Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Lettera al ministro Giuseppe Valditara | 28/11/2024 | Il Corsivo
    Buongiorno, ministro Valditara, Le scrivo queste mie poche righe perché desidero informarLa di un fatto, avvenuto in un liceo italiano, di cui - voglio sperare – Lei fosse del tutto ignaro. Mi è, infatti, appena capitato di leggere – prima sulla bacheca di un mio contatto facebook e, subito dopo, su un’importante testata giornalistica – che una scrittrice della quale riconosco di non avere mai letto niente, ma che – almeno a giudicare dal cognome - dovrebbe essere infaustamente mia concittadina, è stata invitata in un una delle patrie aule scolastiche per parlare di Medio Oriente e di Gaza in particolare.
    La donna si chiama Cecilia Parodi e, al di là dei suoi eventuali meriti letterari, deve la sua notorietà anche – se non soprattutto – alla denuncia, presentata nei suoi confronti, dalla senatrice Liliana Segre per “istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa". Che cosa può mai aver detto o fatto di tanto grave Cecilia Parodi per indurre un’anziana signora (in genere piuttosto refrattaria ai coinvolgimenti polemici) ad adire le vie legali? Per comprenderlo è sufficiente andare a rileggere alcune dichiarazioni rilasciate dalla Parodi stessa, come quella in cui affermava testualmente “odio tutti gli ebrei, odio tutti, tutti gli israeliani dal primo all’ultimo, odio tutti quelli che li difendono, tutti i giornalisti, tutti appesi per i piedi, non basta Piazzale Loreto, ci vuole Piazza Tienanmen per appendervi tutti, io ve lo giuro, io sarò in prima fila per sputarvi addosso”.
    Certo, Lei, signor Ministro, potrà rispondermi che, in fondo, rispetto a tutte le fandonie che - anche a livello di Nazioni Unite – vengono continuamente diffuse in tema di sionismo e di antisionismo, l’episodio di cui Le sto dando notizia è praticamente soltanto una goccia nel mare...Tuttavia, non posso fare a meno di esprimerLe la mia più profonda amarezza nel constatare come ormai, anche nel mondo della scuola, stiano, evidentemente, affacciandosi presidi e professori che non fanno neanche più, ipocritamente, finta di opporsi alla diffusione del veleno antisemita.
    Distinti saluti, Ferruccio Bovio
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Aria di “foresta pietrificata” | 27/11/2024 | Il Corsivo
    L’offerta pubblica di scambio, attraverso la quale l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, intende rilevare il Gruppo Banco Popolare di Milano - al di là di quelle che possano risultare le maggiori convenienze per i due singoli Istituti e, più in generale, per il panorama bancario nostrano considerato nel suo complesso - ha sicuramente posto in evidenza (e in aperta contrapposizione tra loro) due visioni profondamente distanti nel concepire il funzionamento dei mercati finanziari. Da un lato del tavolo da poker si collocano, infatti, i giocatori che fanno le loro puntate seguendo le regole (magari anche aride e spietate) dei numeri e dei rapporti di forza oggettivi, pensando – proprio come afferma Orcel – che l’Europa abbia bisogno di banche più forti e più grandi, che le consentano di “competere contro gli altri principali blocchi economici”; sulla sponda opposta siedono, invece, i nostalgici di quella che, durante la Prima Repubblica, veniva chiamata “la foresta pietrificata”, intendendo con questa definizione lo scenario immutabile che si presentava agli occhi degli osservatori internazionali, quando i nostri istituti di credito erano stabilmente in mano allo Stato e ai partiti, a prescindere da quelli che potessero essere i loro risultati di bilancio. E nel caso oggi in questione è forse bene precisare - quale elemento fondamentale - che lo Stato italiano non risulta possedere azioni di nessuna delle due banche in discussione.
