Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Il ruggito del vecchio leone | 21/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Torna a farsi sentire e le poche parole che pronuncia - con quel filo di voce che ormai gli è rimasto - hanno però ancora l’antica risonanza di un ruggito leonino.
    Umberto Bossi, incontrando gli esponenti del neo costituito Comitato per il Nord nella sede del Consiglio Regionale della Lombardia, dichiara perentorio: “Salvini non mi parla? È un bambino, non si comporta come un uomo e io sono abituato a parlare con gli uomini”.
    Sono giorni, infatti, che il vicepremier, nonché segretario della Lega, Matteo Salvini, non si fa trovare al telefono, evitando il confronto con il senatur e rischiando così di compromettere irrimediabilmente i rapporti con l’ottantunenne fondatore del partito. Bossi si è incontrato ieri al Pirellone con i quattro consiglieri regionali espulsi dalla Lega nei giorni scorsi, alla presenza del Governatore Attilio Fontana: un Attilio Fontana profondamente allarmato all’idea di poter perdere l’appoggio di una parte non irrilevante della Lega, proprio alla vigilia delle prossime consultazioni regionali, il cui esito potrebbe anche non essere una sua scontata rielezione al vertice della Regione Lombardia. Un’eventuale uscita dei bossiani del Comitato del Nord dalla coalizione elettorale che sosterrà la candidatura di Fontana potrebbe, ad esempio, impedire alla destra di raggiungere quella soglia del 40% dei consensi che è necessaria per ottenere il premio di maggioranza. Il Governatore uscente si impegna, pertanto, a mediare con Salvini affinché vengano recuperati, nella compagine elettorale, anche quegli esponenti leghisti che hanno ultimamente contestato, in modo assai polemico, la linea politica di via Bellerio.
    Per parte sua, Bossi, al termine dell’incontro, si è limitato ad emanare un breve comunicato dal quale si apprende che il Presidente a vita della Lega Nord Umberto Bossi ha incontrato in Consiglio Regionale il Governatore Attilio Fontana, con una richiesta "chiara ed inequivocabile”: quella cioè di “farsi parte attiva con gli alleati di coalizione” al fine di riconoscere il Comitato Nord come lista all'interno del raggruppamento di centrodestra che parteciperà alle prossime elezioni regionali.
    Se entro domenica non sarà arrivato il via libera da parte di Salvini, l’Umberto ed i suoi fedelissimi potrebbero anche decidere di schierarsi a sostegno della candidatura di Letizia Moratti, ufficializzando, in tal modo, la clamorosa uscita della vecchia Lega Lombarda da un partito nel quale ormai, da tempo, ha smesso di riconoscersi.
    3 min
  • L'accordo Ue sul price cap a 180 euro | 20/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo una lunga ed estenuante trattativa c'è l'accordo Ue sul price cap a 180 euro. I ministri dell’Energia dei Paesi dell’Unione Europea hanno concordato un tetto massimo per il prezzo del gas. L’Ungheria ha votato contro l’intesa mentre Olanda e Austria si sono astenuti. È però stata raggiunta la maggioranza qualificata necessaria all’approvazione. I ministri hanno fissato un “price cap” per il gas a quota 180 euro/Mwh, ben più basso dei 275 euro proposti a novembre dalla Commissione europea. Il tetto potrà scattare dal 15 febbraio prossimo e non si applicherà alle transazioni over-the-counter.
    L’accordo fa seguito a settimane di colloqui sulla misura di emergenza che ha diviso i governi europei.Il ministro il Ministro per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto è entusiasta al punto di parlare di vittoria italiana "Il Consiglio Energia ha approvato il tetto al prezzo del gas. È la vittoria dei cittadini italiani ed europei che chiedono sicurezza energetica. È la vittoria dell'Italia che ha creduto e lavorato per raggiungere questo accordo", dice Pichetto. In realtà si è giunti a questo accordo grazie essenzialmente alla consapevolezza che si dovesse risolvere il nodo della crisi energetica e al lavoro di Mario Draghi che, poco prima di lasciare Palazzo Chigi, aveva già convinto gli altri Stati europei a convergere verso una mediazione finale, isolando i Paesi contrari o titubanti come Ungheria, Olanda e Austria. Certo, nei suoi incontri europei anche il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha contribuito a definire il perimetro dell'accordo la cui strada era però già tracciata da Draghi con un assist decisivo.
