Il Corsivo

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  • L'appello di Sergio Mattarella alla partecipazione, alla difesa dei diritti e della Costituzione | 02/01/2024 | Il Corsivo
    Nel suo discorso di fine anno, il Capo dello Stato Sergio Mattarella sprona gli italiani alla partecipazione politica. "E' il voto che decide", sostiene Mattarella. Il presidente della Repubblica comprende, più di molti altri leader di partito e di Governo, che il vero nemico della nostra fragile democrazia è proprio la disaffezione alla politica, l'aumento consistente dell'astensione. "Non sono i social o i sondaggi che definiscono la strada che dobbiamo percorrere", dice Mattarella. L’altra sera ha dedicato molto spazio ai diritti calpestati, al lavoro che manca, quello sottopagato, le liste d’attesa per visite ed esami, i femminicidi, i rincari degli affitti per gli studenti. Secondo il pensiero di Mattarella la regressione dei diritti è la conseguenza di un arretramento della partecipazione alla vita pubblica, non solo quindi della disaffezione al voto. E' il monito di Mattarella ad una società rassegnata, sempre meno incline a far rispettare i propri diritti, dove prevale una solitudine individuale e collettiva. Ma come reagire? Il Capo dello Stato tutti noi possiamo fare qualcosa per il Paese, partendo dai valori fondanti della Repubblica, quelli scritti nella nostra Costituzione: la solidarietà, la partecipazione. La democrazia è composta dall'esercizio della libertà. "Prima che un dovere, partecipare alla vita e alle scelte della comunità è un diritto di libertà. Anche un diritto al futuro. Alla costruzione del futuro. Partecipare significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte". Gli si può solo dare ragione.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • 01/01/2024 | Il Corsivo
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il discorso di fine anno di Mattarella tra guerre, crisi umanitarie, cambiamenti climatici | 30/12/2023 | Il Corsivo
    Domani Sergio Mattarella tiene il tradizionale discorso di fine anno. C'è attesa su ciò che dirà soprattutto sul suo ruolo di presidente della Repubblica, messo in discussione dalle ultime dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa e più in generale dal progetto di premierato del governo a guida Giorgia Meloni che depotenzia la funzione super partes del Quirinale. Mattarella non risponde su temi divisivi della discussione pubblica, preferisce lasciar decantare le cose. E tanto meno può entrare nel merito di una revisione costituzionale di cui è investito il Parlamento. È la regola che si è imposto Mattarella: rifiutare ogni scontro, per mantenere la neutralità del suo ruolo che ha rivendicato fin dal primo settennato. Figuriamoci nel discorso che conclude il 2023. Certamente Mattarella interverrà sui conflitti in corso. Nella cerimonia dello scambio di auguri di fine anno, il Capo dello Stato aveva parlato del conflitto che da due anni coinvolge l’Europa, quello tra Russia e Ucraina, con un immenso numero di vite umane perdute, e che ha improvvisamente sgretolato la certezza di una pace duratura. Mattarella affronterà il tema della guerra che infiamma il Medio Oriente, la sanguinosa aggressione di Hamas e le azioni militari israeliane a Gaza che hanno provocato un numero inaccettabile di vittime civili. Il presidente della Repubblica si soffermerà sugli effetti dirompenti del cambiamento climatico, la devastazione prodotta da alluvioni e inondazioni, come quelle in Emilia Romagna e Toscana. Infine ci sarà spazio per le sfide future. Mattarella ricorderà che nel 2024 l'Italia assumerà la presidenza del G7. Per il Quirinale sarà una grande opportunità per favorire soluzioni più avanzate su cruciali questioni globali, quali il governo delle migrazioni, la sicurezza alimentare e la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Quello che ascolteremo sarà quindi un discorso che marcia sui classici binari istituzionali, con un forte richiamo ai valori che tengono insieme l'Europa e una possibile critica contro ogni sovranismo.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    4 min
  • Dopo il Colorado, anche il Maine esclude Donald Trump dalle primarie | Il Corsivo
    Dopo il Colorado, anche il Maine esclude Donald Trump dalle primarie. In Colorado, la decisione proviene dai giudici della Corte Suprema statale, mentre nel Maine si tratta del provvedimento unilaterale del segretario di Stato e ex senatrice democratica Shenna Bellows, che ha rimosso Trump dalla lista dei candidati alle primarie repubblicane in programma il 5 marzo 2024. E' quindi l'iniziativa di un rappresentante dell’amministrazione. Anche nel Maine, contro Donald Trump viene citata la terza sezione del 14° emendamento che esclude dal ricoprire un incarico pubblico chi, dopo aver giurato per la Costituzione, ha partecipato a un’insurrezione o a qualsiasi azione contro la Costituzione stessa. Ma al di là degli aspetti tecnici, i prevedibili ricorsi legali messi in campo dall'ex presidente americano, rimane il dato politico. Donald Trump, in testa ai sondaggi contro gli altri candidati repubblicani e più in generale contro Joe Biden, non potrà partecipare alla corsa verso un possibile ritorno alla Casa Bianca, nonostante i numerosi processi giudiziari e accuse pesantissime come essere il mandante organizzativo dell'assalto al Capitol Hill, il cui processo è stato fissato a Washington per il 4 marzo, il giorno prima delle primarie nel Maine. E' ormai sempre più probabile che toccherà ai giudici supremi di Washington prendere una decisione, che varrà non solo per il Colorado e per il Maine, ma anche in tutti gli altri Stati che dovranno decidere se ammettere alle primarie o no un ex presidente coinvolto in un’insurrezione.
