Coronavirus - BastaBugie.it

Coronavirus - BastaBugie.it

By BastaBugieNewsDaily News
Download on the App Store

Coronavirus - BastaBugie.it episodes

  • Coronavirus, la situazione in Cina di cui nessuno parla
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6037

    CORONAVIRUS, LA SITUAZIONE IN CINA DI CUI NESSUNO PARLA di Paolo Gulisano
    La psicosi che è stata generata negli ultimi giorni per i casi di polmonite da nuovo Coronavirus (Covid-19) hanno completamente stornato l'attenzione da ciò che succede in Cina, ormai surclassata nell'attenzione dei media dai casi autoctoni.
    Eppure le notizie che arrivano dalla Cina sono estremamente interessanti e meritevoli di qualche considerazione. Innanzitutto i numeri: i casi di Coronavirus accertati sono arrivati a 77.658.
    Le morti nel corso dell'ultima settimana sono state 71 - che rappresenta il dato più basso da oltre due settimane - per un bilancio complessivo di 2.663 morti. Il tasso di mortalità è dunque del 2,8%.
    Ma c'è un altro dato molto importante da rilevare: al di fuori dell'Hubei - la provincia epicentro dell'epidemia, dove si sono verificati più del 90% dei casi cinesi - i nuovi casi nel resto della Cina sono stati solo nove.
    Cosa significa tutto questo? Che l'epidemia è entrata in una fase calante. Sarà merito delle misure di quarantena, sarà il clima meteorologico che si sta mitigando, in ogni caso l'ondata del virus che ha fatto tremare il mondo sembra stia passando. Tranne in Italia, dove stiamo vivendo ancora nella paura del contagio.

    MA TORNIAMO ANCORA ALLA CINA
    Negli scorsi giorni, il 17 febbraio, una rivista scientifica, il Chinese Journal of Epidemiology, ha diffuso un importante studio epidemiologico sul tasso di mortalità da Covid-19. Lo studio ha preso in esame ben 72.314 pazienti, di cui 44.672 casi di Coronavirus confermati. Il report conferma i tassi di mortalità finora evidenziati, che parlano di un 2% di vittime tra le persone colpite.
    Tuttavia, è l'analisi per fasce di età che ci fornisce i dati più interessanti. Innanzitutto, tra i bambini da 0 a 9 anni il tasso è dello zero per cento: non c'è stato nessun bambino di quell'età morto. Il tasso di mortalità aumenta con l'età: si passa dallo 0,2% della fascia tra i 10 e i 39 anni, comprendente quindi ragazzini, giovani e giovani adulti, per arrivare all'1% dei cinquantenni, il 3,6 % dei sessantenni, l'8% per le persone tra 70 e 80 anni, e infine impennarsi al 14,8% per infetti dagli 80 anni in su.
    Cosa ci dicono questi dati? Che il Covid-19 è un virus respiratorio in grado di dare problemi importanti alle persone anziane e fragili, come molte altre polmoniti e bronchiti, ad esempio quelle prodotte da Pneumococco - che causa ogni anno circa 8.000 morti - prevalentemente in soggetti anziani. Potrà sembrare strano, ma sempre in Italia, dall'analisi delle schede di dimissione ospedaliera, si evince negli ultimi anni un trend in aumento dell'incidenza delle polmoniti pneumococciche nel periodo 2001-2010 con un tasso medio di ospedalizzazione di 9,8/100.000 nella popolazione pediatrica e 16,5/100.000 nei soggetti di età superiore ai 65 anni: 200.000 casi di polmonite di origine virale e batterica, quindi trasmissibile, che però non hanno mai indotto ad assaltare farmacie e supermercati in cerca di mascherine, o a proclamare il coprifuoco.

    GRAVI MALATTIE CRONICHE
    Inoltre, la presenza di gravi malattie croniche, come diabete, ipertensione, tumore, insufficienza respiratoria cronica e problemi cardiovascolari sono terreno fertile per il Coronavirus. Soprattutto negli adulti dai 70 anni in su, con un sistema immunitario compromesso. Sono le stesse identiche evidenze che emergono dai casi italiani di questi giorni.
    Altri dati interessanti che vengono dallo studio epidemiologico cinese sono poi quelli che riguardano le caratteristiche delle persone colpite: il virus risulta più letale per il sesso maschile piuttosto che quello femminile: 2,8% contro 1,7%. Tra i fattori evidenziati dai ricercatori che rendono più pericolosa l'epidemia da Coronavirus c'è il fumo: in Cina vive circa un terzo dei fumatori di tutto il mondo, di cui il 50% è rappresentato dagli uomini e solo il 2% dalle donne.
    Anche questo è un dato che dovrebbe risultare ovvio: chi fuma danneggia le cellule dei propri polmoni, e pertanto non è strano riscontrare più casi tra i fumatori. Forse dovrebbe essere un dato su cui riflettere attentamente da parte di chi è dedito a questo vizio, e anziché mettersi la mascherina o cospargersi di amuchina meglio sarebbe buttare via il pacchetto di sigarette.
    Da ultimo, l'analisi dei ricercatori cinesi dimostra che l'80,9% delle infezioni da Coronavirus si possono classificare come "leggere", il 13,8% "importanti" e solo il 4,7% come "critiche". Se poi, come ipotizza qualcuno, il dato delle persone che hanno contratto il Coronavirus è decisamente superiore a quanto finora riportato, questo significherebbe un tasso di mortalità ancora più basso.
    Insomma, nonostante il tasso di allarmismo sia da noi ancora altissimo, c'è di che ben sperare.

    Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "I vescovi e il Dio che sostiene, ma non può fare miracoli" spiega il motivo teologico per cui i vescovi invitano a pregare perché Dio sostenga i malati e i medici, ma pochi di loro chiedono di pregare perché il Cielo sconfigga il contagio. Sembra che non si riconosca a Dio la possibilità di operare al di fuori dell'ordine del creato, come diceva invece San Tommaso, ma solo rispettando le leggi di questo ordine. Tutto ciò è il frutto della teologia di Rahner, dove Dio è intramondano.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 febbraio 2020:
    Nei comunicati di molti vescovi a proposito della sospensione delle Messe a causa del Coronavirus si legge l'invito a pregare perché Dio sostenga i malati, le persone colpite e danneggiate e gli operatori sanitari in modo che il contagio venga sconfitto. Solo in pochi casi si è potuto notare un invito a pregare perché il Cielo sconfigga il contagio e perché la Madonna interceda affinché Dio ponga fine alla piaga.
    A sconfiggere il contagio potrà essere solo la scienza e che Dio aiuti gli scienziati: questo il senso di molti interventi episcopali. Sembra che non si riconosca a Dio la possibilità di operare al di fuori dell'ordine del creato, ma solo rispettando le leggi di questo ordine: quindi non cesserà la malattia se non quando le sue cause naturali avranno fatto il loro decorso o quando tale decorso verrà interrotto dall'intervento umano. È come se una persona malata pregasse e facesse pregare i suoi familiari e amici non affinché Dio estirpasse la sua malattia, ma solo perché sostenesse i medici e gli infermieri dell'ospedale in cui è ricoverato, riservando solo a costoro la possibilità di vincere la malattia. Con questa mentalità non esisterebbe nessun santuario dedicato alla Madonna della Salute. Dietro la decisione molto drastica di alcuni vescovi di applicare in modo rigorosissimo le normative restrittive dell'autorità civile si può forse notare un effetto di questo modo di vedere.
    Sul punto in questione la teologia cattolica tradizionale la pensava in modo diverso dalla teologia prevalente oggi. San Tommaso d'Aquino dimostra che Dio ha creato le cose dal nulla e che il mondo non è sempre esistito. Egli poi spiega che creare il mondo significa anche conservarlo nell'essere e governarlo: "Come non può esservi cosa che non sia stata creata da Dio, così non può esservi cosa che non sia sottoposta al suo governo". Ciò non vuol dire che Dio faccia tutto direttamente sul piano esecutivo, infatti egli "governa le cose in maniera da rendere alcune di esse cause rispetto al governo di altre: come un maestro che rendesse i suoi alunni non solo dotti, ma anche capaci di insegnare agli altri". In altre parole l'operare di Dio va inteso "in modo da non pregiudicare il fatto che le cose stesse hanno la loro propria attività", pur essendo Dio la causa prima del loro operare.
    Fino a questo punto San Tommaso spiega che Dio opera tramite l'operato delle cause seconde, nel caso del Coronavirus degli scienziati e degli operatori sanitari. Egli però aggiunge anche che Dio può operare nel mondo al di fuori delle cause naturali da Egli stesso create e ordinate: "Dio può operare fuori dell'ordine stabilito, poiché non lui è soggetto all'ordine delle cause seconde, ma tale ordine è a lui soggetto". "Le opere compiute da Dio fuori dell'ordine delle cause da noi conosciute vengono dette miracoli". Il miracolo può superare la forza della natura in tre modi secondo San Tommaso: nel fare quanto la natura non può assolutamente fare; nel fare quanto la natura può fare ma non in quel tale soggetto; nel fare quando la natura può fare ma non in quel modo, "per esempio uno guarisce istantaneamente dalla malattia senza cure e fuori dal decorso normale della malattia".
    Allora si deve pregare Dio in quanto causa prima delle cause seconde che stanno operando contro la malattia, ma si deve pregare Dio anche perché guarisca dalla malattia intervenendo al di fuori del suo naturale decorso. Questo secondo punto viene oggi trascurato nel caso del Coronavirus.
    Non è però una distrazione. La teologia contemporanea non condivide che Dio possa operare anche al di fuori delle cause naturali e quindi - in linea di principio - non ammette una preghiera perché ciò avvenga. Dietro la diversità di impostazione sta una diversa visione della creazione, dato che la teologia di oggi non pensa che in essa Dio abbia posto il mondo fuori di sé, come invece sosteneva San Tommaso. Per i teologi di oggi, l'azione di Dio nel mondo avviene sempre nel mondo e tramite il mondo e mai fuori di esso. Per rimanere nel caso che stiamo esaminando: non può esistere un intervento di Dio al di fuori dell'azione del personale sanitario e, più in generale, degli interventi umani, perché Dio è inteso come l'orizzonte che rende possibili quegli interventi e che si auto-comunica proprio dentro quelle storie. Perché dovrebbe sospenderle se proprio lì Egli si manifesta?
    15 min
  • Coronavirus, non sono d'accordo con le Conferenze Episcopali
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6038

