Confederation Music

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By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Confederation Music episodes

  • Manic Pixxies - Storie di cuffie e intimità musicale

    Le cuffie hanno ascoltato tutto quello hai sempre voluto goderti, quello che hai da nascondere o ciò a cui hai scelto di dedicare attenzione.

    Se indossi le cuffie significa che scegli di ascoltare per davvero, ma ogni cuffia ha il suo suono e ti fa sentire le cose in modo un po’ diverso. Ci sono cuffie che trasmettono più tristezza, altre che amplificano l’eccitazione. Per ascoltare l’album “I know my headphones really well” e vivere l’esperienza totale, devi (come dice il titolo) “conoscere molto bene le tue cuffie”.

    “I know my headphones really well” è il primo album del settimino dream punk femminile zurighese Manic Pixxies, una delle rare entità musicali svizzero tedesche pubblicate dalla label romanda Humus Records.

    Nate da un’idea di Dea Daci, Manic Pixxies oggi sono una presenza solida e distinta oltralpe. Sono autentiche, energiche e detestano le etichette. La musica per loro è un modo per riflettere sulla vita e sulle esperienze che essa porta con sé, raccontando della rabbia adolescenziale e dell’amicizia che unisce questo combo.

    Abbiamo intervistato la cantante Dea Daci e la chitarrista/batterista Janaina Brito-Santos.

    43 min
  • Gūsū - Convergenze transculturali complesse

    Vecchie drum-machines, synth modulari, delay a nastro, un basso elettrico e il suono antico del Guzheng.

    Gūsū attirano l’ascoltatore verso il proprio io interiore invece di prenderlo di petto. Xueyan Chen (per gli amici Yan) e Nicolas Balmer, espandono con grande sensibilità, forza e discrezione il loro universo sonoro, in un gioco di compensazione in cui ogni fonte sonora è un ornamento dell’altra. 

    Il secondo album di Gūsū s’intitola “Inhabiting Me” (Subject To Restrictions Records). Sull’arco di sette composizioni, Yan e Nicolas intrattengono un dialogo sonoro transculturale complesso, dove il ritmo appare e scompare, dove c’è spazio per la contemplazione e il dialogo interiore, e in cui l’antico e il contemporaneo sono in relazione.

    Non c’è né nostalgia né futurismo. Nel lavoro di Gūsū, tradizione e sperimentazione non si fondono ma sono vicini abbastanza da riuscire a definirsi e alimentarsi a vicenda, in un continuum mutevole al centro del quale c’è quel il suono limpido di uno strumento con radici millenarie: il Guzheng.

    Diamo il benvenuto a Confederation Music, a Xueyan Chen e a Nicolas Balmer.

    43 min
  • Yalisco - Quando l’immaginazione va al largo

    Un mare segreto racchiuso tra le montagne, tra acque scintillanti e sogni a occhi aperti.

    È lo scenario in cui i ginevrini Yalisco danno vita alla loro personale visione mistica e psichedelica del surf e del garage rock.

    Ambientazioni cinematografiche calde e riverberate, piene di luce di fine estate, per viaggiare con la mente ascoltando “Orange Orange” (Table Basse/Le Pop Club), uno dei dischi di genere meglio riusciti di quest’anno musicale svizzero.

    A differenza del primo (“Yalisco”, del 2024), il nuovo album “Orange Orange” ha una produzione più curata ed è più maturo, pieno di sfumature e i testi sono cantati soprattutto in francese. È una modalità di lavoro che guarda al vintage, alle vecchie tecniche di registrazione e al calore del suono.

    Il bello di questa dimensione sonora dilatata è che, appena premi play, ti arrivano addosso gli anni 60 e 70 e sei catapultato in uno stato di contemplazione o, come dicono loro, “la tua immaginazione prende il largo”.

    È con grande piacere che ospitiamo Yalisco e diamo il benvenuto a Confederation Music a Valentin Girardet (chitarra e voce) e David Torche (batteria, percussioni e voce).

    39 min
  • Odd Beholder - Honest Work

    Una riflessione sul lavoro, sull’esaurimento, sulla ricerca di un senso e sulla responsabilità nella vita personale di una musicista, come nella società.

    Odd Beholder ha scritto un album dopo aver osservato amici e amiche consumarsi con il lavoro a scapito della salute e della qualità della vita. La musicista e attivista argoviese Daniela Weinmann ne parla nel suo ultimo album “Honest Work” (2026 Sinnbus).

    Non è un confronto tra il “privilegio” di chi può permettersi di fare il musicista indipendente e le condizioni di chi svolge mestieri “tradizionali”, ma se sul fronte musicale la realtà è stravolta dall’industria tecnologica, nel mondo del lavoro (soprattutto nelle grandi aziende) i presupposti sono astratti, globalizzati, instabili e difficilmente negoziabili; standards sempre più bassi che spingono a chiedersi per chi, e a vantaggio di chi, impieghiamo una vita trascorsa in gran parte lavorando per qualcuno.