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  • Addio a Jacques Delors e Wolfgang Schaeuble, le visioni antitetiche dell'Europa moderna | 28/12/2023 | Il Corsivo
    Nello stesso giorno ci lasciano il francese Jacques Delors e il tedesco Wolfgang Schaeuble. Jacques Delors, cattolico, socialista, ex presidente della Commissione, è stato il padre dell'unificazione europea e l'ispiratore della moneta unica. Le sue idee hanno messo insieme i valori di libertà, liberalismo, giustizia sociale e solidarietà. In particolare Delors ha proposto un paradigma etico, basato sul principio della riconciliazione con la Storia: quella franco-tedesca dopo la Seconda guerra mondiale, tra Est e Ovest dopo la fine della Guerra fredda, di classe, quella etica tra laici e credenti e quella politica tra socialisti e popolari. "Il modello europeo è in pericolo se dimentichiamo il principio della responsabilità personale", amava ripetere Delors. Nel 2015 il Consiglio europeo gli ha conferito il titolo di Cittadino onorario d’Europa. Prima di lui, l’hanno ricevuto solo Jean Monnet e Helmut Kohl. Ora sono tutti scomparsi. L'altra faccia di Jacques Delors è rappresentata certamente da Wolfgang Schaeuble, ex ministro dell'economia tedesco nel governo di Angela Merkel, esponente del partito del rigore nell’Europa travolta dalla crisi dell’euro. Sostenitore di lunga data di una maggiore unità europea, ha contribuito a condurre uno sforzo durato anni che mirava a un’integrazione più profonda e a regole più severe. Tuttavia in quegli anni la Germania è stata anche criticata a più riprese in quanto sostenitrice di misure di austerity. Con Delors e Schaeuble se ne vanno due figure che rappresentano le visioni antitetiche dell'Europa moderna
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    3 min
  • Il Governo impegnato tra l’approvazione della manovra e le polemiche sulla mancata ratifica del Mes | 27/12/2023 | Il Corsivo
    La manovra economica arriva alla Camera dopo aver ottenuto il via libera del Senato e sarà approvata in modo definitivo il 29 dicembre, a soli due giorni dall’esercizio provvisorio. Le misure più importanti sono certamente la proroga del taglio del cuneo fiscale per il 2024 e la riforma dell’Irpef che passa da 4 a 3 aliquote. Solo questi due provvedimenti assorbono metà dei 28 miliardi di euro stanziati dalla legge di bilancio. In particolare viene confermato il taglio del cuneo fiscale, già in vigore da luglio (6 punti in meno per i redditi fino a 35mila euro e 7 per quelli fino a 25mila). Ma la riduzione non sarà applicata alle tredicesime ed è finanziata solo per il 2024. Poi c’è la nuova Irpef, che passa da quattro a tre aliquote, con l’accorpamento dei primi due scaglioni (l’aliquota del 23% sarà applicata sui redditi fino a 28mila euro). Sul fronte pensioni si torna a Quota 103, ma con penalizzazioni. Niente proroghe sul Superbonus, ma sale la cedolare sugli affitti brevi. Vengono anche rimodulati i fondi stanziati (11,6 miliardi al 2032) per il Ponte sullo Stretto, con una riduzione degli oneri a carico dello Stato per 2,3 miliardi, recuperati dal Fondo di sviluppo e coesione.
