Il Corsivo

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  • Dopo Iowa, Trump trionfa anche nelle primarie repubblicane New Hampshire | 24/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo lo stato dell'Iowa, Donald Trump si aggiudica anche le primarie del New Hampshire. Il divario con Nikki Haley sembra destinato a rimanere sotto il 10%. L’ex presidente però ha dichiarato che per lui "la corsa è finita", sollecitando il Partito repubblicano ad unirsi sotto la sua leadership, per sfidare Joe Biden nelle elezioni del 5 novembre. Stando ai meri numeri, Trump non ha ripetuto la vittoria a valanga dell’Iowa, ma ha incassato il secondo successo consecutivo. In passato non è mai accaduto che un candidato repubblicano abbia vinto l’Iowa e il New Hampshire, e non sia stato scelto come candidato del partito. Nukki Haley non demorde e prosegue la battaglia certamente fino al voto in South Carolina, lo stato di cui era governatrice, in programma il prossimo 24 febbraio. La campagna della seconda candidata è tutta improntata sul rinnovamento. Dice che Trump è troppo vecchio per fare il capo della Casa Bianca, e rieleggerlo vorrebbe dire restare ancorati al passato, perché il suo unico interesse è lamentarsi per le presidenziali perse nel 2020.  La Haley spera di ottenere una visibilità maggiore ai prossimi appuntamenti con le primarie, ma la corsa di Trump alla nomination sembra inarrestabile. Al netto dei guai giudiziari che sembrano non scalfire la sua immagine tra i militanti del Gop, il problema arriverà quando dovrà rivolgersi all'intero elettorato, parlando alla pancia della provincia americana. 
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • L'autonomia differenziata, i dubbi costituzionali, il braccio di ferro tra Governo e le Regioni | 23/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Oggi il Senato approva la legge sull'autonomia differenziata, voluta dalla Lega e dal ministro Roberto Calderoli e sostenuta dalla maggioranza. Il documento prevede tempi brevi in quanto non è una  legge costituzionale e non è necessaria la doppia lettura. Dopo il via libera del Senato, potrebbe passare alla Camera tra febbraio e marzo con un iter accelerato dovuto ai numeri della maggioranza nelle commissioni e in aula. Il Governo ha 24 mesi di tempo per fissare i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), con relative coperture finanziarie. Dopo questo passaggio, i tempi saranno ancora più celeri: la procedura per l’intesa fra lo Stato e la Regione che chiederà l’autonomia dovrà durare 5 mesi, ma inclusi i 60 giorni concessi alle Camere per l’esame delle richieste. Le intese potranno durare fino a 10 anni e poi essere rinnovate. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna dovrebbero chiedere subito l'autonomia differenziate, tutte le altre regioni non sono d'accordo. Già questa plateale divisione numerica dimostra che si tratta di una pur legittima legge imposta dall'alto. Il fondo per colmare le differenze tra nord e sud è già stato prosciugato nella manovra del governo. Poi ci sono i forti dubbi costituzionali, come conferma oggi l'ex presidente della Consulta Ugo de Servio, secondo cui  è una riforma solo parziale, che amplia la possibilità di estendere i poteri di alcune Regioni, ma senza modificare le altre norme costituzionali già esistenti.  Se si concedono maggiori poteri a una Regione in materia di sanità, questa dovrebbe poter adottare una sua legge in quel settore. Ma se la adotta modifica nei fatti tutta la legislazione nazionale, a meno di frantumare l’intero sistema regionale italiano. Nell'ipotesi migliore viene fuori un pasticciaccio all'italiana.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il nazismo di Afd che non piace ai tedeschi | 22/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Afd sta per Alternative für Deutschland. E' un partito emergente della destra radicale, che si ispira direttamente agli anni bui del nazismo, che non sconfessa le leggi razziali e propone un programma basato su pochi punti: lotta all'immigrazione, suprematismo bianco, sovranismo.  