    A che cosa è dovuta, quindi, la reazione di chiaro disappunto – degna di un fatto di “lesa maestà” – da parte del ministro Giorgetti che ha persino fatto balenare il ricorso alla cosiddetta “golden power”, quasi Unicredit fosse un gruppo straniero calato in Italia per minacciare la sicurezza economica e industriale del Paese? Ufficialmente perché – come dichiarato dallo stesso Giorgetti - l’operazione è stata “comunicata ma non concordata col governo”, anche se poi il vice premier Salvini, più apertamente, si è invece spinto fino ad avanzare l’ipotesi che “qualcuno volesse fermare l’accordo BPM – Monte Paschi di Siena per fare un favore ad altri”. E qui veniamo al “punctum dolens” perché, effettivamente, il passaggio del Banco Popolare di Milano nelle mani di Unicredit andrebbe a complicare non poco quei piani di accorpamento finanziario che, sulla linea Milano – Siena, potrebbero portare alla costituzione di un terzo polo bancario nazionale che, per affinità politiche, sarebbe piuttosto gradito al centrodestra. Ma qui torneremmo, appunto, ai tempi e ai modi della “foresta pietrificata”.
    Certamente, qualunque iniziativa economica è destinata a procedere più agevolmente se gode dei favori di un esecutivo in carica, tuttavia ci pare che – a parte una golden power di dubbia efficacia in questa vicenda – le carte in mano di cui dispone la politica in questo frangente, sappiano più di bluff, che di scala reale...Se mai, le vere difficoltà per Andrea Orcel arriveranno dagli azionisti di BPM che, non a caso, hanno già subito cominciato col respingere l’offerta giudicandola troppo bassa e che, magari, si stanno adesso mettendo anche alla ricerca di alleanze strategiche alternative.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Unicredit lancia un'offerta pubblica per Banco Bpm | 26/11/2024 | Il Corsivo
    Unicredit lancia un'offerta pubblica per Banco Bpm.
    Il risiko bancario italiano si complica e ingarbuglia, proprio nelle settimane in cui si perfeziona l’operazione per la conquista di Commerzbank da parte di Unicredit. Ora la società guidata da Andrea Orcel lancia un'offerta pubblica di scambio volontaria sulla totalità delle azioni di Banco Bpm, il cui controvalore complessivo, in caso di integrale adesione, sarà superiore ai 10 miliardi. In particolare, l' importo risulta pari alla valorizzazione 'monetaria' del corrispettivo, cioè 6,657 euro per azione di Banco Bpm. La cifra tiene conto anche del prezzo ufficiale delle azioni di Unicredit nell'ultima seduta di venerdì scorso che è pari a 38,041 euro.
    L'affare Unicredit/Commerzbank.
    L'operazione per la conquista di Banco Bpm è autonoma e indipendente dall'investimento effettuato da Unicredit nel capitale sociale di Commerzbank. Le discussioni relative a Commerzbank sono state già prolungate nel rispetto delle prossime elezioni (in Germania il prossimo febbraio), degli stakeholder della banca.
    Salvini e Giorgetti contrari.
    La mossa di Unicredit spiazza il governo. Il più critico è il leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui qualcuno vuole fermare l'operazione Bpm-Mps, e chiede un intervento urgente di Bankitalia. La sensazione è che il governo si sia trovato impreparato per arginare la mossa a sorpresa di Unicredit, comunicata ma non concordata con l'esecutivo, e sia poi entrato a gamba tesa ventilando l’utilizzo del golden power, come annunciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
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    2 min
  • M5s. La svolta di Conte: abolito il garante e stop al limite dei due mandati | 25/11/2024 | Il Corsivo
    M5s. La svolta di Conte: abolito il garante e stop al limite dei due mandati.
    La nuova creatura politica di Giuseppe Conte parte dall'assemblea degli iscritti al Movimento 5 stelle che ha dato mandato di modificare la regola dei due mandati. Sono passate le opzioni di revisione della regola, tra cui l'elevazione del limite a tre mandati e la deroga alla candidatura di sindaco e di presidente di Regione. Il ruolo del garante, quindi Beppe Grillo, non c'è più. Le sue funzioni dovranno essere più collegiali e affidate a un organo appositamente eletto e non affidate al Comitato di Garanzia. La maggioranza dei militanti del M5s si dichiarano "progressisti indipendenti". Le alleanze devono essere condizionate a un accordo programmatico preciso. C'è il via libera anche alla possibilità di modificare il simbolo del M5s su proposta del presidente o del garante. Da Nova, questo è il nome dato da Conte all'assemblea del M5s, parte dunque una nuova stagione politica. Permangono i limiti di un movimento diventato ormai un partito con correnti, sottocorrenti, capi, capetti, con aspirazioni non più suffragate da esiti elettorali importanti.
