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La viticoltura sta affrontando numerose sfide a causa del cambiamento climatico e dei suoi effetti sulla resa e sulla composizione delle uve, ma anche per la forte richiesta sociale di una gestione vitivinicola e agricola rispettosa dell'ambiente. La capacità di adattarsi a queste sfide è fondamentale per garantire la sostenibilità (anche economica) della viticoltura.
I cambiamenti climatici che si stanno manifestando influiscono sulle stagioni (temperatura, piovosità, innevamento, scorte idriche, ecc.) e, nell’emisfero boreale (il nostro) condizionano l’attività vegetativa delle piante. Nel 2022 Vitis vinifera, ha sofferto per gli eccessi termici, le alte radiazioni UV e le carenze idriche.
Parole chiave: telerilevamento, GIS, GPS, sensori, monitoraggio, mappe, esperienza, modelli viticoli,
Bisogna conoscere il cambiamento climatico per valutare le azioni da mettere in campo. Continuiamo con la nostra filosofia di "Kaizen", ovvero del continuo miglioramento, e quindi torniamo con le Conversazioni viticole del mercoledì alle ore 7:30.
Il monitoraggio del vigneto si conferma il focus delle Conversazioni viticole e questa diretta era dedicata alla Viticoltura di precisione; ai Sistemi di geolocalizzazione dati, Macchine per la viticoltura di precisione e monitoraggio del vigneto.
Ecco alcune tematiche che abbiamo approfondito con la Prof.ssa Maurizia Sigura e del Prof. Rino Gubiani del Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali dell'Università degli Studi di Udine.
Sistemi di geolocalizzazione dati
Macchine per la viticoltura di precisione
In occasione dei due ultimi incontri vitivinicoli con la dott.ssa Anna Benedetti e con il dott. Roberto Zanotti, si è evidenziato il ruolo del microbioma e della gestione del suolo (es. con il sovescio) sulla fertilità biologica e fisica del terreno.
In questa conversazione “proseguendo sul solco tracciato” affronteremo la fertilità chimica del terreno con due Agronomi di notevole esperienza nella nutrizione della vite, il dottor Duilio Porro della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (TN) e il dottor Mauro Schippa, agronomo e esperto internazionale della nutrizione della vite. La fertilità chimica del terreno è interconnessa con molti altri aspetti (vedi fertilità microbiologica e fisica…) e, per mantenerla o migliorarla, gli apporti nutrizionali al vigneto sono stati affrontati con la logica degli asporti. In estrema sintesi vanno restituiti gli elementi nutritivi utilizzati dalla vite per la produzione dell’anno. Con questo “Criterio restitutivo” si stabilisce la quantità di elementi da restituire sulla base delle asportazioni annue. Partendo da questa “metodologia operativa” con i colleghi Duilio Porro e Mauro Schippa affronteremo le seguenti tematiche:
1. quali sono i fabbisogni nutrizionali della vite durante le diverse fasi fenologiche?
2. come stimare i quantitativi medi di elementi nutritivi asportati in diversi modelli viticoli?
3. a che cosa è correlata la disponibilità di elementi nutrizionali del suolo?
4. nella stima della fertilità chimica quale importanza hanno le analisi del terreno in laboratorio (e in vigneto) e le analisi fogliari?
5. in base a quali criteri fisso la periodicità delle analisi? (quando ricorrere al laboratorio e con che intervallo di tempo?)
6. cosa ci dicono le analisi chimico fisiche del suolo e come si leggono?
7. cosa succede se decido di non concimare il mio vigneto?
8. quali sono le possibili interazioni tra concimazione, lavorazioni e inerbimento del vigneto?
9. come è possibile il ritorno a forme di fertilizzazione organica? Con quali prodotti in commercio? 10. con un clima che sta cambiando devo considerare un apporto nutrizionale diverso?
Nel secondo appuntamento dedicato alla "qualità del suolo e qualità delle uve e del vino" dedichiamo le prossime due dirette del mercoledì alla fertilità fisica del terreno (domani) e la prossima settimana alla fertilità chimica.
