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In questi giorni nell’inserto “Il Gusto” di un noto quotidiano nazionale è stata pubblicata questa segnalazione che qui sintetizzo: Clima, allarme per gli spumanti: “Se non irrighiamo le piante muoiono” di Lara Loreti Dal Prosecco al Trentodoc passando per Franciacorta e Alta Langa, la preoccupazione dei produttori per la siccità: “La maturazione dell’uva è del tutto disuniforme, tempestività e monitoraggio del terreno possono fare la differenza”. Grande lavoro degli enologi per salvare la qualità Incertezza e preoccupazione. Il mondo degli spumanti si prepara ad affrontare il mese più critico degli ultimi decenni: i vigneti sono duramente messi alla prova dalla siccità, l’uva sta maturando e da un appezzamento all’altro, lo stato vegetativo del frutto è del tutto diverso e non uniforme. Una situazione che mette sotto pressione gli agronomi ma anche e soprattutto gli enologi …
In questo appuntamento Giovanni Bigot con dott. Giacomo Palai dell’Università degli Studi di Pisa, ha affrontato la tematica “Effetto del deficit idrico sul profilo aromatico delle uve”.
Di seguito alcune domande che abbiamo approfondito con il collega Palai:
l’attuale situazione meteoclimatica, che interessa l’Italia tutta, rischia di compromettere la qualità delle uve, per quali cause?
temperatura, stress idrico e fisiologia della vite, le tue ricerche hanno preso in considerazione varie fasi dello sviluppo (evoluzione) della bacca; hai dedicato molta attenzione al deficit idrico e al profilo aromatico delle uve evidenziando importanti modificazioni in base al verificarsi dello stress idrico e termico; ci puoi sintetizzare i risultati più importanti di queste attività?
queste esperienze ti permettono di dare qualche consiglio agronomico (pratico -operativo) al viticoltore?
hai sperimentazioni (concluse o in corso) sull’uso del portinnesto come “regolatore” dell’effetto e dell’espressione del deficit idrico sul profilo aromatico delle uve?
il profilo aromatico delle uve è una caratteristica identificativa del vitigno, ci sono comportamenti diversi in base ai diversi vitigni e aree nelle quali, ad oggi, i vitigni aromatici sono più a rischio qualitativo?
qualche sintetica considerazione sul patrimonio aromatico e il rischio di ottenere uve non idonee all’obiettivo enologico, come descritto nell’articolo dedicati agli spumanti? e il Sauvignon o il Traminer?
Nelle più recenti dirette del mercoledì abbiamo evidenziato la necessità di rendere sostenibile la coltivazione della vite anche in relazione al cambiamento climatico in atto. Per questo è necessario valutare attentamente le scelte nella nuova piantagione (preparazione del suolo, vitigno europeo, portinnesto, sesto d’impianto, …) e di successiva gestione del vigneto in fase di allevamento e di produzione. È necessario applicare una serie di tecniche agronomiche sviluppate negli ultimi decenni e modulare diversamente quelle più tradizionali; a partire dal suolo e dall’inerbimento fino all’uso della viticoltura di precisione.
In questo episodio, ospite la dott.ssa Caterina Capri, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, affronteremo la complessa tematica della gestione del suolo con focus sull’inerbimento. Si tratta di una tecnica utilizzata da tempo nelle aree viticole con buona piovosità durante il ciclo vegetativo della vite (l’inerbimento migliora la portanza del suolo e permette l’accesso ai mezzi meccanici, ad esempio per l’irrorazione) ma, in generale, è vista con sospetto per il timore di un’eccessiva competizione del cotico erboso per la risorsa idrica. Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, da anni studia questa tematica e la dott.ssa Capri ci parlerà delle potenzialità di diversi livelli di copertura del suolo rilevate grazie ad una prova quadriennale. Di seguito alcune delle tematiche che Giovanni ha affrontato durante la mattinata:
partendo dall’assioma “a ogni ambiente la sua copertura del suolo” e, quindi tanta necessità di ricerca e di pratica applicazione ed esperienza, nella conservazione del suolo quale ruolo hanno/possono assumere le colture di copertura (cover crop) come pratica più sostenibile di gestione del suolo?
e gli inerbimenti spontanei?
l’inerbimento artificiale/spontaneo migliora la fertilità e struttura del suolo, il sequestro di carbonio, la conservazione della biodiversità? come gestire la competizione per le risorse del suolo (acqua e nutrienti)?