    3 min
  • Le mani di Rabat sulle nomine Ue | 19/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'inchiesta sulle ingerenze di Qatar e Marocco sulle attività del Parlamento europeo rivela un piano sofisticato e perfettamento oliato anche sulle nomine Ue. Secondo la procura federale belga, Rabat si sarebbe intromessa sulle nomine nelle commissioni dell'Euro camera che si è occupata dei dossier più delicati che riguardano il paese maghrebino. Nel mirino degli investigatori c'è infatti l'attività della Commissione d’inchiesta incaricata di esaminare l’uso di Pegasus e di spyware di sorveglianza equivalenti (PEGA). Tra i membri dell'organo comunitario spiccano i nomi già coinvolti nell'indagine sulla corruzione come Andrea Cozzolino e Eva Kaili, piazzati in luoghi chiave e decisionali.
    Lo stesso meccanismo è stato avviato per risoluzioni, per lo svolgimento del Premio Sacharov, e molto altro ancora. L'altro personaggio di spicco della cricca corruttiva, Francesco Giorgi, su mandato di Antonio Panzeri, indirizzava invece i voti del gruppo socialista su Qatar e Marocco. E si guarda all’udienza di giovedì 22, sulla custodia cautelare di Eva Kaili, l’eurodeputata greca del Pasok ed ex vice presidente del parlamento europeo, che potrebbe riservare una strategia difensiva piuttosto aggressiva del suo avvocato Michalis Dimitrakopoulos.
    Si è mobilitata l’Autorità Antiriciclaggio e il responsabile, Charalambos Vourliotis, ha ordinato il congelamento totale in Grecia dei beni di Kaili, del compagno Giorgi, dei genitori e della sorella, avviando controlli su tutte le loro proprietà, con un’ordinanza inoltrata a banche e catasto. Il focus è ora sulla Elontech, indicata dalla stampa ellenica come Ong fondata nel 2017 e guidata dalla sorella Matalena e su cui sarebbero in corso verifiche in particolare rispetto ai flussi di denaro. Il nodo è che la Elontech, con sede a Kolonaki, nello stesso indirizzo della società immobiliare fondata dall’eurodeputata, verrebbe indicata come veicolo utilizzato per attrarre programmi europei fino a 15 milioni di euro, cifre stellari, insomma, rispetto al milione e mezzo in contanti già sequestrato dagli inquirenti belgi a Bruxelles, 750mila nella sola casa della Kaili. L'inchiesta conserva nuove tappe e sorprese.
    3 min
  • Il virus sottovalutato | 17/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    La recente decisione ministeriale di consentire alle persone contagiate dal covid 19 di tornare a scuola o al lavoro, oppure di poter prendere un mezzo pubblico dopo appena 5 giorni dal primo tampone positivo (senza la necessità di verificarne la negatività con un ulteriore test), è una scelta che ben poco ha a che vedere con l’esigenza di superare correttamente la fase di emergenza: più che altro, sembra, invece, essere un azzardo che tende a prospettare alla gente una realtà che è ben diversa da quella oggettiva. Il rischio è, infatti, non solo quello di favorire un aumento dei contagi e dei decessi, ma è anche quello di lasciare intendere all’opinione pubblica che ormai sia tutto solamente un brutto ricordo e che, quindi, non sia più affatto necessario il mantenimento di quel comportamento responsabile che, per tutti questi mesi, ha impedito il verificarsi di danni ancora più gravi di quelli già patiti.
    In sostanza, si sta affermando - sia a livello politico che mediatico – una tendenza che, con pericolosa faciloneria, porta a credere che la pandemia sia ormai morta e sepolta, che il virus sia divenuto endemico e che, quindi, non sia più necessario occuparsene. A parte che non è certamente una cosa facile stabilire il momento in cui avviene il passaggio da uno stato di pandemia ad uno di endemia, occorre comunque fare attenzione al fatto che, secondo l’epidemiologia, un’infezione è endemica quando il suo andamento è costante in una determinata area geografica o quando è possibile fare delle stime credibili sull’andamento dei contagi, come accade, ad esempio, per l’influenza stagionale. Non è quindi la gravità della malattia a caratterizzarla in senso pandemico oppure endemico, ma è piuttosto la sua prevedibilità e la sua territorialità. Tanto per spiegarci meglio, la malaria che pure miete centinaia di miglia di vittime all’anno è una malattia endemica. Pertanto, ridimensionare la serietà del problema covid 19, argomentando che il virus sarebbe ormai divenuto endemico è, perlomeno, una grossa inesattezza scientifica. E lo è sia perché l’aggettivo endemico non è sinonimo di poco pericoloso, ma anche perché, in realtà, è davvero troppo presto per poter considerare tranquillamente consolidato e prevedibile il comportamento del virus in questione.