    Odd Beholder si chiede come sarà il lavoro del futuro (come noi vorremmo che fosse) e, soprattutto, che cosa significa davvero vivere bene.

    “Honest Work” è la fotografia di un senso diffuso di rassegnazione e disorientamento di una società che vive una normalità solo apparente. È un disco che non da risposte ma che dice che “non basta una pausa per un curare un burnout”, servono nuove prospettive.

    Prodotto e realizzato in tandem con il DJ tedesco Douglas Greed (per questo, forse, più frizzante ritmicamente), “Honest Work” è un buon punto di partenza, ben ragionato e carico di rabbia, per portare un po’ di chiarezza nella realtà complessa del mondo del lavoro.

    Sandra Romano ha incontrato Daniela Weinmann a Zurigo, 5 anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music.

    42 min
  • Odd Beholder - Honest Work

    Una riflessione sul lavoro, sull’esaurimento, sulla ricerca di un senso e sulla responsabilità nella vita personale di una musicista, come nella società.

    Odd Beholder ha scritto un album dopo aver osservato amici e amiche consumarsi con il lavoro a scapito della salute e della qualità della vita. La musicista e attivista argoviese Daniela Weinmann ne parla nel suo ultimo album “Honest Work” (2026 Sinnbus).

    Non è un confronto tra il “privilegio” di chi può permettersi di fare il musicista indipendente e le condizioni di chi svolge mestieri “tradizionali”, ma se sul fronte musicale la realtà è stravolta dall’industria tecnologica, nel mondo del lavoro (soprattutto nelle grandi aziende) i presupposti sono astratti, globalizzati, instabili e difficilmente negoziabili; standards sempre più bassi che spingono a chiedersi per chi, e a vantaggio di chi, impieghiamo una vita trascorsa in gran parte lavorando per qualcuno.

    Odd Beholder si chiede come sarà il lavoro del futuro (come noi vorremmo che fosse) e, soprattutto, che cosa significa davvero vivere bene.

    “Honest Work” è la fotografia di un senso diffuso di rassegnazione e disorientamento di una società che vive una normalità solo apparente. È un disco che non da risposte ma che dice che “non basta una pausa per un curare un burnout”, servono nuove prospettive.

    Prodotto e realizzato in tandem con il DJ tedesco Douglas Greed (per questo, forse, più frizzante ritmicamente), “Honest Work” è un buon punto di partenza, ben ragionato e carico di rabbia, per portare un po’ di chiarezza nella realtà complessa del mondo del lavoro.

    Sandra Romano ha incontrato Daniela Weinmann a Zurigo, 5 anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music.

    52 min
  • Eckhart - He’s dancing, he says he will never die

    Raccontare la morte, il destino, la modernità, l’arte e la musica stessa, offrendo un’esperienza sonora che invita alla danza, alla gioia e all’euforia estatica del lasciarsi andare alla libertà.

    John Silvestre scomoda Cormac McCarthy e il suo romanzo cult “Blood Meridian” per dare il titolo a “He’s dancing, he says he will never die”, l’ultimo album del progetto electro-punk vodese Eckhart, di cui fanno parte anche il batterista Laurent Glur (Fomies) e la cantante Olivia Madhuri.

    È un disco di rottura: dopo il DIY di “Far from god” del 2024, Silvestre è tornato con una produzione più grossa, un feticismo totale per il campionamento e una batteria acustica e frenetica che conferisce al suono e alle ritmiche di Eckhart una dimensione e una dinamica inedite.

    “He’s dancing, he says he will never die” di Eckhart, uscito all’inizio di maggio del 2026 con Blizzard Audio Club, è entrato istantaneamente nella nostra personale Top Ten dei miglior dischi svizzeri dell’anno. È la montagna russa elettronica e impetuosa di un creativo che per anni ha suonato post-rock, bazzicando gli ambienti Constellation Records prima di trovare la propria strada musicale.

    È con grande piacere che apriamo le porte di Confederation Music a John Silvestre.

    52 min
  • Pascal Gamboni - Mia barca

    Un monolocale come una barca, un appartamento con poco spazio ma che galleggia e ti tiene a galla, e dove tutto funziona comunque.

    Come gli incendi che bruciano i prati e fanno crescere nuova erba verde e rigogliosa, gli stravolgimenti esistenziali portano nuove prospettive. Il cantautore grigionese Pascal Gamboni ha attraversato la sua personale selva oscura, uscendone con una nuova consapevolezza e un nuovo disco. Il quattordicesimo.

