Il Corsivo

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  • Gianni Letta smentisce Forza Italia sulla riforma costituzionale | 01/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La riforma costituzionale del ministro Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia non piace a Gianni Letta, uno dei padri fondatori del centrodestra, storico ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi. Per Letta, la riforma ridurrebbe i poteri del presidente della Repubblica. In un convegno a Firenze, Letta spiega che c'è il rischio di riduzione del ruolo del capo dello Stato. “Secondo me, la figura del presidente della Repubblica così com’è disegnata, e l’interpretazione così come è stata data dai singoli presidenti nel rispetto della Costituzione, sta bene così: non la ridisegnerei, non toglierei nessuna delle prerogative così come attualmente sono state esercitate”, sostiene Letta. Nella sostanza, la riforma del centrodestra così come presentata non va bene, sarebbe da riscrivere. Apriti cielo. Il leader di Forza Italia Antonio Tajani si affretta a correggere il tiro e assicura che Gianni Letta gli avrebbe confermato che le sue parole si riferivano solo a valutazioni teoriche, non a giudizi sulla riforma. Ma l'eventuale pensiero teorico di Letta è identico a quello ascoltato in questi giorni da alcuni importanti costituzionalisti sentiti dalla commissione Affari Costituzionali del Senato. Esperti come Marta Cartabia e Gaetano Silvestri, secondo cui il ruolo del presidente della Repubblica viene trasformato, introducendo degli elementi di rigidità che delimitano il perimetro di azione del Capo dello Stato. Nonostante quello che vorrebbe la maggioranza, rimane in forte salita la discussione sul contenuto di una riforma costituzionale che resta al momento sproporzionata nel delicato rapporto tra i nuovi poteri del presidente del Consiglio e quelli del presidente della Repubblica, delineati nella Costituzione.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Addio a Henry Kissinger, lo stratega della realpolitik americana | 30/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    No, almeno non fate di Henry Kissinger, scomparso a 100 anni, un eroe. "Il potere è il massimo afrodisiaco", amava ripetere Kissinger, soprattutto negli anni in cui la sua potenza era indiscussa, cioè tra il 1969 e il 1977 durante le presidenze di Richard Nixon e Gerard Ford. Anche oggi, l'eredità del machiavellico statista continuerà ad essere discussa per sempre. Henry Kissinger era un ebreo in fuga dall'Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Fin dai giorni della sua ascesa politica, il mondo era un gigantesco puzzle in cui ogni pezzo giocava un ruolo importante e distinto verso un unico fine: gli Usa come superpotenza internazionale. Ma a quale prezzo? Di Kissinger ricorderemo interventi di realpolitik sullo scacchiere mondiale brutali ed illegittimi, tra cui il bombardamento e l'invasione della Cambogia, il sostegno al colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile dell'11 settembre 1973 contro il presidente socialista Salvador Allende, il pieno appoggio al golpe dei generali argentini il 24 marzo 1976. Ogni vicenda della storia americana moderna porta lo zampino di Hissinger. Dalla prima distensione verso l'Urss al disgelo con la Cina, culminato nel viaggio di Nixon a Pechino. Gli accordi di Parigi per il cessate il fuoco in Vietnam, da lui diretti personalmente, gli valsero un controverso premio Nobel per la Pace. Kissinger rimase un presidente ombra, anche se la scrivania dell'Ufficio ovale restò sempre per lui un miraggio impossibile per il fatto di non essere nato negli Usa. La sconfitta di Ford e l'elezione del democratico Jimmy Carter segnarono la fine della sua carriera pubblica, non dell'impegno in politica estera attraverso gruppi come la Trilaterale. Dopo aver lasciato il governo nel 1977, Kissinger fondò il celebre studio di consulenza Kissinger Associates, attraverso la cui porta girevole passarono ministri e sottosegretari e i cui clienti erano governi mondiali grandi e piccoli.