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  • Ustica. Giuliano Amato conferma la sua versione: chi sa parli. Sparito l'archivio dei trasporti tra il 1968 e il 1980 | 05/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giuliano Amato interviene oggi sul quotidiano La Repubblica, conferma la sua ricostruzione sul ruolo della Francia nella strage di Ustica e rilancia: chi sa parli. Amato non si è levato alcun sassolino dalle scarpe, non rivela nulla di diverso da quello raccontato nelle sedi istituzionali. Il suo è un semplice bisogno di verità. "A una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno". Ne è scaturito un racconto storico che non aspirava a rivelare segreti sconosciuti, ma ad avvalorare una ricostruzione già custodita in centinaia di pagine scritte dai giudici, nelle svariate perizie, anche nelle inchieste di Andrea Purgatori, ma che si è dovuta arrestare davanti al muro di gomma. "Una ricostruzione che ho potuto fare mia e rilanciare grazie a una quarantennale esperienza dentro le istituzioni dello Stato". Chi sa parli ora: questo il senso dell’appello di Amato rivolto ai testimoni reticenti, gli ultimi sopravvissuti di una generazione che si sta estinguendo. Amato denuncia l’insofferenza di larga parte della classe politica, Craxi incluso, davanti alla ricerca della verità, contro i tentativi di depistaggio messi in atto da generali e ammiragli. Nessuno aveva interesse a scoperchiare un segreto coperto dalla ragion di Stato o di Stati. "La tragedia di Ustica è un atto di guerra in tempo di pace in un paese a sovranità nazionale limitata", ammette Amato secondo cui Macron potrebbe aiutare a restituire giustizia a 81 vittime innocenti ancora senza colpevoli, proprio perché non appartiene alla vecchia classe politica. Dunque, anche dal racconto di Amato, emerge che quello che serve oggi non è la mera ricerca della verità, ma tutta la verità. E' di oggi la notizia che è sparito l'intero archivio del ministero dei Trasporti dal 1968 al 1980. Non ci sono più le carte sulla strage di Ustica, mancano le relazioni sull’attentato alla stazione di Bologna, sulle bombe ritrovate nel ‘69 sui treni a Pescara, Venezia, Milano e Caserta, nulla sull'eccidio dell’Italicus del 4 agosto 1974. Un Paese che vuole guardare al futuro deve fare i conti sul suo passato, anche quando è scomodo.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Ustica, il ruolo dei servizi, le carte mancanti, le verità di Giuliano Amato | 04/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La sera del 27 giugno 1980, il Dc9 della compagnia Itavia parte dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna con il suo carico di 77 passeggeri e quattro componenti dell'equipaggio, ma allo scalo di Palermo Punta Raisi non atterrerà mai. Viene abbattuto da un missile in volo, durante una esercitazione che impegna numerose forze aeree nel Mediterraneo. I successivi gravissimi depistaggi da parte dei vertici dell'aeronautica, dei servizi segreti di varie nazioni tra cui l'Italia, gli Stati Uniti e la Francia, la manomissione e sottrazione di corpi di reato come la parte del libro del Centro operativo di Ciampino e le registrazioni radar ripulite dagli archivi dei servizi per ordine del piduista Santovito, capo del Sismi, le morti misteriose collegate alla strage di Ustica, dimostrano contro ogni ragionevole dubbio che la nostra coscienza nazionale è sprofondata negli abissi del Mar Tirreno. Questa è la verità provata dalle carte giudiziarie, e questo lo avevo scritto ventun anni fa in un libro "Punto Condor", scritto con il collega Fabrizio Colarieti, quando decidemmo di mettere in piedi un sito(stragi80.it), che potesse raccogliere tutto il materiale cartaceo, digitale, multimediale su Ustica. E' quello che ha per lunghi anni sostenuto il compianto amico Andrea Purgatori. Ed è anche quello che ha dichiarato pochi giorni fa Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio che ha parlato di una responsabilità francese, confermando le dichiarazioni dell'ex presidente del Consiglio e Capo dello Stato Francesco Cossiga. Oggi tutti rivelano squarci di verità. Si ricorda qualcosa oggi il ministro della Difesa Salvo Andò che chiese la verità su Ustica al presidente francese Francois Mitterand senza ottenere risposte. Ma oggi non servono squarci di verità. Ora c'è bisogno di una verità completa. