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  • "Mai promesso il taglio delle accise sui carburanti" dice Giorgia Meloni, ma era uno dei punti del programma di Fdl | 12/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La premier Giorgia Meloni difende la scelta dell'esecutivo di non ripristinare il taglio delle accise sui carburanti varato dal governo Draghi. "Io non ho promesso in questa campagna elettorale che avrei tagliato le accise sulla benzina". "Gira un video del 2019 in cui io chiedevo di tagliare le accise sulla benzina. Sono ancora convinta che sarebbe ottima cosa tagliarle, ma dal 2019 ad oggi il mondo è cambiato, stiamo affrontando una situazione emergenziale che ci impone di fare alcune scelte", sostiene Meloni.
    In campagna elettorale, solo pochi mesi, Giorgia Meloni e il suo partito la pensava diversamente e nel programma disponibile online ovunque: a pagina 26, tre le misure per contenere i costi energetici si parla di "sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise". Oggi che la campagna elettorale è terminata da un pezzo, Giorgia Meloni si ricrede e accusa la stampa di aver orchestrato una campagna di comunicazione costruita ad hoc. “Per tagliare le accise non avremmo potuto aumentare il fondo sulla sanità, la platea delle famiglie per calmierare le bollette domestiche, per i crediti delle pmi: tutte queste misure sarebbero state cancellate per prevedere il taglio delle accise".
    No, cara Giorgia Meloni. Lei ha rivendicato il ruolo politico del suo Governo, ci sta, è legittimo, ha vinto le elezioni Il mancato taglio delle accise sui carburanti da parte del suo Governo è una scelta politica ed è il primo fattore del conseguente aumento di benzina e diesel intorno ai 20 centesimi, al netto delle speculazioni della minima parte dei distributori, per altro facilmente identificabili dagli organi competenti. Una scelta non condivisa dalla maggioranza degli italiani, dei distributori e di molti suoi elettori.
    3 min
  • In una settimana rincari dei carburanti del 10%, dice l'osservatorio ministeriale | 11/01/2023 | Il Corsivo
    Era prevedibile che in assenza di un controllo e di regole certe, in molti avrebbero approfittato delle vacanze natalizie e del mancato taglio delle accise per dettare al mercato i propri prezzi dei carburanti, saliti alle stelle in pochi giorni. I dati pubblicati dal Ministero dell'Ambiente dimostrano che per la benzina il prezzo medio si attesta a 1,812 a litro con un aumento complessivo di oltre il 10% rispetto alla settimana scorsa. Così come il gasolio da autotrazione che costa in media 1,868 euro a litro: in questo caso l’aumento è di poco più basso, pari al 9,39%. Secondo l’associazione dei consumatori Codacons, i listini dei carburanti continuano a mantenersi su livelli elevatissimi, al punto che in autostrada il prezzo del gasolio in modalità servito supera in molti distributori i 2,4 euro al litro, sfondando sulla A14 il tetto dei 2,5 euro.
    È intervenuto finalmente il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Roberto Rustichelli: ha scritto al Comandante Generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, chiedendo la collaborazione del Corpo al fine di acquisire la documentazione inerente ai recenti controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con particolare riferimento alle violazioni accertate. Di due l'una. O i rincari dei carburanti non sono stati contrastati fin da subito dal Governo, quindi lasciati liberi di correre, oppure gli interventi dell'Antitrust, della magistratura, della Guardia di Finanza risultano inefficaci perché tardivi. Difficilmente i furbetti dell'aumento dei carburanti saranno condannati a pene severe, tuttalpiù se la caveranno con qualche blanda sanzione. Nel frattempo gli italiani, in pochi giorni, hanno dovuto mettere le mani al portafoglio per spostarsi.
    3 min
  • Il golpe annunciato da Bolsonaro in Brasile | 10/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il filo che lega l'ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro alle azioni dei suoi seguaci nel tentato colpo di Stato di domenica a Brasilia è molto stretto. Ci vorrà il tempo necessario alla magistratura per renderlo un indizio da esibire in un processo. Organi del Distretto federale come la procura, il governo e la polizia, non sono stati in grado di identificare gli istigatori e i finanziatori dell’assalto e non hanno impedito gli attacchi contro i palazzi istituzionali brasiliani.
