A cura di Ferruccio Bovio
Alla fine, Ignazio La Russa ce l’ha dunque fatta ed è lui il nuovo Presidente del Senato, con 116 voti (su una maggioranza di 104). Le schede bianche sono state 65, mentre due voti sono andati a Liliana Segre - che presiedeva la seduta - ed all’esponente leghista, Roberto Calderoli. Ancor prima che finisse la votazione, La Russa aveva raggiunto i 104 voti necessari per l’elezione, destando lo spontaneo applauso dell’Aula, ma facendo anche sorgere un più che giustificato interrogativo: se, infatti, Forza Italia - escludendo i due consensi “pro forma” espressi da Silvio Berlusconi e da Maria Elisabetta Casellati - non ha votato per il neo Presidente, allora chi ha fornito il contributo decisivo alla sua elezione, visto che senza l’appoggio degli azzurri non avrebbe mai potuto mettere insieme le 104 schede indispensabili per salire sul gradino più alto di Palazzo Madama? E’ chiaro, pertanto, che a colmare la falla lasciata aperta dai berlusconiani, deve, per forza di cose, aver maliziosamente provveduto una parte neanche troppo marginale della futura opposizione al governo Meloni. Ed a questo proposito, girano, nei corridoi romani che contano, svariate ipotesi che vanno da Renzi ai 5 Stelle: ma tutti, ovviamente, negano qualsiasi forma di coinvolgimento.
Non incominciano, quindi, affatto bene le cose per l’esecutivo di centro destra appena uscito vincente dalle urne del 25 settembre: e lo si percepisce fin dai momenti che precedono la prima chiamata al voto e che fanno registrare l’imbarazzante presa di distanza di Forza Italia, la quale ufficializza la sua decisione di non prendere parte alla consultazione. Un Berlusconi che non nasconde il suo malumore nei confronti della Meloni per la mancata assegnazione di un dicastero importante alla senatrice Licia Ronzulli – divenuta ormai alter ego del Cavaliere – viene ripreso dalle telecamere mentre cerca di convincere proprio Ignazio La Russa a fare qualcosa che il candidato presidente, con gesti inequivocabili, spiega non essere, purtroppo, nelle sue possibilità: ed è a quel punto che l’anziano leader di Arcore perde le staffe e non risparmia un”vaffa” plateale al suo sfuggente interlocutore.
La tensione in aula è palpabile e, tra l’altro, non si segnala alcun tentativo di attenuarla attraverso un qualsiasi espediente diplomatico: Fratelli d’Italia teme che la Ronzulli cerchi di mandare un segnale alla maggioranza, facendo mancare a La Russa i consensi che gli occorrono per essere eletto. Ma, come si è detto, il boicotaggio di Forza Italia si rivelerà ininfluente, dinanzi al soccorso imprevisto e provvidenziale che arriverà da qualche senatore dell’opposizione.
Esce, pertanto, piuttosto malconcio da questa prima giornata di inizio legislatura Silvio Berlusconi, il quale prende atto del fatto che, per nominare la seconda carica dello Stato, si può numericamente e tranquillamente fare a meno del suo partito. Licia Ronzulli, non sarà, comunque, ministro, mentre Giorgia Meloni rientra nei suoi uffici in via della Scrofa, dichiarandosi dispiaciuta per il mancato voto di Forza Italia al Senato, anche se, per lei, quello che contano sono i risultati. E i risultati di oggi hanno rivelato, con chiarezza, che il suo non sarà affatto un governo disposto a farsi condizionare da questioni che siano di secondaria importanza.
Credits: Agenzia Fotogramma