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Strage di operai di Brandizzo: ci sono due indagati. Gravi violazione dei protocolli di sicurezza | 02/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Siamo alle prime fasi dell'inchiesta dei magistrati sulla strage di cinque operai alla stazione di Brandizzo, ma già ci sono i primi indagati. Il primo nome è quello di Antonio Massa, 46 anni, di Grugliasco (Torino), addetto di Rfi al cantiere in cui lavoravano le vittime: avrebbe dovuto impedire agli operai di iniziare i lavori in attesa del passaggio del treno. Il secondo indagato è Andrea Girardin Gibin, 52 anni, di Borgo Vercelli, capocantiere della Sigifer e collega delle cinque vittime. Gibin è salvo per miracolo, perché ha intravisto i fari del treno in arrivo ed è riuscito a spostarsi rapidamente sul secondo binario. I reati sono omicidio e disastro “con dolo eventuale”, dunque doloso, volontario, ben più grave dei reati colposi per cui nelle prime ore era stato aperto il fascicolo della procura di Ivrea. Di certo, il meccanismo di garanzia non era sufficiente a tutelare un lavoro così delicato in una sede pericolosa come quella dei binari ferroviari. Nessun nulla osta, nessuna autorizzazione, con l’aggravante che i lavori sul binario 1 della linea Milano-Torino si sono svolti sotto lo sguardo diretto di uno dei responsabili formali del rilascio autorizzativo.. Si tratterebbe in particolare delle procedure relative alle mancate comunicazioni che hanno portato la squadra di operai a intervenire sui binari nonostante non fosse arrivato il nulla osta all’avvio del cantiere e ci fosse ancora il semaforo verde per i treni in transito, visto che la circolazione non era stata bloccata. Una strage di lavoratori, l'ennesima, che non sarebbe accaduta se tutti i passaggi burocratici, logistici e amministrativi fossero messi in campo in modo regolare dai responsabili.
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    3 min
  • Incidente ferroviario di Brandizzo. Lavori iniziati prima del previsto e senza nulla osta | 01/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dall'inchiesta sull'incidente alla stazione di Brandizzo, costato la vita a cinque operai travolti da un treno, emergono già le prime risposte ai tanti quesiti. Il treno che viaggiava a 100 chilometri all'ora in direzione Torino doveva transitare, diciamo così, su un binario morto, invece il semaforo era verde. In particolare, a Brandizzo due binari corrono paralleli, uno a pochi metri dall’altro. I tecnici li chiamano “dispari” e “pari” per distinguerli. Rfi ha due cantieri aperti: il primo lo gestisce una ditta di Chivasso. Il secondo è appaltato alla Sigifer, ditta di Borgo Vercelli con 250 lavoratori, che lavora da anni con le ferrovie e ha preso un appalto da Rfi per la sostituzione dei binari. Il treno 2044 da Milano a Torino, parte da Chivasso alle 23.42. Il gruppo di operai, certi che quello sia l’ultimo treno della giornata, cominciano il loro lavoro. Alle 23,49, passa da Brandizzo all'orario stabilito e li travolge. I lavori sono iniziati prima del previsto, cioè senza l'autorizzazione necessaria: "una mancata comunicazione per il nulla osta, scrivono gli inquirenti. Sono state aperte due indagini che si muovono in modo parallelo: quelle della procura di Ivrea e del ministero dei Trasporti. Entrambe devono accertare i fatti e stabilire a breve le eventuali responsabilità. Devono comprendere come sia stato possibile che nessuno abbia vigilato e compiuto gli atti di prevenzione per impedire una nuova strage sul lavoro. I dati Inail sono implacabili: al momento nel 2023 si sono verificati 450 morti e 296.665 feriti. Tre decessi di media al giorno. Una strage spaventosa, un crimine di pace che la politica non vuole affrontare e risolvere.
