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  • Non è un “inciucio” | 28/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Domani, salvo imprevisti dell’ultima ora, dovrebbe avere luogo l’incontro diretto tra Giorgia Meloni e Carlo Calenda. Oggetto del faccia a faccia sarà la manovra economica e, pertanto, è prevista la presenza anche del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. È possibile che, dallo scambio di vedute, possa emergere – almeno parzialmente – un certo spazio di intesa tra il Governo e l’opposizione “terzopolista”. Il leader di Azione intende presentare a Palazzo Chigi alcune idee sulle quali immagina di poter strappare un “OK parliamone” alla presidente del Consiglio.
    Quello di Calenda non dovrebbe rivelarsi un salto nel vuoto, poiché l’incontro in programma è stato preceduto da una fitta serie di messaggi scambiati con la premier, la quale non arriva, quindi, all’appuntamento senza già conoscere il tipo di ragionamenti che le verranno esposti. Se, dunque, il colloquio avviene, è segno che Meloni e Giorgetti pensano che vada la pena di andare ad ascoltare cosa ha in mente il senatore centrista. Qualche lingua maliziosa – soprattutto dalle parti di Forza Italia -avanza il sospetto che l’incontro di domani possa segnare l’inizio di una fase di avvicinamento del Terzo Polo al Governo, magari in vista di momenti in cui la Meloni potesse avere bisogno di una stampella centrista per contenere le pretese delle altre forze politiche (in primis i berlusconiani) che costituiscono la maggioranza del suo esecutivo. In fondo, l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato (ottenuta facendo a meno dei voti di Forza Italia) dovrebbe avere insegnato qualcosa circa la disinvoltura di cui sono capaci in via della Scrofa... Comunque, sembra che Calenda intenda proporre di distribuire in modo diverso i 21 miliardi stanziati dal Governo per far fronte al caro bollette, eliminando il credito di imposta ed aprendo, invece, all’introduzione di un tetto al prezzo del gas, attraverso il quale lo Stato si farebbe carico del 50% delle bollette, venendo così direttamente in aiuto alle famiglie ed alle imprese. Poichè, secondo il Terzo Polo, l’intervento verrebbe a costare solo 15 miliardi, i sei miliardi restanti andrebbero girati sulla sanità, la quale altrimenti uscirebbe da questa manovra finanziaria vestendo proprio i panni di Cenerentola, potendo contare solamente sul modesto stanziamento di 2 miliardi. In un Paese di malfidati come il nostro, uno scambio sereno di opinioni tra maggioranza e opposizione rischia subito di essere etichettato con il termine “inciucio”. Altrove è, invece, una prassi consolidata che si inserisce nel normale svolgimento della vita politica.
    3 min
  • Mondiali del Qatar: la Fifa cancella i diritti delle donne iraniane | 26/11/2022 | Il Corsivo
    Ai mondiali in Qatar va in scena la repressione contro ogni forma di protesta. Prima il divieto ai calciatori di indossare le fasce arcobaleno, poi il sequestro ai tifosi delle magliette in appoggio della movimento di liberazione delle donne iraniane. Nel giorno in cui si ricorda la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in Qatar le magliette con la scritta “Woman Life Freedom” diventano vietate negli stadi dove sono in corso i Mondiali di calcio. Decine di tifosi sono stati fermati fuori dallo stadio prima del match Galles–Iran.
    Le maglie simbolo della protesta per i diritti delle donne in Iran sono state sequestrate dalle autorità di polizia e dagli addetti alla sicurezza. Le immagini dei reporter e dei colleghi freelance mostrano gli steward che sequestrano bandiere e magliette sugli spalti, mentre è in corso la partita. La Fifa aveva garantito che quantomeno la libertà di espressione e la difesa dei diritti sarebbero state tutelate. Invece, prima ha vietato ai capitani di indossare la fascia “One Love” per i diritti Lgbt+, ora consente che a una partita dei Mondiali non si possa assistere con una maglietta che chiede semplicemente “libertà” per le donne.