    Con “Mia barca”, Pascal Gamboni celebra la vita. Lo fa ricordando le occasioni che essa offre e che devi saper cogliere; omaggia gli incontri e le amicizie, ricordandoci che tutto è interconnesso in questo mondo, e immaginando il nostro stato d’animo variabile come il tempo meteorologico. 

    “Mia Barca” contiene tredici canzoni realizzate nel suo originale stile “Alpine lo-fi”, rigorosamente DIY e cantato in romancio, essenziale, ricco di sole e melodia, per invitare tutti quanti a restare svegli, attenti e ricettivi. Sandra Romano ha incontrato Pascal Gamboni a Zurigo. La chiacchierata è partita dall’idea che la musica sia un salvagente esistenziale.

    40 min
  • To Athena - Have I lost my magic?

    Ho perso la mia magia? 

    Se lo chiede To Athena nell’ultimo album “Have I lost my magic?” (Mouthwatering Records)

    È un’opera personale e audace in cui un’estetica sonora calda e avvolgente (arpa, archi e grandi arrangiamenti per band) fa da sfondo a una narrazione introspettiva che racconta la riscoperta di una magia interiore che sembrava perduta.

    Dentro “Have I lost my magic?”, To Athena parla apertamente di sopraffazione, vulnerabilità e del desiderio di connessioni autentiche. Sono temi alimentati da relazioni interpersonali vissute, dal burnout e dagli abusi.  La cantautrice lucernese volge uno sguardo discreto e fiducioso verso il futuro, con un’estetica cinematografica velatamente vintage e nostalgica che è diventata marchio di fabbrica di un pop da camera che fa grandi numeri e raccoglie consensi all’estero.

    “Have I lost my magic?” contiene 12 canzoni che invitano all’introspezione e alla guarigione, con uno scopo: riscoprire la propria luce interiore. La propria magia .Tra queste, anche “Collide”, scelta per una campagna di Greenpeace e diventata “live performance” in una grotta del ghiacciaio del Morteratsch.

    Sandra Romano ha incontrato To Athena, uno dei più promettenti talenti pop svizzeri. 

    40 min
  • Andrea Zinzi - Healing Winters

    Non conta quanto sia grande la finestra dalla quale scegli di guardare il mondo. Conta che cosa sei pronto a vedere. 

    Il primo disco solista di chi ha condiviso anni e chilometri di musica è un gesto personale che sa di necessità fisiologica e ha il sapore dell’epifania .“Healing Winters”, pubblicato il 10 aprile 2026 da Safe Port Production, è la prima testimonianza individuale del chitarrista, cantautore e maestro Andrea Zinzi, che conosciamo come l’altra metà dei Make Plain.

    La forza delle otto canzoni di “Healing winters” sta nella loro essenzialità, nella loro registrazione in presa diretta, nel calore delle melodie e, soprattutto, nella potenza primordiale dell’uomo da solo con il suo strumento. 

    In questo sorprendente disco folk ticinese cantato in inglese, un faro, una grotta e una piccola finestra che guarda sui Denti della Vecchia, sono il catalizzatore generativo che ha scosso l’anima, trasformando la percezione in narrazione artistica. Silenzio e distacco diventano un cocktail che stimola la riflessione; nel caso di “Healing Winters”, sull’inverno, sui luoghi significativi e sulla cura.

    Ne abbiamo parlato con Andrea Zinzi.

    47 min
  • Tatum Rush - Lolito Ceresiaco

    Aspetta l’inaspettato… 

    “Lolito Ceresiaco” di Tatum Rush è una tra le più belle sorprese discografiche del 2026 musicale svizzero. 

    Il cantautore e artista ticinese è tornato con un disco di dieci canzoni pensate e concepite lontano dal frastuono urbano, sul Sentiero di Gandria, sulla scia di una ritrovata ebbrezza spirituale, del ricordo del nonno e dei suoi vecchi, ispiranti dischi in vinile .

    Quella di Lolito Ceresiaco è una passeggiata allucinata e malinconica, una raccolta di scatti musicali a grana grossa della magia di un’estate vissuta sul Lago di Lugano giocando e flirtando con un bouquet di reminiscenze jazz, bolero, swing, klezmer, tradizione partenopea e tarantella.

    Tatum Rush veste i panni di un crooner nostrano su una fotografia sbiadita dal tempo ma carica di storia e di ricerca. La bellezza di “Lolito Ceresiaco” sta anche nella sua essenzialità, nella forte resa data da una produzione fatta come una volta: pochi microfoni, musicisti super-preparati e zero post-produzione. Quello che sentite è quello che hanno suonato.  

    Dopo un piatto di condiviso di pasta “aglio, olio e peperoncino”, Giordano Tatum Rush ci ha raccontato la sua nuova, inaspettata, deviazione stilistica.

    Enjoy & spread the word!

    Moci

    48 min

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