    Di conseguenza, la fine della pandemia, sostanzialmente decretata in questi ultimi tempi, sa molto più di decisione politica, che di accurata riflessione scientifica. E si tratta di una decisione che potrebbe costarci ancora molto cara: meglio non ignorarlo.
    3 min
  • L'inchiesta sulla corruzione al Parlamento europeo porta a Rabat | 16/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non ci sono solo le mazzette ricevute dal Qatar ad incastrare Antonio Panzeri, Francesco Giorgi, Eva Kaili. Porta a Rabat, in Marocco, il flusso dei soldi intercettati nell'inchiesta dei magistrati belgi sulla corruzione al Parlamento Europeo. Sono stati gli 007 di Bruxelles, in collaborazione con i loro colleghi di altri cinque Paesi europei, a scoprire l’esistenza di una vera e propria rete che interferiva sui decisioni dell'istituzione comunitaria, che corrompeva politici, il cui centro nevralgico di azione era una cellula di agenti segreti del Marocco.
    L'intelligence belga ricostruisce le attività del “Dged”, la Direction générale des Études et de la Documentation, la centrale di spionaggio e controspionaggio all’estero del Marocco. Le influenze dei marocchini avevano intaccato il gruppo parlamentare dei Socialisti e democratici, grazie al lavoro di tre italiani: sono l’ex deputato Pd, Antonio Panzeri, il suo ex collaboratore Francesco Giorgi, compagno dell’ormai ex vicepresidente dell'Euro camera Eva Kaili, e Andrea Cozzolino, parlamentare dem, indagato, ma non ancora interrogato dalla procura federale di Bruxelles. Sono tutti in contatto tra loro e con Mansour Yassine, direttore generale del Dged, con l'agente marocchino Belharace Mohammed, con il diplomatico Abderrahim Atmoun, di base a Varsavia, in Polonia.
    I servizi segreti belgi indagano sui viaggi compiuti da Cozzolino e Panzeri in Marocco, tra il 2019 e il 2021, i cui biglietti aerei sarebbero stati pagati dagli 007 di Rabat. Ciò che emerge è una rete ancora più ampia, composta da altri europarlamentari, frutto di un accordo siglato coi servizi marocchini per interferire in favore dello stato nordafricano all’interno dell’Europarlamento, in cambio di denaro.
    Il sistema del Qatar non cambiava, le regole erano le stesse. Certo, il Qatar non aveva gli stessi obiettivi del Marocco. A Doha interessava curare l'immagine del paese in relazione ai diritti civili. Il Marocco intendeva avere meno problemi possibili dal punto di vista dei flussi dei migranti.
    3 min
  • Qatargate. Gli investigatori seguono Il flusso dei soldi | 15/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Segui i soldi e troverai la mafia. Così amava dire Giovanni Falcone nei mesi prima di essere ucciso. Il suo insegnamento ha condizionato generazioni di investigatori, italiani e internazionali, tanto che anche gli inquirenti che indagano sul Qatargate intorno al Parlamento europeo seguono la pista del denaro e partono proprio dalla provenienza delle banconote sequestrate dagli agenti, per un totale di circa 1,5 milioni di euro. Una parte dei contanti sequestrati nelle abitazioni di Antonio Panzeri, Francesco Giorgi, Eva Kaili e in un trolley del padre dell’ex vicepresidente del Parlamento Ue sono stati prelevati da banche belghe. Si tratta di un’informazione di primaria importanza perché con indagini e approfondimenti in corso in queste ore si dovrebbe risalire al conto corrente e all’identità di chi ha effettuato il prelievo. A seguire il viaggio del denaro, nel luglio scorso, erano stati anche gli uomini dei servizi segreti belgi. Quando venerdì scorso gli inquirenti dell'Ufficio Centrale per la Repressione della Corruzione (Ocrc) sono entrati nella residenza di Antonio Panzeri di Bruxelles, non sono rimasti sorpresi di scoprire una grossa somma di denaro contante, proprio perché la stessa situazione si era materializzata davanti agli occhi degli agenti segreti solo pochi mesi prima. I servizi segreti erano infatti già entrati nell'abitazione di Panzeri con un sospetto che poteva poi essere confermato da intercettazioni telefoniche e ambientali: minaccia per la sicurezza del Regno per “l’interferenza di entità straniere nei processi decisionali” del Parlamento Ue. L'inchiesta parte da lì e giunge agli ultimi sviluppi, agli arresti di questi giorni. I sospetti si stanno trasformando in prove.
