Il Corsivo

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  • L'atto di accusa della Corte Internazionale dell'Aja contro Israele: genocidio contro i palestinesi a Gaza | 12/01/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    All'Aja si è aperta la sessione della Corte Internazionale di Giustizia.  "Israele ha commesso, sta commettendo e vuol continuare a commettere atti di genocidio contro i palestinesi di Gaza", è l’accusa pronunciata dal Sudafrica davanti alla Corte composta da 17 giudici (15 di nomina Onu e uno per ciascuno Stato contendente). L'atto di accusa del governo di Pretoria è racchiuso in un dossier di 84 pagine, presentato lo scorso 29 dicembre, dove sono elencati fatti, nomi, cognomi e azioni di esercito e aviazione, su ordine del presidente Benjamin Netanyahu.  Diversamente dalla Corte Penale che ha sede sempre nella città olandese, la Corte Internazionale di Giustizia non stabilisce responsabilità personali, ma quelle di Stati che violano il diritto internazionale. John Dugard, uno dei costituenti post-apartheid, ha esposto due tipi di prove: l’entità della devastazione a Gaza e il linguaggio disumanizzante utilizzato da alcuni ministri israeliani inneggianti al massacro. "Nel corso del conflitto contro Hamas avviato a Gaza all’indomani della strage del 7 ottobre – che fermamente condanniamo - Israele ha ripetutamente violato l’articolo 2 della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di Genocidio", ha spiegato Dugard. Le violazioni riguardano oltre 22 mila morti e 60 mila feriti, donne e bambini nel 70% dei casi, l'utilizzo di bombe pesanti in zone indicate dall’esercito come sicure, il collasso del sistema sanitario, gli aiuti umanitari ritardati e bloccati, insufficienti alla sopravvivenza. Non sappiamo come andrà finire. Il genocidio non è mai una risposta accettabile non importa quanto sia grave l’atto scatenante. Ogni uso della forza deve rimanere nei limiti della legge internazionale.  Sappiamo invece come è andata nel passato. La Corte ha emesso finora un’unica sentenza per un caso analogo: nel 2007 aveva assolto la Serbia dalla diretta responsabilità del massacro di Srebrenica del 1995,  ma la riconobbe colpevole di non averla impedita. 
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Sui gruppi fascisti, la politica è divisa tra richieste di scioglimento, rigore e imbarazzo | 11/01/2024 | Il Corsivo
    Le recenti manifestazioni pubbliche di gruppi che si ispirano direttamente al ventennio fascista dividono la politica tra richieste di scioglimento di Forza Nuova e Casapound, misure di rigore e imbarazzanti silenzi. Prima i saluti romani alla commemorazione dell'assassinio di tre missini in via Acca Larentia il 7 gennaio 1978. Poi ancora i saluti romani alla manifestazione in memoria di Alberto Giaquinto, ucciso il 10 gennaio 1979. Infine la gazzarra avvenuta prima del derby Lazio-Roma, quando un gruppo di tifosi biancocelesti a Ponte Milvio ha anche intonato un canto ungherese degli anni '50 contro la dittatura sovietica. La segretaria del Pd Elly Schlein alla Camera chiede al ministro Matteo Piantedosi di punire chi esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo.  Anpi presenta una denuncia nei confronti dei partecipanti all'adunata di Acca Larentia e la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, Noemi Di Segni, parla di nostalgia pericolosa. Risponde il responsabile del Viminale: eravate al Governo, perchè non lo avete mai fatto? In Fratelli d'Italia l'imbarazzo è evidente e si misura nel silenzio della premier Giorgia Meloni impegnata ad aprire la presidenza del G7, nei distinguo di Tommaso Foti e di Giovanni Donzelli, nella richiesta del presidente del Senato Ignazio La Russa che i saluti romani non vengano sanzionati, ma anche dalla condanna del ministro Guido Crosetto. Ma il fascisismo in Italia non è tornato, semplicemente non se n'è mai andato. Dalla mancata epurazione del dopoguerra all'amnistia di Togliatti, allo sdoganamento degli eredi del Msi da parte di Silvio Berlusconi, fino a oggi. Più che lo scioglimento dei gruppi, servirebbe l'applicazione dei principi scritti nella nostra Costituzione che si ispira direttamente ai valori dell'antifascismo.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Sui gruppi fascisti, la politica è divisa tra richieste di scioglimento, rigore e imbarazzo | 11/01/2024 | Il Corsivo