    Una censura, ma anche una provocazione contro i diritti umani, proprio nelle stesse ore in cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres invitava il mondo ad alzare la la voce a sostegno dei diritti delle donne, e il Papa ricordava che "esercitare violenza contro una donna o sfruttarla non è un semplice reato, è un crimine che distrugge l'armonia, la poesia e la bellezza che Dio ha voluto dare al mondo".
    3 min
  • La rivalutazione delle pensioni, i vincitori e i vinti | 25/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella manovra economica del Governo viene riformata la rivalutazione delle pensioni di milioni di italiani, ovvero l'adeguamento dei cedolini all'inflazione che ha raggiunto ad ottobre 2022 quota +11,8%. La rivalutazione viene fissata al 7,3%, scatta dal 1 gennaio 2023, ma non vale per tutti. E anche qui, come nella parte fiscale della legge di bilancio che riguarda la cosiddetta flat tax, ci sono vincitori e vinti. E quelli che stanno a guardare senza toccare palla. Il nuovo meccanismo è diviso su sei fasce e premia le pensioni minime che nel 2023 beneficeranno di un aumento di 46 euro netti. Per gli assegni fino a circa 2.100 euro lordi al mese l'indicizzazione resterà piena: a 2.000 euro l'importo mensile salirà di 100 euro netti. Sopra questa soglia scatta la stretta: un trattamento lordo da 3.500 euro crescerà di 128 euro lordi con perdita di 108 euro lordi rispetto allo schema attuale. A 5.500 euro il taglio sarà di 206 euro lordi al mese (circa 2.675 euro l'anno, tredicesima compresa).
    In campagna elettorale tutti i leader del centrodestra avevano promesso un aumento delle pensioni minime. Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si era sbilanciato fino a mille euro al mese. Anche Fratelli d’Italia parlava di innalzamento dell’importo delle pensioni minime e sociali, nonché di un adeguamento della pensione di invalidità strutturale e progressivo. La Lega chiedeva la rivalutazione delle pensioni sulla base dell’indice Istat registrato al 31 dicembre 2021. Nulla di ciò che è stato detto agli elettori è stato al momento mantenuto. Dal prossimo anno il “minimo” sarà incrementato dell’1,5% nel 2023 e del 2,7% nel 2024. Tenendo conto dell’indicizzazione del 7,3%, gli assegni più bassi dovrebbero arrivare a poco più di 570 euro nel 2023 e a circa 580 nel 2024, con buona pace per 2 milioni 254 mila titolari di pensioni minime che non sempre si vanno a sommare a pensioni di reversibilità, di invalidità e altro.
    3 min
  • Istat: meno disuguaglianze con rivalutazione pensioni, assegno unico e bonus energetici | 24/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Spesso la verità sulla situazione economica italiana si nasconde nei dati diffusi dall'Istat. L'ultimo rapporto diffuso dagli analisti statistici sostiene che gli interventi pubblici sui redditi familiari quest’anno hanno contribuito a ridurre la disuguaglianza dal 30,4% a 29,6%, e il rischio di povertà dal 18,6% al 16,8%. Se si entra nei particolari del dossier si scopre che, in seguito alla riforma dell’Irpef contenuta nella legge di Bilancio del 2022, il 64,9% delle famiglie hanno migliorato la propria situazione con un beneficio medio è di 828 euro, Il report dell’Istat sulla redistribuzione del reddito calcola l’impatto avuto da misure come la riforma Irpef, l'assegno unico e universale per i figli a carico, le indennità una tantum di 200 e 150 euro, i bonus per le bollette elettriche e del gas, l'anticipo della rivalutazione delle pensioni. Secondo l'Istat, queste misure hanno ridotto il rischio di povertà per le famiglie con figli minori, soprattutto in seguito all'introduzione dell'assegno unico. Risulta determinante l’impatto dei bonus per l'elettricità e il gas, e l'indennità di 150 euro messi in campo per aiutare le famiglie a più basso reddito, e l'indennità di 200 euro che ha riguardato anche individui con redditi superiori alla media. Ma questi provvedimenti sono timbrati da Mario Draghi e dalla sua ormai defunta maggioranza. Alcune misure sono state confermate dalla manovra presentata da Giorgia Meloni, ma altre sono state indebolite, rimaneggiate, oppure tolte. Manca una visione d'insieme, dicono gli industriali. E' una manovra iniqua, affermano i sindacati. Sarebbe la prima volta che imprese e lavoratori si trovano d'accordo per bocciare la legge di bilancio del Governo.
