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L’orso oggi è una specie protetta, considerata estinta in Svizzera dall’inizio del 1900 a causa dell’intensa caccia: l’ultimo abbattimento avvenne nel 1904 in Val Scharl, nell’Engadina Bassa.
La vicinanza territoriale con il Trentino, in Italia, dove da anni è in corso un complesso programma di rinforzo della popolazione, porta a sporadici sconfinamenti sul lato sud-orientale della Svizzera.
Forse è solo una questione di tempo, prima che l’orso torni a reinsediarsi sul nostro territorio. In questa nuova puntata de “Il Giardino di Albert”, ci soffermiamo su un modello di coesistenza uomo-orso che sembra fornire risultati promettenti: è il modello sloveno.
Un Paese grande la metà della Svizzera, dove, nelle sole foreste meridionali, vive circa un migliaio di orsi. Una presenza che rende la Slovenia il paese europeo (e forse mondiale) con la più alta densità di questi grandi carnivori. E dove le aggressioni ai danni dell’uomo rimangono estremamente rare.
Attraverso interviste a guardiacaccia, guide e apicoltori, la puntata illustra come la Slovenia gestisca questa importante popolazione di orsi. Vengono discusse le quote di abbattimento annuali, decise su base scientifica, e il coinvolgimento attivo dei cacciatori nella gestione della fauna.
Accompagnati dalla testimonianza di Valentina Grignoli, giornalista dallo spiccato interesse per il mondo selvatico, ci avvicineremo anche all’orso in natura, grazie all’entusiasmante racconto di un’osservazione avvenuta da una capanna nel cuore delle foreste slovene, rifugio che i cacciatori mettono a disposizione dei visitatori.
Prima emissione: 22 novembre 2025
Era il 26 aprile del 1986 quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Černobyl esplose, liberando nell’atmosfera una quantità enorme di isotopi radioattivi. Un evento che ha segnato la storia europea e mondiale, lasciando una ferita ancora aperta: oltre alle vittime della catastrofe, ettari di foresta furono distrutti dalle radiazioni e molti animali morirono a causa della contaminazione del suolo e delle acque.
Ma Cernobyl è oggi anche il luogo di una sorprendente rinascita ecologica. A quarant’anni dall’incidente, “Il Giardino di Albert” propone una puntata che intreccia memorie, ricerca scientifica e racconto naturalistico, per capire cosa accade alla natura dopo un disastro ecologico. Ospiti di Alessandra Bonzi, Olena Burdò e Iuhin Tukalenko ricercatori in radiobiologia e radioecologia dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina, Oleksandr Borsuk, responsabile del laboratorio di flora e fauna della Riserva della Biosfera Radiologica ed Ecologica di Černobyl’ e Stefano Mancuso, botanico e neurobiologo vegetale.
Černobyl’ – l’eterno giardino - ci ricorda che il più grande fattore di disturbo di un ecosistema è l’essere umano, ma la natura, quando le viene lasciato spazio, possiede una straordinaria capacità di resilienza.
L’l’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona (IRB) ha celebrato nel 2025 un quarto di secolo di attività e ricerca. Fondato nel 2000 l’istituto è nato con l’obiettivo di portare in Ticino una ricerca scientifica di livello internazionale. Oggi, con oltre 160 collaboratori, 13 gruppi di ricerca e quasi mille pubblicazioni scientifiche, l’IRB continua a essere un pilastro fondamentale nel panorama della ricerca biomedica. La nuova sede, inaugurata nel 2021 ospita anche l’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) e i laboratori di ricerca traslazionale dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC).
I 25 anni sono per “Il Giardino di Albert” un’occasione per tornare all’IRB e incontrare ricercatrici e ricercatori che li lavorano e studiano. Ospiti di Alessandra Bonzi saranno quattro ricercatrici: Ilaria Fregno ed Elisa Fasana che lo scorso novembre hanno pubblicato uno studio innovativo sul meccanismo di smaltimento delle “proteine difettose” derivanti dalle mutazioni del DNA, Valentina Ferrari, ricercatrice nel campo dell’immunoterapia per il cancro, che ha recentemente ricevuto un premio di 100.000 franchi da Fond’Action contre le cancer per il suo progetto di ricerca e la Professoressa Greta Guarda, Direttrice del laboratorio Immune Mechanisms dell’IRB e vice-decana alla ricerca all’Università della Svizzera italiana che ci aiuterà a comprendere non solo l’importanza della ricerca di base, ma a quali nuovi progetti si stia lavorando.
