Tommaso Bordonaro, Antonio Sbirziola e Castrenze Chimento hanno vinto il premio Pieve-Banca Toscana-Saverio Tutino rispettivamente nel 1990 (con: La spartenza), nel 2006 (con: Un giorno è bello e il prossimo migliore. Un emigrato siciliano in Australia), e nel 2012 (con: Lasciato nudo e crudo). Bordonaro era nato a Bolognetta, Palermo, nel 1909, e è morto in Florida nel 2000, Sbirziola è nato a Butera, Caltanissetta, nel 1942, e vive a Sidney, e Chimento è nato a Alia, Palermo, nel 1935, dove vive tuttora. Ciò che li accomuna non è soltanto la fatica dello scrivere le proprie storie – l’unico che ha poi compiuto studi è stato Chimento nel 2008 a Palermo, perciò a 73 anni, per potere scrivere «l’odissea della sua vita» – impastate perciò di una lingua che mescola siciliano e italiano (come lo straordinario Vincenzo Rabito, di cui abbiamo già parlato, e vincitore anche lui del premio Pieve con il suo Terra matta nel 2000, poi un vero caso letterario), e, nel caso di Bordonaro e Sbirziola, emigrati in America e Australia, anche di “lingua straniera”.
Ciò che li accomuna è l’emigrazione, la spartenza. Un esodo questo, che dalla seconda metà dell’Ottocento in Sicilia non si è mai fermato.
Di Sbirziola leggeremo le pagine di un altro suo libro, Povero, onesto e gentiluomo, che racconta la sua vita precedente l’emigrazione in Australia, dopo un tentativo a Genova, fino all’arrivo. Genova ha 748mila abitanti nel 1958 (l’anno dell’arrivo di Sbirziola), e ha un forte incremento demografico fino al 1965, quando toccherà oltre 848mila abitanti, grazie soprattutto all’emigrazione meridionale (151mila arrivi tra il 1951 e il 1965): è il tempo del più grande movimento interno della popolazione che abbia conosciuto l’Italia unita: dalla campagna alla città, dai centri medi e piccoli a quelli grandi, dal Sud al Nord. fra il 1955 e il 1970 gli spostamenti da un comune all’altro sono quasi 25 milioni; quelli che portano fuori dalla regione di partenza circa 10 milioni. Fra il 1958 e il 1963, in cinque anni, i meridionali che si trasferiscono a Centro-nord sono poco meno di un milione.
Ma a Genova non va poi tanto bene per Sbirziola – stanno iniziando i primi grandi ridimensionamenti, e perciò i licenziamenti – e decide di partire per l’Australia: ha solo diciotto anni. Sbirziola fu uno dei 288mila siciliani che lasciarono l’isola nel decennio 1951-60 (nel decennio seguente saranno 290.224). Fu inoltre uno dei 119.803 italiani che si mossero verso l’Oceania nel decennio 1961-70 (in quello precedente erano stati 190.782, con un balzo molto forte dai 26.556 del periodo 1941-50).
Ma, come dirà lui stesso: Siamo arrivati il momento sbagliato in Australia. È il 1961: c’è una pesante recessione e la disoccupazione imperversa. I lavoratori migranti finiscono in campi. Sbirziola in quello di Bonegilla. Dove peraltro ci saranno due rivolte – una delle quali vede Sbirziola presente. Poi, troverà il suo lavoro e la sua strada, come ferroviere fino alla pensione.
Ascoltiamo la sua storia (seconda parte).