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  • La Lega recupera voti a destra e avvia Il patto con Le Pen e Afd per le europee | 27/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Siamo solo all'inizio della campagna elettorale per le europee 2024 e già si vedono i primi riflessi soprattutto nel centrodestra. Secondo l'ultimo sondaggio di Swg, la Lega cresce di qualche decimale, ma comunque erode da settimane piccoli bacini di elettori di destra che dicono di non credere più a Fratelli d'Italia in leggera diminuzione di consenso. E' una tendenza che prosegue da settimane, ed è indubbio che le politiche anti-immigrazione e la linea dura scelta da Matteo Salvini contro i migranti irregolari sono funzionali al Carroccio. Si spiegano così, al di là delle dichiarazioni pubbliche di facciata, le attuali tensioni all'interno del centrodestra. La sfida che prende corpo è un maxi raduno in cui, oltre ai militanti della Lega, dovrebbero concentrarsi i francesi di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd. Si terrà probabilmente a dicembre, non a Roma ma nel Nord Italia. Il vicesegretario Andrea Crippa ha invitato apertamente a partecipare all’iniziativa tutte le forze che a Bruxelles non vogliono governare con i socialisti. Per Fratelli d'Italia è un invito irricevibile, perché Giorgia Meloni ha già fatto sapere di non voler parlare di alleanze fino al giorno del voto. Forza Italia, l’altro alleato della Lega, fa parte del Ppe che tuttora governa con i socialisti e il segretario Antonio Tajani ha rimarcato più di una volta l’incompatibilità con Le Pen. Dunque, quello che emerge è uno scenario di unità politica del centrodestra in Italia, ma di consistente divisione su scala europea con Meloni che tenta l'asse con Macron, la Lega che attacca di nuovo la Germania e Forza Italia alla ricerca di una propria identità interna. Ora c'è una manovra da affrontare, c'è un’azione di governo da condurre in una campagna elettorale già accesa e persino con l’ombra di un complotto da parte dell’Ue e dei suoi principali partner.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Migranti. Scontro tra Italia e Germania sui finanziamenti alle Ong | 26/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le ong salvano la vita dei migranti nel mare e spesso sono impegnate nell'accoglienza agli irregolari sul territorio italiano. In tanti punti di approdo del Mar Mediterraneo, dove non arrivano i soccorsi delle istituzioni, ci sono le imbarcazioni e gli uomini e donne delle organizzazioni non governative a salvare i migranti. E questo è inconfutabile da sempre. Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno da tempo dichiarato guerra aperta alle ong, scegliendo una linea dura senza tregua, in sintonia con Paesi sovranisti come Ungheria, Polonia, Olanda. Questa differente visione con la Germania e altri paesi europei ha portato la premier a scrivere una rimostranza contro Olaf Scholz, colpevole di aver stanziato ingenti finanziamenti destinati alle attività operative delle ong anche sul nostro territorio. Meloni chiede a Scholz di chiarire la posizione tedesca, dandogli appuntamento al consiglio europeo di Granada, il sei ottobre. Nei fatti viene ribadito il doppio registro del governo, che segue la via diplomatica, come confermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani a Parigi, però persevera nella lotta contro le Ong. Uno dei nodi riguarda il mancato coordinamento con l’Italia, ma il governo Scholz aveva comunicato a Roma l’intenzione di finanziare le Ong nel Mediterraneo e aveva deciso di dirottare una parte di risorse, 420 milioni, sulla comunità italiana di Sant’Egidio. La lettera di Meloni a Scholz è il nuovo capitolo della posizione italiana sull'immigrazione che determina da mesi un evidente isolamento del nostro Paese rispetto alle politiche migratorie europee, tanto che Bruxelles ha espresso forti dubbi sulla misura introdotta nel decreto che prevede il deposito cauzionale di 5 mila euro ai richiedenti. Una mossa che pare più politica, da campagna elettorale che risolutiva dei flussi migratori.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • I segreti di Matteo Messina Denaro | 25/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Cosa si porta nella tomba Matteo Messina Denaro, morto dopo una lunga malattia? Quali segreti custodiva l'ultimo boss di Cosa nostra che non aveva dato alcun cenno di pentimento? Denaro era riuscito a restare latitante per trent’anni, nonostante dovesse scontare numerosi ergastoli: era fra i mandanti delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, delle bombe di Firenze, Roma e Milano. Era stato ritenuto responsabile dai tribunali anche per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del collaboratore che per primo svelò i segreti della strage di Capaci, e del delitto dell’agente della polizia penitenziaria Giuseppe Montalto. Matteo Messina Denaro era uno dei fedelissimi di Salvatore Riina, assieme a Giuseppe Graviano componente della “Super cosa” costituita dal capo dei capi di Cosa nostra per portare avanti la stagione delle stragi. Dunque aveva avuto un ruolo decisionale di primo piano nell'attacco al cuore dello Stato da parte della mafia. Poiché la sua latitanza è durata trent'anni ci si chiede chi ha potuto coprirlo sul piano logistico, al di là della rete di amicizie e parentele che lo avevano protetto per lungo tempo. A Campobello di Mazara, doveva fissato il suo covo, era visibile a molti: andava anche al ristorante e di tanto in tanto pure a giocare ai videopoker. La svolta nell’indagine è avvenuta il 6 dicembre, quando i carabinieri del Ros sono entrati nell’abitazione di Rosalia Messina Denaro, a Castelvetrano, e nel piede cavo di una sedia, dove volevano installare una microspia, hanno trovato un biglietto con il diario clinico di un malato di tumore. Le ricerche nella banca dati del ministero della Salute hanno portato a una persona in particolare, Andrea Bonafede, geometra di Campobello, nipote dello storico boss del paese, fedelissimo dei Messina Denaro. Il 16 gennaio, il geometra Bonafede aveva una seduta di chemioterapia alla clinica La Maddalena di Palermo. Ma non si presentò lui, piuttosto il padrino latitante, che venne arrestato.