La Germania si mobilita contro la loro presenza sulla scena politica.  Nel weekend, in migliaia sono scesi in piazza ad Amburgo, Hannover, Francoforte, Kassel, Dortmund, Wuppertal, Karlsruhe, Norimberga,  uniti da slogan e motti in favore della democrazia e contro il partito nazional-conservatore, euroscettico e anti-immigrazione. Non solo. . A Monaco di Baviera, a causa del sovraffollamento dovuto all’affluenza record, la manifestazione indetta è stata addirittura interrotta: 50.000 persone, il doppio di quelle registrate all’evento e previste dalla Polizia. Tutto parte dalle rivelazioni della redazione d'inchiesta investigativa "Correctiv" che ha riferito di un incontro segreto a Potsdam, vicino a Berlino, in cui è stato discusso un piano per l’espulsione di massa di migranti, richiedenti asilo e cittadini tedeschi “non assimilati”. Tra i partecipanti figurano proprio i membri dell’Afd. Il partito conferma la presenza di suoi membri all’evento, ma dichiara di non sostenere il progetto di “ri-emigrazione” di Martin Sellner, figura di spicco della Nuova Destra e del Movimento Identitario. Fa riflettere la mobilitazione tedesca che avviene mentre in Italia c'è chi come la Lega di Matteo Salvini annuncia una lista proprio con Afd per le prossime elezioni europee. Lo scontro potrebbe riacutizzarsi nei prossimi mesi. In una rilevazione di YouGov l’Afd ha raggiunto il 24%, posizionandosi come secondo partito, dietro la Cdu-Csu al 29%. E a settembre 2024 potrebbe vincere le elezioni in alcuni Länder orientali, dove svetta tra le preferenze: in Turingia, Brandeburgo e Sassonia.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il calendario della discordia | 20/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il calendario dell’Esercito italiano per il 2024 porta un titolo – fortemente voluto dalla sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti – che sta suscitando un diffuso malumore sia a livello storico, che politico.
    “Per l’Italia sempre… prima e dopo l’8 settembre 1943”: sono queste, infatti, le parole che campeggiano sulla copertina del calendario che, appena pubblicato, è già divenuto un “casus” in grado di alimentare polemiche che sono tipiche di un Paese che, evidentemente, stenta a fare i conti con il proprio passato.  Con l’indirizzo dato al calendario 2024, la figlia dello storico dirigente del Msi, Pino Rauti, sembra voler superare la distinzione tra quanto avvenne, tra le nostre Forze Armate, prima e dopo la fatidica data dell’8 settembre: giorno in cui, caduto da poco tempo il fascismo, l’Italia firmò l’armistizio con gli Alleati. Il calendario – come si legge nella sua presentazione – intende rendere  omaggio ad alcuni dei militari che furono insigniti della Medaglia d’oro al Valore:uomini che parteciparono ai tragici eventi di guerra “con l’assoluta consapevolezza di servire la Patria”,  “sia prima e sia dopo l’8 settembre 1943”. E si trattò sempre – continua la prefazione - degli “stessi uomini, degli stessi Eroi”.
    E qui però, anche noi abbiamo qualcosa da dire, perché il sacrificio di tanti soldati che sono caduti nei primi tre anni di guerra non può essere strumentalizzato da chi cerca di dimostrare una effettiva continuità istituzionale tra il prima e il dopo.
    Anzi, ci pare che il sorvolare, come se nulla fosse,  sulle responsabilità di una classe di governo che incamminò, imperdonabilmente, verso la morte  migliaia e migliaia di giovani italiani, significhi equivocare un po’ troppo su come andarono realmente le cose. Certo che gli alpini morti di fame e di freddo nella Ritirata di Russia sono dei martiri e degli eroi ! Certo che i fanti mandati allo sbaraglio in Africa contro un nemico molto più armato sono anch’essi dei martiri e degli eroi! Ci mancherebbe altro...Tuttavia, se vogliamo veramente onorarne la memoria, dobbiamo anche ricordare che l’8 settembre segnò una svolta drammatica per il Regio Esercito che di fatto  si trovò, da un giorno all’altro, allo sbando e fu costretto a vivere quella situazione di confusa smobilitazione così ben descritta da Luigi Comencini nel suo film “Tutti a casa” del 1960.
