Il Corsivo

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  • La battaglia dei giornalisti contro legge bavaglio. Fnsi a Mattarella: non firmi il provvedimento | 21/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In un Paese democratico i cittadini devono essere informati in modo libero e per quanto possibile imparziale. Il nuovo bavaglio al diritto di cronaca rappresentato dal divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, rende l’Italia carente sul piano della libertà di stampa. L’emendamento di Enrico Costa di Azione alla legge di delegazione europea, approvato dalla Camera, impegna l’esecutivo a modificare l’articolo 114 del codice di procedura penale prevedendo il divieto di pubblicazione integrale o per estratto dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari. Si tratta di una forte retromarcia rispetto alla riforma Orlando del 2017, che aveva escluso da ogni divieto di pubblicazione proprio le ordinanze di applicazione delle misure cautelari. In quei provvedimenti il gip, motivando sui gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, spesso riporta stralci di intercettazioni raccolte dall’accusa. Dovrebbe rimanere consentito, pubblicare il “contenuto” delle carte, la cui diffusione è vietata solo per gli atti coperti da segreto. Il mestiere di cronista giudiziario diventa a questo punto impossibile. Un esempio. Il racconto del boss Matteo Messina Denaro, al di là degli aspetti rimasti ancora oscuri della sua latitanza, era contenuto nel provvedimento del suo arresto e riassumeva il lavoro di indagine degli inquirenti. Con la nuova legge non sarà più possibile diffondere anche il pur minimo particolare di una ordinanza cautelare. Per questo fa bene la Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ad avviare una mobilitazione della società civile, chiedendo al Capo dello Stato Sergio Mattarella di non firmare la legge.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • La nuova legge bavaglio vieta ai giornalisti di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare | 20/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Tutto è accaduto alla Camera, tra la discussione sul Mes e nei giorni dell'approvazione definitiva della legge di bilancio. Il deputato di Azione Enrico Costa presenta un emendamento a sorpresa che intende modificare l’articolo 114 del codice di procedura penale, inserendo il divieto assoluto per i giornalisti di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, gli atti con cui i giudici formalizzano una misura di arresto, su richiesta dei pubblici ministeri. Se andasse in porto l'idea di Enrico Costa i giornalisti non potrebbero più scrivere nulla su qualsiasi tipo di inchiesta. Costa chiede il voto segreto in Aula perché si tratta di un tema che riguarda le libertà personali dei cittadini. In quel caso la maggioranza potrebbe andare sotto: Forza Italia è favorevole, Azione e Italia viva pure, Lega e Fratelli d’Italia non hanno avuto indicazioni e potrebbero andare in ordine sparso, una parte dell'opposizione è pronta ad approfittare dell'impasse politica. La proposta finisce subito sul tavolo di Carlo Nordio che chiede di accantonare l’emendamento e di avviare una trattativa per riformularlo per non mettere in difficoltà la maggioranza creando nuove frizioni politiche tra i partiti. Fino al processo tutto sarà segreto. Se l’obiettivo di Nordio sembrava il divieto di pubblicare le intercettazioni, ora diventa segreto il contenitore. I cittadini non saprebbero più nulla sulle indagini. Non è un bene per la democrazia.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il premierato secondo La Russa e le preoccupazioni del Quirinale | 19/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il premierato, secondo Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, prevede un ridimensionamento della figura del presidente della Repubblica. Dice il Presidente del Senato nel tradizionale brindisi natalizio. "Al Capo dello Stato vengono concessi poteri più grandi di quelli che originariamente la Costituzione prevedeva e un'elezione diretta del presidente del Consiglio potrebbe ridimensionare l'utilizzo costante di questi ulteriori poteri. Ridimensionarli non eliminarli, Sarebbe un atto di salute per la nostra Costituzione non un atto di debolezza". Non so se quello di Ignazio La Russa è lo stesso pensiero di tutto il centrodestra, ma si tratterebbe di un esautoramento del ruolo di garanzia di Sergio Mattarella. Nel nostro attuale ordinamento, il Presidente della Repubblica è il motore di riserva nei casi di crisi, capace di rimettere in piedi il sistema. Questa funzione super partes ha salvato il Paese in più occasioni, soprattutto nei momenti in cui quando la politica non è riuscita a trovare una sintesi di programma, sfiduciando il Presidente del Consiglio, come avvenuto nel 2022 con Mario Draghi. Al momento, Mattarella non ha detto una parola sul premierato, né la dirà. Ha cercato di mantenere un rapporto di buon vicinato, anche quando, come in questo caso, qualcuno è uscito allo scoperto confondendo il premierato, già criticato da molti giuristi e costituzionalisti, nell'elezione diretta del Presidente della Repubblica senza un sistema di pesi e contrappesi. Il Quirinale non fa trapelare gli stati d'animo, ma l'imbarazzo e la preoccupazione sono già visibili.