    3 min
  • Qatargate. La questione morale e quel bottino da un milione e mezzo di euro | 14/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Era il 28 luglio 1981, e sul quotidiano La Repubblica compariva un'intervista dell'allora segretario del Pci Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari. Nella politica italiana entrava in scena la "questione morale". "I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia. Sono macchine di potere che si muovono soltanto quando è in gioco il potere: seggi in comune, seggi in parlamento, governo centrale e governi locali, ministeri, sotto-segretariati, assessorati, banche, enti. se no, non si muovono", diceva Berlinguer.
    Quarantun anni dopo, a vent'anni dall'inchiesta dei magistrati milanesi "Mani pulite", la questione morale travolge il gruppo europeo dei socialisti europei. La foto simbolo dello scandalo di corruzione che coinvolge Eva Kaili e Antonio Panzeri è quella diffusa dalla polizia federale belga che ritrae i contanti sequestrati negli appartamenti dei due politici europei. Nell’immagine si vedono pile di biglietti 20, 50, 100 e 200 euro poste su un tavolo, alcune avvolte da buste di plastica. Il computo comprende anche i contanti trovati nella valigia che il padre di Kaili aveva con sé mentre stava lasciando un albergo di Bruxelles. È il frutto delle tangenti, un bottino di quasi un milione e mezzo di euro, finito nelle tasche di due esponenti di spicco del socialismo europeo e a disposizione dei loro familiari. E torna puntuale il concetto di mele marce, giù sentito da Bettino Craxi all'inizio dell'inchiesta Mani pulite dopo l'arresto di Mario Chiesa. "Poche mele marce non possono offendere né distruggere l'immagine costruita nei decenni di un Parlamento europeo che, anzi, dovrebbe avere più poteri, a cominciare dal "potere di iniziativa legislativa", manda a dire il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
    Mele marce? Solo l'inchiesta della magistratura belga che ormai si allarga ci dirà se Kaili, Panzeri e la loro rete erano casi isolati o le pedine di un sistema politico europeo corrotto.
    3 min
  • La "Italian connection" e la rete di corruzione nel Parlamento europeo | 13/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    I magistrati belgi che indagano sui casi di corruzione nel Parlamento Europeo la chiamano in gergo "Italian connection". Il filo che porterebbe ad un gior più vasto di tangenti e regalie partirebbe dalle attività dell'ex europarlamentare Antonio Panzeri. Gli inquirenti hanno messo i sigilli agli uffici di una serie di collaboratori e assistenti italiani. In una di quelle stanze lavora Francesco Giorgi, consigliere dell'eurodeputato Andrea Cozzolino. Nel mirino dei magistrati c'è l'ufficio di Federica Garbagnati, già collaboratrice di Antonio Panzeri e ora assistente dell'eurodeputata Alessandra Moretti. Il secondo "sigillato" è Giuseppe Meroni, anche lui assistente di Panzeri, ora alle dipendenze di Lara Comi, eletta di Forza Italia. Poi c'è Donatella Rostagno, già collaboratrice di Panzeri ed ora dell'europarlamentare belga di origine italiana, Maria Arena, componente del Board della Ong "Fight Impunity", fondata sempre da Panzeri e ora sotto i fari della procura belga. Infine c'è Davide Zoggia, ex deputato italiano, un fedelissimo di Pierluigi Bersani e responsabile organizzativo del Pd durante la segreteria Epifani. Al momento i magistrati hanno confermato gli arresti per Antonio Panzeri, per la vicepresidente del Parlamento Ue, la greca Eva Kaili, per il suo compagno Francesco Giorgi, e per Niccolo Figà-Talamanca, al vertice della Ong "No peace without justice".
    Sono stati rilasciati su cauzione il capo del sindacato mondiale, Luca Visentini, e il padre di Eva Kaili. Oggi il caso Qatar gate approda a Strasburgo. In base all'articolo 21 del Regolamento sarà messa in votazione la destituzione di Eva Kaili dalla vicepresidenza del parlamento Europeo, le cui deleghe sono già state ritirate dalla Presidente Roberta Metsola. Difficile prevedere dove possa andare questo scandalo politico e istituzionale, il cui danno reputazionale subito dall'unico organismo elettivo dell'Unione è senza precedenti.