nella gestione del cotico erboso, quali consigli si possono dare ai viticoltori che mirano a ridurre la sua competizione nei confronti della vite? l’altezza e la tempistica dello sfalcio del cotico erboso rappresentano una valida strategia di gestione del consumo idrico?
gli effetti dello sfalcio sono diversi in funzione della composizione floristica (% di Graminacee vs % di Leguminose); quali inerbimenti (naturali/spontanei) si possono proporre in funzione delle piovosità medie di una data zona viticola?
come programmare la gestione del cotico erboso in funzione dei vari parametri (i risultati della sperimentazione)?
L’uso dell’acqua in viticoltura è di grande attualità visto l’andamento siccitoso degli ultimi mesi. A livello globale, regionale e locale le risorse idriche sono soggette ad uno sfruttamento eccessivo e ciò è oggi ampiamente riconosciuto. In tutto il mondo, l’uso sostenibile delle risorse idriche è diventato imperativo per la società, l’ambiente, l’industria e le imprese, e rappresenta un fattore cruciale per le politiche di numerosi governi, settori industriali e soggetti commerciali. In molti vigneti delle regioni aride o semiaride di più recente sviluppo, le precipitazioni annue non soddisfano pienamente i bisogni dei moderni sistemi viticoli. Analogamente, in altre regioni dove la viticoltura si è insediata da tempo, le piogge sono insufficienti o mal distribuite ed è quindi difficile garantire un’offerta produttiva adeguata in termini qualitativi e quantitativi (forse pretendiamo di produrre oltre il sostenibile), visti i molteplici fattori che influiscono sullo stato idrico della vite. L'uso dell'acqua dovrebbe essere pianificato tenendo conto della sua disponibilità locale e dell’impatto del suo consumo sulla qualità stessa dell’acqua e sui livelli delle falde freatiche.
La vite, pianta arido resistente potrebbe essere soggetta a vincoli o al divieto totale nell’uso della risorsa acqua. Giovanni Bigot ne ha parlato in questo episodio con lcon il ricercatore Diego S. Intrigliolo dello Spanish National Research Council (CSIC), Desertification Research Center (CIDE), CSIC-UV-GV, Valencia, Spain - che da anni lavora sulla problematica dello stress idrico.
Ecco alcune domande che ha trattato con lui:
la Spagna da circa vent’anni ha autorizzato la pratica dell’irrigazione in vigneto (prima vietata) che ha permesso un buon aumento della produttività (e qualità?); è stata una buona scelta?
era meglio percorrere altre strade (genetica di portinnesti e di Vitis vinifera, gestione del suolo, forme di allevamento, …) per aumentare la produzione?
da anni il gruppo di lavoro, del quale fai parte, ha messo a punto una nuova proposta per il bilancio idrico del vigneto, metodi di misura del contenuto idrico del terreno e della vite, finalizzato all’ottimizzazione dell’irrigazione; ci puoi sintetizzare questa nuova esperienza e proposta operativa al viticoltore?
quali interventi pratici si possono consigliare al viticoltore che dispone del bilancio idrico del suo vigneto ma deve gestire input e output tecnici spesso in competizione tra loro?
tra i molti effetti dello stress idrico viene segnalata la sua influenza sullo sviluppo radicale e sulla differenziazione delle gemme; hai fatto ricerche/esperienze su queste tematiche?
che cosa consigli al viticoltore che deve effettuare una nuova piantagione?
io immagino la preparazione del suolo (per favorire l’approfondimento dell’apparato radicale), e in sintesi tutto ciò che può migliorare la resilienza della vite; cosa ne pensi?
I continui eventi di stress termico e idrico rendono sempre più evidente la necessità di cambiare il modo di produrre e di proteggere il vigneto, migliorando le nostre conoscenze su suolo e ambiente e sulla loro interazione con la pianta e gli agenti patogeni. Occorre conoscere nel dettaglio la fisiologia della vite in relazione al suo comportamento in funzione dello stress al quale è sottoposta; va fatto ricorso alle tecniche agronomiche più adatte e a tutti i mezzi tecnici - prodotti fitosanitari (PF), corroboranti, biostimolanti e induttori di resistenza - imparando ad utilizzarli in modo sinergico in una viticoltura che deve ridurre gli input (UE 2030 - obiettivo - Ridurre del 50% l'uso dei PF).
