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Fiaba delle Colline del Po tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino
Narrata da Maurizio Mosetti
C'era una volta un re che aveva un figlio porco chiamato Re Crin. Re Crin voleva sposarsi e scelse come prima moglie la figlia del panettiere, che però, disgustata dal suo aspetto, lo scacciò. La ragazza fu trovata morta il giorno dopo. Re Crin si sposò poi con la seconda figlia del panettiere, ma anche lei morì la notte delle nozze. La terza figlia del panettiere accettò di sposare Re Crin e, a differenza delle sorelle, lo trattò con gentilezza. Re Crin, contento, si trasformò in un bel giovane, rivelando di essere stato sotto un incantesimo. La sposa, incuriosita, lo osservò di notte, rompendo l'incantesimo. Re Crin scomparve, dicendo che lei avrebbe dovuto riempire sette fiaschi di lacrime e consumare sette paia di scarpe, mantelli e cappelli di ferro per rivederlo. La sposa iniziò il suo viaggio, trovando aiuto dalle madri del Vento, del Fulmine e del Tuono, che le diedero rispettivamente una castagna, una noce e una nocciola magiche. Arrivata in una città, la sposa scoprì che il suo sposo stava per sposare una principessa. Utilizzò i tesori delle noci magiche per ottenere tre notti nella stanza del giovane. Le prime due notti il giovane, drogato, non si svegliò, ma la terza notte finse di bere il sonnifero e si svegliò, riconoscendo la sua vera sposa. I due fuggirono insieme, tornando a casa e celebrando il loro ritorno con una grande festa.
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Fiaba del Monferrato tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino
Narrata da Maurizio Mosetti
C'era una volta un re con tre figli in età da sposarsi. Per evitare rivalità, il re li fece tirare con una frombola e sposare le donne che vivevano dove cadeva la pietra. Il maggiore sposò una fornaia, il secondo una tessitrice e il più giovane, la cui pietra cadde in un fosso, trovò una rana. Il re decise di testare le future spose, chiedendo loro di filare della canapa e allevare un cucciolo. Le prove furono vinte dalla rana, che trasformò la canapa in una tela finissima e il cucciolo in un barboncino addestrato. Nonostante le resistenze, il re decretò che il figlio minore e la rana sarebbero diventati re e regina. Al giorno delle nozze, la rana si trasformò in una bellissima principessa, rivelando di essere stata maledetta. Il figlio minore e la principessa vissero felici come re e regina, mentre i fratelli maggiori si rodevano d'invidia.
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Fiaba del Monferrato tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino
Narrata da Maurizio Mosetti
In un paese lontano viveva un ladro famoso chiamato Cric. Un giorno, Cric incontrò un altro ladro, Croc, e decisero di fare squadra. Insieme rubarono il tesoro del Re, che disperato chiese aiuto a un ladro in prigione, Portacalcina. Portacalcina suggerì di mettere la carne a un prezzo esorbitante per identificare i ladri, ma Cric e Croc ingannarono tutti travestendosi e segnando tutte le porte della città. Portacalcina suggerì quindi di mettere una tinozza di pece bollente alla fine delle scale del tesoro. Croc cadde nella trappola e morì, ma Cric riuscì a portare via la testa per evitare l'identificazione. Il Re fece trascinare il corpo per la città e, quando la moglie di Croc piangeva, Cric inscenò una lite per sviare i sospetti. Infine, il Re propose di perdonare il ladro se fosse riuscito a rubargli le lenzuola dal letto. Cric ingannò il Re con un cadavere e riuscì nel furto. Per premiarlo e assicurarsi che non rubasse più, il Re gli fece sposare sua figlia.
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Fiaba di Logudoro (Sardegna) tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino
Narrata da Maurizio Mosetti
Una volta, quando il fuoco non esisteva sulla Terra, gli uomini soffrivano per il freddo e chiesero aiuto a Sant'Antonio. Sant'Antonio decise di andare all'Inferno a prendere il fuoco. Accompagnato dal suo fedele porchetto, Sant'Antonio si presentò alla porta dell'Inferno e chiese di entrare per scaldarsi, ma i diavoli rifiutarono. Tuttavia, lasciarono entrare il porco, che causò scompiglio all'interno. Disperati, i diavoli chiesero a Sant'Antonio di riprendersi il porco. Sant'Antonio entrò, calmò il porco e si sedette a scaldarsi, infastidendo i diavoli con il suo bastone di ferula. I diavoli decisero di bruciare la punta del bastone, ma il legno di ferula, bruciando internamente, nascose il fuoco. Dopo aver predicato, Sant'Antonio lasciò l'Inferno con il fuoco nascosto nel bastone. Tornato sulla Terra, diffuse il fuoco benedicendo gli uomini. Da quel momento, l'umanità ebbe il fuoco e Sant'Antonio tornò nel suo deserto.