    Le recenti manifestazioni pubbliche di gruppi che si ispirano direttamente al ventennio fascista dividono la politica tra richieste di scioglimento di Forza Nuova e Casapound, misure di rigore e imbarazzanti silenzi. Prima i saluti romani alla commemorazione dell'assassinio di tre missini in via Acca Larentia il 7 gennaio 1978. Poi ancora i saluti romani alla manifestazione in memoria di Alberto Giaquinto, ucciso il 10 gennaio 1979. Infine la gazzarra avvenuta prima del derby Lazio-Roma, quando un gruppo di tifosi biancocelesti a Ponte Milvio ha anche intonato un canto ungherese degli anni '50 contro la dittatura sovietica. La segretaria del Pd Elly Schlein alla Camera chiede al ministro Matteo Piantedosi di punire chi esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo.  Anpi presenta una denuncia nei confronti dei partecipanti all'adunata di Acca Larentia e la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, Noemi Di Segni, parla di nostalgia pericolosa. Risponde il responsabile del Viminale: eravate al Governo, perchè non lo avete mai fatto? In Fratelli d'Italia l'imbarazzo è evidente e si misura nel silenzio della premier Giorgia Meloni impegnata ad aprire la presidenza del G7, nei distinguo di Tommaso Foti e di Giovanni Donzelli, nella richiesta del presidente del Senato Ignazio La Russa che i saluti romani non vengano sanzionati, ma anche dalla condanna del ministro Guido Crosetto. Ma il fascisismo in Italia non è tornato, semplicemente non se n'è mai andato. Dalla mancata epurazione del dopoguerra all'amnistia di Togliatti, allo sdoganamento degli eredi del Msi da parte di Silvio Berlusconi, fino a oggi. Più che lo scioglimento dei gruppi, servirebbe l'applicazione dei principi scritti nella nostra Costituzione che si ispira direttamente ai valori dell'antifascismo.
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    3 min
  • La maggioranza e Renzi cancellano il reato di abuso d'ufficio. Ridotto anche quello di traffico di influenze | 10/01/2024 | Il Corsivo
    Quello della Commissione Giustizia del Senato è il primo via libera alla cancellazione del reato di abuso d'ufficio e alla riduzione di traffico di influenze. Il provvedimento è stato votato dalla maggioranza, con il sostegno di Italia viva di Matteo Renzi. Contrari Pd, M5s, Alleanza Verdi Sinistra, secondo cui si spalancano le porte ai comitati del malaffare. La soppressione dell'abuso d'ufficio, reato piazzato nel lontano 1930 nel codice di procedura penale da Alfredo Rocco, il Guardasigilli di Benito Mussolini era stato chiesto a gran voce dai sindaci italiani e sostenuto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nella maggioranza, Forza Italia è il partito che ha combattuto fin da subito l'abuso d'ufficio perché contrasta con i principi di tassatività e legalità previsti dalla nostra Costituzione. Dubbi sono stati rilevati dalla Lega che alla fine ha fatto quadrato intorno alla decisione della maggioranza. Cosa potrebbe accadere se al termine dell'iter parlamentare dovesse scomparire il reato di abuso d'ufficio? Il giurista Gianluigi Gatta ha calcolato che sparirebbero 3623 condanne definitive che intanto sono maturate negli ultimi 25 anni. In quel caso le sentenze dovranno essere revocate e cesserebbero le pene in esecuzione, con tanto di possibili scarcerazioni immediate. La riduzione del reato di traffico di influenze favorirà certamente l'ex pm Luca Palamara che ha patteggiato davanti al Gup di Perugia, Beppe Grillo il cui processo potrebbe non iniziare mai, Tommaso e Denis Verdini accusati di corruzione e turbata libertà degli incanti. 