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    3 min
  • Verso il confronto della maggioranza del 6 settembre sulla manovra economica | 31/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La riunione di maggioranza del prossimo 6 settembre apre nei fatti la discussione sulla legge di bilancio. Per evitare il classico assalto alla diligenza dei ministri e dei leader dei partiti la premier Giorgia Meloni delinea le direttive da seguire e i paletti, all’insegna della prudenza. Per Meloni, deve essere una manovra tecnica e politica che possa aiutare la crescita, aiutare le fasce più deboli, dare slancio a chi produce e mettere soldi in tasca a famiglie e imprese. Meloni pensa al taglio del cuneo fiscale e a interventi a favore della famiglia, con l’obiettivo di contrastare la denatalità. I desiderata dei ministeri valgono circa 40 miliardi. La Lega chiede una mini-Quota 41 solo contributiva, vorrebbe ritoccare il deficit programmatico (fissato al 3,7% dalla Ue per il 2024), applicare la flat tax per le partite Iva, stralciare dal deficit i fondi per le grandi opere (in particolare il ponte sullo Stretto). Fratelli d'Italia studia un pacchetto natalità di aiuti a nuclei familiari con tre figli, agevolazioni per chi assume mamme, un bonus per il secondo figlio. Per Forza Italia il primo obiettivo resta l’aumento delle pensioni minime, con l’innalzamento per gli over 75 a 700 euro e la riduzione dell'impatto dei tagli sugli extra profitti delle banche. Ognuno chiede, ma il cosiddetto tesoretto è esiguo. Le risorse finora disponibili si fermano a 7-9 miliardi: 4,5 miliardi ricavati in deficit dal Def, cui si aggiungono 2,5 miliardi attesi dalla nuova tassa sugli extra profitti delle banche e altri 2 miliardi dai risparmi dell’assegno unico. Nella ricerca di risorse c'è anche l'intenzione di tagliare per il secondo anno consecutivo la rivalutazione all’inflazione delle pensioni. I sindacati sono già sul piede di guerra, gli imprenditori pure, qualcuno, come nella tradizione delle leggi di bilancio, sarà certamente scontentato. L'impresa di Giorgia Meloni e di Giancarlo Giorgetti risulta al momento ardua e in salita.
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    3 min
  • Marcello De Angelis si dimette: dalle dichiarazioni sulla strage di Bologna alle frasi sugli ebrei | 30/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In un Paese normale, Marcello De Angelis si sarebbe dovuto dimettere fin da subito dal suo ruolo di portavoce del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. I fatti sono andati in questo modo. Intorno al 2 agosto, quarantatreesimo anniversario dell'eccidio alla stazione di Bologna (85 morti, oltre 200 feriti), Marcello De Angelis, non da privato cittadino ma nel suo pieno ruolo istituzionale, si schiera con i condannati in via definitiva per la strage (Giusva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini), definendoli estranei all'organizzazione dell'attentato ed innocenti. Rocca lo critica, poi lo riconferma suo portavoce. Le opposizioni e non solo chiedono le sue dimissioni. De Angelis si scusa e rimane al suo posto. Nel bel mezzo delle polemiche, rispunta il testo di una canzone composta vent'anni fa da De Angelis per il gruppo "270 bis", in cui definisce gli ebrei una “razza di mercanti”, da pagare “con il sangue”. La richiesta delle sue dimissioni si fa ancor più pressante, il fronte critico si allarga anche a membri del suo stesso partito Fratelli d'Italia. Si scopre un suo post sui social in cui nel dicembre 2022 De Angelis pubblica la foto di un candelabro che si collega direttamente alla tradizione nazista del criminale Heinrich Himmler. De Angelis si scusa e rimane al suo posto. De Angelis torna alle cronache per l’assunzione del cognato nello staff della comunicazione. Insomma, c'è voluto un intero mese di agosto per mettere la parola fine ad esternazioni, dichiarazioni, divisioni politiche che in altre nazioni, con una tenuta democratica assai migliore della nostra, non si sarebbero neppure verificate.
