Il testo esamina la profonda trasformazione del bacino mediterraneo tra il XIX e il XX secolo, focalizzandosi sul passaggio da una visione di integrazione culturale ed economica a una frammentazione dominata dai nazionalismi. Le fonti analizzano i grandi progetti ingegneristici come il Canale di Suez e l'ascesa delle navi a vapore, che hanno ridefinito le rotte commerciali mondiali a favore delle potenze imperiali, specialmente la Gran Bretagna. Ampio spazio è dedicato al declino dell'Impero Ottomano e al destino di città cosmopolite come Alessandria, Salonicco e Smirne, un tempo centri di pacifica convivenza tra diverse etnie e religioni. La narrazione intreccia scoperte archeologiche, come quelle di Cnosso e Micene, con le tragedie umane della Prima Guerra Mondiale e dei conflitti greco-turchi. Infine, emerge il ritratto di un Mediterraneo che cessa di essere un ecosistema autonomo per diventare una via di transito strategica, segnata dalla fine del multiculturalismo levantino.