Sull’uso della risorsa acqua è da valutare se l’irrigazione sia “sostenibile” per la vite, pianta arborea aridoresistente che produce uva da vino, destinata ad ottenere la bevanda degli Dei oggi considerata bene voluttuario! Il ruolo delle nuove tecnologie per il rilevamento degli stress idrici e termici e, di conseguenza. la possibilità di modulare gli interventi agronomici e l’eventuale apporto idrico sono tematiche di grande attualità nel contesto climatico attuale.
Tante tematiche che Giovanni Bigot ha affrontato con due illustri ricercatori, il dottor Davide Modina dell’Università di Milano e la dott.ssa Alessia Cogato dell’Università di Udine, che da anni sono impegnati ad acquisire nuove conoscenze e divulgarle ai vari interessati (viticoltori e tecnici).
La situazione meteorologica continua ad essere seriamente allarmante. Siamo di fronte, infatti, a forte stress termico e stress idrico, accompagnato dalla difficoltà di apportare i giusti quantitativi di acqua con l’irrigazione. In questa conversazione vitivinicola Giovanni Bigot ospita Aaron Fait, Professore di biochimica vegetale alla Ben Gurion University del Neghev (Israele), dell'Istituto Blaustein per gli studi sul deserto con cui ha parlato di:
- differenti risposte tra i vitigni isoidrici e quelli anisoidrici
- risposta della vite allo stress idrico/termico
- il ruolo del vitigno europeo e del portinnesto nel manifestare i sintomi di stress (idrico e termico)
- esistono ricerche sulla possibile riduzione della chioma per adattare la vite allo stress?
- età delle viti e loro capacità di adattamento ai vari tipi di stress, quali evidenze rilevate?
Quando si parla di erbe spontanee viene alla mente il ruolo alimentare che i vegetali hanno avuto nell’evoluzione dell’uomo, dapprima raccoglitore e poi agricoltore, permettendogli, nei secoli passati, il sostentamento e la sopravvivenza. Tuttavia, la raccolta e il consumo di erbe commestibili, definite tecnicamente piante alimurgiche, sono stati progressivamente abbandonati a causa di diversi fattori: il benessere economico, il non dedicare tempo ed attenzione alla raccolta di queste erbe, l’aver perso la capacità di riconoscere le piante buone … e il timore di raccogliere erbe “avvelenate” dai numerosi interventi fitosanitari effettuati sulle colture agrarie e, in particolare, sulla vite. Tutte le erbe spontanee presenti nel cotico erboso hanno però un ruolo importante come indicatrici delle caratteristiche e delle proprietà del suolo che le ospita. Ne abbiamo parlato in questa conversazione con il dott. Luciano Loschi, presidente dell’Accademia Italiana Piante Spontanee ed esperto Botanico e Micologo.
È una grave ampelopatia causata da fitoplasmi, caratterizzata da rapida diffusione e ingenti perdite economiche. Scaphoideus titanus e flavescenza dorata (FD): Negli ultimi anni le manifestazioni epidemiche causate da FD, hanno assunto dimensioni sempre maggiori e preoccupanti, interessando molte aree viticole dell’Italia (nel Nord in particolare). Che cosa sappiamo di certo per combattere/contrastare questa ampelopatia? In quale direzione si sta muovendo la ricerca scientifica? Quali notizie sull’individuazione di geni di resistenza?
Di questi aspetti ne ho parlato con la dott.ssa Elisa Angelini, ricercatrice del CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano (Treviso), nella diretta di mercoledì 08 giugno, con abbiamo affrontato alcune tematiche:
Quali sono le cause di questa recrudescenza della FD?
Gli insetticidi oggi utilizzabili sono meno efficaci degli esteri fosforici (ora vietati)?
Tutto ciò è, almeno in parte, dovuto al minore impegno dei viticoltori nel contrasto alla malattia?
Quali esperienze avete maturato utilizzando la capitozzatura?
Il recovery su alcuni vitigni funziona?
Scaphoideus titanus è molto efficiente nella trasmissione di FD, qual è il ruolo di altri vettori?
È importante l’uso di misure di controllo del vettore e delle viti infette (è fondamentale, nella attuale fase fenologica, eliminare tutte le piante che presentano vegetazione sintomatica in vigneto), in quanto l’insetto che ha assunto il fitoplasma può trasmettere la malattia?
