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  • Cospito versa in condizioni allarmanti. Sotto scorta i sottosegretari Delmasto e Ostellari | 04/02/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In questa brutta storia di decisioni forzate, allarmi gonfiati, violazioni della segretezza di documenti riservati, l'unica cosa certa è che Alfredo Cospito versa in condizioni di salute a dir poco allarmanti, come annunciato da Ilaria Cucchi dopo una sua visita nel carcere speciale di Opera. L'anarchico prosegue lo sciopero della fame ad oltranza e non vuole vedere più politici nella sua cella: ha sospeso l'assunzione di integratori, beve molto e assume sale e zucchero, appare lucido, anche se, come evidenziato dalle stesse relazioni sanitarie, è in condizioni di salute che possono variare e peggiorare da un momento all'altro e diventare critiche. "Non c'entro nulla con la mafia, voglio che venga cancellato il 41 bis per tutti perché lede le libertà fondamentali", dice Cospito.
    Davanti a questa battaglia di un detenuto politico recluso al 41 bis che rifiuta di essere assimilato ai mafiosi, il silenzio di gran parte della politica diventa assordante, ma l'inerzia dello Stato provoca tensioni sociali profonde. I sottosegretari alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Ostellari saranno messi sotto scorta. Delmastro ha la delega al Dap, mentre Ostellari quella al trattamento dei detenuti. La decisione definitiva sarà presa dal prefetto di Roma nella riunione del 10 febbraio. Intanto, ai due è stata assegnata una "tutela temporanea", che consentirà loro di girare su auto blindate, accompagnati da uomini delle forze dell'ordine. Di certo, come spiega in queste ore il magistrato Alfredo Sabella, sul caso dell’anarchico al carcere duro sono stati compiuti svariati errori che hanno trasformato la vicenda in un “boomerang”.
    3 min
  • Cala il consenso per Fratelli d'Italia e Lega. Stabili Pd e Forza Italia. In crescita M5s e Verdi/Sinistra | 03/02/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il termometro dei partiti e della politica rileva il sentimento degli elettori a oltre cento giorni dall'insediamento del Governo a guida Giorgia Meloni. E anche la Supermedia Youtrend dei sondaggi nazionali rileva lo scostamento rispetto a due settimane fa (19 gennaio). Lieve ma costante flessione per FdI e Lega, stabili Forza Italia e Pd, crescono M5s e Verdi/Sinistra. il partito di Giorgia Meloni continua dunque a calare allontanandosi di altri due punti dalla soglia del 30 per cento (29,4%). Tra le forze di maggioranza scende anche il Carroccio, all'8,7 per cento, mentre risulta stabile al 7 percento il partito di Silvio Berlusconi che nei giorni scorsi ha celebrato i 29 anni di vita. Tra le liste delle opposizioni cresce in maniera sensibile il Movimento 5 Stelle che segna un deciso +0,4. Il Pd sembra arrestare la discesa, Terzo Polo stabile. In ripresa le forze rossoverdi guidate da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Il riassunto dei numeri affibbiati ai partiti si sposta poi alla proiezioni dei dati degli schieramenti. Centrodestra 46,2 (-0,5), Centrosinistra 22,2 (+0,2), M5S 17,9 (+0,4), Terzo Polo 7,9 (-0,1), Italexit 2,1 (-0,2), altri 3,7 (+0,2). Il centrodestra, pur in calo, conferma il suo peso politico del 25 settembre. L'opposizione divisa sarebbe maggioranza, ma gli obiettivi rimangono sempre lontani e irraggiungibili. Le altre formazioni non raggiungono in nessun caso la soglia del 4%. Tra i temi che avrebbero causato la prima flessione di Fratelli d'Italia e della Lega ci sarebbero la gestione della crisi energetica, le mancate risposte su pensioni e lavoro, la scarsa attenzione alle imprese.
    3 min
  • Caso Cospito. Il sottosegretario Delmastro ammette di aver passato le intercettazioni a Donzelli | 02/02/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le dichiarazioni di Giovanni Donzelli alla Camera sul caso di Alfredo Cospito provocano la prima grana importante nel Governo di Giorgia Meloni. Tutto parte da un documento riservato che giunge al ministero della Giustizia, perché si possano prendere decisioni sulla detenzione di Alfredo Cospito e su quella di alcuni dei più pericolosi mafiosi italiani. Il testo contiene informazioni coperte dal segreto istruttorio, tra cui intercettazioni ambientali preventive. Quelle informazioni, comprese le conversazioni, finiscono nelle mani del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro: invece di tenerle riservate come stabilito dalle leggi le passa a Giovanni Donzelli. L'esponente di Fratelli d'Italia rende pubbliche quelle notizie sensibili per utilizzarle come arma nella contesa politica con l’opposizione. Già spiegato così il fatto è grave. Delmastro è uomo di Governo, Donzelli è la macchina organizzativa del partito di riferimento della maggioranza e vicepresidente del Copasir, l'organismo parlamentare di controllo delle attività dei servizi segreti. I passaggi riferiti in aula da Donzelli sono contenuti in un’informativa che il Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha inviato al ministro della Giustizia. Nella nota si fa riferimento ai contatti avuti da Alfredo Cospito con il casalese Francesco Di Maio e con il boss della ’ndrangheta, Francesco Presta. La decisione di diffondere notizie riservate e coperte dal segreto in forma pubblica, nell'aula del Parlamento, viola le leggi e travalica i ruoli apicali coperti da Delmastro e Donzelli. Si tratta di un pasticcio tecnico, legislativo e politico che mette in seria discussione le capacità di gestione di documentazione riservata da parte dell'Esecutivo.
