CommCode23

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CommCode23 episodes

  • È iniziato un nuovo Rinascimento Artificiale?
    Per la prima volta nella storia, uno strumento rifiuta di restare solo strumento. Pennelli, macchine fotografiche, sintetizzatori: ogni tecnologia che ha attraversato l’arte è rimasta, per quanto rivoluzionaria, nelle mani di chi la usava. L’intelligenza artificiale generativa rompe questo schema. Non si limita a eseguire: apprende, interpreta, sceglie tra infinite possibilità sulla base di un giudizio che imita — o forse simula soltanto, resta da capire — quello estetico. Lo adatta e lo rende personale come disporre di milioni di creativi per milioni di fruitori.Per la prima volta la domanda “chi è l’autore?” non ha una risposta scontata e a volte neanche richiesta..È da questa frattura che parte l’inchiesta che qui presentiamo, costruita attraverso il confronto diretto con chi l’arte la fa, la studia, la teorizza o la programma: pittori e musicisti, curatori e filosofi, sviluppatori e critici.Dietro l’entusiasmo per le nuove possibilità creative si affacciano però due rischi che percorrono l’intera inchiesta: quello di un’omologazione estetica, con linguaggi visivi e sonori sempre più appiattiti sulla media statistica di miliardi di opere già esistenti; e quello, più insidioso, di un controllo culturale concentrato nelle mani di chi possiede gli algoritmi e i dati con cui vengono addestrati, con il potere di orientare — silenziosamente — ciò che milioni di persone vedranno, ascolteranno, considereranno bello.
    53 min
  • Santa Marta, la conferenza che vuole riscrivere le regole del gioco climatico
    «Il rischio non è la transizione. Il rischio è una transizione tardiva, caotica, non pianificata. Un trattato non è una minaccia per i Paesi produttori: è la loro migliore protezione per garantire che il cambiamento sia giusto, sostenuto e prevedibile. Senza regole condivise, i Paesi più forti si muoveranno per primi e gli altri pagheranno il conto.»
    42 min
  • L'antica caccia al pescespada
    BAGNARA CALABRA — Nelle prime ore del mattino, quando il porto è ancora avvolto da una luce incerta e il mare dello Stretto di Messina appare immobile, prende avvio una delle pratiche di pesca più antiche e identitarie del Mediterraneo: la caccia tradizionale al pesce spada praticata dalle feluche di Bagnara Calabra, lungo la Costa Viola.
    Si tratta di un’attività che unisce tecnica, esperienza e organizzazione dell’equipaggio in un contesto operativo fortemente codificato.UN SISTEMA DI PESCA AD ALTA SPECIALIZZAZIONELa feluca — imbarcazione lunga e affusolata dotata di una caratteristica torretta di avvistamento e di una passerella anteriore — rappresenta uno strumento progettato specificamente per la pesca selettiva del pesce spada.
    L’organizzazione del lavoro a bordo è rigidamente suddivisa:
    l’avvistatore, posizionato sulla torretta, individua la presenza del pesce attraverso segnali visivi minimi;
    il timoniere regola la rotta e la velocità per consentire un avvicinamento non invasivo;
    il fiocinatore, sulla passerella, esegue la cattura.
    L’intero processo si basa sulla capacità di intercettare il pesce in superficie senza alterarne il comportamento. Non si tratta di inseguimento, ma di posizionamento strategico.LA CATTURANel corso dell’uscita documentata dalle foto, l’avvistamento è avvenuto dopo una fase prolungata di perlustrazione visiva.
    Una volta individuato l’esemplare — segnalato dalla tipica sagoma appena sotto il livello dell’acqua — l’imbarcazione ha ridotto al minimo il regime del motore per evitare vibrazioni e rumori che potessero disturbare la preda.
    La fase di cattura si è svolta in tempi rapidi: il fiocinatore, raggiunta la posizione ottimale sulla passerella, ha lanciato l’asta con precisione, assicurando l’aggancio dell’animale.
    La successiva reazione del pesce ha generato una breve ma intensa fase di trazione, gestita dall’equipaggio attraverso il controllo della cima collegata alla fiocina. Dopo alcuni minuti, la resistenza si è esaurita consentendo il recupero.