    LETTERE ALLA REDAZIONE: CORONAVIRUS, NON SONO D'ACCORDO CON LE CONFERENZE EPISCOPALI di Giano Colli
    Spettabile Redazione di BastaBugie,
    i provvedimenti suggeriti da alcune conferenze episcopali regionali in occasione dell'"emergenza coronavirus" mi lasciano molto perplesso.
    L'aver abolito la santa Messa aperta alla partecipazione da parte del popolo è un cedimento alle logiche mondane.
    A parte il fatto che durante la santa Messa, soprattutto feriale, c'è una così bassa partecipazione che, se vogliono, le persone possono agevolmente mantenere la distanza desiderata le une dalle altre, le forme di devozione indicate come alternative (ad esempio, Adorazione Eucaristica, santo Rosario) non possono sostituire l'Eucaristia.
    È grave che i vescovi abbiano meno fede Eucaristica e, in generale, nell'efficacia soprannaturale della santa Messa.
    Anche durante le pestilenze del passato la santa Messa pubblica non mi risulta che fu sospesa. Cambiarono, semmai, i luoghi in cui veniva celebrata. Non tutti sanno (ma i vescovi dovrebbero saperlo) che molti tabernacoli che sorgono in luoghi pubblici (tipicamente negli incroci delle strade) devono la loro origine al fatto che lì, durante le epidemie di peste, veniva celebrata la santa Messa e il popolo partecipava affacciandosi alle finestre, così da mantenere le distanze ma senza rinunciare alla partecipazione pubblica della celebrazione.
    Faccio notare che si trattava della peste e non, come oggi, di una forma un po' più morbosa di influenza.
    Se, insieme a questa considerazione, ci ricordiamo che intere schiere di martiri preferirono affrontare la morte terrena anziché rinunciare alla santa Messa poiché, come impavidamente molti di loro affermarono, non potevano vivere senza la Domenica, beh, si ha la misura della fede Eucaristica di questi pastori.
    Mi risulta incomprensibile, inoltre, come si possa incentivare l'Adorazione Eucaristica e poi sospendere la santa Messa pubblica o obbligare, come sta accadendo ad esempio in Toscana (dove la Messa per ora non è stata sospesa) a ricevere l'Eucarestia sulla mano, quando è stato provato che così facendo si rilasciano molti più frammenti di ostia rispetto alla modalità ordinaria sulla lingua, ben sapendo per fede che in ciascuno di essi c'è Cristo intero.
    Non nascondano questi pastori la poca fede con un presunto allineamento alle disposizioni impartite dalle autorità laiche poiché esse non hanno sospeso, ad esempio, le frequentazioni dei trasporti pubblici, dei locali commerciali, ecc., normalmente - ahinoi - assai più affollati delle chiese.
    Infine, quest'ultima considerazione: sono quasi trecento anni che più di duecento ostie consacrate si trovano in perfetto stato di conservazione a Siena ed è stato scientificamente osservato come muffe, spore e altri micro organismi si trovino sul cristallo nonché sul fondo e sotto il coperchio del contenitore ma non su di esse...
    Inoltre è stato limitato l'uso dell'acqua santa... Eppure sono più di centocinquanta anni che ogni sorta di malati, sottolineo che si tratta di malati, si bagnano nelle acque di Lourdes e nessuno ha mai preso malattie per questo. In pratica e, tantomeno, nella fede non c'era quindi nessuna necessità di questi provvedimenti, perché se Dio non permette che le ostie di Siena si corrompano e i malati di Lourdes si contaminino, lo stesso farà con noi.
    Già, nella fede... ma noi e i nostri pastori l'abbiamo ancora questa fede? Se noi e i nostri pastori amassimo veramente e adeguatamente la santa Messa, secondo voi non avrebbero escogitato forme alternative di celebrazione come si fece in passato? Se i nostri pastori avessero ancora un'integra fede nella transustanziazione delle Specie Eucaristiche, con ciò che ne consegue, avrebbero obbligato i fedeli a ricevere l'ostia consacrata in mano?
    Pierluigi

    RISPOSTA DEL DIRETTORE

    Caro Pierluigi,
    in questi giorni abbiamo ricevuto diverse mail da lettori che chiedevano come comportarsi in questa incresciosa situazione che si è venuta a creare. Abbiamo deciso di pubblicare la tua mail per dare, seppure indirettamente, una risposta a tutti loro.
    Per approfondimenti sulla comunione sulla mano si possono leggere i seguenti articoli che negli anni abbiamo rilanciato sul nostro sito.

    COMUNIONE SULLA MANO: L'ECCEZIONE CHE SEMBRA LA REGOLA
    Ma il cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ricorda che la regola resterà sempre la comunione sulla lingua (e quella sulla mano un abuso)
    di Stefano Fontana
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5101

    SULLA LINGUA E NON SULLE MANI
    Il modo più corretto per prendere la comunione
    di Marcello Stanzione
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1371

    COM'È STATA INTRODOTTA LA COMUNIONE SULLA MANO
    Storia di un abuso che resta tale nonostante oggi venga tollerato
    di Federico Catani
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4292

    FERMARE L'ABUSO DELLA COMUNIONE SULLA MANO
    Ecco il video con le penose immagini della profanazione delle ostie durante la Messa nelle Filippine
    di Raymond Leo Burke
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3600

    LA COMUNIONE RICEVUTA SULLA LINGUA E IN GINOCCHIO
    Dal 2008 Benedetto XVI ha ripreso l'antichissima tradizione per evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici e favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento
    da Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Papa
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2005
    6 min
  • Santa Giacinta di Fatima moriva 100 anni fa per il virus della spagnola (milioni di morti)
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6039

    SANTA GIACINTA DI FATIMA MORIVA 100 ANNI FA PER IL VIRUS DELLA SPAGNOLA (MILIONI DI MORTI) di Cristina Siccardi
    Mentre il mondo combatte contro il Coronavirus del 2020 (Covid-19), dove l'Italia è il terzo Paese al mondo per numero di contagi, in questi giorni si è celebrato un centenario di grande importanza, silenziato dalla Chiesa e dai media, ma molto sentito da tutti quei prelati, sacerdoti, monaci, monache e fedeli rimasti cattolici e, quindi, seriamente devoti alla Madonna di Fatima. Il 20 febbraio 1920 moriva, infatti, a dieci anni, santa Giacinta Marto a causa della pandemia del virus della Spagnola (influenza H1N1), come suo fratello Francesco. Fra il 1918 e il 1920 la pandemia causata da quel virus contagiò circa 500 milioni di persone, inclusi alcuni abitanti di remote isole dell'Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni di individui (dal tre al cinque per cento della popolazione mondiale dell'epoca), più vittime della peste nera del XIV secolo. Ma veniamo a Giacinta. Uno dei suoi divertimenti preferiti, insieme a Francesco e alla cugina Lucia, era quello di gridare ad alta voce, dall'alto dei monti, seduta sulla roccia. Il nome che più echeggiava era quello della Madonna. A volte proprio lei, «quella a cui la Vergine Santissima ha comunicato maggior abbondanza di grazie e maggior conoscenza di Dio e della virtù», come scriverà suor Lucia dos Santos, recitava tutta l'Ave Maria, pronunciando la parola seguente soltanto quando l'eco riproduceva per intero quella precedente. Tale innocentissima preghiera di bambina, quasi surreale, dove il soprannaturale si sovrapponeva al naturale, riecheggia nelle nostre coscienze quando veniamo a sapere che proprio lei sacrificò la sua vita per i «poveri peccatori», per la Chiesa e per il Papa.