    3 min
  • Lo scontro sul caso Cospito e l'inerzia della politica | 01/02/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sul caso del regime di 41 bis affibbiato all'anarchico Alfredo Cospito, detenuto malato grave e ora recluso nel carcere di Opera, la politica è stretta tra una linea della fermezza e una resa dei conti nei vari schieramenti. La posizione del Governo non cambia, e anche l'ormai ex garantista Carlo Nordio si adegua alle posizioni di Giorgia Meloni. "Di fronte alla violenza non si tratta, lo Stato non si fa intimidire, sul 41 bis ascolteremo il parere dei magistrati", sostiene il ministro Guardasigilli. Ma è in Parlamento che si sentono le differenze e le accuse più pesanti. “Voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi”, si è lasciato scappare Giovanni Donzelli di Forza Italia alla Camera. E poco dopo è scoppiata la bagarre.
    Il Partito Democratico e tutte le opposizioni si schierano compatte contro Donzelli compatto all’attacco di Donzelli, al punto che l’Aula ha dovuto sospendere i lavori sulla legge istitutiva della commissione Antimafia, rinviando l’esame dopo la riunione della capigruppo di Montecitorio. Sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni Settanta, quando lo scontro su temi legati al terrorismo era tra il fronte della fermezza (non si tratta con i brigatisti, dicevano Democrazia Cristiana e Pci), e una minoranza garantista formata da socialisti, radicali, sinistra radicale e pochi altri. Ma oggi non è in atto l'attacco al cuore dello Stato, nelle piazze e nelle strade non cadono più sotto i colpi delle armi dei militanti della lotta armata centinaia tra magistrati, giornalisti, uomini delle Istituzioni e delle forze dell'ordine. Non siamo in una emergenza sicurezza e terrorismo. Qui esiste il caso di un detenuto accusato di fatti gravi, condannato al 41 bis, che versa in cagionevoli condizioni di salute e che, se fosse ancora prorogato il regime duro, rischia di morire.
    La politica dovrebbe partire dalla soluzione del problema, non dalla divisione per schieramenti.
    3 min
  • Il caso Cospito, il 41 bis e l'accanimento dello Stato | 31/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'anarchico Alfredo Cospito è in sciopero della fame da 103 giorni. Protesta contro il suo stato di detenzione, il 41 bis, il regime di carcere duro affibbiato a terroristi e mafiosi. Ha lasciato Sassari, il luogo dove era rinchiuso da tempo, e ora si trova ad Opera. La scelta del Dap è frutto delle verifiche mediche sollecitate dalla dottoressa di Cospito Angelica Milia. Dunque si tratta di uno spostamento motivato da ragioni esclusivamente mediche, perché l'isolamento previsto dal 41 bis prosegue. Il centro di reclusione di opera ospita circa 1.300 detenuti, sia comuni, sia con pene di lunga durata, sia in Alta sicurezza, nonché nel reparto per il 41bis. Ha un centro clinico importante con detenuti di lunga degenza, ma può contare anche su un reparto distaccato presso l’ospedale San Paolo di Milano dove ci sono due stanze riservate per il 41bis. Cospito ha perso 40 chili di peso, non sta bene, si trova a "rischio fibrillazione". La sua detenzione ha provocato proteste durissime nelle ultime settimane e attentati contro diplomatici. Flavio Rossi Albertini, l'avvocato di Cospito, ha chiesto che il suo assistito venga escluso dal 41 bis perché le sue lettere dal carcere non erano indirizzate ad affiliati del Fai. Si devono ora pronunciare la procura di Torino e la procura nazionale antiterrorismo. Nel caso confermassero per Cospito la richiesta di carcere duro il ministro Guardasigilli Carlo Nordio potrà solo firmare il 41 bis. La premier Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia vanno avanti con la linea della fermezza, ma uno Stato che si accanisce su un detenuto che versa in condizioni di salute gravi è già sconfitto, non assolve il suo ruolo. La lotta di Alfredo Cospito ci chiama a ragionare sul senso di umanità e di utilità delle leggi del nostro paese, sull'evidente dismisura tra reato e pena. Per questo l'anarchico è pronto a morire. Non si tratta solo di una vicenda personale o di buonismo, ma di affermare un principio di diritto del detenuto.