    3 min
  • Qatar-gate. L’immunità parlamentare Ue e quella italiana | 12/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Due istituzioni parlamentari, due pesi, due misure diverse. Nell'indagine sulle presunte tangenti e regalie provenienti dal Qatar, una come Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo, è stata arrestata in flagranza di reato con sacchi di denaro nella propria abitazione, sospesa immediatamente dalla sua funzione, senza applicare per lei la richiesta di immunità con i relativi protocolli, procedure della Giunta di autorizzazione.
    Nel nuovo Parlamento italiano, 40 eletti, tra deputati e senatori, hanno ancora pendenze con la giustizia. In particolare sono 29 nel centrodestra, 5 nel Partito Democratico, 4 in Italia Viva e 2 nel Movimento 5 stelle: tra i nomi spiccano quelli di Silvio Berlusconi, Claudio Lotito, Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Chiara Appendino, Piero Fassino e molti altri. Si tratta di vicende diverse, reati di vario tipo, posizioni giudiziarie alcune definite in via definitiva, altre ancora in corso. L'ordinamento europeo fa riferimento all’articolo 9 del Protocollo sui privilegi e le immunità dell’Unione del 2014, il quale recita che per la durata delle sessioni i membri beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro Stato.
    Ma l'arresto della Kaili è avvenuto in Belgio, non in Grecia, dove l’immunità vige solo per delitti puniti con pene detentive inferiori ai cinque anni. E dunque si applica la seconda disposizione relativa agli “eurodeputati sul territorio di ogni altro stato membro”, i quali non possono essere detenuti né oggetto di “procedimenti giudiziari”, a meno che non siano colti in “flagranza di delitto”. Questa clausola in Italia non esiste. L'ordinamento italiano, ai sensi dell’art. 68 della Costituzione, prevede l’autorizzazione della Camera, non solo per l’arresto (salvo casi di flagranza), ma anche per le attività investigative come le intercettazioni o le perquisizioni personali e domiciliari, le cui norme potrebbero essere cambiate dalla prossima riforma annunciata dal ministro Guardasigilli Carlo Nordio. Invece le autorità belghe hanno raccolto sufficienti elementi per poter procedere all’arresto senza dover richiedere l’autorizzazione. La chiederanno se e quando decideranno di rinviare a giudizio l’eurodeputata Kaili.
    3 min
  • Mazzette dal Qatar per parlare bene dei mondiali di calcio | 10/12/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'accusa dei magistrati del Belgio è grave e circostanziata ed è frutto di indagini approfondite. Ex parlamentari europei e sindacalisti avrebbero ricevuto mazzette e regali dal Qatar per influenzare le decisioni del Parlamento europeo e della più importante federazione sindacale del mondo, la Confederazione sindacale internazionale (Ituc). Le indiscrezioni pubblicate in queste ore dal quotidiano Le Soir e dal settimanale Knack, parlano di una “organizzazione criminale infiltrata nel cuore del Parlamento”, al cui vertice si trovavano l’ex deputato dei Socialisti per Articolo 1, Antonio Panzeri, al quale sono stati anche trovati 500mila euro in contanti all’interno della sua residenza di Bruxelles, e Luca Visentini, segretario generale di Ituc che rappresenta più di 200 milioni di lavoratori.
    Entrambi sono stati fermati nel blitz delle forze dell’ordine belghe che hanno svolto 14 perquisizioni. Si tratta di un'inchiesta iniziata a luglio 2022 dalle autorità belghe e coordinata dalla procura federale Gli inquirenti, si legge nelle anticipazioni giornalistiche, “sospettano che un Paese del Golfo stia cercando di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo pagando ingenti somme di denaro o offrendo doni significativi a terzi che rivestono una posizione politica e/o strategica significativa all’interno del Parlamento europeo. L’accusa, precisano i giornali, non menziona il Qatar, ma diverse fonti riferiscono che a pagare le mazzette sia stata proprio Doha. Il loro obiettivo, mentre sono ancora in corso le partite della Coppa del Mondo, sarebbe stato proprio quello di difendere la legittimità della competizione dalle accuse di violazione di diritti umani e dei diritti dei lavoratori, sottolineando i presunti progressi della monarchia qatariota. Se le accuse fossero confermate, sarebbe un clamoroso danno di immagine non solo personale degli attuali indagati, ma anche per il Parlamento europeo.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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