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    3 min
  • Governo alla ricerca di 20 miliardi per la legge di bilancio | 29/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Per raggiungere gli obiettivi politici e identitari, il Governo guidato da Giorgia Meloni è a caccia di risorse attraverso i tagli. Nella prima vera manovra economica dell'esecutivo (quella del 2023 porta in buona parte la firma di Mario Draghi), di sicuro mancano all'appello circa 20 miliardi. La premier ha indicato alcune linee nella riunione del Cdm. "Lo scorso anno, l’emergenza energetica ha assorbito due terzi della manovra, ma questo non ci ha impedito di lanciare alcuni segnali importanti e di tracciare una direzione: penso al taglio del cuneo fiscale o alle risorse che abbiamo scelto di destinare alla famiglia, a partire dall’aumento dell’assegno unico", afferma Meloni che chiede una linea di rigore ai suoi ministri. "Dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra. Tutti gli osservatori dicono che la congiuntura si sta facendo più difficile, a partire dal rallentamento dell’economia tedesca che si ripercuote in tutta la Ue e sul nostro tessuto industriale. Quindi le risorse disponibili devono essere usate con la massima attenzione". La premier scommette sulla necessità di rifinanziare il taglio del cuneo fiscale e intende giocare la carta del contrasto alla denatalità, con svariati micro interventi a favore delle famiglie. Meloni può contare sui 4,5 miliardi ricavati con il Documento di economia e finanza e su circa 1,5 miliardi già programmati per la spending review “classica”, quella che negli ultimi anni ha rovistato nei cassetti dei ministeri, riversando però qualche centinaia di milioni nelle casse dello Stato. Tagli e restrizioni di budget saranno certamente adottate a breve nelle spese dei ministeri, ma sono briciole. A rendere l'impresa ancora più in salita è l’esito della partita sul Patto di stabilità con la Commissione europea sulla cui trattativa Meloni punta tutto.
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    3 min
  • Manovra economica e piano sui migranti al centro del primo Cdm. Maggioranza divisa | 28/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Palazzo Chigi riapre la sua attività con il primo Cdm dopo la pausa estiva. La maggioranza che sostiene l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni si trova divisa su molti temi. In primis c'è da risolvere la strategia di contrasto all'immigrazione. Il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini chiede la linea dura con decreti sulla sicurezza ancora più stretti e rilancia l'emergenza sbarchi. Il ministro dell'Interno Piantedosi parlerà di “emergenza”, perché lo scorso week end a Lampedusa e sul resto delle coste italiane si è registrato un record di arrivi di migranti, porterà i numeri del 2023 e chiederà decreti sicurezza a settembre e una nuova battaglia in Europa. Ma Giorgia Meloni ha altri piani: dialogo con i Paesi del Nord Africa come Tunisia e Libia, missioni a Tunisi e Tripoli, un contatto con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, una nuova missiva per segnalare la “gravità” della situazione e la necessità di un’azione concordata con i partner per contenere le partenze. La manovra economica non è nell'ordine del giorno della riunione del Governo, ma Il Cdm darà ai partiti della maggioranza la prima occasione per un confronto sulle tante priorità e le poche risorse disponibili, mettendoli di fronte alla realtà: bisognerà compiere delle scelte, rinunciando o ridimensionando gli interventi più corposi come, ad esempio, la 'Quota 41' secca rilanciata di recente dalla Lega, ovvero l'anticipo della pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall'età. Sullo sfondo di questo scontro ci sono le future alleanze per le elezioni europee su cui si misurerà la tenuta politica della maggioranza.