    LO SGUARDO DI GIACINTA
    L'unica pubblicazione degna di nota, uscita in questi giorni per rendere omaggio alla piccola e grandissima bimba del Portogallo, è stato il libro di Padre Serafino Tognetti, dal semplice titolo Giacinta (Etabeta, pp.134, € 12,00). L'autore le ha dedicato una biografia non solo perché si tratta di un anniversario che non può e non deve essere trascurato, ma perché ella rappresenta quella militanza di cui oggi la Chiesa ha assoluto bisogno. Un giorno ha detto il monaco dei Figli di Dio, primo superiore della Comunità dopo la scomparsa di Don Divo Barsotti, che abbiamo bisogno dello sguardo di Giacinta, quello dei lottatori, di coloro che sanno che la vittoria sul male costa sudore e sangue. E il mondo ha paura del suo sguardo severo: sono occhi che parlano di Dio e della Sua Grazia, degli uomini e dei loro peccati.
    Giacinta, che era stata, fino al momento delle apparizioni dell'Angelo del Portogallo (1916) e quelle di Nostra Signora di Fatima, una bambina solare, allegra, spensierata, che amava cantare e ballare, si trasforma e diventa, come stanno a dimostrare sia le testimonianze che le fotografie che la ritraggono, serissima e con pupille che trafiggono come lame lucenti. «"Mentre Giacinta sembrava preoccupata nell'unico pensiero di convertire i peccatori e salvare le anime dall'Inferno, Francesco sembrava che pensasse solo a consolare Gesù e la Madonna, che aveva contemplato molto tristi" [dalle Memorie di suor Lucia, ndr]. Entrambi si piazzano sotto la croce, guardano Gesù crocifisso, ma Giacinta tiene un piede anche sulla porta dell'Inferno, perché ciò che vide il 13 luglio del '17 fu impresso in lei con ferro rovente, ed ella non potrà mai dimenticare quell'agghiacciante visione. [...] Giacinta, ne siamo sicuri, è un'anima che ottiene. La sua preghiera è accolta proprio per la sua sincerità totale, assoluta, senza macchia. Se questa fu la sua potenza mediatrice sulla terra, lo sarà probabilmente anche adesso in Cielo» (pp. 22).
    12 min
  • Coronavirus, gli errori clamorosi del governo italiano
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6026

    CORONAVIRUS, GLI ERRORI CLAMOROSI DEL GOVERNO ITALIANO di Antonio Socci
    Ma in che mani siamo? È doveroso chiederselo dal momento che ci dicevano di stare tranquilli, con sicumera, e invece di colpo siamo precipitati nell'incubo dell'epidemia, diventando in un giorno il paese d'Europa più contagiato. Possibile che nessuno spieghi il perché e nessuno sui giornali se lo chieda? È chiaro che qualcosa non ha funzionato.
    Fino a giovedì scorso il governo ha versato fiumi di sonnifero sul Paese. Questo il messaggio costante (e testuale) del premier Giuseppe Conte: "I cittadini italiani devono stare sereni e tranquilli che noi stiamo affrontando con la massima responsabilità (il coronavirus). Vi posso assicurare che l'Italia ha adottato una linea di misure cautelative che è la più efficace, attualmente, sicuramente in Europa e addirittura forse a livello internazionale".
    Detto fatto. Venerdì 21 febbraio, di colpo, è divampata l'epidemia e siamo diventati il paese più contagiato d'Europa, con decine di malati e già alcuni morti. Come minimo, dunque, abbiamo il diritto di pensare che non dovevamo stare tranquilli e non era vero che era tutto sotto controllo. Dobbiamo chiederci: il governo ha fatto tutto quello che doveva e poteva?
    Se si analizzano bene i fatti e la sequenza degli avvenimenti, c'è da dubitarne. Le falle sono evidenti. Infatti tutto esplode attorno a venerdì 21 febbraio e il coronavirus ha un'incubazione di circa 14 giorni (qualcuno ipotizza fino a 24). Se andiamo 14-24 giorni a ritroso arriviamo ai primi giorni di febbraio o a fine gennaio, quando si ritiene sia iniziato il contagio.
    Ebbene, quelle parole di Conte che ho appena citato ("state tranquilli... l'Italia ha adottato le misure più efficaci in Europa e a livello internazionale") sono del 30 gennaio. Così - oggi - possiamo constatare quanto erano "efficaci" le misure prese dal governo in gennaio e quanto ci possiamo fidare delle sue rassicurazioni.

    NON ERA INEVITABILE
    Si dirà: è stata una fatalità, era inevitabile. Ma quei signori stanno al governo, pagati dagli italiani, precisamente per evitarci disastri del genere. Se fossero epidemie inevitabili e dovessimo solo rassegnarci a subirle, potremmo fare a meno di avere dei ministri preposti alla salute pubblica. No?
    Se costoro non sono capaci di fare quello per cui sono pagati, se ne vadano. Oltretutto siamo - ripeto - il paese più contagiato d'Europa. Era "inevitabile" anche questo?
    La Sinistra strilla che non si poteva fare di più. Ma è davvero così? No. Si poteva e si doveva fare di più: bastava ascoltare le indicazioni degli esperti invece di liquidarli con sufficienza.
    Il famoso virologo Roberto Burioni, un'autorità riconosciuta da tutti, nel suo sito "Medical facts", già l'8 gennaio scorso faceva riferimento al comunicato delle autorità sanitarie di Wuhan del 3 gennaio e parlava di un coronavirus simile alla Sars: "e poi il 25 gennaio, sempre sul sito" ricorda Burioni "proposi la quarantena per tutte le persone che tornavano di là".
    Lui stesso subì attacchi e critiche: "mi hanno dato dell'allarmista, addirittura del fascioleghista, perché dall'inizio ho sostenuto che l'isolamento delle persone provenienti dalla Cina fosse l'unico modo efficace per evitare il diffondersi del virus".
    Perché il governo non ha ascoltato un'autorità come Burioni? Perché anche lui è stato trattato come un allarmista da snobbare con sufficienza?
    Ancora di peggio - negli stessi giorni - toccò a Matteo Salvini che il 31 gennaio, dopo i primi due casi (i due turisti cinesi arrivati, proprio da Wuhan, a Malpensa il 23 gennaio) scriveva: "Fatemi capire... I primi due casi di Coronavirus in Italia sarebbero sbarcati tranquillamente a Malpensa il 23 gennaio e, senza alcun controllo, avrebbero girato per giorni per mezza Italia, fino ad arrivare in un albergo nel pieno centro di Roma.