    3 min
  • Confindustria, autonomia differenziata e “Babele” normativa | 30/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il progetto di riforma relativo all’Autonomia Differenziata che sta portando avanti il ministro Calderoli, sembra preoccupare gli industriali italiani, compresi quelli del Veneto e della Lombardia, dai quali, a dire il vero, ci saremmo forse aspettati un atteggiamento di maggiore apertura. Invece, è stato proprio il presidente (e lombardo) Carlo Bonomi ad esprimere le perplessità di Confindustria, in occasione del recente confronto che si è tenuto a Venezia, tra industria e politica, sul tema “Transizione e sviluppo: il futuro dell’UE e delle regioni”.
    Bonomi ha, infatti, dichiarato che “non sarebbe intellettualmente onesto” discutere dell’Autonomia senza prima aver trovato il modo di finanziare i Lep: e vale a dire, i livelli essenziali delle prestazioni che – secondo l’Associazione degli industriali italiani - devono essere uguali su tutto il territorio nazionale. Le parole del numero uno di Viale dell’Astronomia sono apparse, quindi, come una chiara presa di distanza dalla bozza Calderoli, la quale prevede, invece, che i Lep vadano semplicemente “definiti” e non anche “finanziati”, lasciando così spazio ad un regime di uguaglianza soltanto teorica.
    In altre parole, il rischio – sempre secondo Confindustria – è quello di determinare una situazione che spacca il Paese, penalizzandone la crescita dell’economia e la stabilità della finanza pubblica. Inoltre, i dubbi di Bonomi e colleghi riguardano anche l’ampiezza delle materie sulle quali, ad esempio, Veneto e Lombardia, chiedono di poter decidere da sole. Da quando – ha sottolineato, infatti, Bonomi - “si è pensato alle 23 materie devolute alle Regioni”, il mondo si è trasformato e si è assistito a grandi eventi negativi come la pandemia e gli shock energetici. Esperienze drammatiche, alla luce delle quali, con una buona dose di onestà intellettuale, bisognerebbe riflettere per stabilire come certe materie debbano effettivamente essere ripartite.
    La preoccupazione delle imprese industriali riguarda oggi soprattutto alcuni temi fondamentali, come l’energia, le grandi infrastrutture di trasporto e il commercio con l’estero. Temi che - come la crisi energetica e la pandemia hanno insegnato - non ha alcun senso che vengano gestiti a livello locale, poiché, in tal modo, la nostra economia rischierebbe di essere pesantemente condizionata da quella che, non a caso, Confindustria definisce “una Babele di norme”.
    3 min
  • Bene la prudenza di Biden | 28/01/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Mentre da noi si fanno sempre più accese le discussioni in merito all’opportunità di offrire a Volodymyr Zelensky il palco del Festival di Sanremo per consentirgli di lanciare al mondo uno dei suoi ormai più che frequenti appelli di aiuto e solidarietà, resta ben salda, in larga parte dell’Occidente, la convinzione che occorra, comunque, continuare a sostenere l'Ucraina, in tutte le forme ragionevolmente utili ed efficaci. Certamente, non in quelle fantasiose o irresponsabili che, alle volte, sembrano farsi spazio nei “desiderata” di qualche esponente – magari di non primissimo piano – del governo di Kiev. Non ci pare, infatti, possano sussistere dubbi sul fatto che, tra un Paese che aggredisce ed un altro che è aggredito, le democrazie di tutto il pianeta debbano schierarsi in favore di chi subisce l’invasione militare. D’altra parte, il diritto all’autodeterminazione delle nazioni, costituisce una delle pietre portanti sulle quali si sono fondate le moderne società occidentali.
    Tuttavia, soprattutto negli ultimissimi tempi, abbiamo avuto l’impressione che qualcuno a Kiev – in merito a richieste ed obbiettivi annunciati – si stia lasciando prendere un po’ troppo la mano da propositi che appaiono poco credibili o che sono, in ogni caso, potenzialmente portatori di danni ancora più funesti di quelli che già stiamo assaporando oggi in Europa. Fa bene, quindi, Biden, a gettare acqua sul fuoco delle pulsioni revansciste ucraine, quando ribadisce che non assisteremo mai ad azioni offensive sul territorio russo. Bisogna, pertanto, che tutti - da Mosca a Kiev - abbiano ben chiaro il fatto che fornire armi e finanziamenti per cercare di garantire maggiori chanches di sopravvivenza e di indipendenza al popolo ucraino, non significa affatto delegargli “in toto” i tempi e le modalità attraverso i quali condurre ed eventualmente finire una guerra. Anche perché non ci pare di ricordare altre situazioni storiche in cui Paesi che siano intervenuti in aiuto di una nazione, abbiano accettato di farlo rinunciando a giocare direttamente un proprio ruolo politico.