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  • Trump formalmente arrestato in Georgia. La prima volta di un presidente americano con la foto segnaletica | 25/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La foto segnaletica lo ritrae con il volto crucciato, leggermente piegato a destra, gli occhi furiosi di rabbia. E' la prima volta di un presidente degli Stati Uniti. Già questa immagine, oltre alle sue impronte digitali, offre la dimensione esatta in cui si è svolto l'arresto di Donald Trump che si è consegnato nella prigione di Atlanta, in Georgia, perché accusato, insieme ad altre diciotto persone, di aver tentato di sovvertire in Georgia il risultato elettorale delle presidenziali 2020. Un'accusa grave, da far tremare i polsi, ed è il quarto arresto, dopo altrettante incriminazioni, ma questa volta ha un valore diverso, perchè oltre alle impronte digitali, all'ex presidente Usa sono state scattate anche le foto segnaletiche come da prassi per gli arresti. Nel dipartimento dello sceriffo di Fulton County, l'ex presidente è stato schedato con il numero P01135809. Nella sua scheda si legge: "alto 1,92", "peso 97 chili", "capelli biondi o rossi". Sotto il nome compare l'elenco dei tredici capi di imputazione legati al tentativo di sovvertire in Georgia il risultato elettorale del 2020. Accanto, le cifre fissate per la cauzione: 80 mila per la violazione del Rico Act, la legge che punisce le organizzazioni criminali e la corruzione su larga scala, e diecimila per ognuno degli altri dodici capi d'accusa, per un totale di 200 mila dollari. “È una parodia della giustizia. Non abbiamo mai visto nulla di simile in questo Paese”, ha detto Trump, forte di un consenso dell'elettorato repubblicano che lo vuole ancora alla guida degli Stati Uniti e suo candidato contro il democratico Joe Biden.
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  • La morte di Prigozhin e la vendetta di Putin | 24/08/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La morte di Prigozhin, così improvvisa, prevedibile e plateale, vuole dire che nessuno si può considerare sicuro nemmeno a casa sua. La fine del leader carismatico della Divisione Wagner e dei suoi luogotenenti cambia lo scenario militare e geopolitico del conflitto tra Russia e Ucraina e della supremazia russa in Africa. Solo pochi giorni dopo la tentata marcia della libertà su Mosca inscenata da Prigozhin, l'analista Christo Groznev aveva previsto gli sviluppi e le controreazioni del Cremlino, e lo scorso giugno, il giorno del fallimento della marcia, lo avevamo scritto e intuito anche noi di Giornale Radio in un corsivo. “Entro sei mesi o Prigozhin sarà morto o ci sarà un secondo golpe contro Putin”. Si è verificata la prima profezia. Era chiaro che la punizione di Putin doveva essere clamorosa. Una bomba o un missile non cambia l'esito dell'operazione di Mosca. Tutti avrebbero dovuto assistere alla morte in diretta dell'oppositore che aveva osato mettere in discussione l'organigramma dello stato maggiore degli apparati militari del Cremlino. Del resto la notizia dello schianto dell’aereo con a bordo Evgeny Prigozhin è arrivata esattamente due mesi dopo la marcia su Mosca, e il giorno dopo l’annuncio del licenziamento del suo alleato Sergey Surovikin dalla carica di comandante delle forze aerospaziali russe. La vittoria dei generali russi, a cominciare dal ministro della Difesa Shoigu, nello scontro con Prigozhin, è una buona notizia per gli ucraini. Per i russi invece, il risultato è più difficile da prevedere: gli altri eserciti privati a cui appaltare una guerra dello Stato difficilmente saranno altrettanto temibili, e i loro padroni saranno più prudenti.
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