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Non è il mestiere che rende meno intellettuale la persona, ma è la persona che si pone in un itinerario intellettuale, indipendentemente dal proprio mestiere.
Le cose mentre avvengono e mentre divengono introducono istanze di trasformazione culturale e di variazione artistica. Così s’iscrivono nell’attuale.
La questione religiosa consente di avvertire la vanità delle cose, in quanto punto vuoto incolmabile. Il punto non solo è mobile, ma non c’è dove lo si cerca e non lo si trova dove esso si muove.
Quello che viene considerato come passato è per ciascuno un ricordo, cioè è qualcosa che può divenire arte, solo se entra nella dimenticanza.
L’itinerario è impossibile da codificare, da decidere, da disciplinare, da regolamentare. Nessuno di noi è esente dall’itinerario, il viaggio della vita.
Un paradosso indica sia un ragionamento che appare non valido, ma che deve essere accettato, sia un ragionamento che appare corretto, ma che porta a una contraddizione. Nulla è comune, nemmeno la credenza.
Ciascuno nasce nel mito, da una famiglia principesca e industriale, per rinascere nel linguaggio.
La paura deve essere presa come sentinella, come spia di qualcosa di nuovo da incominciare, da cercare, da avviare: la paura va presa per la punta e non per la coda.
Se s’instaura la lingua diplomatica, cessa quella che Leonardo chiama la lingua dei litiganti, la lingua della padronanza sulla parola, sulla repubblica, sui cittadini, sulla città, sull’arte e sulla cultura.
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