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Leggenda tratta da NOVELLE, FAVOLE E LEGGENDE ROMANESCHE
Raccolte da GIGGI ZANAZZO (1860 - 1911)
Narrata da Maurizio Mosetti
Molti anni fa, una ragazza si travestì da uomo, studiò e divenne prete, poi monsignore, vescovo, cardinale e infine papa, con il nome di Papa Giovanni. Nessuno sapeva che fosse una donna. Tuttavia, una volta diventata papa, iniziò a comportarsi come una donna, e uno dei suoi assistenti scoprì la verità. La situazione peggiorò quando la "papa" rimase incinta e, durante una processione, diede alla luce un bambino in mezzo alla strada, causando uno scandalo enorme. Dopo questo evento, i cardinali iniziarono a verificare il sesso di ogni nuovo papa prima di incoronarlo. Questo papa femminile divenne noto come "la Papessa Giovanna".
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"La papessa Giovanna" è un leggendario papa donna che avrebbe regnato sulla Chiesa dall'853 all'855. Secondo la narrazione, era una donna inglese, educata a Magonza e vestita in abiti maschili che, a causa della natura convincente del suo travestimento, divenne un monaco con il nome di Johannes Anglicus. Venne eletta dopo la morte di papa Leone IV (17 luglio 855) in un'epoca in cui l'investitura del papa avveniva in modo fortuito, prendendo il nome di Giovanni VIII.
La papessa era sessualmente promiscua e rimase incinta da uno dei suoi tanti amanti. Durante la solenne processione di Pasqua nella quale il Papa tornava al Laterano dopo aver celebrato messa in San Pietro, quando il Corteo Papale era nei pressi della basilica di San Clemente, la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo che portava il Pontefice. Il cavallo reagì, quasi provocando un incidente. Il trauma dell'esperienza portò "papa Giovanni" ad un violento travaglio prematuro.
Scopertone il segreto, la papessa Giovanna venne fatta trascinare per i piedi da un cavallo, attraverso le strade di Roma, e lapidata a morte dalla folla inferocita nei pressi di Ripa Grande. Venne sepolta nella strada dove la sua vera identità era stata svelata, tra San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano.
Parte essenziale della leggenda è un rito mai svoltosi, ma fantasticato dal popolo e ripreso, con molto gusto, da autori protestanti del Cinquecento in chiave anti romana: s'immaginò che ogni nuovo papa venisse sottoposto a un accurato esame intimo per assicurarsi che non fosse una donna travestita (o un eunuco). Questa verifica avrebbe previsto il sedersi su una sedia di porfido rosso dotata di un foro. I diaconi più giovani presenti avrebbero tastato quindi sotto la sedia per assicurarsi che il nuovo papa fosse stato un maschio.
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Fiaba di Montale Pistoiese tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino
Narrata da Maurizio Mosetti
Un Re aveva due figli gemelli, Giovanni e Antonio, e non sapeva chi dei due far succedere al trono. Decise che quello che avrebbe portato il regalo più bello dalla futura sposa sarebbe diventato Re. Giovanni trovò la figlia di un Marchese e ottenne da lei una scatolina sigillata come regalo. Antonio, dopo un lungo viaggio, arrivò a un palazzo abitato da scimmie e accettò di sposare una scimmia che gli promise un regalo migliore. Dopo un mese, Antonio tornò con la scimmia come sposa. Durante la cerimonia, la scimmia si trasformò in una bellissima ragazza e tutte le altre scimmie si trasformarono in persone. Quando il Re aprì i regali, quello della moglie di Giovanni conteneva un uccellino con una noce e un fiocco d'oro, mentre quello della moglie di Antonio conteneva un uccellino con una lucertola che aveva una nocciola con un lungo tulle ricamato. La sposa di Antonio rivelò che Antonio aveva liberato il suo regno dall'incantesimo e quindi non aveva bisogno del regno del padre. Giovanni ereditò il regno del padre e i due fratelli vissero in pace.