Nei decenni scorsi, la diffusione dell’inerbimento totale (permanente), dove le condizioni idriche lo hanno consentito, ha contribuito a migliorare gli apporti di sostanza organica al suolo, ma non è stato sufficiente a compensare le annuali perdite per mineralizzazione cui va incontro la frazione organica del terreno. In altri termini, non premette di mantenere stabile il contenuto di humus nel vigneto senza l’apporto di fertilizzanti organici. La diminuzione della sostanza organica nei suoli è legata al progressivo abbandono di fertilizzazioni organiche che non vengono compensate dall’inerbimento permanente. La sola restituzione al suolo di foglie, tralci ed erba non consente di mantenere in pareggio il bilancio della sostanza organica di un vigneto nelle condizioni dell’Italia settentrionale. L’ulteriore apporto di vinacce e raspi non è sufficiente a compensare il disavanzo ma solo a ridurlo. Il sovescio, di cui parleremo diffusamente, rappresenta un’ulteriore fonte di sostanza organica che, associata al recupero di altre matrici organiche prodotte dal vigneto, permette di limitare la perdita di humus. Il sovescio autunno-primaverile, infatti, pur applicato a filari alterni e dunque su metà circa della superficie, consente di compensare circa il 40% dell’intero fabbisogno annuo di humus.
Con il collega dott. Roberto Zanzotti, della Fondazione Edmund Mach (S. Michele a/A, Trento), che da molti anni si occupa della gestione del suolo in viticoltura, affronteremo le seguenti tematiche: - il sovescio è uno strumento per migliorare la fertilità fisica dei terreni?
- come attuarlo/seminarlo per ridurre, tra l’altro, la compattezza del suolo?
- come posso misurare il risultato delle semine per il sovescio?
- come effettuo la stima della quantità di biomassa epigea ed ipogea?
- quali sono le differenze tra le principali famiglie di piante erbacee?
- qual è il loro ruolo agronomico?
- quali sono i possibili consigli da fornire al viticoltore in base ai risultati della sperimentazione FEM?
- come è possibile il ritorno a forme di fertilizzazione organica (letame).
Buon ascolto
Il suolo è vivo e i numerosi esseri viventi (microrganismi, lombrichi, ecc.) che lo abitano hanno un impatto diretto sul suo funzionamento: sulle proprietà agronomiche (stabilità strutturale, resistenza all'erosione) e fisiochimiche (cicli dell'azoto e del carbonio). Il controllo della "qualità del suolo" è una questione importante per la viticoltura in quanto le proprietà fisiche, chimiche e biologiche hanno effetti ed interazioni che determinano un funzionamento più o meno efficiente del vigneto in termini di produzione e qualità dell’uva, impatto ambientale e sostenibilità dei sistemi viticoli.