    Le forze di sicurezza di Brasilia avevano informato il governatore Ibaneis Rocha, rimosso dalle sue funzioni, che l'ingresso nella spianata dei ministeri era stato negoziato con i sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro poco prima dell'assalto. "Tutto calmo", dice Rocha. "Abbiamo negoziato in modo che scendano in modo pacifico, organizzato, accompagnato. D'accordo", sostiene dall'altra parte del telefono il numero due del segretario alla Sicurezza, Fernando de Sousa Oliveira. "È un ambiente molto calmo, molto piacevole. Una manifestazione molto soft, totalmente pacifica", sottolinea Oliveira nella sua ultima parte della telefonata con Rocha. Non solo. la parola d'ordine rincorsa sui social tra i seguaci di Bolsonaro era "la festa di Selma". Si tratta di un gioco di parole tra "Selma" e "selva": in portoghese significa "giungla", e viene usata dai militari brasiliani come saluto e avvertimento.
    Solo quattro giorni prima dell'attacco, su Telegram era diventato virale un video sul "Selma's Party": nel filmato un uomo descrive gli "ingredienti" necessari al "party", unione e organizzazione. Bolsonaro ha lasciato il Brasile a fine dicembre, prima del giuramento del nuovo presidente Lula. Ora si trova ad Orlando, in Florida, in una casa che ha preso in affitto da un professionista delle arti marziali. La deputata democratica al Congresso degli Stati Uniti, Alexandria Ocasio-Cortez, chiede a Joe Biden di chiudere ogni rapporto con Jair Bolsonaro.
    La possibile incriminazione dell'ex Presidente brasiliano potrebbe essere il nuovo filone di indagine della magistratura: la sua estradizione in Brasile.
    3 min
  • IN BRASILE, UN TENTATO GOLPE ATTACCA LA DEMOCRAZIA | 09/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La magistratura dovrà chiarire se l'assalto contro i palazzi del Governo e delle istituzioni brasiliane sia opera solo dell'ala più a destra del partito Jair Bolsonaro, oppure se il mandante sia proprio l'ex presidente.
    La dinamica dell'agguato alla democrazia ricorda molto quella intentata da Donald Trump e dai suoi seguaci il 6 gennaio 2021 contro il Capitol Hill. Anche in quel caso le fasce estreme dei gruppi di ultradestra americani avevano tentato un sovvertimento delle istituzioni dopo il comizio di Trump. Anche lì la polizia aveva difeso il Congresso con forze esigue, esattamente come ieri a Brasilia. Anche negli Stati Uniti, fin da subito, a molti era parsa una intentona, cioè un tentato colpo di mano, con gli assaltatori infiltrati fin dentro il Palazzo del Parlamento, le suppellettili e i le vetrate distrutte, i selfie e i video.
    E oggi, dopo la guerriglia con oltre 400 arresti, tutto si gioca non solo sul piano politico, tra gli uomini di Lula ora al potere e quelli di Bolsonaro all'opposizione, ma anche all'interno degli apparati dello Stato brasiliani con l'esercito che impedisce alla polizia di bloccare i seguaci di Bolsonaro nell'area dove sono accampati da ore, e il presidente della Corte suprema federale che decide, su mandato di Lula, la rimozione del governatore di Brasilia. Bolsonaro e Trump sono legati da una solida amicizia e da un'idea di ultradestra suprematista comune. Le indagini americane hanno dimostrato la mano di Trump dietro all'assalto di due anni fa. In Brasile, Bolsonaro è quanto meno responsabile politico dell'atto dei suoi militanti, ma visto l'atteggiamento di alcuni uomini delle istituzioni a lui vicini non mi stupirei se l'ordine fosse partito direttamente dall'ex Presidente.
