Confederation Music

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By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Confederation Music episodes

  • Emmanuel De La Paix - Chromaverse (Human Structures)

    Emmanuel De La Paix percorre lande sperimentali. Ora si trova dove il confine tra suono, spazio, immagine, sopra e sotto è indefinibile. È il limbo creativo e mistico in cui la musica trae energia dalla forza degli elementi generando onde sonore e nutrendo l’anima.

    Si chiama “Chromaverse (Human Structures)” (2026 Broque) l’ultima opera di Emanuel De La Paix. È il suo album più intenso e dettagliato, un nuovo esercizio musicale specchiato che segna la fine di un ciclo stilistico (questa volta non ci sono il mix e la produzione di Birgir Birgisson) prima dell’inizio di qualcosa di nuovo, quella “novità” che è centrale nel percorso evolutivo di De La Paix.

    “Chromaverse (Human Structures)” contiene 14 canzoni che portano il numero di una stanza. È un climax che parte ambient e meditativo, assume progressivamente vigore, ritmo e voce, prima di farti scendere dall’altro versante di una collina sperimentale, verso un epilogo nuovamente etereo.

    Emmanuel De La Paix ce lo ha raccontato.

    44 min
  • Worries And Other Plants - Sweet Heart Sugar Love

    Non importa se una canzone sia forte o delicata, perché nella sua essenza l’emozione rimane la stessa.

    La musica come danza del linguaggio interiore per discutere con te stesso dei tuoi sentimenti. E quando la condividi (permettendo agli altri di ascoltare quella conversazione) ognuno sceglie quanto assorbirne.

    Dionys Müller (per gli amici Dio) è l’epicentro di Worries And Other Plants, sestetto psy-rock sangallese che, a intervalli regolari, aggiorna la colonna sonora di un viaggio “on the road” desertico e costiero in un mix avventuroso e riflessivo che, nell’ultimo album “Sweet Heart Sugar Love”, mette sotto la lente il viaggio, il fare musica, la libertà e la vita.

    Sono temi su cui meditare mentre le otto canzoni di questo disco scorrono, ricche di melodia e sonorità dilatate. È un paesaggio sonoro in cui groove e sogno si avvinghiano tra loro come serpenti che si accoppiano.

    Sandra Romano ha intervistato Dionys Müller per parlare del nuovo disco “Sweet Heart Sugar Love”, due anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music con l’album “Travel in cycles”.

    37 min
  • Sheldon Suter - Pink Dawn

    Quanta melodia c’è dentro un batterista?

    Ci sono batteristi che tengono il tempo per tutta la vita, altri, invece, che non resistono al richiamo della melodia, della composizione armonica e della ricerca minuziosa di una timbrica.

    Sheldon Suter fa parte della seconda categoria. La sua arte sonora nasce da un bouquet stimolante di strumenti musicali: la batteria (ovviamente), la cetra (modificata con un manico di chitarra elettrica e un ponticello di violino), il gong, le campane tibetane, la Kalimba, lo Shruti Box indiano (una specie di armonium che fa i drones, le basi basse) e dei pedalini per gli effetti.

    Di formazione fotografo, organizzatore del festival Éther, artigiano dei suoi strumenti, musicista attivo e conosciuto come sideman nel campo dell’improvvisazione e della sperimentazione, Sheldon Suter, ogni tanto, mette la testa fuori dalla musica non codificata e si dedica alle forme musicali più convenzionali

    Dopo “Berceuses & Nocturnes” del 2023, Sheldon Suter ha pubblicato “Pink Dawn” (Selftape Records) il suo secondo album solista con una novità; ci sono degli ospiti: il poeta ticinese Vanni Bianconi, l’arpista sperimentale romanda Julie Campiche e la cantautrice pop-folk svizzero tedesca Lea Lu.

    Siamo andati a trovare Sheldon Suter nella sua tana creativa, al Mulino del Brumo (sede principale di Éther) nei boschi di Arcegno, un luogo d’ispirazione così immerso nel verde, nella natura e nel profumo di humus, che è difficile capire dove finisca l’essere umano e dove inizi la vegetazione.

    39 min
  • Malummì - Damaged by their silence

    La perdita, la riconciliazione e la riflessione famigliare.