    È COSÌ CHE IL GOVERNO TUTELA LA SALUTE E LA SICUREZZA DEGLI ITALIANI?
    La Lega da giorni chiedeva quarantena, controlli, blocchi e informazioni, ma per politici e giornalisti di sinistra eravamo 'speculatori' e sciacalli. Preghiamo Dio che non ci siano disastri, ma chi ha sbagliato deve pagare".
    Poi un altro tweet di Salvini, sempre del 31 gennaio: "Verificare ogni singolo ingresso. Via mare, via aereo, via terra. Mentre altri Paesi si sono attivati immediatamente, in Italia si è avuta l'impressione che qualcuno abbia perso tempo. E con la salute dei cittadini non si scherza".
    Al leader leghista sono toccate brutte parole e non è stato minimamente preso in considerazione dal governo, ma dobbiamo amaramente constatare che l'inizio del contagio a Codogno è proprio di quei giorni (secondo il "Corriere" è il 1° febbraio).
    Anche i governatori leghisti delle tre regioni del Nord che il 3 febbraio - sulla scorta di quanto scritto da Burioni - chiesero al governo di non far rientrare a scuola i ragazzi che tornavano dalla Cina (se non dopo i 14 giorni di quarantena) ebbero brutte risposte.
    Il premier Conte respinse la richiesta e quasi li irrise: "Invito i governatori del Nord a fidarsi di chi ha specifiche competenze. Dobbiamo fidarci delle autorità sanitarie" (Corriere della sera, 4 febbraio). Ma - chissà perché - lui e il governo non dettero nessun ascolto a esperti come il professor Burioni che è un'autorità sui virus.
    Può anche darsi che se il governo avesse adottato le misure proposte da Burioni l'epidemia sarebbe comunque arrivata, ma probabilmente non così forte. E comunque si sarebbe potuto dire che era stato fatto tutto il possibile. Invece non è così.
    Il tentativo del governo di minimizzare, per settimane, il pericolo incombente del coronavirus è evidentissimo nello spot del ministero della salute in cui a Michele Mirabella - in un ristorante cinese - fanno dire testualmente: "l'infezione da coronavirus colpisce le vie respiratorie, ma non è affatto facile il contagio".
    Vadano a dirlo ad alcuni dei primi contagiati che pare abbiano preso il virus semplicemente andando al bar. Comprensibile che ci sia chi chieda il ritiro dello spot.
    La minimizzazione da parte del governo e la sottovalutazione dei rischi (con le accuse di allarmismo nei confronti di chi chiedeva misure più serie) sono dovuti a incapacità o hanno una causa ideologica?

    PROBABILMENTE SONO VERE ENTRAMBE LE SPIEGAZIONI
    Tutti gli sforzi del governo e della sinistra che lo sostiene, in quei giorni, si sono concentrati nel dare addosso a Salvini e alla Lega, che chiedevano misure più decise, e nel denunciare a gran voce il rischio di razzismo nei confronti dei cinesi, dando ad intendere che la semplice e umanissima paura del contagio - da parte degli italiani - fosse un sintomo di pericolosa xenofobia.
    Così si sono viste iniziative come "abbraccia un cinese" lanciata dal sindaco di Firenze Nardella "contro terrorismo psicologico, sciacallaggio e odio". E poi tutti a mangiare involtini primavera.
    Questa deformazione ideologica è stata ben colta da Toni Capuozzo - bravissimo inviato di guerra - che in un post su facebook ha fotografato la mediocrità di questa classe politica, già fallimentare su problemi come Libia, Europa, tasse o economia: sul coronavirus "hanno fatto di peggio, pensando che la correttezza politica (visita scuole multietniche, ristoranti cinesi ecc.) fosse la cosa più importante, che il nemico fosse il razzismo. Sordi agli appelli di Burioni, tante Alici nel paese delle meraviglie, convinti che la loro solo esibita bontà salverà il mondo. Come se ne fottono di chi dorme all'aperto o raccoglie pomodori da schiavo, una volta esaurita l'accoglienza, così se ne sono fregati delle reali possibilità di contagio. Il razzismo è un male da tenere a bada, l'allarmismo è un pericolo, certo. Le malattie, anche".
    Un male, per l'Italia, è anche dover subire un governo così. Dovrebbero dimettersi oggi stesso di fronte ai tanti fallimenti (ultimo il coronavirus), ma siccome non si schioderanno mai dalle poltrone di loro spontanea volontà, che almeno chiedano scusa agli italiani.

    Nota di BastaBugie: Paolo Gulisano nell'articolo dal titolo "Virus, si è detto di tutto ma si è fatto poco... ora paghiamo" pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 febbraio 2020 ha fatto notare alcune cose interessanti. Ecco un estratto dell'articolo:
    Ciò che sta accadendo in Lombardia è spiegabile con quelle falle evidenti nel sistema di protezione dei cittadini del nostro Paese. Dovrebbe essere evidente a chiunque che essendo questa malattia trasmissibile solo ed esclusivamente attraverso soggetti contagiati in Cina e portatori del virus, il metodo più sicuro ed efficace per evitare l'insorgere di casi in Italia era e resta la sorveglianza sugli ingressi dalla Cina, sia che si tratti di persone cinesi o italiane o di qualunque altra nazionalità.
    Per sorveglianza sanitaria si intende un insieme di accertamenti sanitari svolti dalle autorità competenti finalizzati alla tutela dello stato di salute e alla sicurezza della comunità. Niente di eccezionale: semplici visite di controllo, e possibilmente un isolamento di un paio di settimane dei soggetti in questione.
    Alla luce di quanto sta accadendo, si può dire che ciò non è avvenuto con la dovuta attenzione. Vanno dunque individuate le responsabilità, e i motivi di queste falle nel sistema di sorveglianza. Il soggetto da cui è partito il contagio nel lodigiano, sembra che non fosse stato sottoposto ad alcuna vigilanza dopo il suo arrivo in Italia.
    Nei giorni scorsi aveva fatto molto discutere la decisione della Regione Toscana di non sottoporre ad alcuna quarantena le 2.500 persone - un numero davvero significativo - rientrate dal Capodanno cinese. Duemilacinquecento persone potenzialmente infette, come peraltro dovrebbero essere tutte le persone in arrivo dalla Cina.
    Per un mese sul Coronavirus si è letto di tutto, si sono fatte speculazioni di fantapolitica o fantamedicina, e probabilmente non si è fatto al meglio l'unica cosa che andava realmente fatta: attuare una attenta,
    15 min
  • Come rispose San Gregorio Magno al coronavirus del suo tempo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6030