    UNA PRATICA SOSTENIBILE
    A differenza dei sistemi industriali, la pesca con feluca si caratterizza per: selettività della cattura; impatto ambientale limitato; assenza di reti o attrezzi derivanti. Ogni uscita si traduce generalmente nella cattura di un numero ridotto di esemplari, mantenendo un equilibrio tra attività economica e conservazione della risorsa. La battuta conclusasi con esito positivo conferma la vitalità di una tradizione che continua a rappresentare una componente significativa dell’identità marittima locale.Nel contesto delle comunità costiere dello Stretto, la pesca al pesce spada non è soltanto un’attività produttiva, ma un sistema di conoscenze tramandate che coniuga osservazione ambientale, abilità manuale e gestione responsabile del mare.

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    4 min
  • Il fallimento della COP e il caso Venezuela
    L’inizio del 2026 con i suoi accadimenti drammatici a cominciare dalla svolta impressa dal Presidente  Trump alla politica americana, ha segnato un punto di svolta critico (anche) nel dibattito globale su ambiente, politica ed etica. In questa intervista, il Professor Gianfranco Pellegrino, docente di Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli, delinea una connessione profonda e inquietante tra l’instabilità geopolitica e la nostra dipendenza dai combustibili fossili.
    35 min
  • A Belem, in Brasile, al via la COP30
    “The Greatest con job ever perpetrated on the world” cioè “la più grande truffa mai perpetrata al mondo”.
    Così il Presidente Americano Donald Trump ha definito il Cambiamento Climatico nell’ultimo suo discorso tenuto recentemente alle Nazioni Unite battezzando a suo modo, potremmo dire, la Conferenza delle Parti della convenzione sui cambiamenti climatici dell’ONU che apre in questi giorni. L’incontro si terrà ai confini della foresta Amazzonica, nella città di Belém, in Brasile e i lavori andranno avanti fino al 21 novembre.
    Saranno rappresentati quasi 200 Paesi e quindi praticamente tutta l’umanità con tutto il suo crogiolo di differenze linguistiche, culturali, religiose, economiche, dimensioni territoriali e di popolazione, presenza geografica e relazioni geopolitiche. Se avete mai partecipato ad una riunione di condominio, potete avere una idea delle difficoltà che i partecipanti incontreranno per raggiungere un qualsivoglia accordo.
    Sarà un evento con migliaia di persone, tra cui scienziati, politici, giornalisti, lobbisti di aziende e rappresentanti della “società civile”. Le presenze saranno talmente tante che si sono già sentite le prime polemiche sulla difficoltà ed i costi necessari a trovare un alloggio. Meno presenti invece i capi di Stato che dovrebbero essere circa la metà della precedente edizione tenutasi a Dubai. Evidentemente il Clima è oggi un tema meno “di moda” e comunque, secondo il Presidente USA, tutte queste persone saranno li riunite a discutere di una “bella truffa”. Andrebbe ricordato che nel 2009 Trump firmò una pagina pubblicitaria sul NYT, con altre dozzine di business leader, dove esprimeva supporto alla battaglia contro il cambiamento climatico. Ma questa è un’altra storia.
    21 min
  • L’acqua e l’innovazione di SMAT tra sostenibilità e cambiamenti climatici
    L’acqua non è solo una risorsa, ma un ciclo vitale. Questo è il principio cardine che guida SMAT, la società a totale partecipazione pubblica che gestisce il servizio idrico integrato per Torino e per altri 292 comuni, servendo oltre 2,2 milioni di abitanti. Lo spiega con chiarezza Armando Quazzo, amministratore delegato di SMAT, durante l’incontro IFIB di Torino, sottolineando come l’azienda sia da oltre vent’anni un pioniere della sostenibilità e dell’economia circolare.L’approccio circolare: dal rubinetto all’ambienteIl servizio di SMAT copre ogni fase del ciclo dell’acqua: dalla captazione e potabilizzazione fino alla distribuzione agli utenti, per poi recuperare le acque reflue tramite le fognature, depurarle e restituirle all’ambiente. Un processo interamente circolare, che non si limita alla gestione dell’acqua, ma si estende anche ai sottoprodotti.“L’attività di una società che gestisce il servizio idrico integrato deve essere indirizzata verso una sostenibilità a tutto tondo”, afferma Quazzo. Questo approccio circolare è al centro del dibattito, specialmente per quanto riguarda il riutilizzo dei fanghi derivanti dalla depurazione.Il recupero del fosforo e le sfide europeeUno dei temi più attuali, e al centro del convegno IFIB, è il riutilizzo dei fanghi di depurazione. L’Unione Europea ha recentemente adottato una nuova direttiva sulle acque reflue, che influenzerà anche la futura normativa sulla gestione dei fanghi. L’obiettivo è chiaro: recuperare materiali critici come il fosforo e l’azoto.