Nella diciassettesima puntata siamo a Roma, a casa di Romana Petri, per parlare del suo ultimo romanzo “Distanza di sicurezza” (Neri Pozza): una storia di abbandono, distanza e non detti, in cui l’amore non è mai soltanto sentimento, ma anche orgoglio, ferita, potere, dipendenza, possibilità di salvezza.
Al centro ci sono Luciana Albertini e Vasco Dos Santos: lei pittrice, segnata da una frattura che non riesce a spiegarsi; lui tornato a Lisbona, prigioniero della propria rabbia e di un rancore che ha radici lontane. Intorno a loro, Roma e il Portogallo, la famiglia, il talento, il fallimento, e quella domanda che resta aperta quando qualcuno se ne va senza davvero dire perché.
Con Romana Petri parliamo di letteratura e di vite estreme, del modo in cui un romanzo può entrare nelle crepe dei rapporti senza giudicare troppo in fretta. Parliamo anche di pugilato, disciplina e corpo a corpo — con l’avversario, con la pagina, con se stessi — e della sua passione per le biografie romanzate: da Jack London a Saint-Exupéry, fino a Flannery O’Connor, protagonista de “La ragazza di Savannah”.
Che cosa resta di un amore quando la distanza diventa una forma di difesa? Quanto bisogna avvicinarsi a una vita per poterla raccontare? E che cosa significa trasformare una biografia in letteratura, senza perdere il mistero di chi si prova a inseguire?