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    3 min
  • 23/09/2023 | Il Corsivo
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    3 min
  • Il Corsivo di Sabato 23 Settembre 2023
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    3 min
  • Il direttore del Museo Egizio Christian Greco nel mirino della Lega, ma tutti lo ritengono una eccellenza | 22/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il direttore Christian Greco si trova nuovamente nel mirino del centrodestra destra, dopo cinque anni, ma il consiglio di amministrazione del museo, le istituzioni locali, il mondo degli egittologi si schierano compatti in sua difesa. "Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, faccia un gesto di dignità e si dimetta. Faremo di tutto per cacciarlo e chiediamo al ministro della Cultura Sangiuliano di cacciarlo se non si dimette lui". Dopo l’assessore Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia a ribadire il concetto è ora il vicesegretario della Lega Andrea Crippa. Ma sulla figura di Christian Greco il centrodestra non è compatto. "È inutile chiedere la sua cacciata. Greco non può essere cacciato e anzi potrebbe anche essere riconfermato", commenta il sottosegretario Vittorio Sgarbi. Perché Greco non può essere mandato via? "Perché il direttore di quel Museo è nominato dal Presidente della Fondazione, che deve essere nominato da noi. Ma poi il nostro potere finisce lì. Sarà quel consiglio di amministrazione, come quello di Palazzo Ducale a Genova, a fare un concorso per un nuovo direttore o rinominerà Greco. La materia non esiste. Sembra una commedia degli equivoci", dice Sgarbi. E ha ragione. Christian Greco è una assoluta eccellenza. Dirige da tempo il Museo Egizio con grande professionalità e competenza, portando risultati concreti. Il fatto che abbia posizioni politiche e culturali difformi da quelle dell'esecutivo non dà il diritto di cacciarlo via in malo modo. Del resto, come dice proprio Greco, "qui ci sono oggetti che hanno una vita media di 3.500 anni, i direttori passano, il museo rimane qui da 200 anni", indipendentemente dal Governo in carica.
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    3 min
  • La Fed lascia i tassi invariati, ma la stretta non è terminata | 21/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La stretta è solo rimandata forse alla prossima riunione della Federal Reserve. Al momento i banchieri centrali americani mantengono i tassi invariati al 5,25%-5,50%, il livello più alto dal 2001; la decisione è in linea con le attese degli analisti ed è stata unanime (12-0). Dal marzo 2022, è la seconda volta che la Banca centrale statunitense non tocca i tassi d’interesse; nelle altre undici riunioni, è sempre stato deciso un rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione. I tassi d’interesse erano stati abbassati allo 0-0,25% nel marzo del 2020, per combattere gli effetti negativi della pandemia di coronavirus sull’economia statunitense, e poi progressivamente alzati dallo scorso anno. A fine 2023, 12 governatori prevedono che i tassi salgano al 5,50-5,75%, mentre solo sette credono che resteranno fermi al livello attuale. Si tratta di indicazioni non molto diverse da quelle fornite a giugno, quando però due banchieri centrali immaginavano altri due rialzi, invece di uno, mentre uno dei componenti del comitato di politica monetaria pensava che fosse necessario portarli addirittura al 6-6,25%. Nella sostanza, il presidente della Fed vuole vedere migliori risultati prima di arrivare alla conclusione che l’attuale livello dei tassi è sufficiente. Il prossimo rialzo, a novembre o dicembre, resta quindi per ora probabile. Le decisioni continueranno a essere prese riunione dopo riunione in base ai dati. A sostegno della maggior durata della stretta, le proiezioni macroeconomiche prevedono un più elevato rischio sui prezzi rispetto a giugno, sia pure in uno scenario complessivo che punta a un costo limitato della manovra restrittiva.