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Questa storia ha inizio nel 2003 quando una studentessa americana, Jennifer Barlow (che all’epoca aveva 15 anni) suggerì di dedicare ogni anno una notte all’oscuramento delle luci esterne per consentire alle persone di ammirare il cielo “Voglio che le persone possano vedere la meraviglia del cielo notturno senza gli effetti dell’inquinamento luminoso. L’universo è la nostra visione del passato e del futuro. Voglio contribuire a preservare la sua meraviglia”
Più di un anno dopo, la National Dark Sky Week, fu osservata per la prima volta in tutti gli Stati Uniti e nell’aprile 2003 fu deciso di dar vita ufficialmente alla settimana internazionale del cielo scuro (International Dark Sky Week) che quest’anno si celebra a partire da lunedì 21 aprile.
La settimana del cielo scuro è un evento mondiale che richiama l’attenzione sull’inquinamento luminoso e le sue conseguenze, promuove soluzioni semplici per mitigare il problema e celebra la grandiosa bellezza di una notte naturale.
Ne parleranno con Alessandra Bonzi Stefano Klett, responsabile per la Svizzera Italiana di Dark-Sky Switzerland, Chiara Scandolara ornitologa per FICEDULA e Marzia Mattei, biologa e resp. del Centro protezione Chirotteri Ticino.
Prima emissione: 19 aprile 2025
I semi: piccoli ma fondamentali custodi della vita. Cosa c’è di più piccolo di un seme e, allo stesso tempo, più potente? Dentro ogni seme c’è una pianta intera che aspetta il momento giusto per nascere, viaggiare, sorprendere. Alcuni rotolano col vento come piccoli viandanti, altri cadono dall’alto come meteoriti tropicali, altri ancora si fanno portare a passeggio dagli animali e dagli umani.
Sono ingegnosi, resistenti, imprevedibili: veri custodi della vita sul nostro pianeta. CUSTOS VITAE è anche il titolo della rassegna organizzata dalle Isole di Brissago, una rassegna in cui si darà spazio alle storie che questi custodi di vita raccontano: dalle arachidi che maturano sotto terra, ai “rotolacampo” che affidano al vento la diffusione dei propri semi, fino alla palma delle Seychelles che produce il seme più grande del mondo.
Ospite di Alessandra Bonzi, Agata Filippini, biologa e guida del giardino botanico delle Isole di Brissago. Con lei esploriamo le meraviglie dei semi: dalla loro struttura alla loro sorprendente capacità di viaggiare e colonizzare nuovi ambienti. Nella seconda parte della puntata, ci spostiamo a Ginevra con Nicola Schoenenberger per parlare di piante estinte.
In questa puntata de “Il Giardino di Albert”, Alessandra Bonzi ci porta alla scoperta del mondo affascinante dei semi, ispirata dalla crescita della sua piantina di avocado, Aibi. Esploreremo la rassegna “Custos Vitae” delle Isole di Brissago, dedicata proprio ai semi. Agata Filippini, biologa, definisce il seme come “una pianta neonata chiusa in una scatola con il cestino del pranzo”, riferendosi al tegumento protettivo e all’endosperma nutritivo.
Passeremo inoltre in rassegna le diverse strategie di dispersione dei semi: Endozoocoria, Antropocoria, Autocoria.
Verrà sottolineata, inoltre, l’importanza della dormienza dei semi, una strategia che permette loro di germinare solo in condizioni ideali e che è stata sfruttata dall’uomo per l’agricoltura. Viene menzionato un seme di dattero della Giudea germinato dopo 2000 anni.
Fondamentale è anche il ruolo delle Banche Globali dei semi, come il Global Seed Vault delle Svalbard, per la conservazione della biodiversità. Nicola Schönenberger, dell’Erbario di Ginevra, aggiunge che gli erbari custodiscono campioni di piante estinte, alcune delle quali potrebbero essere riportate in vita, ma sottolinea l’urgenza di proteggere le specie ancora esistenti. I semi sono veri e propri “custodi della vita”, fondamentali per il futuro del nostro pianeta.