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Favola romana tratta da NOVELLE, FAVOLE E LEGGENDE ROMANESCHE
Raccolte da GIGGI ZANAZZO (1860 - 1911)
Narrata da Maurizio Mosetti
C'era una volta una vecchia che abitava in una casa. Un giorno tre giovani le chiesero di fare una torta. La vecchia acconsentì a condizione che le portassero delle uova. I giovani portarono le uova e la vecchia fece la torta, che mise sul tetto a raffreddare. Un gatto arrivò e mangiò la torta. I giovani tornarono e la vecchia spiegò che il gatto aveva mangiato la torta. I giovani portarono altre uova e la vecchia fece un'altra torta, che mise di nuovo sul tetto. Il gatto tornò e mangiò anche questa torta. I giovani, arrabbiati, tornarono e chiesero la torta. Quando la vecchia spiegò che il gatto l'aveva mangiata di nuovo, i giovani la picchiarono con un bastone. La vecchia morì a causa delle percosse.
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Fiaba della Corsica tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino.
Narrata da Maurizio Mosetti
Giovan Balento, un povero ciabattino, si ferisce con una lesina e, nel tentativo di cacciare le mosche attratte dal sangue e dal cibo, ne uccide molte e ne ferisce altre. Orgoglioso del suo "colpo da maestro", scrive sul suo cappello: "Sono Giovan Balento, ne ammazzo mille e ferisco cinquecento." La fama del suo presunto coraggio si diffonde e, in cerca di fortuna, Giovan Balento viaggia e incute paura ai ladroni, che fuggono lasciandogli ricchezze. Arrivato al Paese dei Giganti, li spaventa con la sua reputazione e attraversa il paese. Successivamente, viene accolto come generale da un Re in guerra, portando il suo esercito alla vittoria. Giunge infine nel Regno delle Amazzoni, dove la Regina crudele lo cattura. Con un gesto teatrale, uccide molte mosche, facendo ridere la Regina per la prima volta. La Regina lo sposa e Giovan Balento diventa il Re delle Amazzoni.
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Fiaba di Ficarazzi (Palermo) tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino.
Narrata da Maurizio Mosetti
Una vecchia aveva una nipote di nome Atanasia, che un giorno doveva cucinare sette testine d'agnello. La gatta, attratta dal profumo, chiese metà delle testine, e alla fine, Atanasia e la gatta le mangiarono tutte. Preoccupata per la reazione della nonna, Atanasia fuggì nel bosco, dove si adornò con rose e si addormentò. Il Re, vedendola, se ne innamorò e la chiese in sposa. Durante il banchetto di nozze, la nonna continuava a lamentarsi delle testine mangiate. Infastidito, il Re ordinò che fosse giustiziata. Dalla sua testa nacque un salice piangente che ripeteva: "Tutte, te le sei mangiate..."
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Fiaba mantovana tratta da FIABE ITALIANE di Italo Calvino.
Narrata da Maurizio Mosetti
Un Re aveva perso un anello prezioso e promise una ricompensa a chi lo avrebbe ritrovato. Un contadino povero e analfabeta, chiamato Gàmbara, decise di fingere di essere un astrologo per tentare la fortuna. Il Re lo rinchiuse in una stanza con un libro di astrologia, carta e penna. Gàmbara iniziò a fare segni incomprensibili, e i servi del palazzo, che avevano rubato l'anello, iniziarono a temere di essere scoperti. Un giorno, Gàmbara si nascose sotto il letto e, quando i servi entrarono, contò "Uno", "Due", "Tre", facendoli spaventare. I servi, convinti di essere scoperti, confessarono il furto e offrirono una borsa d'oro a Gàmbara in cambio del suo silenzio. Gàmbara suggerì loro di far inghiottire l'anello a un tacchino. Il giorno dopo, Gàmbara disse al Re che l'anello era nel tacchino, che fu quindi sventrato e l'anello ritrovato. Il Re, impressionato, ricompensò Gàmbara con ricchezze e organizzò un pranzo in suo onore. Durante il pranzo, il Re chiese a Gàmbara di identificare dei gamberi, mai visti prima in quel regno. Gàmbara, senza saper cosa fossero, mormorò il proprio nome, "Gàmbara", e il Re, credendo fosse la risposta giusta, lo proclamò il più grande astrologo del mondo.
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