    Ma sempre lo stesso 8 settembre rappresentò pure  l’inizio di un riscatto nazionale al quale contribuirono anche tanti militari che, in quelle ore, operarono una scelta decisiva proprio “tra il prima e il dopo”: e cioè, tra la guerra combattuta a fianco di Hitler e quella per liberarci dal suo giogo criminale.
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    3 min
  • Il Pd a conclave a Gubbio: l'obiettivo è il rilancio del centrosinistra | 19/01/2024 | Il Corsivo
    Dalla nascita del Pds di Achille Occhetto al Partito Democratico di Elly Schlein, quando il centrosinistra smarrisce il cammino va in conclave e sceglie i conventi. Nel 1995, l'allora segretario del Pds Massimo D'Alema convoca nell'Abbazia di Pontignano, colline senesi, il primo momento di riflessione con il gruppo dirigente: un conclave, ma in un resort di impronta medioevale. Romano Prodi, nel 1997, convoca in un convento a Gargonza, in Val di Chiana, un vertice del centrosinistra e del suo governo, parlamentari e studiosi come Umberto Eco con il compito di elaborare le "Dieci idee per l'Ulivo". Nel 2000, Prodi replica l'appuntamento ancora a Gargonza per gli Stati Generali dell'Ulivo. La relazione introduttiva viene messa a punto da un gruppo di venti promotori coordinati dal semiologo Omar Calabrese. Sempre Prodi nel 2006 riconvoca a San Martino in Campo, in provincia di Perugia, un summit di governo nel corso del quale viene stabilita la strategia comunicativa di Palazzo Chigi. Nel 2007, ci si sposta nella cornice della reggia di Caserta, Nel 2010 Dario Franceschini, allora capogruppo Pd alla Camera dei deputati, convoca nell'Abbazia toscana di Spineto, un seminario dei parlamentari dove l'ospite d'onore è  Romano Prodi. Tre anni dopo vi torna anche Enrico Letta che a Spineto della Luca porta tutti i ministri e i sottosegretari in ritiro "per conoscersi e fare spogliatoio" con la promessa e la garanzia che comunque "ognuno paga per sé".  Poi tocca a Nicola Zingaretti continuare la tradizione nell’abbazia di Contigliano. Si arriva al conclave in corso a Gubbio, in un vecchio monastero nel cuore dell'Umbria. L’idea di Chiara Braga è quella di rinchiudersi due giorni in un convento per ritrovare l’armonia del gruppo parlamentare. Ma il conclave, al centrosinistra, non ha mai portato bene, e ci vuole ben altro, forse una più approfondita ristrutturazione del gruppo dirigente,  per risollevare le sorti di un partito che i sondaggi stimano tra il 19 e il 20% e che non frena in alcun modo la stabile tenuta di Fratelli d'Italia e di Giorgia Meloni. 
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  • La questione morale sbaraglia le regionali in Sardegna. Solinas indagato per corruzione | 18/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La questione morale entra nello scontro politico sulle candidature delle elezioni regionali in Sardegna, previste il prossimo 25 febbraio. Il governatore uscente della Sardegna Christian Solinas, esponente della Lega, è indagato per corruzione. Al centro delle indagini della procura di Cagliari ci sono la compravendita di alcuni terreni di proprietà dello stesso Solinas e nomine pilotate in enti controllati dalla Regione. A Solinas sono stati sequestrati beni per circa 350 mila euro. Nel primo troncone d'inchiesta, insieme a Solinas sono coinvolti l’imprenditore Roberto Zedda e il consigliere regionale Nanni Lancioni del Partito di azione sardo. Il secondo filone dell’indagine riguarda pressioni per la nomina di Roberto Raimondi al vertice dell’Enpi, legata alla promessa di una laurea ad honorem di un’università albanese e di contratti di docenza per lo stesso governatore sardo. Solinas respinge le accuse al mittente, parla di giustizia ad orologeria perché le notizie coperte dal segreto istruttorio sono state trapelate a quattro giorni dalla presentazione delle liste, mentre si decide il candidato presidente unitario del centrodestra. Saranno infatti i tribunali attraverso eventuali processi a stabilire se le accuse rivolte a Solinas siano vere, verificate, ma la questione morale risulta ancora centrale nella politica italiana, soprattutto nella scelta di candidati puliti, senza macchie, senza ombre. Il dibattito invece si concentra sui rapporti di forza tra i partiti, tra chi chiede posti che gli sarebbero dovuti. Il Bene comune è un obiettivo ancora lontano da raggiungere, anche in Sardegna.
