C’è una parola che molte di noi hanno imparato a sussurrare, a nascondere, a minimizzare.
Una parola che, quando pronunciata ad altavoce, rischia di farcisembrare “troppo”:troppo aggressive, troppo egoiste, troppo pocofemminili.
Quella parola è ambizione.
Mentre per un uomo dire“sono ambizioso” suona come un’affermazione di forza, di determinazione, di legittimo desiderio di crescita, per una donna quella stessa frase porta con sé un peso diverso. Rischia ditrasformarsi in un’etichetta: arrivista, fredda, privadi empatia.
Come se volercrescere professionalmentefosse incompatibile con l’essere donna, madre, partner,amica.
Ma è davvero così? Ostiamo semplicemente pagando il prezzo di stereotipi culturali così radicati da diventare invisibili?
I numeri che raccontanouna storia diversa
Iniziamo dai fatti. Contrariamente a quanto sicrede, le donne non sono meno ambiziose degli uomini. Secondo una ricercadi Egon Zehnder, una delle principali società di consulenza globale in ambito di talent management, le aspirazioni verso posizioni di C-suite (i vertici aziendali) sono oggi praticamente paritarie: il 27% delle donne aspira a raggiungere il C-suite, rispetto al 31% degli uomini. Una differenzaminima che smonta il mitodell’”ambition gap” – il presunto divario di ambizionetra i generi.