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    3 min
  • Acca Larentia, il passato che non passa mai | 09/01/2024 | Il Corsivo
    Fa freddo in quel tardo pomeriggio del 7 gennaio 1978. Quindici militanti escono dalla sede missina in via Acca Larentia, nel quartiere del Tuscolano, a Roma. Franco Bigonzetti, 19 anni, chiude la luce della sezione e si lascia alle spalle la porta blindata. Nella via l’illuminazione è scarsa, ci sono solo le luci fioche dei lampioni e qualche ombra. Una donna cammina con passo deciso verso la palazzina. Girato l’angolo di via Evado aziona una Skorpion calibro 7.65. I proiettili rimbalzano dappertutto. Bigonzetti viene colpito alla testa e cade davanti al portone della sezione. Dall’altra parte della strada avanzano altri due killer: Vincenzo Segneri viene ferito. Per Francesco Ciavatta, 18 anni, c’è una pioggia di piombo. Muore al San Giovanni dopo pochi minuti. Gli assassini raggiungono una Renault 4 rossa e lasciano al suo interno alcune armi, tranne la mitraglietta Skorpion. Poi si dileguano a piedi. La notizia del duplice omicidio compie il giro della città e in pochi minuti al Tuscolano arrivano migliaia di giovani di destra pronti alla vendetta. Davanti al sangue di Bigonzetti la tensione è forte e basta la presenza di Carlo Ceccherini, giornalista del telegiornale e del suo operatore di ripresa, per scatenare i tumulti. In pochi minuti via Acca Larentia viene invasa da ragazzi armati di bastoni e pistole che inseguono poliziotti, mentre i carabinieri lanciano i lacrimogeni. Infuria la battaglia e a un ufficiale dell’Arma, Edoardo Sivori partono alcuni colpi che tolgono la vita a Stefano Recchioni. Verso sera giunge la rivendicazione del duplice omicidio dei missini: Nuclei armati per il contropotere territoriale. Ogni anno, da quel lontano 1978, davanti ad Acca Larentia si tiene la commemorazione, sempre tollerata dalle autorità. E da sempre va in scena la stessa ritualità con labari, cori fascisti e saluti romani. Nonostante le leggi e le parti della nostra Costituzione che vietano ogni forma di apologia del fascismo, quel rito è autorizzato da Prefettura, Questura, sotto ogni esecutivo, di ogni colore. E' la vera anomalia italiana. E' il passato che non passa mai.
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    3 min
  • A Gaza muoiono altri tre giornalisti. Sono 80 dall'inizio del conflitto | 08/01/2024 | Il Corsivo
    A Gaza, solo ieri, durante i raid aerei israeliani, hanno perso la vita altri tre colleghi: si chiamavano Mustafa Abu Thraya, Hamza Wael Dahdouh e Ali Salem Abu Ajwa. Dall’inizio del conflitto nella Striscia di Gaza, secondo le ong, sono almeno 80 i cronisti uccisi mentre facevano il loro lavoro quotidiano: informare sulla situazione umanitaria a Gaza, ormai da settimane ben fuori l'ordinaria emergenza di una guerra. Mustafa Abu Thraya e Hamza Wael Dahdouh lavoravano per Al Jazeera che, in una nota, ha condannato l’attacco: “Israele viola i principi della libertà di stampa”, è la denuncia dell’emittente con sede in Qatar secondo cui l’auto dei giornalisti “è stata presa di mira”. Hamza era il figlio di Wael Dahdouh, capo dell’ufficio di Al Jazeera a Gaza e già testimone della morte della moglie e di altri due figli. La terza vittima, Ali Salem Abu Ajwa, lavorava come cronista a Gaza e secondo il Times of Israel era nipote dello sceicco Ahmed Yassin, che fondò Hamas a Gaza nel 1987. Si tratta del più alto numero di vittime dei media in un conflitto in un periodo di tempo così breve.  Le cifre fornite in queste ore da alcune ong sono diverse da quelle dell’ultimo rapporto di Reporter senza frontiere che, a dicembre scorso, parlava di 17 giornalisti morti mentre lavoravano a Gaza. La discrepanza è dovuta al fatto che RSF non tiene conto dei professionisti dei media morti ad esempio durante il bombardamento delle loro case. Nella sostanza a Gaza, oltre alla mattanza della popolazione civile, va in scena anche la guerra contro l'informazione. Tutto ciò accade nel silenzio delle autorità internazionali, perché un giornalista che lavora sul campo è un testimone scomodo che vede e scrive. E ai signori della guerra non va bene. 