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Salvini verso l'evento di Firenze di domenica. Riuniti i partiti sovranisti e della estrema destra | 29/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Ci saranno proprio tutti i leader dei partiti sovranisti e dell'estrema destra europea all'evento organizzato da Matteo Salvini domenica 3 dicembre a Firenze. Sono previsti gli interventi di esponenti di Fpd partito della destra austriaca, Interesse fiammingo belga e poi l’estrema destra tedesca di Afd e il Rassemblement national di Marine Le Pen oltre al partito olandese che ha vinto le recenti elezioni con Geert Wilders. Salvini ha già avvertito i suoi alleati di Governo: "Lo dico ai miei alleati Meloni e Tajani: in Europa non possiamo essere divisi e non ci possono essere forze di questa maggioranza che vanno con i socialisti, non accettiamo veti da nessuno e questo approccio poco costruttivo. Ricordo che per noi uscire dalla Ue non è un'opzione e siamo per una Europa giusta". Salvini tenta la carta di costruire una sorta di cantiere nero, il cui asse politico si gioca sul rapporto con Marine Le Pen, al ritorno in Italia dopo lo show di Pontida, e con Alice Weidel, copresidente di Alternative fur Deutschland, sostenitrice di una “Fortezza europea” contro l’invasione dei clandestini e accesa negazionista del cambiamento climatico. Giorgia Meloni non sarà presente al convegno fiorentino. Dice di non aver ricevuto l'invito, ma in realtà ha altro da fare, tipo costruirsi un ruolo di interlocuzione politica nella destra moderata, lasciando a Salvini il compito di ricompattare le fila del sovranismo. Il banco di prova saranno le elezioni europee dove si vedranno se quelle di Salvini saranno progetti politici o meri cartelloni elettorali.
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    3 min
  • Roma spiata dal satellite militare della Corea del Nord | 28/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sembra di essere tornati in un clima di totale guerra fredda. Roma è stata spiata dall’alto dalla Corea del Nord. Il satellite militare da ricognizione nordcoreano ha scattato foto della Capitale oltre che della Casa Bianca, del Pentagono e delle portaerei nucleari attraccate in una base navale statunitense. E' accaduto dal 25 al 28 novembre. Il satellite ha anche scattato foto della base aeronautica di Anderson a Guam nel Pacifico, della stazione navale di Norfolk, del cantiere navale di Newport News e di un aeroporto della Virginia, negli Stati Uniti. Immortalate anche quattro portaerei nucleari della Marina americana e una britannica. Il leader Kim Jong-un ha visionato le foto e ha ricevuto un rapporto sulle operazioni dal Centro di controllo generale dell'Amministrazione nazionale per la tecnologia aerospaziale. Lo scorso 21 novembre Pyongyang aveva lanciato un satellite da ricognizione. In risposta la Corea del Sud aveva annunciato una parziale sospensione dell'accordo militare con il Nord, che a sua volta ha affermato che non rispetterà più l'intero accordo e riprenderà le azioni vietate dal documento. Si teme dunque che il leader nordcoreano, con tutto quel materiale segreto e sensibile, possa avviare a breve una strategia militare basata sul mero ricatto, destabilizzando l'intera aerea.
