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Or


L’equivoco comporta che l’enunciato non sia né vero né falso e non dà come risolto l’equivoco. Piuttosto, vero e falso si situano nella via di un’elaborazione.
Il senso di colpa, anche in Freud, non è coscienza di colpa, è la sensazione di godimento, che viene tramutata in senso di colpa. Il senso di colpa come tale non esiste. Certamente, per giungere a questo occorre tenere conto dell’itinerario compiuto da Freud, da Lacan e oltre.
Ciascuno si trova a dire, a fare, a scrivere, a intendere quel che non ha mai detto, non ha mai fatto, non ha mai scritto, non ha mai inteso.
Non c’è la fine delle cose, non c’è la fine dell’arte, non c’è la fine della cultura, non c’è la fine della scrittura, non c’è la fine delle cose che si fanno. L’arte resta. La cultura resta. Resta, perché si scrive.
Non c’è controllo sul desiderio. Non posso dire né desidero, né non desidero. A me spetta fare. Un povero diavolo è chi assume il desiderio e si lascia trasportare da esso, in tutti i suoi raggiri.
Facendo, il tempo aveva fabbricato Ulisse, non più come nessuno, ma come effetto.
Le cose possono giungere a destinazione soltanto in seguito alla poesia. Senza la poesia non c’è impresa.
La battaglia non è contro l’Altro, la battaglia è intellettuale, è costante, non è un’eccezione. In nessun istante la battaglia è assente.
Una parola non vuole dire nulla. Ciascuna parola si costituisce nell’equivoco, nella menzogna e nel malinteso.
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