    3 min
  • La partita delle amministrative in Lombardia e nel Lazio | 09/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il primo banco di prova della tenuta del Governo e del ruolo dell'opposizione sono le elezioni amministrative regionali in Lombardia e Lazio, il 12 e il 13 febbraio, dalle 7 alle 23 la domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì. La campagna elettorale è già iniziata lo scorso dicembre, ma da oggi si entra nel vivo dello scontro politico.
    In Lombardia i candidati forti sono tre. C'è Attilio Fontana, attuale Presidente della Regione, sostenuto da Fdl, Lega, Forza Italia, favorito dai sondaggi. C'è Pierfrancesco Majorino, candidato del Pd e appoggiato da M5s, Sinistra, verdi, in netta rimonta anche se ancora lontano di alcuni punti rispetto a Fontana. Infine c'è Letizia Moratti, già vicepresidente della Regione e assessore al Welfare, uscita dalla giunta per disaccordi politici con Fontana. In Lombardia i dati politici sono essenzialmente il ribaltamento del peso politico tra Fdl e Lega, già avvenuto per altro alle elezioni politiche dello scorso 25 settembre, e le prove tecniche di avvicinamento tra Pd e M5s che supportano Majorino. Alcuni analisti rilevano che i voti degli scontenti del centrodestra potrebbero finire alla Moratti, mentre una parte del centrosinistra si era dichiarata pronta a sostenere la Moratti dovrebbe optare per Majorino.
    Nel Lazio, il candidato del centrodestra Francesco Rocca, vicino a Giorgia meloni, dato per vincente, si trova al centro di una polemica per una vecchia condanna per spaccio di eroina ad Ostia. Il centrosinistra, a differenza della Lombardia è diviso: corrono da soli e senza accordo Alessio d'Amato, attuale Assessore alla Sanità della Regione per il Pd e Donatella Bianchi, giornalista Rai e alla guida del Wwf, per il M5s. Nonostante appelli e tentativi di dialogo, Pd e M5s non hanno trovato il punto di sintesi e con ogni probabilità si accingono a perdere le elezioni. Lo scontro elettorale in Lombardia e Lazio è la cartina al tornasole dell'attuale situazione politica, con l'effetto Giorgia Meloni che potrebbe influire sul risultato finale, mentre Pd e M5s dovranno trarre le loro conclusioni politiche nazionali nel caso di una vittoria di Pierfrancesco Majorino in Lombardia.
    3 min
  • In morte di Gianluca Vialli | 07/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel calcio non ci sono quasi mai palloni invincibili. La forza del calcio resta intrisa nel fango delle scarpette utilizzate nei campi delle periferie del mondo, dove si lotta e si soffre nello sport, come nella vita. E da quei campetti della bassa padana, tra Cremona e Pizzighettone, nebbia e galaverna d'inverno, caldo torrido e zanzare d'estate, proveniva anche Gianluca Vialli, lui che fin da giovane possedeva la finezza del tocco di palla, con una rovesciata mozzafiato, la semplicità del ragazzino e l'equilibrio della parola. All'inizio non segnava granché, ma era uno sgobbone, uno che si piazzava a fare l'ala o al centrocampo e metteva in campo sempre una visione di gioco da fuoriclasse. I gol li ha collezionati con la Sampdoria, con Roberto Mancini in particolare, formando i gemelli del gol, la coppia che la Juventus voleva a tutti costi. Alla fine Agnelli si dovette accontentare, si fa per dire, solo di Vialli. Poi lo scudetto irripetibile della Samp nel 1991, e l'anno dopo la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni, ai supplementari contro il Barcellona. E ancora i giorni bianconeri con una squadra fortissima che poteva permettersi Vialli, Baggio, Del Piero, gli anni della nazionale: un grande Europeo nel 1988, un Mondiale modesto nel 1990. Vialli è una macchina da gol: 23 alla Cremonese, 85 alla Samp, 38 alla Juve, 21 al Chelsea. Arriveranno i tempi delle altre vite di Gianluca Vialli: allenatore, consulente televisivo, commentatore sportivo, di nuovo in nazionale accanto all'amico di sempre Roberto Mancini. Gianluca Vialli è stato fino alla fine un combattente sul campo e nella vita, uno che ha lottato contro l'unico pallone invincibile, un male incurabile con coraggio e dignità.