    COME RISPOSE SAN GREGORIO MAGNO AL CORONAVIRUS DEL SUO TEMPO di Roberto de Mattei
    Un alone di mistero avvolge il Coronavirus, o Covid-19, di cui non conosciamo né l'origine, né i reali dati di diffusione, né le possibili conseguenze. Ciò che però sappiamo è che le pandemie sono sempre state considerate nella storia come flagelli divini e che l'unico rimedio che la Chiesa ha opposto ad esse è stata la preghiera e la penitenza. Così accadde a Roma nell'anno 590, quando Gregorio della famiglia senatoriale della gens Anicia, fu eletto Papa con il nome di Gregorio I (540-604).
    L'Italia era sconvolta da malattie, carestie, disordini sociali e dall'onda devastatrice dei Longobardi. Tra il 589 e il 590, una violenta epidemia di peste, la terribile luesinguinaria, dopo aver devastato il territorio bizantino ad Oriente e quello dei Franchi ad Occidente, aveva seminato morte e terrore nella penisola e si era abbattuta sulla città di Roma. I cittadini romani interpretarono questa epidemia come un castigo divino per la corruzione della città. La prima vittima mietuta a Roma dalla peste fu papa Pelagio II, che morì il 5 febbraio 590 e fu sepolto in San Pietro. Il clero e il senato romano elessero come suo successore Gregorio che, dopo essere stato praefectus urbis, viveva nella sua cella monacale sul monte Celio. Dopo essere stato consacrato il 3 ottobre 590, il nuovo Papa affrontò subito il flagello della peste. Gregorio di Tours (538-594), che fu contemporaneo e cronista di quegli eventi, racconta che in un memorabile sermone pronunciato nella chiesa di Santa Sabina, Gregorio invitò i romani a seguire, contriti e penitenti, l'esempio degli abitanti di Ninive: «Guardatevi intorno: ecco la spada dell'ira di Dio brandita sopra l'intero popolo. La morte improvvisa ci strappa dal mondo, senza quasi darci un minuto di tempo. In questo stesso momento, oh quanti son presi dal male, qui intorno a noi, senza neppure potere pensare alla penitenza».

    SOLLEVARE LO SGUARDO A DIO PER PLACARE LA COLLERA DIVINA
    Il Papa esortò quindi a sollevare lo sguardo a Dio, il quale permette tali tremendi castighi al fine di correggere i suoi figliuoli e, per placare la collera divina, ordinò una «litania settiforme», cioè una processione dell'intera popolazione romana, divisa in sette cortei, secondo il sesso, l'età e la condizione. La processione mosse dalle varie chiese di Roma verso la Basilica Vaticana, accompagnando il cammino con il canto delle litanie. È questa l'origine delle cosiddette Litanie maggiori della Chiesa, o rogazioni, con cui preghiamo Dio di difenderci dalle avversità. I sette cortei muovevano attraverso gli edifici dell'antica Roma, a piedi nudi, a passo lento, il capo coperto di cenere. Mentre la moltitudine percorreva la città, immersa in un silenzio sepolcrale, la pestilenza arrivò al punto tale di furore che, nel breve spazio di un'ora, ottanta persone caddero a terra morte. Ma Gregorio non cessò un attimo di esortare il popolo perché continuasse a pregare e volle che dinanzi al corteo fosse portato il quadro della Vergine conservata in Santa Maria Maggiore e dipinta dall'evangelista san Luca (Gregorio di Tours, Historiae Francorum, liber X, 1, in Opera omnia, a cura di J.P. Migne, Parigi 1849 p. 528).
    La Leggenda aurea, di Jacopo da Varazze, che è un compendio delle tradizioni trasmesse dai primi secoli dell'era cristiana, racconta che man mano che la sacra immagine avanzava, l'aria diventava più sana e limpida ed i miasmi della peste si dissolvevano, come se non potessero sopportarne la presenza. Si era giunti al ponte che unisce la città al Mausoleo di Adriano, conosciuto nel Medioevo come Castellum Crescentii, quando improvvisamente si udì un coro di angeli che cantavano: «Regina Coeli, laetare, Alleluja - Quia quemmeruisti portare, Alleluja - Resurrexit sicut dixit, Alleluja!». Gregorio rispose ad alta voce: «Ora pro nobis rogamus, Alleluja!». Nacque così il Regina Coeli, l'antifona con cui nel tempo pasquale la Chiesa saluta Maria Regina per la risurrezione del Salvatore. Dopo il canto, gli Angeli si disposero in cerchio intorno al quadro della Madonna e Gregorio, alzando gli occhi, vide sulla sommità del Castello un Angelo che, dopo avere asciugato la spada grondante di sangue, la riponeva nel fodero, in segno del cessato castigo. «Tunc Gregorius vidi super Castrum Crescentii angelum Domini qui glaudium cruentatum detergens in vagina revocabat: intellexit que Gregorius quod pestisilla cessasset et sic factum est. Unde et castrum illud castrum Angeli deinceps vocatum est». Comprese Gregorio che la peste era finita e così avvenne: e quel castello fu d'allora in poi chiamato il Castello dell'Angelo (Iacopo da Varazze, Legenda aurea, Edizione critica a cura di Giovanni Paolo Maggioni, Sismel-Edizioni del Galluzzo, Firenze 1998, p. 90).

