Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Il Corsivo di Mercoledì 22 Novembre 2023
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Le riserve di Bruxelles sulla manovra economica italiana | 21/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella risposta europea al Governo italiano sulla manovra economica c'è un misto di equilibrismo e realpolitik esemplari. Bruxelles ammette che il bilancio non sia pienamente in linea con le recenti raccomandazioni al nostro paese, e chiede in modo formale a Giorgia Meloni di introdurre le misure necessarie per rimettere in carreggiata le finanze pubbliche alquanto dissestate. L’esecutivo comunitario prende atto degli sforzi sul fronte delle finanze pubbliche, ma pone due sostanziali riserve. Il denaro risparmiato grazie all’abolizione delle misure di sostegno in campo energetico (pari all’1% del PIL) dovrebbe essere usato per ridurre il debito, ma, secondo Bruxelles, sarà utilizzato dal governo per nuove spese. In secondo luogo, la Commissione non è convinta del reale andamento della spesa pubblica. L'Europa non boccia la manovra, ma la rinvia al giudizio definitivo di primavera. Di fatto, il giudizio conferma la probabile apertura nel 2024 di una procedura per deficit eccessivo. Nel recente passato però sarebbe prevalsa la linea dei falchi tedeschi e francesi, ma oggi i loro paesi non vanno meglio di noi. Nelle nostre condizioni ci sono paesi solitamente ortodossi, come la Germania e l’Olanda. L'Europa critica la Francia, la cui finanziaria è ritenuta “non in linea” con le regole europee. Sullo sfondo c'è la trattativa sul patto di stabilità. Il piano spagnolo vorrebbe inserire nella valutazione dei conti pubblici anche i prestiti ottenuti nell’ambito del NextGenerationEU, che ammonterebbero nel 2024 all’1,4% del PIL L'idea potrebbe offrire all'Italia l'occasione di negoziare un percorso di aggiustamento meno gravoso.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • La morte di Giulia, il circo mediatico, la mancanza di soluzioni politiche | 20/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In queste ore successive al ritrovamento del corpo senza vita di Giulia Cecchettin, alla fuga e all'arresto di Filippo Turrini, si è scatenato il solito circo mediatico, quello che si attiva in modo implacabile dopo casi di cronaca di questo tipo. Ci manca soltanto il plastico della villa di Cogne al Porta a Porta di Bruno Vespa, e nel carrozzone televisivo ognuno si attrezza con quel poco che sa, che conosce, che ha letto in libri sbagliati, spesso attraverso un lessico denso di frasi fatte, di soluzioni d'effetto, il tutto condito da un cumulo di banalità. C'è chi come il sindaco di Nardò Pippi Mellone invoca la pena di morte per il killer di Giulia. C'è chi come Giulia Bongiorno propone la castrazione chimica per gli stupratori seriali e recidivi. C'è chi come il ministro Matteo Salvini, prima dubita della colpevolezza di Filippo Turrini, poi compie una marcia indietro e chiede carcere a vita, con lavoro obbligatorio. I cronisti che raccontano questa vicenda violano ogni ora gli elementari codici deontologici del mestiere, e da oggi si cimentano pure nella pubblicazione degli atti riservati del gip che contengono minuziosi particolari sulla morte di Giulia Cecchettin, che non aggiungono nulla all'articolo se non la spasmodica ricerca del sensazionalismo, della caccia allo scoop morboso. Appartengo ad una generazione di cronisti che avevano rispetto per le vittime, per i loro familiari, che si scandalizzavano quando alcuni fotografi entravano nelle case della persona uccisa e rubavano la foto tessera per poi pubblicarla in prima pagina sui giornali. Ecco oggi sul caso della morte di Giulia Cecchettin ci sarebbe bisogno di meno clamore mediatico e di soluzioni lucide ed equilibrate.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • L'Argentina sceglie Milei. Vince il liberismo senza regole | 18/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    E' proprio vero che in alcuni luoghi del mondo il corso della Storia insegna poco o niente. In Argentina vince l'ultraliberista Milei con il 56% dei voti. Milei, 53 anni, è un economista. E' un outsider della politica che ha avuto una parabola inedita e sorprendente: si è imposto su Sergio Massa con il 56% dei voti contro il 44%. Milei, “el loco”, il pazzo eccentrico dagli occhi di ghiaccio e la gestualità istrionica sarà dunque il presidente dell'Argentina. Victoria Villaruel sarà vicepresidente: per la prima volta, dalla fine della dittatura dei generali con oltre trentamila desaparecidos accertati, la figlia di militari complici del regime di Videla avrà un ruolo chiave alla guida del Paese. Nel suo discorso iniziale, Milei ha ammesso che la situazione è drammatica. "Abbiamo problemi strutturali, l’inflazione, lo stagnamento economico, l’indigenza, l’insicurezza. Faremo le cose che la storia insegna che funzionano. Le stesse ricette che hanno funzionato altrove, come per esempio in anni recenti in Irlanda. Torneremo ad essere una grande potenza mondiale”, ha detto Milei. Ma quali sono queste ricette? Il nuovo presidente argentino si ispira alla scuola economica di Milton Friedman, ai cosiddetti Chicago boy che avevano collaborato alla trasformazione delle economie cilene e argentine durante gli anni bui delle dittature. Ma al di là delle promesse in campagna elettorale, Milei dovrà tentare di invertire la parabola negativa che può portare l'Argentina verso il totale default. L’inflazione ha superato il 142 per cento lo scorso mese innescando una spirale di consumi. L'Argentina deve 44 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale. Tra il 31 dicembre del 2022 e il 17 dicembre 2023 il cambio ufficiale del dollaro sul peso è aumentato del 99%. Quello parallelo, anche detto “blue”, è cresciuto del 175%. Chi può fa acquisti che nel giro di ore potrebbero diventare inaccessibili, chi non può va almeno a cena fuori. Sono le ore complicate di un Paese sull’orlo di un precipizio.