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    2 min
  • Il quarto giorno di sospensione delle ostilità tra Israele e Hamas | 27/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Siamo al quarto giorno di sospensione delle ostilità tra Israele e Hamas. Pochi analisti internazionali avevano scommesso sulla tregua, ma, pur tra mille difficoltà, fino ad ora l'operazione di reciproco scambio di ostaggi israeliani e detenuti palestinesi ha funzionato. Il merito va essenzialmente alla diplomazia che ha agito sulla spinta dell'amministrazione americana. Solo ieri 4 israeliani e 3 thailandesi sono stati rilasciati e in cambio sono usciti dal carcere 39 detenuti palestinesi. E adesso si profila perfino un'estensione del cessate il fuoco. Beyamin Netanyahu, dopo un colloquio con Joe Biden, ha detto che "c'è un piano d'intesa che prevede la liberazione di 10 ostaggi per ogni giorno ulteriore di tregua". Nel frattempo 237 camion di aiuti e 7 cisterne di carburante sono entrati a Gaza dall'Egitto. Il numero più alto finora. Israele, in ogni caso, ha chiarito che i piani generali per Gaza non cambiano. Dopo il cessate il fuoco "riprenderemo con tutta la forza per conseguire gli obiettivi della guerra", ha assicurato Netanyahu. Non illudiamoci. Il futuro presenta ancora troppe incertezze, e probabili nuovi dolori, guerre, distruzioni, perché le origini del conflitto tra Hamas e Israele non sono state risolte. La tregua riuscirà a spostare più in là di giorni l'inevitabile ripresa dei bombardamenti e porterà ancora più in alto il drammatico bilancio di morti, in gran parte vecchi, donne,bambini. Si spera che, oltre ad una azione diplomatica mirata alla liberazione degli ostaggi e dei detenuti, si faccia avanti una figura forte e autorevole in grado di fermare la guerra, imponendo la pace duratura.
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    3 min
  • 25/11/2023 | Il Corsivo
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  • Il Corsivo di Sabato 25 Novembre 2023
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  • Si apre Cop 28 di Dubai, ma il vertice sul clima parte già in salita | 24/11/2023 | Il Corsivo
    Da giovedì 30 novembre a martedì 12 dicembre 2023 si tiene a Dubai, sotto la presidenza degli Emirati Arabi Uniti, la 28ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP). Il vertice non è ancora iniziato, parte con grandi aspettative delle grandi istituzioni internazionali, delle associazioni non governative, dei movimenti ambientalistici, ma in netta salita, e con ogni probabilità, sarà un fallimento purtroppo già annunciato. L’obiettivo minimo è tenere in vita il processo di Parigi e il suo traguardo principale: contenere sotto 2 gradi, e il più vicino possibile a 1,5 gradi, l’aumento delle temperature medie globali a fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali: sono le soglie entro le quali gli effetti del global warming restano gestibili, secondo il parere praticamente unanime della comunità scientifica. Otto anni dopo l’Accordo di Parigi del 2015, fermare l’aumento delle temperature entro le soglie di sicurezza sembra a molti un obiettivo fuori portata: il termometro è già salito di 1,2 gradi e la situazione può solo peggiorare. A pochi giorni dall’apertura dei lavori della Conferenza di Dubai (Cop28), due report targati Nazioni Unite hanno denunciato quanto il mondo sia fuori rotta. In primis, gli effetti sarebbero sempre meno reversibili. Dalla fine degli anni ’90, in Europa si sono persi 9 mila chilometri cubi di ghiacciai, che alla fine scompariranno: per tornare a livelli lontanamente comparabili serviranno secoli a temperature più basse. Prospettive analoghe attendono le zone costiere e le isole sommerse dagli oceani. La strada giusta si chiama transizione energetica: ridurre più rapidamente possibile l’utilizzo dei combustibili fossili per passare alle energie pulite. Molti progressi sono stati fatti, anche in Paesi molto dipendenti dal carbone, come Cina e India, il peso delle rinnovabili cresce. I dati dicono però che la trasformazione non è abbastanza veloce. Anche a Dubai, come in tutti gli altri vertici, molto dipenderà dalla volontà politica dei grandi attori internazionali. E il recente accordo sul clima tra Stati Uniti e Cina sarà il vero banco di prova per testare la traduzione delle parole in fatti concreti.
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  • 43 anni fa il terremoto in Irpinia | 23/11/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    23 novembre 1980, 43 anni fa. E’ una fredda domenica come tante. Le famiglie italiane mangiano e guardano il telegiornale: le notizie della giornata, la politica, la cronaca, gli esteri, lo sport. Il flusso di notizie viene interrotto da una notizia che giunge da lontano.