    Grillo: “Da francescani a gesuiti”.
    Beppe Grillo è il vero sconfitto. Gran parte dei delegati pensano a lui non più come un garante del partito, ma ad un vero e proprio nemico da combattere con ogni mezzo. Grillo ingoia il rospo e posta una frase iconica: “Da francescani a gesuiti”, pubblicando l'immagine del "sasso dove posava il capo il serafico padre San Francesco", come recita la targa che sovrasta la reliquia conservata nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma. Le parole di Grillo prendono atto dell'avvenuta trasformazione del Movimento, che avrebbe perso la sua ispirazione 'francescana'per diventare, con Giuseppe Conte, un partito 'regolare' come gli altri.
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    3 min
  • L’Amleto che abita al Cremlino | 22/11/2024 | Il Corsivo
    Francamente, ci sembra poco credibile che la decisione presa da Joe Biden, in merito alla fornitura ed all’utilizzo di missili a lungo raggio da parte degli Ucraini, non sia stata concordata durante l’incontro – durato ben due ore - che il presidente uscente ha avuto con il neo eletto Donald Trump. D’altra parte, vi pare possibile che i due acerrimi avversari di sempre, posti finalmente uno di fronte all’altro, siano rimasti per 120 minuti a guardarsi in faccia o a parlare dei loro nipotini? Noi siamo più propensi ad ipotizzare che qualcosa, sul conflitto in corso nel Vecchio Continente, debbano, invece, essersela detta... E’ senz’altro vero che non saranno gli Atacms americani o gli Storm Shadow britannici a decidere le sorti della guerra, tuttavia permetteranno comunque, ai soldati di Zelensky, di creare non pochi problemi all’avanzata russa, colpendola alla fonte, attraverso una più precisa distruzione dei suoi arsenali e della sua industria bellica. Il tutto, andando a favorire, in vista del fatidico prossimo 20 gennaio, la definizione di uno scenario in cui Donald Trump potrà, eventualmente, iniziare il suo negoziato con Putin da una posizione resa più vantaggiosa dallo stallo di un’offensiva russa costretta a rivedere i suoi - forse un po’ troppo ottimistici - sogni di gloria.
    In altre parole, a Washington, tra i due schieramenti che non si sono certamente scambiati amorosi sensi in campagna elettorale, potrebbe essere maturata una soluzione di compromesso che consentirebbe, da un lato, a Biden di non passare alla storia come l’uomo che ha sacrificato l’Ucraina e, dall’altro, al suo successore di iniziare, nel migliore dei modi, il suo mandato, facendo tacere, dopo quasi tre anni, le armi nel cuore dell’Europa, senza però darla troppo vinta a quel Putin che, adesso, immaginiamo tormentato da dubbi amletici sul come gestire questa alzata di toni – probabilmente inattesa – da parte americana (e di riflesso franco – britannica). Formalmente, la prima reazione del Cremlino è stata quella di pubblicare una nuova dottrina nucleare nazionale – per altro già illustrata e preannunciata dallo stesso Putin a settembre - che, di fatto, rimette in discussione il principio classico della deterrenza reciproca tra potenze nucleari, lasciando, quindi, campo libero al diritto di Mosca di utilizzare armi atomiche persino in presenza di attacchi tipicamente convenzionali, qualora questi siano giudicati come una “minaccia per la sua sovranità”. Ora è implicitamente chiaro che - con le nuove forniture missilistiche che hanno concesso in questi giorni all’Ucraina - Stati Uniti, Francia e Regno Unito stanno mostrando di non prendere troppo sul serio le minacce di Putin e di non avere poi nemmeno troppo timore nell’andare a “vedere” il suo bluff. Ecco, dunque, perché immaginiamo, in queste ore, l’uomo del Cremlino tormentarsi tra “l’Essere” che gli imporrebbe di dimostrare che sta facendo sul serio quando parla di potenziali conseguenze catastrofiche e il “non essere” che gli suggerisce, invece, di non scherzare col fuoco, visto che, con ogni probabilità, neanche un individuo disinvolto come Trump se la sentirebbe poi di negoziare con un “apprendista stregone” dell’energia atomica…