    3 min
  • Le scelte politiche in economia di un Governo politico | 23/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giorgia Meloni rivendica l'identità politica della prima legge di bilancio del suo esecutivo. Per mettere insieme la sua manovra economica, la premier ha dovuto contenere l'assalto alla diligenza che Lega e Forza Italia hanno messo in campo nella notte tra lunedì e martedì, durante un consiglio dei ministri a dir poco tumultuoso, durato tre ore e mezzo, dove i vari ministri hanno chiesto la verbalizzazione delle loro richieste. La manovra intende compattare la maggioranza, con misure che vanno incontro alle richieste dei partiti. Ad esempio, per gli autonomi viene innalzata la soglia (a 85 mila euro) della flat tax, che viene introdotta anche come tassa incrementale fortemente voluta da FdI. Per favorire l’assunzione dei giovani, chiesta da Forza Italia, arrivano gli incentivi per le aziende che assumono donne under 36 e percettori del Reddito di cittadinanza. Giorgia Meloni ha dovuto accettare una misura per bloccare l’automatismo che da gennaio farebbe scattare l’aumento delle multe, proposta dalla Lega. E poi aiuti contro il caro energia che valgono solo tre mesi, una guerra inutile contro i poveri e favori agli evasori, si mette sul piatto poco o nulla per il lavoro e la crescita.
    Nella sostanza si tratta di una legge di bilancio con molti desiderata, ma avvolti da una coperta corta, anche se lo spazio ricavato risulta un po’ più ampio delle previsioni della vigilia: al netto dei 21 miliardi in deficit già blindati per il caro-energia, per il resto il Governo trova circa 14 miliardi. Ma alcuni nodi cruciali hanno causato forti tensioni nella maggioranza. Giorgia Meloni non poteva fare di più con quello che aveva a disposizione, poteva solo offrire un imprinting politico, di una destra nemmeno tanto liberale.
    3 min
  • Mondiale in Qatar. La Fifa nega alle squadre l’utilizzo della fascia “One Love” | 22/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il calcio non si riforma, si adegua e sceglie la stessa legge che vige in Qatar: il proibizionismo. La Fifa nega alle squadre l’utilizzo della fascia “One Love”. L’idea dei capitani europei di manifestare il loro dissenso al regime del Qatar, a sostegno alla comunità Lgbtq+, attraverso una fascia tematica arcobaleno, è stata bocciata dalla Federazione.
    L’organizzazione presieduta da Gianni Infantino ha minacciato i capitani di sanzioni disciplinari: ogni fascia non autorizzata, oltre alla multa, sarebbe costata al calciatore un cartellino giallo. Una sanzione sportiva che avrebbe compromesso la partecipazione dei giocatori alla Coppa del mondo.
    Le selezioni europee, quindi, sono state costrette a fare marcia indietro e a rinunciare a questo simbolico gesto di ribellione. “Siamo molto frustrati dalla decisione della Fifa che riteniamo senza precedenti“, dice la Football Association inglese. E dopo le proteste delle sette nazionali europee, è arrivata l’ennesima rettifica della Fifa: si tratta di una concessione alle selezioni, ma resta è soltanto un debole compromesso: “Per i capitani delle 32 squadre che partecipano ai Mondiali 2022 in Qatar sarà possibile indossare la fascia No Discrimination fin da subito, e non più a partire dai quarti di finale, come inizialmente previsto dalla campagna”, scrive la Fifa.