    Larissa Rapold esplora temi personali nel terzo album di Malummì.

    “Damaged by their silence” (Mouthwatering Records) di Malummi è un percorso musicale introspettivo indie e intimo in cui il suono del pianoforte (a volte distante e anche dissonante) è diventato centrale, assieme quello potente e viscerale della chitarra; un equilibrio che regge per tutti i nove brani di questo disco e di questo trio atipici: rock alternativo, indie pop, sapori vintage e tutta l’energia cantautorale.

    Siamo andati a trovare Malummì nel loro quartier generale a Basilea e, con Larissa Rapold, c’era anche il chitarrista e compagno musicale Giovanni Vicari.

    43 min
  • Lone Assembly - Knots & Chains

    Il volti del controllo sono molteplici: c’è quello esercitato dagli altri, quello che alimentiamo noi dentro noi stessi e quello che subiamo dall’ambiente circostante.

    “Knots & Chains” (nodi e catene) è l’album di debutto di Lone Assembly pubblicato da Irascible. La bellezza e la forza di questo disco stanno, per metà, nella voce profonda e grave del cantante del quartetto ginevrino, Raphaël Bressler, che è come una coperta oscura e gotica. L’altra metà sono le nove belle canzoni di un prodotto new-wave e synth pop tecnicamente eccellente.

    Che sia la città ad assorbirci, respingerci o distorcere la nostra percezione, che siano gli altri a vincolare il nostro semplice “essere”, o che siamo addirittura noi a farlo su noi stessi, Lone Assembly attingono da un’oscurità profonda che porta a inneggiare al dolore, al senso di alienazione e alla sofferenza, senza mai lasciarsi andare alla rassegnazione. 

    “Knots & Chains” di Lone Assembly è un album che invita ad avere forza e coraggio, e che porta in sé la storia di un’epoca e di un’estetica musicale: gli anni 80 più freddi della new-wave. 

    Figuratevi se non chiamavamo Raphael Bressler per raccontarcelo!

    48 min
  • Temple Solaire - Past due

    Fregatene di quello che pensano gli altri. Abbandona i cliché di una società che ti giudica solo per i tuoi risultati.

    C’è una forte componente ritualistica dentro “Past Due” (Taxi Gauche Records) di Temple Solaire. In un appassionante trip di psy rock 60, Paisley Underground, Garage Rock e Shoegaze, il combo zurighese affronta un paradosso: sei costretto a fare il criceto nella ruota e mentre corri ne sei cosciente. È a quel punto che dovresti trovare la motivazione per cambiare treno e prendere quello del cambiamento, quello che ti porti verso ciò che desideri di più per te stesso.

    “Past Due” di Temple Solaire è un disco analogico immersivo e ipnotico, registrato su nastro e svincolato, nella sua forma, da ogni regola di mercato, così fedele al suo ideale e alla sua sorgente creativa che fai fatica a distinguere il confine tra studio e palcoscenico.

    Ha avuto il grande piacere di parlarne con Giovanni Fortunato, epicentro di questa delizia psichedelica!

    46 min
  • Pina Palau - You better get used to it

    Renderti conto che non vuoi vivere inseguendo cose che non puoi controllare, ma investire più tempo nelle relazioni, nelle amicizie, nell’amore e nella vita reale.

    Pina Palau ha fatto della musica la sua scuola di vita. Farla e suonarla, oggi, per la cantautrice zurighese, significa acquisire maggiore chiarezza su quando sia necessario trattenere, quando fidarsi e quando, invece, lasciar andare.

    Il terzo album di Pina Palau è “You better get used to it” (Mouthwatering Records), un diario che documenta una trasformazione innescata da una montagna russa sentimentale estrema che fa da cornice al disco. Nove canzoni come nove tappe esplorative di ciò che rimane di non detto tra due persone: confessioni, contraddizione, domande. È un percorso auto-curativo musicale intrapreso per trasformare la frustrazione per schemi vecchi che non cambiano in nuovi colori sonori, per fare i conti le proprie incertezze e i propri dolori e trovare un nuovo senso di sé. Il cocktail sonico di Pina Palau è un blend di folk intimista e indie-rock crudo, con il retrogusto americano di un’artista che ha radici negli Stati Uniti.