“Il fosforo è una materia critica ed esiste una buona quantità di fosforo all’interno dei fanghi di depurazione. La domanda è: come facciamo a recuperarlo?”, spiega Quazzo. Esistono diverse tecnologie mature per questo scopo, come il riutilizzo dei fanghi in agricoltura (compost) o il recupero energetico tramite ossidazione termica per estrarre il fosforo dalle ceneri. Quazzo sottolinea l’importanza di investire in ricerca per esplorare queste e altre soluzioni promettenti.Nonostante la ricchezza d’acqua del Piemonte, l’impatto dei cambiamenti climatici è una minaccia concreta. Le siccità estive e le precipitazioni concentrate sono fenomeni sempre più frequenti che mettono a dura prova le riserve idriche.“Il mantra degli acquedottisti è avere resilienza nel sistema”, afferma Quazzo. Mentre i grandi sistemi idrici come quello di SMAT si sono dimostrati resistenti, i problemi si sono manifestati nei piccoli acquedotti montani, dove l’abbassamento delle falde ha causato crisi idriche. La soluzione, per SMAT, non risiede nel semplice riuso dell’acqua, che richiederebbe un dispendio energetico per il pompaggio, ma nell’incrementare le capacità di stoccaggio.La strategia degli invasi: un modello di successoLa risposta ai cambiamenti climatici è la creazione di nuovi invasi per stoccare l’acqua piovana. Questi invasi servono non solo per l’uso idropotabile, che rappresenta una quota limitata (10-20% del totale), ma anche per l’agricoltura e, più in generale, per la regolazione idrogeologica del territorio.Quazzo sottolinea la notevole disparità tra l’Italia e altri paesi europei nella capacità di stoccaggio: “noi catturiamo solo l’11% dell’acqua che ci cade dal cielo, mentre la Spagna arriva al 37% e la Francia al 35%”.SMAT sta affrontando questa sfida con progetti concreti, riutilizzando invasi nati per scopi idroelettrici anche per usi idropotabili. Un esempio di successo è l’acquedotto della Valle di Susa, che preleva acqua dalla diga di Rochemolles, garantendo l’approvvigionamento anche in periodi di siccità. Progetti simili, alcuni finanziati dal PNRR, sono in corso anche per la Valle dell’Orco e la Valle di Lanzo, con l’obiettivo di “chiudere il cerchio” e assicurare la disponibilità di acqua per tutti gli usi.Questi progetti, pur richiedendo tempi lunghi (anche 10-15 anni per l’autorizzazione), sono essenziali per il futuro del sistema idrico e per garantire la sicurezza del territorio, prevenendo alluvioni e supportando l’agricoltura. Un impegno a lungo termine che dimostra come l’innovazione e la sostenibilità siano al centro della missione di SMAT per un futuro più resiliente.
    14 min
  • La Bioeconomia: Il Futuro dell’Energia e dei Materiali
    La Lunga Strada della Ricerca alle Applicazioni Industriali
    Davide Chiaromonti, professore al Politecnico di Torino, sottolinea che il percorso delle bio-tecnologie, dall’innovazione al mercato, è un viaggio lungo che può richiedere anche vent’anni. Questo sviluppo riguarda sia il settore energetico che quello dei materiali. Si spazia dai biocombustibili (solidi, liquidi e gassosi) ai materiali polimerici e da costruzione, e persino a quelli per l’industria come l’acciaio. Esistono già tecnologie pronte a livello commerciale che hanno dimostrato un avanzamento significativo.Il Ruolo Cruciale delle Politiche di SettoreUn fattore determinante per la sostenibilità e la penetrazione di mercato di queste tecnologie è rappresentato dalle politiche governative. Chiaromonti evidenzia che in Europa il quadro normativo è complesso e in continua evoluzione, creando un clima di incertezza che rende difficili gli investimenti a lungo termine. È necessario stabilire politiche chiare e stabili per permettere all’industria di pianificare e attuare la transizione.Scenari Attuali e Prospettive Future: Tra Bio-carburanti e Nuove FrontiereNel settore dei trasporti, la quota di combustibili rinnovabili è stabilita al 29% in energia, un dato che posiziona l’Europa in modo unico a livello globale, anche se la direttiva RED introduce complessità nella scelta delle materie prime. Un settore particolarmente forte in Italia è quello del biogas e del biometano, con target ambiziosi che lo rendono un contributo molto rilevante.Nonostante l’attuale leadership dei bio-carburanti, le proiezioni per il 2040-2050 prevedono un ruolo preponderante per l’elettricità e l’idrogeno, seppur con la necessità di infrastrutture e produzione di energia rinnovabile che ancora non sono a pieno regime. I biocombustibili, già oggi carbon neutral o addirittura carbon negative, sono una soluzione immediatamente disponibile e performante.Un Incarico Internazionale per Guidare la TransizioneChiaromonti ha recentemente assunto il ruolo di chairman della Biofuture Platform, un’iniziativa intergovernativa nata in Brasile che raggruppa 23 paesi. La piattaforma lavora per promuovere la bioenergia e la bioeconomia a livello internazionale, operando in contesti come il G7, il G20 e le conferenze COP. Con l’imminente COP 28 a novembre, i lavori della piattaforma si intensificano, dato che gli studi recenti indicano la necessità di quadruplicare la produzione attuale per raggiungere gli obiettivi climatici.