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    3 min
  • In Consiglio Onu possibile voto su aiuti a Gaza, mentre Israele scatena la caccia ai tunnel di Hamas | 18/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le forze armate israeliane avrebbero intercettato il più grande sistema di tunnel sotterranei a Gaza: si troverebbe nelle immediate vicinanze del punto di passaggio di Erez, riaperto in queste ore per consentire l'arrivo nella Striscia di aiuti umanitari. "Questo imponente sistema di tunnel, suddiviso in rami di gallerie, si estende per oltre quattro chilometri e dista solo 400 metri dal valico di Erez", informa l’esercito israeliano, impegnato nella caccia ai tunnel di Hamas. Tutto avviene mentre un raid aereo colpisce per l'ennesima volta il campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, con almeno 90 vittime civili accertate. Il conflitto prosegue, ma entra in campo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe votare nelle prossime ore una risoluzione redatta da Stati Uniti e Emirati Arabi Uniti che chiede a Israele e ad Hamas una "cessazione urgente e sostenibile delle ostilità". L'obiettivo è permettere l'accesso di aiuti nella Striscia di Gaza e di istituire un monitoraggio delle Nazioni Unite per verificare che gli aiuti umanitari vengano effettivamente consegnati. La posizione americana però non cambia. Secondo Joe Biden, la cessazione del conflitto favorirebbe la riorganizzazione di Hamas. La risoluzione al Consiglio di sicurezza ha bisogno di almeno nove voti su quindici per passare e nessun veto da parte dei cinque Paesi membri permanenti, che sono Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. Solo due settimane, gli americani hanno posto il veto a una risoluzione che fermava il conflitto per favorire l'arrivo di aiuti umanitari. L'Assemblea generale ha approvato con 153 voti a favore su 193 una risoluzione dello stesso tenore, ma che ha solo un valore simbolico rispetto alle decisioni del Consiglio di sicurezza, che invece sono più vincolanti per i Paesi membri.
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  • 16/12/2023 | Il Corsivo
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  • Il Corsivo di Sabato 16 Dicembre 2023
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  • Il disastro umanitario di Gaza, l'impotenza dell'Onu, l'indifferenza del mondo | 15/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il disastro umanitario della popolazione palestinese di Gaza si consuma con l'impotenza politica dell'Onu, imbrigliata nei veti, l'indifferenza dell'Europa e dei grandi del mondo. Gli abitanti della Striscia vivono senza acqua, senza cibo, in molti momenti della giornata al buio e senza luce. Gli aiuti che giungono da varie parti hanno l'effetto di una goccia nel deserto. In centinaia assaltano i camion umanitari per una bottiglia di acque. È la guerra tra poveri che vivono nella miseria, tra i ripetuti raid aerei, le operazioni di terra degli israeliani e i ricatti di Hamas.
    A Rafah, non c’è più un posto: è tutto pieno dopo l’arrivo degli sfollati dal nord. Alcuni hanno cominciato a costruire baracche con assi di legno e teli di plastica per proteggersi, ma quando piove i tetti diventano come vasche.
    Il fotografo palestinese Anas Fteiha ha diffuso sui social un video che mostra la disperazione della popolazione di Gaza, da settimane ormai costretta a fronteggiare una drammatica carenza di acqua potabile e generi alimentare. E con gli impianti di depurazione danneggiati o fuori uso per l’assenza di carburante, la situazione di fa ogni giorno più disperata. Secondo l’Oms, le persone consumano dal 59% all’89% di acqua in meno rispetto al periodo precedente alla guerra dell’attuale escalation. Inoltre, denuncia sempre l’Oms, il collasso quasi totale del sistema sanitario, idrico e igienico-sanitario, rischia di provocare migliaia di morti per malattie. E allora che fare? Serve un cessate il fuoco, non una tregua di qualche ora. Serve una presa di posizione netta, chiara, del presidente americano Joe Biden, a partire dall'adesione all'ultima risoluzione dell'Onu. Serve soprattutto un intervento immediato prima che il disastro umanitario si trasformi in un genocidio.