L’attenzione è diventata una risorsa preziosa: tra schermi, notifiche e un flusso incessante di notizie e stimoli, restare concentrati e distinguere l’essenziale dal superfluo è una sfida quotidiana. Perché al giorno d’oggi facciamo così fatica a restare concentrati? E come funziona davvero l’attenzione?
Questa nuova puntata del “Giardino di Albert” ci porta dentro uno dei meccanismi più affascinanti e fragili del nostro cervello: la capacità di focalizzarci… e quella, sempre più frequente, di perderci in mille distrazioni: il nostro cervello compie ogni giorno un lavoro straordinario, spesso invisibile, che tuttavia può andare incontro a difficoltà, come accade nei disturbi dell’attenzione. Ospiti di Alessandra Bonzi, Matilde Taddei, psicologa e psicoterapeuta del Servizio di Neurologia Pediatrica dell’EOC e Gianna Carla Riccitelli, responsabile del Gruppo di Ricerca sulla Stimolazione Cerebrale non Invasiva all’EOC. Con loro scopriremo che l’attenzione non è solo uno sforzo mentale: è una funzione cognitiva che nasce prestissimo, già nei primi mesi di vita, e che accompagna ogni nostro gesto e relazione.
In occasione della Giornata Mondiale delle Foreste, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare l’importanza dei boschi per il nostro pianeta e per la nostra vita quotidiana,”Il Giardino di Albert“ dedica una puntata speciale alla salute delle foreste svizzere.
La Svizzera è un Paese verde: il 32% del territorio nazionale – pari a 1,3 milioni di ettari – è coperto da boschi. Una percentuale che sale fino al 55% a Sud delle Alpi, rendendo il Ticino una delle regioni più ricche di superfici forestali. Ma come stanno realmente i nostri boschi? Negli ultimi decenni si osserva una tendenza all’aumento della superficie forestale. Tuttavia, cambiamenti climatici, estati torride e siccitose, specie aliene invasive e parassiti mettono a dura prova la vitalità delle foreste. A questo si aggiunge la pressione esercitata dalla selvaggina, favorita da inverni sempre più miti e da precipitazioni nevose in calo. Per capire come affrontare queste sfide, Alessandra Bonzi ha trascorso un pomeriggio in un bosco di protezione insieme ad Adrian Oncelli, ingegnere forestale e capo dell’Ufficio per la pianificazione, la selvicoltura e la protezione del bosco e Andrea Stampanoni, collaboratore scientifico per la caccia presso l’Ufficio caccia e pesca del Canton Ticino. Con loro abbiamo esplorato i boschi di protezione, fondamentali per la sicurezza delle nostre abitazioni e infrastrutture, e approfondito l’importante equilibrio – spesso fragile – tra selvicoltura, biodiversità e gestione della fauna selvatica.
Un canto inatteso nel cuore dell’inverno: è metà febbraio quando, all’alba, i silenzi dell’inverno lasciano spazio a cinguettii improvvisi: verzellini, verdoni, cardellini. Non uccelli migratori in arrivo, ma specie stanziali che, con il primo allungarsi delle giornate, inaugurano la stagione dei richiami territoriali. Ne parliamo con Chiara Scandolara, ornitologa di Ficedula che abbiamo incontrato sulle sponde del laghetto di Gudo e lo facciamo in un modo un po’ insolito… passeggiando tra canneti e alberi ancora spogli, con un binocolo al collo.
Bastano pochi attimi e la natura non tarda a dare spettacolo: un airone cenerino sorvola il laghetto, un picchio muratore richiama da un tronco, quattro germani reali inscenano una danza sull’acqua, mentre un martin pescatore si tuffa nell’acqua alla ricerca di prede.
In questa puntata vi raccontiamo il significato dei canti, delle prime “faide amorose” e dei delicati equilibri che regolano la vita degli uccelli in questa fase dell’anno. Aspettando, a breve, il ritorno degli uccelli migratori.
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Magazine di riferimento della Rete Due sulle questioni scientifiche. Si occupa sia dei grandi temi che riguardano direttamente la nostra vita quotidiana (inquinamento, allergie, alimentazione) sia…

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