    LA FINE DELLA PESTE
    Papa Gregorio I fu canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa, ed entrò nella storia con l'appellativo di "Magno". Dopo la sua morte i romani cominciarono a chiamare la Mole Adriana "Castel Sant'Angelo" e, a ricordo del prodigio, posero in cima al castello la statua di san Michele, capo delle milizie celesti, in atto di rinfoderare la spada. Ancora oggi nel Museo Capitolino è conservata una pietra circolare con le impronte dei piedi che, secondo la tradizione, sarebbero state lasciate dall'Arcangelo quando si fermò per annunciare la fine della peste. Anche il cardinale Cesare Baronio (1538-1697), considerato per il rigore della sua ricerca uno dei più grandi storici della Chiesa, conferma l'apparizione dell'Angelo alla sommità del castello (Odorico Ranaldi, Annali ecclesiastici tratti da quelli del cardinal Baronio, anno 590, Appresso Vitale Mascardi, Roma 1643, pp. 175-176).
    Osserviamo solo che se l'Angelo, grazie all'appello di san Gregorio, rinfoderò la spada, vuol dire che essa era stata prima sguainata per punire i peccati del popolo romano. Gli Angeli sono infatti gli esecutori dei castighi divini dei popoli, come ci ricorda la drammatica visione del Terzo segreto di Fatima, esortandoci al pentimento: «un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!».

    L'APPELLO ALLA PENITENZA
    La diffusione del Coronavirus ha un qualche rapporto con la visione del Terzo Segreto? Il futuro ce lo dirà. Ma l'appello alla penitenza resta la prima urgenza della nostra epoca e il primo rimedio per assicurarci la nostra salvezza, nel tempo e nell'eternità. Le parole di san Gregorio Magno devono risuonare ancora nei nostri cuori: «Cosa diremo degli avvenimenti terribili di cui siamo testimoni se non che sono preannunci dell'ira futura? Pensate dunque fratelli carissimi, con estrema attenzione a quel giorno, correggete la vostra vita, mutate i vostri costumi, sconfiggete con tutta la vostra forza le tentazioni del male, punite con le lacrime i peccati compiuti» (Omelia prima sui Vangeli, in Il Tempo di Natale nella Roma di Gregorio Magno, Acqua Pia Antica Marcia, Roma 2008, pp. 176-177).
    È di queste parole [...] che avrebbe oggi bisogno la Chiesa, che appare oggi come la descriveva san Gregorio ai suoi tempi: «Nave vetusta e terribilmente squarciata; dappertutto infatti entrano i flutti e le tavole marcite; squassate dalla violenta e quotidiana tempesta, fanno presagire il naufragio (Registrum I, 4 ad Ioann. episcop. Constantinop.)». Ma allora la Divina Provvidenza suscitò un nocchiero che, come afferma san Pio X, «tra l'imperversare dei marosi seppe non solo toccare il porto, ma anche mettere al sicuro la nave dalle tempeste future» (Enciclica Jucunda sane del 12 marzo 1904).

    Nota di BastaBugie: riportiamo un estratto dell'esperienza di domenica scorsa di Maurizio Blondet come l'ha riportata sinteticamente su Una Vox del 23 febbraio 2020.
    Non ho voglia di scrivere a lungo: sono rimasto senza Messa domenicale. Stremato dal viaggio della notte precedente (da Rimini incredibili ore di treno fermo “per ordine dell'autorità giudiziaria” [...]), vado nella mia parrocchia prima delle 18 e sento per radio che l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha cancellato tutte le Messe con la scusa del coronavirus.
    Così, come niente fosse, in tutta la diocesi, non solo i paesi attorno a Codogno; la diocesi più grande del mondo, dove mai fu sospeso il rito nemmeno durante la peste del Manzoni; anzi, al centro del lazzaretto c'era una chiesetta aperta da tutti i lati per consentire ai malati sotto il porticato di vedere la Presenza Reale. Adesso per almeno due settimane lascia il popolo senza Messa alcuna.
    Ho provato a dire a uno dei sacerdoti: voi la celebrate, per voi, la Messa? Lasciateci essere presenti, a distanza... Dobbiamo obbedire, altrimenti ci andiamo di mezzo noi.
    Evidentemente si fa temere, il nuovo vescovo. E la sua comunicazione della sua decisione spiritualmente gravissima, non sente nemmeno il bisogno di giustificarla: bisogna togliere le occasioni di assembramento, quindi va da sé: come fosse un prefetto o un ufficiale sanitario, senza dolore e senza suggerire modi e per adempiere all'onore che si deve a Cristo col precetto.
    Le sue quattro parole sono tutte una benedizione agli uomini delle istituzioni e a “scienziati e ricreatori” che cercano il vaccino; sentendo il bisogno di avvertire che “la benedizione di Dio non è una assicurazione sulla vita, una parola magica che mette al riparo dei problemi e dai pericoli.
    La sua cura insomma è di toglierci ogni superstizione.
    13 min
  • Coronavirus, il problema è il regime cinese
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6018

    CORONAVIRUS, IL PROBLEMA E' IL REGIME CINESE di Paolo Gulisano
    Come sconfiggere il diffondersi costante dei casi di polmonite da Coronavirus? Il presidente cinese Xi Jinping non ha dubbi: con la guerra. Anzi: con la "guerra di popolo". Sembra di essere tornati ai tempi dei proclami maoisti: il leader comunista cinese ha chiamato il Paese a una grande mobilitazione popolare, e ha messo in moto tutta la macchina dello Stato, da quella sanitaria a quella militare alle strutture del Partito Unico per sconfiggere la minaccia del virus.
    Un'ostentazione muscolare diretta soprattutto ad impressionare l'opinione pubblica internazionale, che guarda con crescente preoccupazione ai numeri dei contagiati e soprattutto dei morti, in costante ascesa. Per ora, come sappiamo, i casi della nuova polmonite fuori dalla Cina restano sporadici, legati esclusivamente ai movimenti fuori dai confini di persone cinesi portatrici del virus.
    Tuttavia, secondo le autorità cinesi, ci potrebbe essere una modalità di contagio che non prevede il contatto diretto tra persone: le banconote. Da parte del vicegovernatore della Banca Centrale, Fan Yifei, è stato annunciato che le banconote verranno messe in quarantena per 10-14 giorni e disinfettate: i biglietti saranno ripuliti con raggi ultravioletti e alte temperature e poi sigillati. Dopo il periodo di "quarantena", la cui durata dipenderà dalla gravità dell'epidemia, i biglietti potranno essere rimessi in circolazione. Nel Paese, in molti già stanno optando per gli acquisti online.
    Per molti aspetti, questa notizia è davvero interessante. Le banconote - che passano di mano in mano, e che possono effettivamente essere un ricettacolo di microrganismi - non sono mai state oggetto di attenzioni mediche e non sono mai state considerate un mezzo di trasmissione di malattie se non in un suggestivo romanzo di fantascienza dello scrittore americano Frank Herbert (autore del celebre Dune).

