Enrico Baccarini - Enigma

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Enrico Baccarini - Enigma episodes

  • Cina, le origini mitiche dei Tre Augusti divini
    Nella storia dell’uomo esistono dei miti fondativi che ci affascinano e atterriscono profondamente. Molti sembrano essere estremamente simili tra loro, cambiano i nomi, talvolta le forme ma i concetti principali e generali sembrano essere sempre gli stessi. Un dato non di poco conto che ci fa pensare e ragionare sul fatto che forse tutta o una parte di queste tradizioni potrebbero trarre le loro origini da eventi reali, da situazioni realmente avvenute che sono state poi e successivamente trasposte e trasformate in leggenda. Tra i casi più interessanti, e meno indagati, troviamo quello riferito alla mitologia cinese e in particolare modo a tre figure che sarebbero state all’origine di tutto il mondo che conosciamo. La mitologia cinese è carica di figure riconducibili alle diverse aree geografiche da cui è composta oggi la nazione e le sue etnie. Solitamente si pone come data di inizio di questa tradizione il XII secolo a.C. periodo fino a cui si era tramandata una ricchissima tradizione orale durata millenni. La tradizione scritta inizierà solo successivamente ad esempio con il libro Shan Hai Jing, scritto più o meno nell’epoca della nascita Gesù, ovvero il libro dei monti e dei mari, o il libro delle odi (composto tra XII e VII secolo a.C.), il Libro delle questioni celesti e lo Heu’an Zhuan. Un altro testo per noi molto importante è il Fengshen Yanyi ovvero La creazione degli dei.
    18 min
  • Templari, le Ceneri Perdute di Jacques De Molay
    Tra i temi più affascinanti, e meno dibattutti, riguardanti l’epilogo dei cavalieri templari troviamo alcune frammentarie notazioni storiche relative all’ultimo Gran Maestro dell’Ordine, Jacques de Molay, e al trafugamento delle sue ossa, successivamente al rogo che lo martirizzò, per conservarle come reliquie in ‘luoghi santi’. Tra i primi a renderne memoria troviamo ‘lo storico dei grandi’, Giovanni Villani che nella sua Nova Cronica (Libro IX, cap. xcii), scritta tra il 1322 e il 1348, quindi molto vicina ai fatti che ripropone, afferma senza mezzi termini “…è nota che la notte appresso che’l detto maestro e’l compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro corpora e ossa come reliquie sante furono ricolte, e portate via in sacri luoghi…”. Questa notazione compare anche nel testo Grandes Chroniques de France in cui vengono dedicate quattro righe all’evento ma in cui viene specificato che “… le loro ossa furono bruciate e ridotte a polvere”, quasi come se il re e i suoi emissari avessero avuto paura che una evenienza come quella descritta dal Villani fosse potuta occorrere veramente. Ma forse le guardie non intervennero così velocemente! Nella ricerca su questo affascinante tema, storia e leggenda sembrano fondersi assieme delineando un quadro quantomeno suggestivo e ancora tutto da approfondire.
    12 min
  • L'uomo di Denisova e l'evoluzione umana
    L’evoluzione umana rimane ancora oggi uno dei misteri più affascinanti a cui dover dare risposta. All’interno di questo complesso quanto variegato puzzle sulle nostre origini si collocano una serie di linee, o filum evolutivi che stiamo riscoprendo solo in anni recenti e che sembrano rendere ancora più complesso e direi complicato l’intero quadro. All’interno di questo video prenderemo in considerazione solo uno di questi nostri antenati riservandoci nel prossimo futuro di analizzare altri di loro e di capirne i legami e le parentele. Se così si può dire! Come sappiamo l’uomo è il risultato di un lungo e complesso processo evolutivo che ha avuto inizio milioni di anni fa e che, secondo la teoria prevalente, si sarebbe originato in Africa e avrebbe avuto un percorso tortuoso quanto ancora del tutto oscuro. In questo contesto non analizzeremo la questione degli “anelli mancanti” e di chi o cosa possa aver interagito per portarci ad essere quello che siamo oggi ma sicuramente riprenderemo presto anche questo discorso.
    20 min
  • La Tomba di Zoroastro è in Afghanistan?