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    3 min
  • A proposito di genocidio | 21/11/2024 | Il Corsivo
    Premessa: per “genocidio”, secondo la definizione fatta propria dall’Onu, si intendono “gli atti commessi con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Ed il papa, nel suo libro di prossima pubblicazione, suggerisce di indagare se le azioni militari poste in essere dagli Israeliani a Gaza possano rientrare nel quadro di un progetto genocida. Sia chiaro, il vescovo di Roma non fa alcuna affermazione categorica, ma tant’è non ci vuole poi un intuito particolarmente sottile per avvertire l’aria che tira all’ombra del Cupolone…un’aria che rischia, incautamente, di assomigliare molto da vicino a quella che si respira in tante manifestazioni popolari nostrane, in cui si inneggia alla cancellazione dello Stato ebraico e si celebra la figura di quell’apostolo della non violenza che portava il nome di Yahya Sinwar…
    Fino ad oggi, a livello diplomatico ufficiale, a parlare di genocidio è stato essenzialmente il Sud Africa, attraverso il suo noto ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia che si è avvalso, tra l’altro, anche del tragicomico sostegno morale di quei fari di democrazia e di rispetto dei diritti umani che si chiamano Algeria, Cuba, Iran, Turchia, Venezuela, Iraq, Libia e Siria…Se però consideriamo, con un minimo di oggettività, lo scenario demografico che si è venuto a delineare in Terra Santa a partire dal 1967, noteremo che i numeri sembrano smentire decisamente ogni ipotesi di volontà di sterminio da parte di Tel Aviv.
    Infatti, stando a fonti ufficiali arabe, nel 2023, la popolazione palestinese residente ammontava a 5. 483. 000 unità, di cui 1, 8 milioni a Gaza con uno sviluppo medio annuo del 3,3% (pari cioè, a 180.000 individui): e stiamo parlando – si badi bene – di una media che non ha conosciuto battute di arresto nemmeno negli ultimi 12 mesi, nei quali, secondo le stime fornite da Hamas, sono morte 43. 000 persone oppure, se preferite, 8.500 in base ai dati accertati dall’ONU. Mal si conciliano, quindi, le ipotesi di genocidio dinanzi ad una crescita demografica palestinese che sembra tuttora non incontrare rallentamenti. Al contrario, le effettive esperienze genocide del passato ci raccontano che – tanto per parlare di corda in casa dell’impiccato – gli ebrei, nel 1939, erano 16 milioni, mentre oggi non arrivano ancora a 14 milioni e mezzo…
    Certo, che siano quarantamila, ottomila o anche soltanto una, le vittime sono e saranno sempre troppe: se poi un esercito regolare si trova a dover combattere contro milizie che fanno dell’utilizzo degli “scudi umani” la loro principale arma di propaganda, allora le perdite di vita tra i civili saliranno sempre in maniera esponenziale. Per contro, capita raramente di ascoltare qualche timida voce che si levi per ricordare il fatto che, dal 7 ottobre in poi, su Israele è piovuta, da Gaza e Libano, la bellezza di quarantamila ordigni esplosivi tutt’altro che animati da slanci di fratellanza universale…Quanti cittadini israeliani sarebbero morti se non avessero potuto fare affidamento su un valido sistema di intercettazione missilistica, in grado di contrastare quel disegno di annientamento anti ebraico che – ma loro si, per davvero – Hamas, Hezbollah e Iran non hanno mai fatto mistero di voler spietatamente realizzare?