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  • L'Albania non ratifica l'accordo Meloni-Rama sui migranti | 14/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'accordo tra Roma e Tirana sui migranti era stato annunciato in pompa magna a Palazzo Chigi con tanto di conferenza stampa di Giorgia Meloni e Edi Rama. Le forti critiche europee, il ricorso delle opposizioni alla Corte Costituzionale, hanno sospeso e rinviato di almeno tre mesi, o forse più, la ratifica dell'intesa prevista domani nel Parlamento albanese. Il protocollo siglato da Meloni e Rama lo scorso novembre, prevede la creazione di due centri di accoglienza e rimpatrio sul suolo albanese, ma finanziati e gestiti dall'Italia. Il memorandum ha creato duri scontri tra maggioranza e opposizione nel nostro Paese, dove l'intesa deve ancora approdare in aula per la ratifica, e a Tirana. In Albania, il centrodestra, avversario dell'esecutivo socialista, si è spinto fino al più alto tribunale per denunciare un meccanismo di cooperazione che sarebbe in contrasto con la Costituzione e con le convenzioni internazionali. I due ricorsi presentati alla Corte sono stati avanzati dal Partito democratico guidato dall'ex ministro dell'Interno ed ex sindaco di Tirana Lulzim Basha, e da 28 deputati legati all'ex premier ed ex presidente Sali Berisha. In questi rilievi si afferma che l'Italia porterebbe l'Albania a rinunciare alla sua sovranità, e in ogni caso per far passare l'accordo sarebbe necessaria l'autorizzazione del presidente della Repubblica. Su questi rilievi è arrivato un primo pronunciamento della Corte costituzionale, non nel merito, ma sulla legittimità. Per Palazzo Chigi, forse sarebbe stato meglio affrontare il problema con maggiore prudenza, visto che, ben prima della stipula dell'intesa, forti malumori si erano già palesati dalle opposizioni albanesi e dalla comunità di giuristi europei.
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  • Meloni attacca Draghi, l'Europa, l'opposizione | 13/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel dibattito sulle comunicazioni in vista del Consiglio Europeo la premier Giorgia Meloni sceglie la linea dura contro Mario Draghi, l'Europa, le opposizioni. Prima attacca Giuseppe Conte e al suo governo: "Con il favore delle tenebre approvò il nuovo regolamento del fondo Salva-Stati". Poi arriva l’affronto a Mario Draghi: "Mi ha molto colpito che si sia fatto riferimento al grande gesto da statista del mio predecessore Draghi e la foto in treno verso Kiev con Macron e Scholz. Per alcuni la politica estera è stata farsi una foto con Francia e Germania quando non si portava a casa niente". Il cambio di passo di Giorgia Meloni giunge in un momento delicato del suo Governo. E' iniziato l'assalto alla diligenza che precede il varo della legge di bilancio. Il centrodestra si spacca sul superbonus, Forza Italia chiede la proroga, interviene il ministro dell'Economia Giorgetti che la blocca. La Lega festeggia il mantenimento di 11,6 miliardi destinati al Ponte sullo Stretto, ma i tempi di approvazione della manovra sono serrati perché l'esame del provvedimento inizierà il 19 o 20 dicembre e la chiusura definitiva slitta tra il 28 e il 29 dicembre. Sul piano delle alleanze in Europa prende sempre più corpo il progetto di Emmanuel Macron di piazzare Mario Draghi alla guida della Commissione: l'ipotesi trova contrari Meloni, Salvini, ma non Forza Italia e il Pd, cioè i baluardi italiani del Ppe e del gruppo socialista europeo. Nella sostanza, la premier si barcamena fra l’approccio istituzionale alla partita delle elezioni europee e l’esigenza di non farsi sottrarre voti dalla Lega che ha rilanciato l'ultra destra xenofoba e filo-russa. E tutto accade alla vigilia della trattativa sul patto di Stabilità e la scelta di ratificare il Mes.
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  • Lo scontro sul Mes e la trattativa sul nuovo patto di stabilità europeo | 12/12/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, divide le forze politiche, apre un nuovo fronte di frizione nel centrodestra e con l'opposizione, mentre è in corso la trattativa tra Palazzo Chigi e Bruxelles sul nuovo patto di stabilità europeo. Le cose stanno così. L'Europa chiede di ratificare al più presto il Mes, la Lega lo osteggia in ogni modo, Forza Italia ne chiede l'approvazione così come il Pd. La premier Giorgia Meloni non intende creare nuove divisioni in vista della campagna per le elezioni europee del 2024, sottolinea che è uno strumento che congela molte risorse, sostanzialmente inutile. Meloni valuterà in corso d'opera se ratificare il Mes, anche se alla fine dovrà farlo, come hanno fatto gran parte dei paesi europei. Secondo Palazzo Chigi, la sottoscrizione del Meccanismo potrà avvenire solo al termine della trattativa sul Patto di stabilità, cioè nel gennaio 2024. Alle critiche della segretaria del Pd Elly Schlein, Giorgia Meloni rimanda la palla al mittente. “Siete stati al governo 4 anni, perché non lo avete ratificato se era così fondamentale farlo in tempi rapidi?”. Schlein reagisce con durezza. “Quello di cui discute non è l’attivazione del Mes, ma la ratifica del trattato che lo modifica. 26 Paesi su 27 l’hanno già fatto. Rimane solo l’Italia, perché la destra è prigioniera della sua propaganda ideologica”. Ma al di là della normale dialettica politica tra maggioranza e opposizione, il contesto è il Patto di stabilità. Se Meloni porterà a casa un buon risultato sarà più chiaro dopo l’Ecofin che si terrà tra il 18 e il 21 dicembre. In quel caso dovrà costruire una via di uscita e convincere Matteo Salvini a rinnegare la battaglia contro il Salva Stati. La strada è in salita.
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