    Di conseguenza, ci sembra più che opportuno che l'Occidente pretenda di esercitare un controllo rigido quanto basta sull’utilizzo dei mezzi militari che fornisce agli Ucraini.
    Venga pure, quindi, Zelensky anche al Teatro Ariston, purchè ci venga nella consapevolezza di essere un importante (forse il più importante) protagonista, ma non il “dominus” assoluto di una crisi gravissima che ci vede ormai tutti coinvolti.
    3 min
  • Morti sul lavoro e femminicidi al centro dell'inaugurazione dell'anno giudiziario | 27/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Per la prima volta, nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, la relazione della magistratura punta il dito sulle morti nei luoghi di lavoro e sulle vittime dei femminicidi. Li ha citati a gran voce il Primo Presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio, davanti al Capo dello Stato Sergio Mattarella e alle massime cariche delle Istituzioni. "Nel corso degli anni Novanta del Novecento gli omicidi in Italia erano circa 1900 ogni anno, in parte cospicui commessi da esponenti della criminalità organizzata. Negli ultimi 5 anni si sono ridotti a 300 e nel 2022 sono stati 310. Un'ombra inquietante rimane per il fatto che circa la metà degli omicidi sono avvenuti nell'ambito dei rapporti familiari ed affettivi e una parte molto consistente, 122 su 310, vede come vittima la donna, spesso ad opera del partner o ex partner. Il dato è ormai costante, anche se proprio nell'anno appena concluso in leggera flessione", rileva Curzio.
    Rimane inaccettabile il numero delle morti bianche, che anche quest'anno ha superato il livello di 1000 casi, con l'inquietante ritmo di tre morti al giorno. "Nei primi dieci mesi del 2022, le denunce sono aumentate del 32,9% rispetto al 2021 e le malattie professionali hanno visto un aumento delle denunce del 10,6%. Questi dati sono una pesante e grave conferma della situazione di pericolo e rischio nel mondo del lavoro", ricorda il Presidente della Cassazione.
    Ha ragione Curzio, ma rimane il dubbio, ormai tramutato in una certezza, che la politica abbia concentrato l'attenzione verso annunci che sanno di immagine, in risposta ai tanti casi di morti bianche nei luoghi di lavoro e di uccisioni silenziose nei nuclei familiari, piuttosto che la messa in campo di riforme strutturali, atti di prevenzione, leggi applicate.
    3 min
  • 26/01/2023 | Il Corsivo
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Lo statuto di Cosa Nostra | 25/01/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Oggi sappiamo che esiste uno statuto di Cosa Nostra, una vera e propria carta con le regole interne ai clan scritta dai padri costituenti della mafia. Detta così sembrerebbe un'invenzione di qualche autore di gialli o di fiction, invece è una scoperta investigativa importante e inedita. Nonostante l’arresto di Matteo Messina Denaro, infatti, Cosa Nostra continua a sopravvivere e a fare affari. Ed è solo grazie alle intercettazioni che gli inquirenti riescono a colpire i clan. Sono sette le persone finite agli arresti (due ai domiciliari e cinque in carcere) nell’indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, guidati dal tenente colonnello Salvatore Di Gesare, coordinata dai pm Federica La Chioma e Dario Scaletta.
    L’operazione antimafia si focalizza sulla famiglia di Rocca Mezzomonreale, colpendo il mandamento di Pagliarelli, lo stesso di Giuseppe Calvaruso, il boss che stava per essere scarcerato grazie alla legge Cartabia. Gli investigatori hanno ristretto il campo sul clan dei Badagliacca. Nelle carte c’è il riferimento sullo statuto di Cosa Nostra. Ne parlano i Badagliacca, che per evitare di essere ascoltati si riuniscono in una casa di Butera, in provincia di Caltanissetta. Le cimici degli investigatori, però, riescono a registrare ogni parola di quel vertice. Nelle carte giudiziarie ci sono numerosi richiami alle regole basilari di funzionamento della consorteria mafiosa, contenute in un vero e proprio ‘statuto’ fondativo, che sarebbe stato redatto per iscritto dai padri costituenti. Si tratta di un documento scritto, un vero e proprio statuto dell’organizzazione, in cui sarebbero stati annotati, dai padri costituenti di Cosa Nostra, i principi e le regole cardine dell’organizzazione, rimasti evidentemente invariati nel corso degli anni e, a tutt’oggi, ancora imprescindibili ed essenziali per la sopravvivenza stessa della struttura criminale nel suo complesso. La lotta alla mafia è ancora lunga.
    3 min

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