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    3 min
  • Migranti. La Francia rafforza le frontiere. La Polonia boccia i dieci punti di von der Leyen. Meloni annuncia: "L'Italia non sarà il campo profughi Ue" | 20/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il piano di dieci punti europeo sui migranti annunciato a Lampedusa dalla Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e appoggiato in larga parte dalla premier Giorgia Meloni, non trova consonanze nell'azione sul campo. Mentre a Lampedusa continuano gli sbarchi e i trasferimenti, e i sindaci di sinistra e di destra chiedono di non essere lasciati soli ad affrontare l'emergenza, in Europa ognuno cerca soluzioni diverse e corre verso direzioni opposte. Infatti, la Francia blinda le frontiere. Parigi non può sospendere il trattato di Schengen, ma proroga ancora una volta il ripristino dei controlli tra Ventimiglia e Mentone perché teme che la pressione migratoria in Italia possa diventare una 'minaccia' per i propri confini. Così l'elicottero della Douane sorvola i varchi, i droni rastrellano le creste di roccia che nascondono sentieri impervi, le camionette della Géndarmerie e della Police nationale scendono ai valichi di Ponte san Ludovico, lungo il mare e Ponte san Luigi, sotto la collina, e rafforzano la truppa di agenti e riservisti alla stazione di Menton Garavan. La Polonia boccia i dieci punti di von der Leyen. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rischia di rimanere con il cerino in mano e annuncia: "L'Italia non sarà il campo profughi Ue. La Francia ha bloccato le frontiere, la Germania ha detto che non ricolloca, l’Austria farà più controlli al Brennero. L’unico modo serio è che tutti insieme lavoriamo per difendere i confini esterni’’. Il piano europeo sui flussi migratori rimane solo sulla carta e rischia di diventare un mero annuncio di campagna elettorale.
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    3 min
  • L'ira dei sindaci contro il sistema di accoglienza ai migranti del Governo | 19/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    C'è un malessere che non può essere più nascosto sul sistema di accoglienza ai migranti del Governo. Non è più sottotraccia e l'emergenza scoppiata a Lampedusa rischia di allargarsi in tutto il Paese. La protesta è sostenuta da sindaci di centrosinistra e di centrodestra. Matteo Biffoni, sindaco di Prato e responsabile immigrazione dell’Anci, si dice sconsolato dopo una burrascosa riunione di amministratori locali di comuni piccoli e grandi. “Continuando così arriveranno ovunque, d’altra parte dobbiamo essere pronti. Qui continuano a mandarci centinaia di migranti con un preavviso di sole 24 ore e non c’è un posto in nessuna struttura". I nuovi centri di cosiddetta primissima accoglienza sorgono a macchia di leopardo, spesso con due o tre servizi igienici per 300 persone, sono composti essenzialmente di container o moduli abitativi, alcuni già usati dalla protezione civile in caso di calamità naturale. Così Protezione civile e Vigili del fuoco cominciano a montare le tende, già diverse decine in Liguria, in Emilia Romagna, in Piemonte. Palazzetti dello sport, palestre, sale degli oratori: brandine e materassi spuntano ovunque per far fronte ad un’emergenza che è diventata urgenza come hanno sottolineato ieri sindaci di destra e sinistra riuniti per discutere di cosa fare dopo i provvedimenti del governo. Perché è in crisi il sistema di accoglienza ai migranti? Perché è un sistema che ostacola l'accoglienza e non è efficiente, dicono gran parte dei sindaci. Il piano di riparto di 50.000 migranti in due mesi è ormai scaduto dal 15 settembre, quello nuovo dovrebbe riguardare altre 20.000 persone fino a fine ottobre, ma non è ancora stato inviato agli enti locali. Le misure annunciate dall'esecutivo dovrebbero tenere conto di chi tutti i giorni risolve sul territorio problemi che a livello nazionale vengono risolti con annunci in un clima da perenne campagna elettorale che il Paese non si può permettere.
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  • Meloni e Von der Leyen a Lampedusa, Salvini e Le Pen a Pontida | 18/09/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La premier Giorgia Meloni e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sbarcano a Lampedusa alla ricerca di un piano comune sui migranti. Un migliaio di chilometri più a nord, nel "sacro prato" di Pontida si celebra lo spostamento a destra della Lega con i comizi di Matteo Salvini e Marine Le Pen. L'immagine plastica di una domenica di mezza estate sta tutta qui, nella foto che ritrae Giorgia e Ursula mentre salutano e ringraziano gli operatori dell'Onu impegnati ad affrontare una delle emergenze umanitarie più gravi degli ultimi anni a Lampedusa, e nello scatto che immortala Matteo, Marine mentre mangiano le salamelle in uno stand della festa della Lega a Pontida. Le divisioni nel Governo in tema di migranti sono politiche e operative. La premier cerca un accordo europeo. La presidente della Commissione Ue ringrazia gli abitanti di Lampedusa e presenta un programma in 10 punti, ma non parla di blocco navale. L’obiettivo della premier restano i rimpatri, altro che ridistribuzione. La lista di richieste per l’Europa è lunga: un vero blocco navale, l’adeguamento - in senso restrittivo - della legislazione europea, sostegno economico alla Tunisia, Per la premier sarebbe necessario coinvolgere anche l’Onu nella gestione delle migrazioni. Oggi arriva la stretta in cdm e, al netto delle parate e dell'odore delle salamelle, tornerà l'unità, almeno di facciata, fino alle elezioni europee del 2024.
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