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    4 min
  • Il centrosinistra vince in Umbria e in Emilia-Romagna. Astensionismo record | 19/11/2024 | Il Corsivo
    Il centrosinistra vince in Umbria e in Emilia-Romagna
    Il centrosinistra azzecca i candidati e vince in Umbria con Stefania Proietti e in Emilia-Romagna con Michele De Pascale. “Chiedo a Meloni – dice De Pascale ricordando la regione ferita dalle alluvioni – un cambio di passo, basta speculazioni, sono pronto a fare il commissario per la ricostruzione”. Accanto a lui c'è la segretaria Elly Schlein: “E’ la vittoria della coesione ma dobbiamo migliorare ogni giorno, mai sedersi”. Entrambi i candidati sono stati trainati dal Pd che diventa primo partito nelle due regioni con risultati importanti. Avs risulta in linea con l'ascesa di questi mesi, così come in forte discesa è il M5s. Nel centrodestra il primo partito in Emilia-Romagna e Umbria è Fratelli d'Italia con Forza Italia che scavalca la Lega. In Umbria nessun apporto alla coalizione di centrodestra è arrivato dal sindaco di Terni Bandecchi che si conferma un fenomeno locale e mediatico.
    Astensionismo record
    Crolla l’affluenza in entrambe le regioni in cui si è votato. Sia in Emilia-Romagna sia in Umbria il dato è in netto calo rispetto alle precedenti tornate elettorali. Nella regione governata fino a pochi mesi fa da Stefano Bonaccini non si arriva nemmeno alla metà degli aventi diritto, precisamente il 46,42. Mentre in Umbria il 50% è stato superato, seppur di poco con il 52,3%. Ma l'astensionismo delle regionali è in linea con l'andamento delle elezioni politiche del 2022 e delle europee di quest'anno. E' il segno che una fetta consistente della popolazione non si sente rappresentata dai partiti e dai loro candidati.
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    2 min
  • Anm chiede al Csm un intervento contro gli attacchi del Governo | 18/11/2024 | Il Corsivo
    Anm chiede al Csm un intervento contro gli attacchi del Governo
    L’Associazione nazionale magistrati approva un documento durissimo contro il Governo e chiede al Csm un intervento urgente in difesa dell’incolumità fisica di numerosi magistrati. Fino a tanto Anm non era arrivata, neanche tornando ai tempi di Tangentopoli e degli attacchi di Silvio Berlusconi.
    Il contenuto del documento
    “Nell’ultimo periodo – scrive l’Anm nell’atto approvato all’unanimità nel direttivo – abbiamo assistito da parte di una certa politica ad attacchi sempre più frequenti a provvedimenti resi da magistrati italiani nell’esercizio delle loro funzioni giurisdizionali, criticati non per il loro contenuto tecnico-giuridico, ma perché sgraditi all’indirizzo politico della maggioranza governativa”.
    L’Anm esprime preoccupazione per l’impatto di due misure: la reintroduzione del reclamo in Corte di appello contro i provvedimenti dei tribunali sui richiedenti asilo e l’emendamento al decreto flussi che attribuisce la competenza sulla convalida dei trattenimenti alle Corti di appello. Il ritorno al doppio grado di merito sui richiedenti asilo “metterà in ginocchio le Corti territoriali. La definizione rapida dei processi d’appello sarà resa più difficoltosa in quanto dalle prime stime si prevede che le Corti saranno gravate da sopravvenienze di 30.000 procedimenti all’anno, da definire peraltro in tempi ristrettissimi”.
    Anm parla di linciaggio mediatico
    L’Anm denuncia anche quello che definisce linciaggio mediatico. “Scrutare la vita delle persone – scrivono – riportando le loro vicende intime, del tutto prive di rilevanza pubblica, è condotta non in linea con l’etica giornalistica”.
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    3 min
  • La Commissione Ursula implode. I popolari votano con la destra. I socialisti: la maggioranza non c'è più | 15/11/2024 | Il Corsivo
    La Commissione Ursula implode: popolari con la destra. I socialisti: la maggioranza non c'è più.