    Nei fatti il direttivo della Federazione non ha voluto concedere alle selezioni nazionali questo piccolo gesto di protesta nei confronti delle politiche discriminatorie praticate nell'emirato del Qatar, il Paese ospitante dei Mondiali 2022. La Fifa ha negato la possibilità di indossare la fascia arcobaleno, minacciando interventi disciplinari, perché si sarebbe trattato di un gesto politico. La mancanza di coraggio della Fifa è proverbiale, ma con questo gesto dimostra la debolezza della sua dirigenza.
    3 min
  • Bonaccini si candida alla guida del Pd | 21/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini sceglie un circolo storico del Pd, quello di Campogalliano alle porte di Modena, per annunciare la sua candidatura alla guida del partito: "È il momento di esserci, di impegnarsi, di partecipare. E di farlo insieme. Per il Pd. Per il Paese”, afferma Bonaccini che descrive la sua idea del nuovo Pd. “Se vogliamo che il cambiamento sia profondo e arrivi ai cittadini anche la classe dirigente deve essere rinnovata. Cambiando però metodo, o se preferite tornando all’antico: non possiamo più permetterci di selezionare le classi dirigenti attraverso le correnti. Né di organizzare il partito stesso e il suo funzionamento attraverso le correnti. Né di fare le candidature per correnti”, sostiene Bonaccini.
    Per raggiungere il suo scopo, Bonaccini chiederà una mano particolare a sindaci, amministratori locali, al gruppo dirigente diffuso sul territorio, ai segretari di circolo, anche perché, ammette il Presidente della regione Emilia-Romagna, non avrà il sostegno del gruppo dirigente nazionale. Stefano Bonaccini pensa più a riconquistare la base del Pd e il suo elettorato storico, ma sulla strada dell'incoronazione a segretario si troverà in primis Elly Schlein, già sua vicepresidente e ora iscritta al partito, e dovrà fare i conti anche con un metodo di partecipazione alla politica più ampia proposta dalla Schlein, rivolta anche al mondo dell'associazionismo laico e cattolico, a partiti vicini come Sinistra e Verdi, a movimenti come le Sardine e a quella base giovanile del Pd protagonista già di un mezzo ammutinamento in vista del Congresso. Soprattutto Bonaccini dovrà indicare come la sua segreteria riuscirà a frenare la perdita di consenso del Pd di almeno un punto percentuale al mese, come rilevato da numerosi analisti, a beneficio del M5s e dell'astensionismo.
    3 min
  • Cop27, il mancato accordo sui restori per i danni ambientali, il fondo Ue | 19/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non c'è una svolta nella lotta contro la crisi climatica alla Cop 27 in Egitto. La conferenza doveva chiudersi ieri in Egitto ma prosegue ad oltranza, fino a quando si troveranno punti in comune sulla salvezza del Pianeta.
    La bozza di documento finale riconosce la gravità delle perdite e dei danni causati dal riscaldamento globale nei paesi più vulnerabili, ma lascia in bianco lo spazio per gli strumenti di ristoro (il fondo chiesto da paesi meno sviluppati). Il documento ribadisce gli obiettivi della Cop26 di Glasgow di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, di ridurre le emissioni di CO2 del 45% al 2030 rispetto al 2010 e di arrivare a zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. L’Unione europea ha proposto alla Cop27 di Sharm el-Sheikh l’istituzione di un fondo per i danni e le perdite dovute al cambiamento climatico nei paesi più vulnerabili, nell’ambito dell’Accordo di Parigi.
    Secondo il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, "il prossimo anno dovrà essere impiegato in un veloce processo di mappatura delle carenze, guardando a quello che funziona in contesti differenti e assicurando che i fondi siano adeguati ai bisogni dei più vulnerabili". Nella sostanza, l'Ue intende mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi. "Se non alziamo le nostre ambizioni immediatamente, noi passeremo un punto di non ritorno, e nessuna somma sarà sufficiente", ha spiegato Timmermans. Ma sono buoni propositi che restano solo sulla carta e non trovano attuazione nella pratica ambientale quotidiana delle nazioni più ricche e sviluppate, e i restori non compaiono nemmeno nella risoluzione finale.