    Il testo che approda a Montecitorio è composto di 109 articoli ed è sostanzialmente blindato, vuol dire che la maggioranza potrà solo approvare il documento visto che non c’è margine per un dibattito parlamentare serrato. Ma la vera grana per la maggioranza è il malcontento all’interno di Forza Italia, uno dei tre partiti che sostengono Giorgia Meloni. Cresce la fronda di chi accusa Antonio Tajani di aver ceduto a Lega e Fratelli d’Italia nel voto sul Mes, soprattutto di non avere difeso la linea del Ppe. Su questo e altri temi si deciderà la tenuta dell’esecutivo.
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  • 26/12/2023 | Il Corsivo
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  • 25/12/2023 | Il Corsivo
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  • La crisi industriale e il caso dell'Ilva di Taranto | 23/12/2023 | Il Corsivo
    Non sono feste serene quelle che si apprestano a celebrare i lavoratori dell'ex Ilva di Taranto, tornati in piazza per denunciare lo stato a dir poco precario del fabbisogno finanziario dell'azienda. Lo stato delle trattative è racchiuso in un comunicato con cui Acciaierie d’Italia mette in campo un consiglio di amministrazione per il prossimo 28 dicembre, con l’obiettivo di formulare un nuovo testo di delibera da proporre all’assemblea degli azionisti. Nello stesso tempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso convoca la prossima settimana un tavolo di discussione con i sindacati. "Lavoriamo affinché l’Ilva continui ad essere un polo industriale con le prospettive della riconversione green. L’unica cosa certa è che continuerà a produrre", assicura Urso. Nel cda del 28 dicembre, Acciaierie propone di creare le condizioni finanziarie per l’acquisizione dei rami di azienda di Ilva spa previsti dal contratto di affitto con obbligo di acquisto. I soci di Acciaierie dovranno certamente deliberare un ulteriore aumento di capitale o prestito convertibile, da sottoscriversi da parte dei soci o di investitori terzi, per un totale di 320 milioni di azioni da un euro l'una. La proposta di delibera dispone di dare termine a ciascun socio per l’esercizio dell’opzione fino al 31 gennaio 2024, con diritto di prelazione a ciascun socio sulle eventuali azioni rimaste (per le quali non è stato esercitato il diritto di opzione) dall’altro socio, da esercitare entro i successivi 10 giorni, e cioè entro il 10 febbraio 2024. Non sappiamo al momento se questa manovra di Acciaierie riuscirà a salvare l'azienda. Sappiamo però che i lavoratori dell'ex Ilva sono arrivati fin qui per la totale mancanza di una visione della politica industriale in Italia, anzi di un vero declino le cui responsabilità sono di tutti i Governi che si sono avvicendati da 40 anni a questa parte. Una responsabilità politicamente trasversale.
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  • L'Italia non ratifica il Mes. Ue preoccupata, Maggioranza divisa: Forza Italia si astiene | 22/12/2023 | Il Corsivo
    La premier Giorgia Meloni segue il suo alleato Matteo Salvini nella svolta ultra sovranista che precede la campagna elettorale europea e boccia il Mes. L’Aula della Camera respinge il trattato con 72 voti a favore, 184 contrari e 44 astenuti. Votano a favore della ratifica i deputati del Pd, Iv e Azione. Il centrodestra si spacca: Lega e Fdi sono contrari, Forza Italia, Avs e Noi Moderat si astengono. Dopo il voto, Palazzo Chigi dice di voler riflettere sulle modifiche al Mes più utili, ma la decisione italiana diventa un caso politico a Bruxelles: la posizione del nostro governo imbarazza e preoccupa le diplomazie europee, perché l’Italia è l’unico Paese europeo a non aver ratificato il Meccanismo: anche i paesi sovranisti come Ungheria, Polonia, Olanda hanno accettato il provvedimento. "Pur nel pieno rispetto delle deliberazioni parlamentari, mi rammarico per l’esito", ha commentato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe. “L’Italia rimane l’unico Paese che blocca la finalizzazione di una riforma su cui tutti ci siamo impegnati nel 2021”, ricorda Donohoe, evidenziando che si tratta di “un elemento chiave della rete di sicurezza comune nell’Eurozona, a vantaggio di tutti i Paesi membri”. Palazzo Chigi ha dovuto accettare il nuovo Patto di stabilità scritto tra Berlino e Parigi, nonostante le numerose riserve espresse da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Poi le ragioni di politica interna hanno avuto il sopravvento portando il nostro esecutivo ad aprire un nuovo fronte nella complicata coesistenza europea, in una battaglia che ancora una volta lo vede isolato in Europa.
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