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    3 min
  • Raid iraniani su Iraq e Siria. Israele colpisce Hezbollah. Nuovo attacco Usa contro gli houti | 17/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In poche ore, lo scenario già complesso, focalizzato per settimane sullo scontro tra Israele e Hamas, ha coinvolto dapprima la popolazione civile a Gaza con oltre 24 mila morti, migliaia di feriti, la totale distruzione delle strutture, poi si è esteso al Libano, allo Yemen, a Iran, Iraq, Siria e Pakistan. Il regime di Teheran entra in azione, non più solo attraverso la sua rete di combattenti sparsi per il Medio Oriente, dagli Hezbollah libanesi agli Houthi yemeniti, ma in forma diretta: le forze aeree dei Guardiani della Rivoluzione hanno lanciato missili balistici sull'Iraq e la Siria. L'esercito americano ha di nuovo colpito i ribelli filo iraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato il più massiccio attacco contro i miliziani del Partito di Dio nel sud del Libano. Il Pakistan accusa l'Iran di aver effettuato attacchi aerei sul suo territorio, uccidendo due bambini e ferendone altri tre. D'altro canto, Il kibbutz di Beeri ha confermato la morte dei suoi cittadini Yossi Sharabi e Itai Svirsky, i due ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre e comparsi negli ultimi video pubblicati dal movimento islamista palestinese. Tra i 27 dell'Ue c'è "un ampio consenso" sulla necessità di agire "in modo rapido e pragmatico" per contrastare gli Houti creando una missione Ue. La diplomazia sembra svanita nel nulla, e quella poca rimasta attiva non ha soluzioni forti a portata di mano da offrire ai vari attori in conflitto. L'Onu sembra sempre più un gigante di carta, imbrigliato tra veti e contrapposizioni tattiche. Il conflitto in Medio Oriente si allarga e prende le forme di una guerra globale. 
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    3 min
  • Trump vince i caucus repubblicani in Iowa | 16/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Come previsto dagli analisti e dai sondaggi, Donald Trump trionfa nel caucus dell’Iowa. La sua vittoria è piena e travolge il suo partito e i candidati repubblicani come l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley e il governatore della Florida Ron DeSantis, che non riescono a colmare la differenza numerica con l'ex presidente americano. Il successo di Trump era così certo che perfino una agenzia di stampa generalmente cauta ha battuto la notizia 31 minuti prima dell'annuncio ufficiale. Le quattro incriminazioni con accuse gravissime, tra cui quella di essere il mandante e l'organizzatore dell'assalto suprematista al Capitol Hill, hanno aiutato Trump a tornare al centro della scena politica, grazie ad un programma perfettamente in linea con il suo elettorato, dall’aborto ai tagli alle tasse. L'affermazione dei valori dell'America più reazionaria e conservatrice  risulta alla luce di questo risultato più importante di qualsiasi limite personale. La dimensione del successo di Trump in Iowa non ha precedenti nella storia dei caucus repubblicani, perché finora il massimo vantaggio ottenuto da un candidato vincente era stato del 12%. Dunque gli elettori repubblicani hanno preferito la vecchia figura del miliardario che parla alla pancia della provincia americana, confermando così l'esistenza di un presunto complotto giudiziario ordito dai democratici per impedire a Donald Trump di tornare alla Casa Bianca. Joe Biden incassa il duro colpo e invita il popolo democratico alla mobilitazione. "Se le prime proiezioni sono giuste, Trump è avviato verso la nomination repubblicana. Questo significa che dobbiamo impegnarci ancora di più per vincere le elezioni". L'avvio delle primarie mette così l’ipoteca sulla nomination del Partito repubblicano e lancia un preoccupante avvertimento al presidente Joe Biden in vista del voto del 5 novembre per la Casa Bianca, e all'intero Paese. 