    3 min
  • Cala di poco l'inflazione, ma l'Italia è maglia nera in Europa | 06/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In Italia, l'inflazione sembra rallentare anche se di poco, e rispetto agli altri paesi europei come Francia, Germania e Germania, il dato di dicembre resta a doppia cifra: secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dell’11,6% su base annua (dopo il +11,8% del mese precedente), e dello 0,3% su base mensile (+0,5% a novembre). Il carrello della spesa, cioè i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, rallenta di pochissimo: da +12,7% a +12,6%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto fanno segnare un +8,5% dal +8,8% di novembre. I beni di prima necessità sono comunque a livelli record che non si registravano dal 1983 e l’inflazione media del 2022 si è attestata all’8,1%, segnando l’aumento più ampio dal 1985 (quando toccò il 9,2%). L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,1%. Aumenta il reddito delle famiglie, ma cala il risparmio. Per il 2023, l’Istituto di ricerca economica tedesco Ifo e l’Istituto svizzero di politica economica si aspettano un calo graduale dell’inflazione a livello globale, ma con andamenti assai differenti fra le diverse aree. Nella sostanza le aspettative sono incoraggianti anche se l’inflazione rimane a un livello molto alto in pezzi consistenti del Pianeta. Sarà il carrello della spesa la vera cartina al tornasole dell’andamento dei prezzi al consumo. A questo si devono aggiungere i rincari del gasolio da autotrazione che fanno aumentare i costi della logistica mentre il potere d’acquisto delle famiglie è fermo da anni. Così non è da escludere che anche nei prossimi mesi si assisterà a un calo dei volumi di vendita dei prodotti alimentari, nell’ordine di qualche decimo di punto, a cui si associa l’effetto di riduzione della qualità dei prodotti scelti.
    3 min
  • Ue. La nuova presidenza svedese: nessun patto sui migranti fino al 2024 | 05/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nessun patto europeo sui migranti fino al 2024. Lo assicura la nuova presidenza svedese, che guiderà i lavori del Consiglio Ue per il prossimo semestre. "Faremo sicuramente avanzare il lavoro, ma non vedrete un patto migratorio durante la presidenza svedese. Ci sarà non prima della primavera del 2024", dice al "Financial Times" l'ambasciatore della rappresentanza svedese a Bruxelles Lars Danielsson. "Io ricevo istruzioni dal governo", sostiene Danielsson.
    Il governo di Stoccolma si smarca dalla posizione sui migranti dell'esecutivo di Giorgia Meloni che nei primi due mesi ha rivendicato la gestione condivisa dei flussi migratori sul piano europeo. Le aspettative del governo italiano erano quelle di una rapida concretizzazione della risposta europea alle richieste degli Stati costieri, anche tramite l'approvazione dell'Action plan presentato qualche settimana fa dalla Commissione europea. Ora sappiamo che non ci saranno politiche europee sui migranti differenti da quelle dettate dalla Commissione Europea, Svezia compresa. La decisione italiana di varare subito le norme anti ong previste dal decreto immigrazione, tra cui quella che prevede che i migranti soccorsi dalle navi umanitarie debbano essere informati della possibilità di chiedere asilo a bordo, risulta difforme dalla linea europea, quindi minoritaria rispetto a quella applicata da gran parte dei Paesi del Vecchio Continente. Si tratta di una interpretazione del diritto internazionale, quella applicata dal governo italiano con l'approdo a Taranto della Geo Barents di Msf, che nessuno in Europa sembra intenzionato ad accogliere.