    Abbiamo raggiunto Pina Palau per saperne di più.

    43 min
  • Mattiu - Aura

    Basta ascoltare i primi secondi del canto polifonico “Mument” per capire che ci stiamo addentrando in un luogo sia reale che spirituale e che è in atto una simbiosi tra l’individuo e la natura, tra la purezza d’animo e la forza degli elementi. Siamo alla fonte segreta dell’ispirazione.

    “Mument” è la canzone che apre “Aura”, il primo album di Mattiu, cantautore grigionese della Surselva attivo discograficamente dal 2022. È un disco che da nuova linfa alla celebrazione personale di una terra, di una cultura e di una natura che, per l’artista, è vitale come l’aria: una bellezza così potente da ispirare la creatività di chi la osserva e la assorbe in religioso silenzio, di chi non la piega al proprio volere la ma la ascolta quando si trova da solo al suo cospetto.

    Mattiu fonde pop, folk, elettronica e acustica in una musica limpida e cristallina; un suono e una voce delicati che non portano con sé l’ego ma stimolano piuttosto i legami tra le persone, tra il passato e il presente, tra il dentro e il fuori.

    Le radici, la cultura e il paesaggio romanci sono al centro di “Aura”. Mattiu con le 10 canzoni del suo album ci porta contemporaneamente dentro di sé e in un ambiente fatto di ruscelli, humus, prati, boschi, muschio e quella luce misteriosa che filtra tra i rami degli alberi quando sei nella foresta.

    Sandra Romano ha intervistato Mattiu per Confederation Music.

    32 min
  • Stefanie Stauffacher - Mania Mania

    Un dialogo creativo, un’interazione continua tra un freak dell’elettronica che vive tra macchine analogiche e cavi, e un’autrice, attrice e comica conosciuta nella scena “slam poetry” svizzera.

    Lukas Marty e Lara Stoll sono Stefanie Stauffacher, un duo elettronico e sperimentale zurighese edito dall’etichetta indipendente basilese A Tree In A Field Records.

    L’ultima pubblicazione è “Mania Mania”, un titolo riferito al lato A di un vinile che, su quello B, contiene le canzoni del vecchio EP “Friedhof Sihlfeld”, finora mai uscito in vinile.

    Sono compartimenti più o meno stagni che mostrano due umori: quello più pop, eclettico e a tratti (volutamente) kitsch di “Mania Mania” (cinque brani che ruotano attorno al tema della follia) e quello più oscuro e gotico di “Friedhof Sihlfeld”.

    È musica che nasce nel sottosuolo zurighese, nel locale vicino a Hardplatz dove abbiamo incontrato Lara Stoll (con un dito steccato) e Lukas Marty per capire che cos’è (o chi è) esattamente Stefanie Stauffacher.

    46 min
  • Andrina Bollinger - Island of way back

    “In un’industria che richiede visibilità costante, allontanarsi può sembrare un suicidio professionale, ma alcuni lavori richiedono ritiro. La profondità richiede tempo”

    “Island of way back”, uscito il 6 marzo 2026 con Mouthwatering Records, è l’album più personale dell’artista avant-pop zurighese Andrina Bollinger. Contiene undici brani suddivisi in quattro atti che sono come un rituale intimo, di sopravvivenza e ribellione contro la tirannia della visibilità costante.

    In una cultura ossessionata dalla velocità e dalla perfezione, Andrina Bollinger rallenta per guarire, prima di tornare a casa attraverso il suono. Andrina ha impiegato sei anni per scrivere “Island of way back”. Sono tempistiche che riflettono il rigetto della cultura della fretta e che seguono il tempo biologico piuttosto che le richieste del mondo esterno. È un invito a chi si sente sopraffatto dalla pressione della performance perpetua.

    Andrina Bollinger ha realizzato “Island of way back”  con il batterista Arthur Hnatek e il bassista Jules Martinet e lo ha co-prodotto con il britannico Mike Lindsay.

    Sandra Romano ha intervistato Andrina Bollinger a Zurigo. In questa puntata vi raccontiamo la storia di un’artista libera che spinge il pop verso territori sperimentali.

    35 min

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