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    3 min
  • La guerre delle candidature per europee, regionali e comunali | 06/01/2024 | Il Corsivo
    Nel 2024 si vota per elezioni europee, regionali e comunali, e i partiti affilano i coltelli per marchiare le candidature secondo i nuovi equilibri e pesi politici. Il primo banco di prova arriva il prossimo 25 febbraio dove la Sardegna esprime il nuovo governo . Lo scontro nel centrodestra verte sulla ricandidatura del governatore uscente, il leghista Christian Solinas. Il Carroccio vuole la riconferma di Solinas, FdI spinge per il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu. Del resto i rapporti di forza all’interno della coalizione sono cambiati rispetto a quando FdI era minoranza. Ora la premier Giorgia Meloni preme per ottenere la leadership delle liste nelle cinque regioni che andranno al voto nel 2024, tutte, tranne l’Abruzzo, governate da Lega e Forza Italia. La coalizione di centrosinistra, a trazione Pd e M5s, in Sardegna sostiene Alessandra Todde alla presidenza della Regione, punta ad avere 11 liste sulla scheda elettorale da inserire nelle urne il 25 febbraio. Il Pd resta spaccato. L'ex governatore Renato Soru corre con una sua lista che va dai moderati a Rifondazione. "Il Pd ha subito la scelta del M5s", dice Soru, ma la figlia Camilla resta con il Partito democratico. Resta in salita l'intesa tra Pd e M5s in Piemonte sul candidato comune che potrebbe battersi con il governatore Cirio. In Abruzzo, il sondaggio commissionato a Winpoll  dal Partito democratico  evidenzia un  testa a testa tra Marco Marsilio di Fdi e Luciano D’Amico del Pd alle regionali del 10 marzo, ma tra i dem cresce la fronda dei critici rispetto alla figura dell'ex rettore dell'Università di teramo D'Amico, giudicato uomo con poco appeal sul piano comunicativo.  Gli schieramenti devono ancora gli accordi sulle comunali, che probabilmente si svolgeranno il 9 giugno in concomitanza con le elezioni Europee. Il test riguarda 3.700 municipi, di cui 27 sono capoluoghi di provincia e 5 di regione, tra cui Firenze, Bari, Cagliari, Campobasso, Perugia e Potenza.  Nella sostanza tutto è ancora in movimento e la guerra sulle candidature provocherà certamente numerosi scontenti. 
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    3 min
  • Meloni scarica Pozzolo, difende Salvini sul caso Verdini, ma nega la questione morale nel Paese | 05/01/2024 | Il Corsivo
    La questione morale si palesa solo nella seconda parte della conferenza stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e travolge il deputato di Fdi Emanuele Pozzolo, responsabile della sparatoria di Capodanno, ora denunciato dalla sua vittima Luca Campana. "Pozzolo? Doveva essere responsabile con il porto d’armi. Io ho chiesto che Pozzolo venga deferito alla commissione dei probiviri di FdI indipendentemente dal lavoro che fa l'autorità competente e che nelle more del giudizio sia sospeso dal partito", annuncia Meloni scaricando Pozzolo. Quando però si tratta di difendere l'alleato Matteo Salvini sfiorato dall'inchiesta Verdini, la premier esclude che il segretario della Lega debba riferire la sua posizione in Parlamento. Meloni afferma che in Italia oggi non c'è una questione morale, ma i casi di esponenti della sua maggioranza e del suo partito coinvolti in vicende giudiziarie cominciano ad essere molti: dal sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro accusato di avere diffuso le carte riservate dell'indagine sull'anarchico Alfredo Cospito ai cachet d'oro del sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi, alle società di Daniela Santanchè, e molto altro ancora. In una intervista al quotidiano La Repubblica, il leader del M5s Giuseppe Conte ricorda che esiste una distinzione tra la responsabilità penale e la responsabilità politica, che impone a chi riveste un incarico pubblico di comportarsi con “disciplina e onore” come prescrive l’art. 54 della Costituzione. La sfida di Giorgia Meloni parte proprio da questo punto e deve ormai scegliere tra solidarietà di partito e di coalizione o tutela delle istituzioni che rappresenta. 