    9 min
  • IFIB: La Bioeconomia, da Strategia a Azione
    A Torino, in occasione dell’Italian Forum on Industrial Biotechnology and Bioeconomy (IFIB), si è fatto il punto sulla situazione del biotech a livello nazionale e internazionale. L’evento, che ha visto la partecipazione di oltre 220 delegati da tutto il mondo, ha confermato come la bioeconomia sia un movimento globale in crescita, spinto dall’esigenza di affrancarsi dalle fonti fossili per un’economia più sostenibile e basata su risorse biologiche rinnovabili.Mario Bonaccorso, direttore del Cluster SPRING, ha sottolineato come le due giornate torinesi abbiano offerto l’opportunità di ascoltare presentazioni di imprese innovative in settori chiave: dalla chimica bio-based all’automotive, dai biocombustibili all’agroalimentare. Le tavole rotonde hanno approfondito temi cruciali, in particolare le nuove politiche per la bioeconomia a livello europeo e nazionale. Un momento saliente è stata la discussione con Agata Kotkoska della Commissione Europea e altri importanti rappresentanti di organizzazioni europee e private.La discussione ha evidenziato l’urgenza di passare dall’attuale fase di ricerca e innovazione a quella di industrializzazione per rimanere competitivi a livello globale. L’obiettivo è chiaro: tradurre le strategie in piani d’azione concreti, con l’adozione di leggi e regolamenti efficaci per creare un mercato solido per i prodotti innovativi. Questo approccio è in linea con le recenti indicazioni del rapporto Draghi, che ha evidenziato la necessità di agire con prontezza. La Commissione Europea, dal canto suo, sta già muovendo passi in questa direzione, come testimonia la prossima pubblicazione del Circular Economy Act.Il dibattito ha inevitabilmente toccato l’influenza del contesto geopolitico. Nonostante la posizione di alcuni attori politici come Trump, che ha ritirato un ordine esecutivo di Biden sulla biotecnologia, gli Stati Uniti rimangono un player di primo livello. Questo scenario, ha spiegato Bonaccorso, impone all’Europa di rafforzare la propria unità e la capacità di avere una posizione chiara e difendibile. L’affrancamento dalle importazioni di fonti fossili, reso ancora più urgente dagli attuali conflitti, fornisce un ulteriore stimolo allo sviluppo di alternative a base biologica, un concetto ribadito anche dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.Passando al piano nazionale, Bonaccorso ha lanciato un appello per l’Italia: è il momento di meno chiacchiere e più azioni. Il Cluster SPRING sta coordinando un gruppo di lavoro per esaminare la legislazione esistente e proporre modifiche concrete. Una delle principali sfide è l’assenza di una definizione di “bioeconomia” nella legislazione italiana e di una normativa dedicata. È fondamentale, inoltre, un maggiore coordinamento interministeriale (Agricoltura, Ambiente, Ricerca, Economia) per un settore così complesso e interdisciplinare.Guardando al futuro, Bonaccorso esprime la speranza che entro un anno la strategia si trasformi in un piano d’azione e che vengano realizzate riforme cruciali. Tra queste, la riforma dei codici NACE/ATECO, la riforma dell’LCA (Life Cycle Assessment) e la creazione di un lead market che favorisca lo sviluppo di nuovi mercati per i prodotti bio-based. La leadership italiana e europea nel settore, infatti, va mantenuta per non rischiare di diventare meri importatori di innovazione dall’estero.