    SCIENZA O FANTASCIENZA?
    In questo romanzo, intitolato Il morbo bianco, uno scienziato americano di origine irlandese, John O'Neill, che ha visto la sua famiglia interamente uccisa in un attacco terroristico, decide di vendicarsi della folle crudeltà dell'umanità diffondendo un virus letale proprio attraverso delle banconote da lui contaminate. Un'idea terribilmente efficace, perché nulla circola diffusamente e rapidamente quanto le banconote. I cinesi ora sembrano prendere sul serio l'ipotesi contenuta in questo romanzo di fantascienza, ma gli esiti potrebbero essere altrettanto degni di scenari di narrativa distopica: un sequestro di massa di denaro, un controllo totale e assoluto delle spese e dei consumi attraverso la tracciabilità del denaro virtuale, e magari, con pretesti igienico-sanitari, l'eliminazione definitiva della valuta cartacea.
    Anche questo potrebbe essere parte della cosiddetta "guerra" dichiarata al Coronavirus dal Partito e dallo Stato cinese. I mezzi che si stanno utilizzando, del resto, sono già molto drastici: l'intera provincia dell'Hubei, l'epicentro dell'epidemia, è stretta in una sacca controllata militarmente con l'uso della forza autorizzato e praticato nei confronti di chiunque vi si opponga.
    I famosi ospedali costruiti nel giro di pochi giorni, di cui il regime si è vantato con il mondo (e qualcuno anche da noi ha pure espresso ammirazione per l'"efficienza cinese"), si stanno rivelando, grazie alle comunicazioni di osservatori neutrali, come qualcosa di tremendo, che fa impallidire il ricordo degli antichi lazzaretti degli appestati. Se infatti non è impossibile, grazie al lavoro quasi forzato di migliaia di lavoratori, realizzare in pochi giorni degli edifici, perché questi diventino ospedali occorre ben altro: attrezzature, apparecchiature mediche, e soprattutto personale medico e infermieristico a sua volta attrezzato. Tutto questo non è accaduto, e questi ospedali, secondo quanto segnala lo scienziato Steven Mosher - presidente del Population Research Institute, che sta tenendo monitorata con grande attenzione l'epidemia cinese - sono dei grandi depositi di ammalati sistemati su brandine.
    In questo, dunque, consisterebbero le misure di isolamento atte a contenere l'epidemia: misure brutali, disumane. Motivate dalla pragmatica visione comunista del "bene collettivo" che prevale su quello individuale. Ciò spiegherebbe il perché dell'impennata della curva di mortalità degli ultimi giorni: non potendo in realtà vincere la "guerra" con mezzi farmaceutici per ora inefficaci, la soluzione è l'isolamento dei malati. Come si faceva in Europa, nel tanto vituperato Medioevo, con gli appestati.

    E L'OCCIDENTE TACE
    L'Occidente non sembra aver nulla da eccepire nei confronti di queste misure coercitive: la paura che un virus - intorno al quale si sta costruendo un panico diffuso pur non sapendo ancora quanto contagioso possa essere, e con una mortalità che continua ad attestarsi sul 2% - possa diffondersi anche in Europa o in altri continenti, sembra far chiudere gli occhi su quello che il Partito Comunista cinese va praticando. La grande paura è che il virus non trovi ostacoli sul suo cammino.
    Per questo l'opinione pubblica occidentale, pilotata da media compiacenti, sembra non preoccuparsi dei mezzi con i quali il regime cinese sta facendo la sua guerra al Coronavirus, pur di raggiungere il fine del successo. E tutto questo potrebbe anche rivelarsi una grande operazione propagandistica: la Cina mostrerà al mondo che è in grado di sconfiggere anche le più minacciose epidemie, e addirittura potrà vantarsi di aver vegliato efficacemente sulla sicurezza mondiale. Il regime comunista riceverà ringraziamenti e congratulazioni, e magari l'OMS proporrà il "modello cinese" come esempio da seguire. Altrove ci si compiacerà di successi collaterali, magari promettendo la realizzazione di vaccini che impediranno altre future paure.
    Al di là di ipotesi, sospetti, congetture e scenari immaginari o, meglio, prossimi venturi, se - come probabile - questa epidemia si rivelerà di carattere stagionale, e cesserà con il rialzo delle temperature e l'avvento della primavera, resta il fatto che tutta l'operazione Coronavirus sta coinvolgendo ingentissime risorse economiche, scientifiche, umane. Risorse che sicuramente sarebbe meglio investire per prevenire e curare quelle epidemie che già esistono, che fanno ogni anno un numero impressionante e vergognoso di vittime, ma che non fanno notizia, che non sono sulle prime pagine, che non evocano scenari da fantascienza, ma che sono una tragica realtà per milioni di esseri umani sofferenti.
    Le vere sfide per l'epidemiologia, per la medicina, non vengono dalle pandemie potenziali, ma da quelle attuali, che peraltro hanno alle spalle una lunga storia: sfide nuove e allo stesso tempo antiche, battaglie ancora non vinte, anche se avrebbero dovuto esserlo da tempo.

    Nota di BastaBugie: già nel seguente articolo avevamo messo in luce aspetti dimenticati sul modo corretto di informare sulla situazione sanitaria in conseguenza di epidemie vere o presunte. Per leggere l'articolo, cliccare sul link.

    CORONAVIRUS, LA VERA EPIDEMIA E' IL PANICO
    La nuova minaccia fantasma è solo una paura ingiustificata delle malattie infettive (ad es.: lo sapevate che in Italia ben 5.000 persone muoiono ogni anno per complicazioni dell'influenza?)
    di Paolo Gulisano
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6009
    9 min

About Coronavirus - BastaBugie.it

From the publisher's feed

Gli errori clamorosi e le cose che nessuno dice sulla pandemia del 2020/2021