    La maggioranza che sostiene il secondo mandato di Ursula von der Leyen va in crisi alle prime battute parlamentari del suo breve cammino. Il Ppe vota insieme ai partiti di destra, compreso il neonazista Afd, sul regolamento sulla deforestazione, il provvedimento che impone a commercianti e importatori la verifica sui beni immessi nel mercato provenienti da territori recentemente disboscati. La norma riguarda prodotti come il cacao, il caffè e molti altri. Non è una misura centrale del programma della Commissione ma è lo specchio del malessere in cui versa da settimane la vecchia maggioranza che, secondo i socialisti, a questo punto non esiste più.
    La legge sulla deforestazione.
    Sulla legge era già stata siglata un’intesa nella “vecchia” maggioranza e che prevedeva sostanzialmente il rinvio della sua applicazione. I Popolari avevano presentato una dozzina di emendamenti, tra cui la proroga biennale. Contrari Socialisti e verdi. Dapprima il Ppe, in segno di dialogo, aveva ritirato una parte delle sue proposte di modifiche. Poi al momento del voto, gli emendamenti rimasti sono passati con il favore delle destre. Il voto finale sull’intero testo è stato approvato con il sì di Popolari, Ecr, Patrioti e Nse (l’ultradestra). Renew si è spaccata, contro Socialisti e Verdi.
    La maggioranza Ursula ad un bivio politico.
    Dietro alla decisione dei popolari, c'è lo sgretolamento della maggioranza Ursula che cade a pezzi sulla squadra di nuovi commissari, con lo scontro sui nomi di Teresa Ribera e dell’italiano Raffaele Fitto. I popolari hanno voluto lo strappo con socialisti e ambientalisti e hanno fatto saltare gli accordi generali. Difficile ritrovare un'armonia e una visione comune sul piano politico.
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    3 min
  • Mattarella contro Musk: l'Italia sa badare a se stessa | 14/11/2024 | Il Corsivo
    Mattarella contro Musk: l'Italia sa badare a se stessa.
    Elon Musk interviene ancora sulle vicende di politica interna del nostro Paese. "Il popolo italiano vive in una democrazia o è un'autocrazia non eletta a prendere le decisioni?", si chiede il magnate della Tesla. A questo punto tocca al Capo dello Stato Sergio Mattarella rispondere a Musk, futuro ministro del Governo di Donald Trump, intervenuto in poche ore a gamba tesa contro i magistrati italiani. rei di aver adempiuto alle leggi europee, trasferendo alla Corte di Giustizia la decisione definitiva sui trasferimenti di migranti previsti dall'accordo tra Italia e Albania. "L'Italia è un grande Paese democratico e sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione. Chiunque, particolarmente se in procinto di assumere un importante ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve rispettare la sovranità e non può attribuirsi il compito di impartire prescrizioni", scrive il Presidente della Repubblica. Solo due anni fa, il 7 ottobre 2022, Mattarella aveva difeso l’Italia dopo che la ministra francese Laurence Boone aveva detto, commentando la vittoria di Giorgia Meloni: “Vigileremo sull’Italia”.
    Le reazioni del Governo e dell'Anm.
    "Ascoltiamo sempre con grande rispetto le parole del Presidente della Repubblica", afferma la premier Giorgia Meloni. Secondo il presidente dell'Anm, Giuseppe Santalucia, " Musk si intromette e il Governo glielo lascia fare". Mattarella ha ragione e le sue parole che non ammettono altre interpretazioni, incarnano il pensiero di gran parte dei nostri concittadini. Non si può dichiararsi sovranisti come Musk, come Trump, come Bannon, e come tanti seguaci italiani, e poi ledere i diritti della sovranità altrui, cioè nostri. Un cortocircuito politico e istituzionale che non ha precedenti nella storia delle relazioni tra Stati Uniti e Italia, e che rappresenta uno sgambetto inaccettabile per chi ha a cuore i valori della democrazia.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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