    9 min
  • Eco-design e Bioeconomia: l’innovazione sostenibile nelle pavimentazioni
    In Italia, il dibattito sulla sostenibilità ambientale sta diventando sempre più cruciale, influenzando profondamente il settore industriale. Tra le aziende che si distinguono per il loro impegno, Artigo, un’impresa italiana specializzata in pavimentazioni in gomma vulcanizzata, si posiziona come un esempio di innovazione sostenibile.In un’intervista tenutasi a Torino, Michele Andolfo di Artigo ha offerto una panoramica chiara sulle sfide e le opportunità che l’azienda sta affrontando per integrare la sostenibilità nel proprio modello di business.Sostenibilità e Pavimentazioni: Un Binomio NecessarioSecondo Andolfo, l’attenzione alla sostenibilità nel settore delle pavimentazioni è trainata principalmente dalla domanda dei clienti, in particolare degli architetti, sempre più sensibili a queste tematiche. Il settore è particolarmente adatto per questo approccio, poiché i calcoli di impatto ambientale si basano su misure semplici come il metro quadrato. Per un produttore di pavimenti in gomma vulcanizzata come Artigo, che opera con processi di estrazione chimica, affrontare il tema in modo serio e concreto è un imperativo.Innovazione e Materiali Bio-basedArtigo si distingue per l’utilizzo di polimeri di origine biogenica. L’azienda impiega gomme bio-based e sta lavorando per integrare materiali di scarto nel processo produttivo. Un esempio significativo è il recupero di materiale interno che, anziché finire in discarica, viene macinato e reintrodotto nei prodotti. Questo processo è parte di un ambizioso obiettivo: diventare una fabbrica a scarto zero entro il 2026.Inoltre, l’azienda sperimenta l’uso di altri filler di origine biogenica, come gli scarti di legno, che vengono trattati per agire come agenti rinforzanti nella gomma vulcanizzata.Nel mercato delle pavimentazioni, Artigo si confronta principalmente con due settori: il PVC e il Linoleum. Il PVC è il leader di mercato, mentre il Linoleum, pur essendo un prodotto bio-based per natura, ha un’estetica più tradizionale. La gomma vulcanizzata di Artigo, pur avendo un costo leggermente superiore al PVC, offre notevoli vantaggi ambientali: l’assenza di alogeni e la possibilità di utilizzare gomme bio-based.“Il discorso della sostenibilità è una grande opportunità per noi,” spiega Andolfo, sottolineando come il PVC, per avvicinarsi ai valori sostenibili di Artigo, debba ricorrere a materiali più costosi, riducendo così il divario di prezzo.L’Eredità di Mondo e la Collaborazione EuropeaArtigo, con sede a Cuneo, è parte del Gruppo Mondo, un colosso internazionale nato ad Alba e famoso per le sue piste di atletica in gomma vulcanizzata, come quella delle ultime Olimpiadi di Parigi. Artigo produce pavimentazioni per il settore contract: aeroporti, ospedali, uffici e università.L’azienda partecipa attivamente al Bio-based Industry Consortium (BIC), un consorzio che lavora a stretto contatto con la Commissione Europea. Attraverso questa collaborazione, Artigo contribuisce a proporre temi di ricerca e sviluppo trainati dal mercato che possono beneficiare di finanziamenti europei, promuovendo così l’economia biogenica.Eco-design e FuturoAndolfo evidenzia l’importanza dell’eco-design come strumento fondamentale per la sostenibilità. “Senza un approccio scientifico all’eco-design, non si può fare sostenibilità in modo opportuno,” afferma. Questo processo implica un’analisi approfondita delle proprietà dei prodotti—sostenibilità, impatto di CO2, proprietà meccaniche e costo—per ridurre l’impatto ambientale senza aumentare i prezzi per il consumatore finale.Grazie a questo approccio, Artigo è in grado di lanciare una nuova gamma di prodotti con una riduzione dell’80% delle emissioni di CO2 equivalente per metro quadrato, mantenendo gli stessi prezzi delle formulazioni a base fossile. Un risultato che testimonia come la sostenibilità non sia solo un’ideologia, ma un vantaggio competitivo concreto.
    10 min

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