La gestione collettiva è ideale e funziona bene se interessa vasti areali (in sostanza tutti i viticoltori devono effettuare la lotta insetticida al vettore), qual è la tua esperienza in proposito?
Vigneti abbandonati, viti inselvatichite quale ruolo hanno? Conservano il fitoplasma e permettono a Scaphoideus titanus di acquisire il fitoplasma della FD?
Buon ascolto,
Giovanni Bigot
L'Ampelocalendar aiuta tutti gli Ampelonauti ad organizzare le attività nel vigneto.
Ospite della diretta di domani, dott.ssa Marta Soccolini, Agronomo di Perleuve con cui parleremo di:
1. Siamo ad un terzo della stagione vegetativa della vite, nella fase della fioritura della vite. Il momento è importante per osservare....?
2. La gestione del vigneto migliora se hai fatto il monitoraggio
3. L'ampelocalendar come strumento a portata di mano per le osservazioni puntali nel vigneto
4. Le guide al monitoraggio ti aiutano a fare i rilievi di precisione
I viticoltori ed i tecnici lamentano il forte aumento delle infestazioni di questi Emitteri da circa un quarto di secolo. Nel passato gli attacchi erano sporadici, legati all’andamento stagionale e la presenza del fitofago diminuiva nell’anno seguente (trattamenti con esteri fosforici? Controllo biologico?). Venivano colpite le viti più squilibrate (deboli) quasi non avessero capacità di “difesa” e si indebolivano per la sottrazione di linfa (danno diretto).
Giovanni Bigot ha affrontato queste interessanti tematiche in questo episodio con il Dott. Arturo Cocco del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari. Insieme cercheremo di affrontare le seguenti domande:
- Come possiamo spiegare il forte aumento delle infestazioni negli ultimi decenni?
- Quale ruolo può avere il cambiamento climatico? avvantaggia il fitofago?
- Il vigneto se non ben gestito compromette il ruolo degli insetti predatori e antagonisti delle cocciniglie?
- Quali sono i rischi di trasmissione di virosi e batteriosi (?) di interesse nel controllo di questi fitofagi?
- Che cosa pensi della teoria della “Trofobiosi” che, in estrema sintesi, porta ad un indebolimento del vegetale?
- Quali strategie di lotta insetticida (prodotti fitosanitari) consigli in base alle tue attività di ricerca?
- L’utilizzo di feromoni (distrattori) che impediscono/riducono gli accoppiamenti riducendo la popolazione delle cocciniglie, garantisce buoni risultati?
- Ci puoi parlare delle tue esperienze nel lancio di insetti utili per il contrasto alle cocciniglie? Quali risultati possiamo ottenere con questa tecnica (lanci aumentativi o inondativi)?
Da 144 anni il rame è la sostanze attiva efficace contro peronospora ma essendo classificato tra i metalli pesanti e temendo conseguenze di tipo ambientale il suo utilizzo è stato via via limitato agli attuali 4kg/ha/anno medi. La peronospora della vite rimane la patologia fungina con i danni più gravi, sempre più frequentemente gli attacchi si espandono anche in Sud Italia, possiamo dire il perché? Le ultime perturbazioni che hanno colpito l’Italia sono state infettanti? La situazione in Italia di quest’anno a confronto con gli altri anni come si può considerare? In questo appuntamento Giovanni Bigot ha affrontato questi argomenti con Gianfranco Romanazzi, Prof. all'Università Politecnica delle Marche e Presidente dell'AIPP.
Principi biologici base della difesa da peronospora:
· Condizioni di maturazione delle oospore anche alla luce dei cambiamenti climatici
· L’importanza del monitoraggio della maturazione delle oospore per l’avvio della difesa
· Quali pratiche agronomiche possono limitare lo sviluppo e la gravità delle infezioni di peronospora?
La difesa senza rame:
· Chitosano esperienza pratiche di utilizzo nell’ambito della difesa
o Effetti collaterali dell’uso del chitosano, quali?
o Può essere attivo contro Brettanomyces su uva?
· Quali altri BcA possono essere utilizzati nella difesa .. efficace?
· Nel prossimo futuro quali sono le prospettive?
La difesa con rame:
· Biodisponibilità e caratteristiche fisiche dei diversi formulati
· Dose minima efficace
· Effetti e azioni su altre ampelopatie
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