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  • Primarie repubblicane Iowa: Trump al 48% nei sondaggi a poche ore dal voto | 15/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le primarie repubblicane per la scelta del candidato alle prossime elezioni presidenziali americane partono sotto il segno di Donald Trump che corre verso la vittoria in Iowa.  Oggi parte lunga corsa per la nomination, e l'ex presidente americano supera il 48% dei consensi nel sondaggio, condotto tra un campione di cittadini intenzionati a votare ai caucus locali, è realizzato per il Des Moines Register, Nbc News e Mediacom, considerato un punto di riferimento attendibile a poche ore dal voto. La gara per il secondo posto vede il sorpasso dell’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, con il 20%, sul governatore della Florida Ron DeSantis con il 16%. Al quarto posto l’imprenditore biotech Vivek Ramaswamy con l’8%. "I nostri sostenitori ci hanno messo nella posizione di vincere ora devono solo presentarsi ai caucus e finire il lavoro", ha detto Trump, commentando le rilevazioni che gli consentirebbero di fare la storia. Nessun candidato ha infatti mai vinto con un margine così ampio; ma Trump sa che nulla va dato per scontato visto che i caucus dei repubblicani sono segreti e questo potrebbe riservare sorprese. Infatti, nel 2016 era avanti in tutti i sondaggi in Iowa, ma alla fine a cantare vittoria fu il senatore del Texas Ted Cruz. E ancora prima, nel 2012, Mitt Romney venne dichiarato vincitore di caucus ma 16 giorni dopo il partito repubblicano dello stato, in difficoltà nella conta dei voti, comunicò che il vero vincitore era in realtà Rick Santorum. Quello che sconcerta è che Donald Trump, nonostante i numerosi processi pendenti, con accuse gravissime, sia in testa ai sondaggi nelle primarie repubblicane, e più in generale in un confronto con il presidente americano Joe Biden. 
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  • La difesa israeliana contro l'accusa di genocidio a Gaza della Corte dell'Aja | 13/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Da due giorni, davanti alla Corte Internazionale Giustizia dell'Aja si combatte una guerra parallela al conflitto tra Hamas e Israele. Si tratta di un conflitto legale che contrappone il Sudafrica a Israele, accusato di genocidio contro la popolazione civile di Gaza. Secondo un membro della squadra di difesa israeliana Tal Becker, il Sudafrica ha presentato "un quadro fattuale e giuridico profondamente distorto, e l'intero caso si basa su una descrizione deliberatamente decontestualizzata e manipolatoria della realtà delle attuali ostilità". La tesi difensiva è che il genocidio c'è stato ma contro Israele. Becker ha descritto il "massacro, le mutilazioni, gli stupri e rapimenti su vasta scala" compiuti da Hamas il 7 ottobre e ha detto che "se ci sono stati atti di genocidio, sono stati perpetrati contro Israele". Becker ha poi detto che all'accusa di genocidio avanzata dal Sudafrica "manca totalmente l'elemento chiave di questa denuncia, ovvero l'intenzione di distruggere un popolo in tutto o in parte".  Israele resta isolato nella sua guerra contro i palestinesi. L'Ufficio per i diritti umani dell'Onu ha dichiarato che Israele ha ripetutamente mancato di rispettare il diritto umanitario internazionale da quando ha lanciato la sua offensiva a Gaza in risposta all'attacco di Hamas il 7 ottobre. E il presidente turco Erdogan si è schierato con le tesi avanzate dal Sudafrica all'Aja. Le sedute all'Aja dureranno alcuni mesi e, mentre la guerra sul campo raggiunge il drammatico bilancio di oltre 23 mila vittime civili, sarà complicato per il Sudafrica dimostrare con prove schiaccianti le sue accuse. 
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