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    3 min
  • La sfida della piazza: sindacati contro Governo | 17/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    I sindacati arrivano alla sfida della piazza contro il Governo divisi: l'agitazione viene proclamata da Cgil e Uil, con il dissenso della Cisl. Le varie manifestazioni indette in tutte le città italiane si muovono sotto l'osservazione della Commissione di Garanzia e ridotte dalla precettazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Con il ridimensionamento dello sciopero a quattro ore nel settore dei trasporti, i sindacati non vogliono correre il rischio che i lavoratori possano subire sanzioni, ma non rinunciano a difendere le proprie ragioni. L’ipotesi è quella di un ricorso al Tar. Gli uffici legali dei due sindacati hanno scartato la richiesta di sospensiva: hanno tempo fino a martedì, perché la legge dà sette giorni per impugnare i provvedimenti di precettazione. Ma al di là delle mere questioni tecnico - legali e della sfida della piazza, con il solito balletto di cifre e numeri sull'astensione al lavoro, è la prima volta che un ministro precetta uno sciopero generale. In passato, i governi hanno limitato le manifestazioni di singoli settori, ma nessuno è intervenuto come ha fatto Matteo Salvini per la protesta di oggi. Lo strumento della precettazione è regolato nell’ordinamento italiano da una legge del 1990, approvata dal sesto governo Andreotti per disciplinare il diritto allo sciopero previsto dall’articolo 40 della Costituzione. Nel caso dello sciopero di oggi è stato il giudizio della Commissione di garanzia ad aprire la strada all’uso della precettazione da parte di Matteo Salvini. L’8 novembre la Commissione ha stabilito che lo sciopero non poteva essere considerato uno “sciopero generale” perché escludeva alcune categorie di lavoratori pubblici e privati. Quella della Commissione è stata dunque una interpretazione della legge riduttiva, in quanto ha equiparato uno sciopero generale che interessa tutte le categorie, a cui non si applica la precettazione, in una agitazione di tipo territoriale dove invece il provvedimento è previsto dalla legge. Resta il problema rimasto irrisolto di una legge condivisa sulle regole degli scioperi.
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    3 min
  • Lo storico incontro da Biden e Xi e il disgelo sulla lotta alla crisi climatica | 16/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non sarà una rivoluzione, ma l'annuncio dell'accordo tra Stati Uniti e Cina sulla crisi climatica può definirsi incoraggiante. I Presidenti Biden e Xi hanno trovato la quadra per triplicare l’energia prodotta con le fonti rinnovabili entro il 2030. "Stati Uniti e Cina riconoscono che la crisi climatica sta avendo un impatto sempre crescente sui Paesi del mondo", hanno stabilito gli inviati speciali per il clima, John Kerry e Xie Zhenhua dopo aver siglato l'intesa. L’accordo non impegna Pechino a terminare l’uso e la costruzione delle centrali a carbone, però sottolinea che "allo scopo di accelerare la sostituzione di carbone, petrolio e gas, entrambi i paesi anticipano una significativa riduzione delle emissioni assolute del settore energetico". Non siamo giunti ancora alla decisione che fermerà gli effetti devastanti del riscaldamento globale, ma rappresenta un segnale politico importante: le due grandi potenze rivali si concentreranno sugli interessi comuni di stabilità ambientale dopo anni di mera latitanza. Sugli aspetti più generali di geopolitica Biden e Xi si trovano in sintonia sul metodo della concertazione attraverso incontri bilaterali più frequenti. "Dobbiamo garantire che la concorrenza non si trasformi in conflitto", ha detto Biden. "Cina e gli Usa sono Paesi molto diversi ma che dovrebbero essere pienamente capaci di superare le differenze", ha replicato Xi. Non sarà la svolta del secolo, ma unito alla promessa di ristabilire i contatti diretti tra i militari dei due Paesi, e collaborare contro il traffico di Fentanyl, questo accordo dimostra quantomeno che il dialogo è ripreso.