In un recente incontro, nel mese di maggio, con la dott.ssa Anna Benedetti, ex direttrice del CREA-RPS - Roma, Centro di ricerca per lo studio delle Relazioni tra Pianta e Suolo, abbiamo affrontato la complessa problematica del suolo e della sua fertilità. La dott.ssa Benedetti è ricercatrice ed ha il suo attivo molte pubblicazioni scientifiche relative al terreno che ha studiato nelle molteplici sfaccettature che lo compongono. Nel positivo colloquio/confronto siamo partiti da alcune considerazioni/convinzioni maturate dalle nostre esperienze pratiche e di ricerca: il microbioma del vigneto può svolgere un ruolo importante nella produzione di uve di alta qualità; la gestione del suolo modifica in vario modo le comunità microbiche del vigneto stesso; un miglior equilibrio vegetativo e un suolo sano e attivo sviluppano comunità microbiche più stabili e utili alla vite; il microbioma ha un ruolo non trascurabile nelle reazioni/meccanismi di difesa della vite; il microbioma ha un ruolo non trascurabile nella produzione di uve di alta qualità; è fondamentale mantenere una buona fertilità del terreno: Di seguito alcune questioni/domande aperte che desidero affrontare con la dott.ssa Benedetti (si tratta di tematiche già emerse in occasione del nostro incontro), nella diretta di domani mattina: un apporto esterno di MicroOrganismi (di seguito MO) influenza la comunità microbica del terreno? quali pratiche agronomiche modificano i MO? quali effetti hanno l'utilizzo di compost e di MO irrorati al terreno nei confronti del microbioma del terreno stesso? l'utilizzo di MO può aumentare le difese della vite in modo tale da poter ridurre l'apporto di rame della difesa in viticoltura biologica? quali MO sono riconosciuti come più importanti? c'è una relazione tra MO del suolo e MO dell’uva e, quindi, sulla qualità del vino? quali sono le opinioni della dott.ssa Benedetti sui MO o sostanze prodotte o derivate da microrganismi presenti in commercio? …
I casmoteci, organi svernanti dell’oidio della vite, cominciano a formarsi in grandi quantità a partire dalla fine del mese di agosto sugli organi vegetativi colpiti dalla malattia, in particolare su foglie e tralci e la loro maturazione è favorita da condizioni climatiche autunnali caratterizzate da assenza di piogge e da temperature miti. Recenti studi, mirati a valutare la presenza/consistenza di casmoteci in vigneto, hanno dimostrato che la loro presenza, a fine estate/inizio autunno, inizia ad essere rilevante quando la gravità dell’attacco supera il 30-40% della superficie fogliare; si è calcolato che si possono formare tra 8 e 44 milioni di casmoteci per ettaro, in funzione della densità d’impianto e della forma di allevamento. Grazie al monitoraggio in vigneto per il controllo della formazione dei casmoteci e l’evoluzione del loro colore è possibile stabilire in quali casi e in che periodo effettuare l’intervento/i con A. quisqualis per ridurre la carica d’inoculo svernante (sanitazione) presente nel vigneto per la stagione successiva.
Ne ha parlato Giovanni Bigot in questa conversazione viticola di mercoledì con Marta Soccolini, collega e agronomo di Perleuve.
La vendemmia è iniziata più o meno timidamente in tutte le Regioni d’Italia. Le notizie che ci giungono fanno prevedere che le uve, a causa del cambiamento climatico in atto, si caratterizzeranno per le buone concentrazioni zuccherine (talora fin troppo elevate), accompagnate però da acidità basse e pH alti, parametri non adatti soprattutto alla produzione di vini destinati alla spumantizzazione o al lungo affinamento. Nella sostanza, dopo mesi di attente cure in vigneto si conclude il ruolo del Viticoltore (dell’Agronomo) e le uve che arrivano in cantina sono affidate, ora, alle scelte di vinificazione del responsabile Enologo, Enotecnico o Cantiniere. Con il dott. Gabriele Valentini, ricercatore e dottorando del Dipartimento di Scienza e tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell'Università degli Studi di Bologna, affronterò i possibili accorgimenti da applicare in vigneto per migliorare le caratteristiche della materia prima (l’uva) in base agli obiettivi enologici prefissati. Nella diretta di domani ci concentreremo sui due parametri chiave, l’acidità e il pH dell’uva che diventerà mosto e poi vino, per stabilire (assieme all’analisi organolettica delle uve) la data di vendemmia. Evidenzieremo i possibili interventi da attuare nella gestione del vigneto, di cui viene solitamente sottovalutata l’importanza, in grado di influenzare questi fattori analitici: ✓ qual è il ruolo della gestione del suolo sull’acidità e il pH delle uve? ✓ la gestione della chioma ha un ruolo multifunzionale, proviamo a sintetizzarlo? ✓ nella nutrizione minerale come utilizzare l’azoto e il potassio? E gli altri elementi nutritivi? ✓ come gestire lo stress idrico? ✓ nelle nuove piantagioni quale può essere il ruolo del portinnesto? E del numero di viti/ha - densità di piantagione? ✓ l’orientamento dei filari può avere un ruolo strategico nelle nuove piantagioni?