    Un potente terremoto del 6,9 rade al suolo una vasta zona del Sud, tra la Campania e la Basilicata. Si sbriciolano uno dopo l’altro Laviano, Lioni, Sant’Angelo de Lombardi, Calabritto, Teora, Conza della Campania, Balvano. Lesioni e crolli si verificano a Napoli, Avellino, Potenza, in ogni luogo.
    280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.
    Ero un giovane giornalista. Decisi con l’amico e fotografo Marco Deidda di affrontare il lungo viaggio verso l’Irpinia. La protezione Civile aveva comunicato che chiunque fosse intenzionato a partire per le zone terremotate doveva essere autosufficiente. Partimmo con una 127 bianca. Quella macchina diventò ben presto la nostra casa per dieci giorni. Ci eravamo portati tutto, viveri compresi, soprattutto un sacchetto di plastica pieno di gettoni telefonici di rame, quelli vecchi, con la scalanatura in mezzo.
    Non avevamo i mezzi della Rai. Allora noi inviati delle radio private d’informazione utilizzavamo fantasia, dimostravamo grande spirito di adattamento e gioco di squadra. Quando si riusciva a trovare una cabina di fortuna chiamavamo la redazione centrale. Da lontano, le linee sporche della Sip diventavano ancora più gracchianti e il gettone interrompeva per un micro secondo la comunicazione. Ma quelle cronache erano straordinarie.
    Arrivammo il 24 novembre sera a Buccino. Una strada, una decina di morti sulle strade, persone abbandonate da Dio e dagli uomini, senza più niente, senza casa. Alcuni vagavano come zombie con le ciabatte e il pigiama dalla sera prima. Solo un radioamatore lanciava i suoi disperati appelli dall’etere che vennero ascoltati solo molte ore dopo il disastro.
    Marco Deidda scattava fotografie con una Nikon senza motore, decine, centinaia di scatti: le mani, gli occhi, i volti delle persone, i calcinacci, gli effetti personali lasciati abbandonati in fretta, i ricordi, i quadri di famiglia. E io registravo lamenti, suoni, voci della disperazione, interviste. Mi ponevo domande e dubbi. Per giorni camminammo tra paesi distrutti, vecchi soli davanti a ciò che restava delle loro abitazioni, cani e animali abbandonati, tra un’odore forte e irrespirabile di morte e le urla di dolore dei familiari delle vittime.
    Ricordo alcune scene che hanno accompagnato la mia memoria di cronista, nel corso
    Decine di bare allineate sul sagrato della chiesa di Sant’Angelo de Lombardi, nel silenzio e nell’incredulità generale.
    Il paese di Laviano per centinaia di anni in collina sprofondato a valle.
    Le continue e ripetute scosse di assestamento, certe volte perfino più forti di quella devastante del 23 novembre.
    Il primo e il secondo crollo della scuola di Sant’Angelo de Lombardi.
    Le lunghe code lungo le strade e autostrade di italiane di mezzi che trasportavano le case prefabbricate per i terremotati, gestite in modo clientelare.
    L'assalto al forno di Eboli da parte della popolazione inferocita contro le istituzioni che distribuivano viveri seguendo il “modello Lauro”.
    Il racket dei vestiti usati smistati dalla Protezione Civile a Potenza e Avellino.
    Le vergognose menzogne di sindaci, assessori, ministri, sottosegretari, funzionari dello Stato, alle varie conferenze stampa ascoltate a Napoli, Avellino, Potenza.
    Ma ricordo anche le parole chiare e precise dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, un uomo per bene.
    “Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi”
    43 anni dopo il terremoto dell’Irpinia, le parole di Pertini suonano da monito, a futura memoria.
    Per mai dimenticare.
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  • 22/11/2023 | Il Corsivo
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