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  • La strage in Iran, il ruolo di Usa e Israele, l'allargamento del conflitto | 04/01/2024 | Il Corsivo
    Chi muove la mano dei responsabili della strage di Kerman, in Iran, nell'anniversario dell'uccisione del generale Soleimani, con quasi cento morti tra la popolazione civile? Un alto consigliere del presidente iraniano Raisi accusa Israele e gli Stati Uniti: “Washington dice che Usa e Israele non hanno avuto un ruolo? Non sbagliatevi, la responsabilità è degli Stati Uniti e dei regimi sionisti”. Israele ha informato gli alleati di non essere coinvolto nell’attentato in territorio iraniano e la Casa Bianca si difende e punta il dito sull'Isis.  "Gli Usa non sono coinvolti. È ridicolo anche solo pensarlo. Non abbiamo informazioni relative alla partecipazione degli israeliani", manda a dire il portavoce del dipartimento di Stato Matthew Miller. Restano tre le ipotesi sulla matrice della strage di Kerman: un attentato gestito dal servizio segreto israeliano del Mossad, un’operazione dell’Isis sunnita in chiave anti sciita, e un atto di rivolta interno all’Iran. In queste ore, l'amministrazione di Joe Biden distingue la strage contro i civili avvenuta a Kerman con l'attentato di Beirut che ha colpito Saleh al Arouri, il vice capo politico di Hamas. Le due azioni aumentano il rischio di un’escalation del conflitto bellico iniziato a Gaza, così il dipartimento di Stato americano torna a ripetere l’avvertimento lanciato all’inizio dal presidente Biden: "Chiunque stia considerando di approfittare della situazione per allargare la guerra, farebbe bene a pensarci due volte". La preoccupazione americana è testimoniata dalla partenza per il Medio Oriente del segretario di Stato Blinken e dell’inviato diplomatico Hochman. Riuscirà nell'impresa diplomatica?
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  • Un testimone inchioda il deputato di Fdl Pozzolo, autore della sparatoria di Capodanno | 03/01/2024 | Il Corsivo
    In una democrazia evoluta e in un Paese normale, un deputato non va in una festa di Capodanno con una pistola, non la mostra in pubblico con orgoglio, non colpisce con l'arma, anche solo in modo accidentale, un partecipante inconsapevole della festa, soprattutto non si difende attraverso lo strumento dell'immunità parlamentare rifiutandosi di consegnare i vestiti agli inquirenti. Il deputato di Fdl Emanuele Pozzolo si dichiara innocente. Dice di non essere stato lui a sparare la notte di Capodanno nella sede della Proloco di Rosazza, un borgo di 99 anime a 70 chilometri da Torino, ferendo Luca Campana, in una festa organizzata dal sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. Ma le prime indagini inchiodano Emanuele Pozzolo alle sue responsabilità. Il cenone è finito, la sala è già rassettata quando si presenta Pozzolo per salutare Delmastro. "È allegro", racconta un testimone. Improvvisamente estrae la pistola dal taschino per mostrarla ai presenti e parte un colpo, che ferisce Campana, invitato alla cena in qualità di genero del capo scorta di Delmastro. Campana racconta la sua versione dei fatti ai carabinieri e indica proprio Pozzolo come l’uomo che impugna la pistola al momento dello sparo. La verità sarà stabilita dagli accertamenti irripetibili sull’arma e sulle eventuali tracce di polvere da sparo, e in seguito da un regolare processo, ma la vicenda suggerisce a Pozzolo l'immediata autosospensione dalla carica di deputato e alla premier Giorgia Meloni una decisione politica su un esponente del suo partito certamente difficile, ma coerente.
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