In alcune zone viticole la vendemmia di alcuni vitigni (Pinot nero e Chardonnay) è già iniziata per la produzione di vini base spumante (Lombardia-Franciacorta, Trentino-Alto Adige). In molte altre, i grappoli sono in fase di invaiatura annunciando un anticipo di 10-15 giorni rispetto al 2021. in questa diretta ho analizzato quest’annata 2022 che presenta caratteristiche comuni in diverse zone viticole. Come è emerso in occasione dell’incontro con il prof. Andrea Pitacco, la variabile che sta caratterizzando il 2022 è rappresentata dalle temperature minime, mai così alte (perdonate l’ossimoro). Esamineremo così tutti i dati meteorologici a nostra disposizione, grazie anche a 4Grapes.
Le recenti precipitazioni e quelle attese nel corso della settimana saranno in grado dare ristoro ai vigneti in difficoltà? Cosa possiamo fare in questo periodo di attesa della vendemmia? Tanti argomenti da affrontare...
I vitigni coltivati nelle diverse aree viticole che si sono adattati bene ad un certo terroir, in quest’annata 2022 hanno comunque manifestato qualche stato di sofferenza (stress idrico e termico legati al cambiamento climatico). Come abbiamo visto nelle precedenti dirette possiamo e riusciamo a contrastare gli eventi climatici con particolari interventi agronomici (ad esempio, mantenere l’acidità delle uve attraverso tecniche di concimazione azotata e di irrigazione mirata. Si possono conservare gli aromi con interventi di defogliazione ad hoc, o sopperire a periodi prolungati di stress idrico con scelte più oculate e innovative del portinnesto). Anche la gestione del suolo è fondamentale per conservarne e migliorarne le proprietà dinamiche come il drenaggio, anche a fronte di piogge concentrate o, all’opposto, la capacità di accumulo per superare periodi siccitosi valorizzando la microbiologia del suolo che può aiutare la vite nei periodi di crisi. Nelle nuove piantagioni ci aiuteranno i nuovi portinnesti e vitigni resistenti, ma in un prossimo futuro sarà la terapia genica, attraverso le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita se verranno autorizzate dall’UE), a permettere il silenziamento o potenziamento di alcune caratteristiche presenti nei diversi vitigni, rendendoli più adattabili agli eventi estremi.
In questo episodio affronteremo tutte queste affascinanti tematiche con il prof. Andrea Pitacco docente di Viticoltura, afferente al DAFNAE - Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università degli Studi di Padova, tra i maggiori esperti di fisiologia della vite a livello mondiale, cercheremo di capire quanta CO2 assorbe il vigneto e come il ceppo gestisce la risorsa idrica (bilancio idrico e del carbonio). Secondo Andrea Pitacco, capire quanto carbonio può assimilare la vite è strategico per aumentare la resilienza al cambiamento climatico e bisogna premiare ogni atteggiamento virtuoso. Ecco alcune domande che intendo porre all’illustre relatore e collega:
quali sono gli elementi di base della fisiologia della vite che influiscono sui rapporti fra acqua ed elementi nutrivi?
qual è il ruolo dell’acqua e della CO2 sull’attività vegeto produttiva e sulla maturazione dell’uva destinata alla produzione di vino?
in che modo il carbonio assimilato dalla vite è strategico per aumentare la resilienza al cambiamento climatico?
quali sono le relazioni tra fasi fenologiche della pianta ed eccessi/carenze idriche?
ci può indicare il corretto utilizzo dei modelli di gestione dell’irrigazione oggi disponibili?
si parla sempre più spesso di irrigazione a deficit, che cosa significa?
in riferimento ai rapporti acqua ed elementi minerali, quali strategie irrigue sono compatibili con le esigenze di sostenibilità, qualità delle uve e obiettivi enologici?
come gestire il diverso fabbisogno per la produzione di uva per base spumante, per vini rosati, vini da invecchiamento, …?
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