    Non è possibile dire esattamente quando visse Zoroastro né tantomeno dove potrebbe essere sepolto ma recenti studi sembrano aver individuato elementi validi per poter fare luce su questi misteri e così comprendere meglio le origini della religione zoroastriana. Ho cercato in questo video di mettere insieme una serie di tasselli che potrebbero essere fondamentali nel tentativo di rintracciare la tomba di questo profeta dell’antichità. La sepoltura di Zoroastro, il profeta iranico fondatore dello zoroastrismo, è avvolta nel mistero. Non esistono fonti storiche certe che indichino il luogo esatto della sua morte e della sua tomba. Secondo alcune tradizioni, Zoroastro sarebbe stato ucciso da un sacerdote di una religione rivale durante una cerimonia a Balkh, nell’attuale Afghanista. Altre leggende minori narrano come il suo corpo sia stato portato in un tempio del fuoco a Parsa, l’antica capitale dell’impero achemenide, o in un santuario a Naqsh-e Rustam, vicino a Persepoli. Tuttavia, nessuna di queste ipotesi è stata confermata da prove archeologiche o documentarie. Nuove indagini sembrano però aver portato elementi interessanti a questo affascinante mistero. Zoroastro si presenta in modo simile a molti altri grandi saggi e profeti dell’epoca antica, la sua vita è inframezzata tra la storia e la leggenda. Si narra nei testi sacri di questa religione, lo Zoroastrismo, racconti di segni nel cielo che annunciarono la sua venuta, di meraviglie e presagi che si affiancarono la sua nascita e di atti di potere che egli compì da ragazzo. Intorno ai vent'anni si ritirò dal mondo per cercare il divino attraverso lo studio, la meditazione itinerante e solitaria nelle remote zone di montagna. All'età di trent'anni sperimentò la prima delle sette visioni mistiche da cui sviluppò la sua filosofia spirituale e iniziò il suo ministero. In questo video cercheremo di ripercorrerne le tappe in Afghanistan e di presentare un'ipotesi storica sulla sua possibile sepoltura.
    32 min
  • Percy Fawcett e la città perduta in Amazzonia
    Ci sono figure che travalicano il tempo in cui vissero e che hanno lasciato una memoria eterna delle loro gesta e missioni. Uno di questi fu Thor Heyerdahl ma poco prima di lui un’altro grande esploratore e avventuriero ha aperto la strada per conoscere ancor più in profondità la nostra storia e quella di una parte di umanità che ha camminato sul nostro pianeta. Un personaggio emblematico, affascinante, impavido e ossessionato dalle sue ricerche, questo e molto di più fu Percy Harrison Fawcett militare, archeologo ed esploratore britannico nato il 18 agosto 1867 a Torquay, nel Devon (in Inghilterra) da Edward Boyd Fawcett indiano per nascita e madre inglese. Il fratello maggiore, Edward Douglas Fawcett (1866-1960), era un alpinista, un occultista versato al mondo orientale e autore di libri filosofici e romanzi di avventura popolari. Nel 1886 Percy Fawcett fu arruolato nella prestigiosa Royal Artillery, prestando servizio a Trincomalee, Ceylon (l’odierna Sri Lanka). Qui si innamorò di Nina Agnes Patersoned, che sposò, per poi entrare nella Royal Geographical Society, studiando topografia e cartografia. Si arruolò volontario e dopo cinque anni di battaglie e febbrile attesa (era angosciato dal pensiero che qualcuno scoprisse la "sua" città prima di lui), si rimise in viaggio. Le prime due spedizioni furono poco fortunate ma finalmente trovò i fondi per quella del 1925, che avrebbe dovuto portarlo a Z. Quando il colonnello Percy Harrison Fawcett e il suo team entrarono nella giungla amazzonica nell’aprile 1925, lasciarono detto che nessuno avrebbe dovuto tentare di salvarli se non fossero usciti dalla  giungla entro il 1927. Fawcett lasciò detto di non cercarli, qualora fossero stati in pericolo di vita: un tentativo di ricerca e salvataggio avrebbe solo peggiorato le cose e messo a rischio la vita dei soccorritori.