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    3 min
  • Il braccio di ferro tra Salvini e Cgil e Uil e le critiche alla manovra | 15/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Lo scontro tra Governo e sindacati non porta bene ad entrambi. In vista dell'approvazione della manovra, il Governo viene criticato in queste ore dai sindacati Cgil e Uil che indicono uno sciopero generale e che considerano la legge di bilancio iniqua, da Bankitalia, da Confindustria, dai comuni, dalle Regioni. Solo ieri l’ufficio parlamentare di bilancio ha dovuto ammettere che perfino i fondi stanziati per la Sanità potrebbero non coprire tutte le spese. Nel mirino c'è il doppio taglio al cuneo e all’Irpef che beneficia soprattutto le famiglie, gli operai più degli impiegati, con un vantaggio medio del 3,4%. I due tagli insieme valgono 15 miliardi, ma sono in vigore solo nel 2024. E il taglio al cuneo contributivo nasconde trappole della povertà, come segnala l’ufficio parlamentare di bilancio. Il governo è pronto ad abbassare le stime del Pil, ma secondo il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sarebbe una correzione contenuta e dall’impatto trascurabile sul 2024: probabilmente un decimo in meno, dallo 0,8% previsto a settembre allo 0,7%. E venerdì arriva il rating di Moody’s che potrebbe spingere i titoli del debito italiano in zona “spazzatura”. In questo clima si registra la decisione di Matteo Salvini di chiedere la precettazione per i lavoratori che scioperano nel settore trasporti e la conferma di Cgil e Uil della sospensione dal lavoro di quattro ore. Lo scontro mette in campo frizioni e lacerazioni proprio nel momento peggiore della nostra economia, mentre ci sarebbe bisogno di buon senso e di una buona dose di Bene comune.
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    3 min
  • Lo sciopero del 17 novembre, lo scontro tra sindacati e Governo, le regole | 14/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La storia del sindacato italiano è costellata di scioperi generali e territoriali. Si tratta di forme di agitazione contro manovre economiche dei vari esecutivi di centrodestra, centrosinistra, tecnici, messe in campo per l'affermazione di diritti negati ai lavoratori oppure a sostegno di contratti collettivi rimasti disattesi. E i Governi in carica hanno scelto linee politiche differenti e l'interlocuzione con i corpi intermedi si è nel tempo dipanata tra momenti di forte scontro come nel caso dello sciopero generale del 1994 che ha determinato la caduta del primo Governo a guida Silvio Berlusconi, durante il braccio di ferro sulla riforma dello statuto dei lavoratori con i due milioni in piazza portati dalla Cgil di Sergio Cofferati al Circo Massimo di Roma, ma anche di lunghi anni di dialogo. Nello scontro tra il ministro Matteo Salvini e Cgil e Uil manca lo snodo più importante del rapporto tra chi governa e chi rappresenta le istanze dei lavoratori: la concertazione. Si è arrivati allo sciopero generale di venerdì 17 novembre indetto da Landini della Cgil e Bombardieri della Uil, senza però l'adesione di Sbarra della Cisl, dopo audaci annunci d'effetto da parte del Governo di Giorgia Meloni, poi smentiti per la mancanza complessiva di risorse da immettere nella manovra economica. Le critiche all'impianto della legge di bilancio giungono dalle parti più disparate del sistema economico del Paese: dalla Corte dei Conti a Bankitalia, a Confindustria, all'Anci. Nella sostanza, come rilevato ad esempio da Bankitalia, il forte debito italiano crea vulnerabilità. Non ci sono investimenti sulle imprese, come ammette Confindustria. E il sindacato parla di manovra iniqua. In una situazione economica come questa servirebbe una nuova fase di ascolto e di concertazione tra Governo e corpi intermedi, più che avviare uno scontro dannoso per l'intero sistema Paese.