    3 min
  • Fdl sempre più forte nei sondaggi. M5s travalica il Pd, Il quarto polo si ridimensiona | 18/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    I sondaggi, si sa, misurano le tendenze politiche in atto e non prevedono i futuri sviluppi e scenari dei prossimi mesi. Però spesso confermano la sensazione che la luna di miele tra Giorgia Meloni e l'elettorato permane a distanza di quasi due mesi dalle votazioni dello scorso 25 settembre, e i rapporti numerici nelle opposizioni, il peso politico si è fortemente modificato. Il M5S si trova ancora ancora davanti al Pd, come avevamo raccontato un mese fa su Giornale Radio.
    Anche la Supermedia Agi/Youtrend conferma il sorpasso del Movimento sul partito di Enrico Letta. Non si tratta di un sorpasso di misura, ma di un vero a proprio scambio di posizioni: il M5S è oggi al 17,4 e guadagna lo 0,8% in due settimane, mentre il Pd perde più di mezzo punto nello stesso periodo attestandosi al 16,8 (-0,6%). FdI sale oltre il 29% (ma secondo alcuni istituti avrebbe già raggiunto il 30%), e il Quarto Polo (Azione/Italia viva), si ridimensiona, scendendo sotto l'8% (al 7,8%), sui valori ottenuti alle elezioni del 25 settembre. I dati più interessanti giungono dalle coalizioni, anche in vista delle elezioni regionali in Lombardia e Lazio del prossimo febbraio 2023. Difficile stabilire un rapporto tra i sistemi utilizzati per le elezioni politiche e regionali, ma oggi il centrodestra unito e al Governo raggiungerebbe il 45,5%, mentre le opposizioni disunite e rissose sarebbero invece al 49,2%, cioè la maggioranza del Paese.
    Le titubanze sulle candidature del centrosinistra in Lombardia e nel Lazio, con pezzi del Pad e del centrosinistra favorevoli a schierare Letizia Moratti al posto di Pierfrancesco Majorino, e le difficoltà di riprendere un dialogo tra Pd e M5s, porteranno, con ogni probabilità, ad un risultato già scritto e favorevole al centrodestra alle prossime regionali, il primo banco di prova dopo le elezioni nazionali.
    3 min
  • Caso missili in Polonia: a Letta e Calenda la fretta porta cattivi consigli | 17/11/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La capacità di un leader si misura dalla calma e arguzia dell'analisi politica. Martedì sera, mentre scrivevo l'apertura per il sito di Giornale Radio, dedicata alle esplosioni in territorio polacco che hanno causato due morti. Erano certamente ore concitate per tutti, giornalisti e politici, intelligence e forze militari: notizie frammentarie giungevano da Przewodov, a pochi chilometri dal confine, le fonti non erano certe e si mostravano contraddittorie. Prima veniva detto che, al termine di una giornata convulsa con oltre cento attacchi di Mosca contro l'Ucraina, due missili russi avevano centrato il villaggio polacco. Poi veniva affinato il racconto, e avevamo capito che gli ordigni erano di provenienza ucraina. Del resto lo stesso presidente Usa Joe Biden informava in quei minuti il G7 dell'ipotesi che potesse essersi trattato di missili antiaerei di Kiev.
    Mentre il mondo entrava nell'incubo della Terza guerra mondiale, con la possibilità che la Polonia potesse invocare l'articolo 4 del trattato dell'Alleanza Atlantica, mi sono apparse dai terminali delle agenzie le dichiarazioni dei leader del Pd e Azione, Enrico Letta e Carlo Calenda che invocavano l'immediato intervento Nato contro Mosca. Ma ormai era chiaro che non si era verificato un attacco diretto di Mosca, perché un giornalista e conduttore della radio polacca affermava che a provocare le esplosioni era stata una manovra militare della contraerea ucraina, comunque si sarebbe trattato di uno sfortunato incidente, come poi confermato dal Presidente polacco Duda.
    Le parole avventate e non sostenute da prove, ma solo da deboli e confusi indizi, dimostrano la scarsa responsabilità di chi vorrebbe un giorno governare il Paese.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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