    24 min
  • Gunung Padang una civiltà perduta di 27.000 anni fa
    La versione tradizionale della storia ci racconta come dopo la fine dell’ultima era glaciale, circa nel 9600 a.C., su loro iniziativa i nostri antenati cacciatori-raccoglitori improvvisamente iniziarono a coltivare e ad allevare il bestiame, a creare insediamenti sempre più grandi ed infine città fino a quando nacquero le prime civiltà circa 6000 anni fa, nel 4000 a.C. C’è un fatto però, che sta cambiando radicalmente queste nostre convinzioni, le nuove scoperte archeologiche e non solo continuano a spingere indietro nel tempo, nel vero senso della parola, questa data. Una di queste scoperte in grado di modificare la nostra storia è stata compiuta nell’isola di Giava. Si tratta di una delle scoperte archeologiche più affascinanti e controverse dei tempi moderni al punto da mettere in confusione gli archeologi ufficiali e a mettere in discussione tutto quanto ci è stato insegnato fino ad oggi sulla preistoria dell’umanità. Nel 1890 l’esploratore e storico olandese Rogier Verbeek riportò in un suo libro l’esistenza in Indonesia di un sito megalitico estremamente suggestivo. Nel 1914 fu l'archeologo olandese Nicolaas Johannes Krom a riproporlo nuovamente in una sua pubblicazione ma il sito sarà ignorato fino al 1979, quando un gruppo di agricoltori locali lo riscoprì e riportò all’attenzione mondiale. La struttura si trova a 30 km a sud-ovest della città di Cianjur, nella provincia di Giava Occidentale (Indonesia) e veniva chiamato dai locali Gunung Padang, la Montagna dell’illuminazione. Gunung Padang è stata riconosciuta come un sito modellato da mano umana in tempi estremamente antichi e soprattutto censita nel 1998 come luogo di interesse locale dal Ministero dell’Istruzione e della Cultura indonesiano. Questa nuova attribuzione ha permesso di iniziare una nuova serie di ricerche e studi che hanno gettato nuova luce sulla storia delle civiltà antiche.
    23 min
  • Ainu, il popolo alle origini del Giappone
    Il Giappone ci affascina per innumerevoli motivi. La sua storia, le sue tradizioni e rituali, le arti marziali e i samurai. La sua filosofia e delle religioni estremamente diverse da quelle occidentali. Pochi conoscono però che in questo stupendo territorio esiste una cultura è un popolo che preesistono a tutto questo, gli Ainu. Esistono ancora oggi e la loro cultura si esplica in una lingua unica, in credenze religiose animistiche incentrate sul profondo rispetto per la natura, danze tradizionali e rituali legati a incantesimi. Gli Ainu furono la popolazione originaria del Giappone e solo successivamente si innestó il fenotipo asiatico che oggi tutti noi conosciamo. Gli Ainu inoltre è questo è importante ribadirlo hanno sempre vissuto in armonia con la natura. Oggi potremmo imparare ancora molto da loro.
    17 min
  • Yamabushi, i monaci guerrieri giapponesi
    Con il termine Yamabushi (山伏, 山臥), si traduce dal giapponese il significato di “colui che si trova o nasconde tra le montagne”, indicando degli asceti e guerrieri la cui storia è ancora ammantata da numerosi misteri e tradizioni segrete. La leggenda vuole che questi monaci guerrieri fossero invincibili nonché dotati di poteri soprannaturali, in realtà si trattava di figure che avevano fatto dell’addestramento il loro principale scopo di vita raggiungendo quindi vette ineguagliate di perfezione. La loro vita era vissuta in solitaria pur nonostante formassero, alla necessità, confederazioni che si associavano ad alcuni templi. Solo occasionalmente partecipavano a battaglie a fianco degli Sōhei, dei Ninja e dei Samurai.
    11 min
  • Brahmavarta, India la terra degli Dei
    L'antico nome dell'India era Bharata (भरत) o Bharatavarsha, in cui il termine varsha si riferisce ad un lembo di terra circoscritto da alcune catene montuose. Il termine Bharata, nel Rig Veda, oltre ad indicare le terre indiane è usato anche come epiteto per il dio Agni, il fuoco. Agni è personificato come sacerdote celeste, Deva-ritvijam, mentre i figli o i suoi seguaci furono chiamati Putram Bharatam. Scopriremo i luoghi leggendari e reali in cui tutta la tradizione indiana prese origine e da cui nacquero i testi religiosi più antichi della storia umana "uditi" dai sapienti del passato.
    23 min
  • Bishnoi, i guardiani della natura indiani
    Gli ecologisti moderni hanno i loro precursori nell’India di molti secoli fa, uomini pronti a morire per salvare un’albero, una foresta e il mondo vegetale. Questa che sto per raccontarvi è la storia di un gruppo etnico che si immolò per proteggere la natura e che la storia, solo in tempi recenti, ha riportato alla memoria. I Bishnoi, o Vishnoi deriva dal vocabolo bish, «venti», e noi, «nove» in dialetto rajasthani (una forma dialettale dell'hindi). Fanno parte di una comunità vishnuita presente soprattutto nello Stato del Rajasthan, specialmente nelle regioni di Jodhpur e di Bikaner, ma anche in numero esiguo nel vicino Stato dell'Haryana. Scopriamo la loro affascinante storia e di come sono ancora oggi considerati i più antichi ecologisti del pianeta.
    7 min

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