    3 min
  • La stangate per famiglie e imprese italiane nel 2023 | 04/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il 2023 si apre con il consueto aumento di prezzi. Accade da sempre, con ogni Governo, compreso quello guidato da Giorgia Meloni. Il Codacons stima una stangata di almeno 2.435 euro a famiglia per il 2023, una cifra che non tiene conto dei possibili aumenti delle bollette di luce e gas. Sul prezzo dei carburanti, "Assoutenti" stima un aggravio di spesa pari a +366 euro annui a famiglia e "Staffetta quotidiana" rileva che il costo di benzina e gasolio è salito di circa 20 centesimi al litro rispetto al 30 dicembre. Non solo.
    Dal primo gennaio, i pedaggi sono aumentati del 2%, con l’aggiunta di un altro 1,34% dal primo luglio prossimo, e con l’eliminazione degli sconti fiscali sul carburante. Scattano gli aumenti anche nel trasporto pubblico locale, col ritocco al rialzo del prezzo dei biglietti per bus e metro.
    A Napoli il ticket è già salito da qualche mese da 1 euro a 1,20 euro; a Milano dal 9 gennaio costerà 2,20 euro, con un aumento di 20 centesimi. A Roma, poi, da agosto 2023 il prezzo schizzerà dagli attuali 1,50 euro a 2 euro, con un aumento del 33%. Salgono le Rca auto per 815mila automobilisti, rincari si rilevano per chi ha contratto mutui e per chi si reca al ristorante. I nuovi aumenti scatenano la reazione delle opposizioni, con Sinistra italiana che parla di un governo che «regala» mazzate alle famiglie mentre «tutela i più forti» con il «condono». Azione-Italia Viva accusa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, di essere il «responsabile di un vero e proprio disastro». Ma al netto della normale dialettica politica tra maggioranza e opposizione, il Governo non ha compiuto alcun intervento strutturale per impedire questi rincari ingiustificati. Soprattutto la scelta di non prorogare il taglio delle accise è sbagliata, perché gli aumenti dei listini alla pompa produrranno forti scombussolamenti a cascata per beni e servizi in tutti i settori, e famiglie e imprese non se li possono proprio permettere.
    3 min
  • Il popolo di Ratzinger | 03/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Cosa muove migliaia di persone giunte a Roma per l'ultimo saluto alla salma di Benedetto XVI in Vaticano? Non basta solo la fede, c'è dell'altro: un affetto profondo per quel Papa conservatore e rivoluzionario, teologo e praticante. Una moltitudine umana si è messa in fila, ordinata e composta, arrivata da ogni parte d'Italia e del mondo, compie lo stesso gesto, e lo farà fino al 5 gennaio con i funerali. “Grazie a lui ho ritrovato la fede e spero mi stia vicino in questo periodo difficile della mia vita in cui devo affrontare delle cure oncologiche” ha raccontato una donna. “Non lo abbiamo conosciuto perché siamo troppo giovani ma abbiamo sentito la necessità di rendergli omaggio”, ha spiegato una coppia di Vicenza. “Sono venuto da Milano con un gruppo di parrocchiani. Penso sia stato come una bussola, le sue parole hanno indicato la strada anche nel nascondimento con una finezza d’animo che non si trova più” ha spiegato un prete.
    Gente semplice, umile, di poche parole. È il popolo di Joseph Ratzinger. Al corpo di Benedetto XVI, che è stato trattato per l’esposizione in San Pietro, è stata messa la talare bianca che ha portato dall’elezione nella Cappella Sistina, il 19 aprile 2005, fino alla morte, avvenuta il 31 dicembre 2022. Sopra la talare bianca, alle spoglie del Papa emerito sono state messe le vesti liturgiche: sono bianchi il camice e l’amitto gli copre il collo, poi la stola presbiterale, la tunicella e la casula rosse. E intorno a Ratzinger sfilano i fedeli, Capi di Stato come Sergio Mattarella e di Governo come Giorgia Meloni. Benedetto XVI sarà sepolto nella stessa cripta che ha ospitato le spoglie di Giovanni Paolo II, nelle grotte vaticane. Una scelta che era stata fatta dallo stesso Ratzinger per l'ultimo tratto di strada che porta alla Storia.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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