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  • Il ritorno di Beppe Grillo e del comico politico | 13/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il ritorno in televisione di Beppe Grillo si celebra dopo nove anni sotto forma di monologo nel programma di Fabio Fazio "Che tempo che fa", sul Nove. E il conseguente e prevedibile boom di ascolti rappresenta l'ennesimo fallimento della strategia della nuova direzione Rai. Ma al di là delle questioni meramente televisive, la sua apparizione determina anche un cambio di passo nei confronti del M5s e della storia degli ultimi anni di vita politica del Paese. Beppe Grillo non ha più incarichi nel movimento, ma è pur sempre il fondatore insieme a Casaleggio, l'uomo che ha ideato dal nulla un progetto vincente che ha espresso, con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, la formazione di due esecutivi in collaborazione con Lega e Pd, e l'adesione ad una maggioranza larga che ha sostenuto Mario Draghi. Oggi Beppe Grillo, tornato al suo mestiere di sempre, quello di comico e di narratore teatrale, dice di aver fallito, di aver rovinato il Paese, perché tutti quelli che ha duramente criticato sono al governo. Grillo rivendica le sue battaglie: “Ho combattuto la Parmalat, il Monte dei Paschi e adesso? Io non posso condurre e portare a buona fede un partito”, dice Grillo, e Fazio gli chiede: “Ma te ne sei accorto ora? “. E Grillo spiega: “C’era Casaleggio, un organizzatore, io sono un confuso, ecco perché adesso mi sono ritirato. La mia rabbia era buona e ce l’ho ancora. Sono buono dentro, una rabbia giusta esiste: non è la rabbia fredda che è brutta, come quella di Massimo D’Alema che mi disse “lei è un maleducato”. Brillo critica anche le sue scelte sugli uomini mandati a governare, gente come Luigi Di Maio ("Non ci aspettavamo che si facesse prendere dal potere"), oppure lo stesso Giuseppe Conte ("Aavevamo bisogno di uno della società civile, parlava e non si capiva cosa diceva e quindi era perfetto”). E' il ritorno del comico politico, di uno che, con le sue numerose contraddizioni, comunque ha tentato di rivoluzionare il modo di far politica, ma ha fallito come lui stesso ammette nel suo intervento: "Tutti facciamo politica, io l’ho sempre fatta anche quando parlavano di ambiente e macchine che non inquinavano, di acqua pubblica, di rifiuti. Poi ho deciso di portare questi temi dentro le istituzioni: sono andato all’Eni, all’Enel a parlare di certi temi, ma non mi hanno ascoltato”.
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  • Chi deve decidere sul fine vita di un neonato? | 11/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Forse nessun altro tema è così delicato e complesso da affrontare come quello del “fine vita”. E la difficoltà pensiamo possa prescindere da qualunque sia il convincimento religioso o filosofico di chi deve, suo malgrado, confrontarsi con questo angosciante problema, poiché si tratta, appunto, di una “questione di vita o di morte”, dinanzi alla quale non esistono risposte certe, ma solamente dubbi opprimenti. Quando poi il dilemma sul fine vita è legato a bambini troppo piccoli (e, quindi, incapaci di decidere autonomamente), entra in gioco, in modo drammatico, la volontà dei genitori, i quali, in genere, sono disposti a tutto pur di allungare – magari anche solo per poco tempo – la vita dei propri figli.
    Indi Gregoryè una neonata di otto mesi inglese, colpita da una terribile malattia genetica che i medici di Nottingham, che l’hanno sempre avuta in cura, giudicano inguaribile. Tuttavia, come è noto, la famiglia che spera ancora in un futuro di sopravvivenza per la sua creaturina, non si è arresa, ma si è invece rivolta all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che si è offerto di prendere in cura la bambina, giudicando non ancora del tutto compromessa la sua situazione sanitaria. Ed anche il nostro Governo è, a sua volta, sceso in campo conferendo, in via straordinaria, la cittadinanza italiana alla piccola Indi, in modo da facilitare la possibilità che venisse curata nel nostro Paese.
    Il tribunale britannico, chiamato a decidere sull’immediato destino di Indi Gregory, ha però
    disposto di staccarle il respiratore tra 48 ore, applicando al caso in questione il concetto del “best interest of the child” (e cioè il miglior interesse del minore), che prevede, nelle situazioni in cui via sia un conflitto irrisolvibile tra genitori e medici, che l’ultima parola spetti a un giudice. Giudice che, nello specifico, ritenendo che il trasferimento della bimba a Roma sarebbe risultato inutile o avrebbe, comunque, comportato rischi eccessivi, ha finito per impedirlo. E, francamente, dobbiamo dire che ci sfugge del tutto la logica di questo ragionamento che sembra preferire la morte certa dovuta alla sospensione del sostegno vitale, rispetto alla morte eventuale che avrebbe potuto sopraggiungere durante il viaggio... Pertanto, ci viene spontaneo domandarci se sia non solo giuridicamente, ma anche umanamente accettabile che, in casi così incerti e strazianti come quello della piccolissima Indi, la decisione finale debba spettare soltanto ad una figura esterna alla famiglia - quale è quella di un magistrato - che, tra l’altro, prende il suo provvedimento sulla base di un parere clinico della cui oggettiva validità non sempre può esserci assoluta certezza.
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