffusa di diffidenza nei confronti del biologico, spesso considerato semplicemente come una trovata commerciale. “È importante,” dice Roversi, “spiegare al consumatore che il biologico non è solo sinonimo di cibo sano, ma implica una serie di scelte sostenibili che fanno bene a tutti, al pianeta e alla nostra salute.”L’importanza della narrazione agricolaDurante l’intervista, Patrizio Roversi ha sottolineato come sia cruciale “raccontare” il biologico e l’agricoltura in generale attraverso storie reali, che permettano di comprendere meglio i processi produttivi. Spesso, la televisione e i media si concentrano solo sugli scandali del settore agricolo – dal caporalato agli allevamenti intensivi – tralasciando la possibilità di narrare la quotidianità di un’agricoltura sostenibile, che esiste e che potrebbe essere un modello virtuoso.Un esempio che Roversi cita con ironia è il suo progetto televisivo, in cui aveva immaginato di viaggiare per l’Italia su un trattore per parlare di agricoltura. “Se arrivi su un trattore,” scherza, “è chiaro che vuoi parlare di agricoltura!” Un format che, però, non ha trovato spazio nei palinsesti, evidenziando la difficoltà di far emergere temi legati all’agricoltura sostenibile e alla biodiversità nell’informazione mainstream.La crisi del linguaggio e l’importanza dell’educazioneUn altro tema centrale per Roversi è la crisi del linguaggio, acuita dalla comunicazione frammentaria e superficiale dei social media. “Non possiamo continuare con pillole di comunicazione da 60 secondi,” afferma, riferendosi all’uso dei social per trattare temi complessi come l’agricoltura biologica. Secondo lui, questa frammentazione porta a una perdita di profondità e a una conoscenza superficiale.Per affrontare questa crisi, Roversi ritiene fondamentale coinvolgere maggiormente la scuola, anche se riconosce le difficoltà del sistema educativo italiano, in cui i docenti non godono più del prestigio di un tempo. “Bisogna cominciare dalla radice del problema, che è politica ed economica,” afferma, citando persino il Papa come uno degli intellettuali più acuti in questo senso, grazie alle sue analisi economiche e sociali nell’enciclica Laudato si’.Patrizio Roversi ci lascia con un messaggio chiaro: l’informazione e la comunicazione sul biologico devono andare oltre i semplici slogan e puntare a educare e sensibilizzare i consumatori sui reali benefici di queste pratiche. Solo così si potrà ridurre la distanza tra la produzione di cibo biologico e il suo consumo, favorendo scelte alimentari più consapevoli e sostenibili.In un contesto in cui l’Italia primeggia per la quantità di terre coltivate a biologico, ma rimane indietro nel consumo, il futuro del biologico sembra dipendere non solo dalla politica agricola, ma anche da una nuova narrazione capace di far emergere il valore reale di queste produzioni.

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