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In tempi di emergenza da Covid-19 riaffiora il dibattito sulle restrizioni delle libertà individuali, supportato dalle quotidiane invettive su Tg e giornali contro il "dispotismo" normativo del Presidente del Consiglio. Parlamento e Costituzione calpestati, leggiamo in questi giorni; come se la portata della riflessione imponesse solo un duello in punta di diritto.
Nei giorni in cui l'emergenza sociale sembra aver travalicato la preoccupazione per quella sanitaria, la riflessione sul sottile confine che divide distanziamento sociale e distanziamento fisico è quantomai necessaria: senso civico e responsabilità collettiva oppure un adeguamento indiretto ai nuovi dispositivi di controllo? La retorica del "fare la propria parte" non vale per gli operai delle fabbriche riaperte (anzi, mai chiuse) nel triangolo del contagio?
"Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione", diceva Carl Schmitt. Ma il problema per chi fa politica, oggi, è capire quanto può protarsi l'eccezione: perché non sarà nessun dPCM a darci il permesso di riprenderci le piazze.
La crisi epidemica si è rapidamente intrecciata con una crisi economica che tutti gli analisti non faticano a definire come "senza precedenti in tempo di pace".
La crisi epidemica si è rapidamente intrecciata con una crisi economica che tutti gli analisti non faticano a definire come "senza precedenti in tempo di pace". Il rischio, nemmeno troppo remoto, è che a pagarla siano sempre gli stessi.
"La curva discendente dell'epidemia sta per incontrare la curva ascendente della crisi sociale e la situazione rischia di diventare esplosiva"... recitava più o meno in questo modo l'ultima relazione del Copasir sulla situazione italiana. Perchè contrariamente a quello che ci stanno raccontando non siamo affatto tutti sulla stessa barca, così come non è vero che "andrà tutto bene". Migliaia di lavoratori hanno già perso il posto, altri rischiano di perderlo a breve e molti di quelli "fortunati" che lo conserveranno dovranno fare i conti con i slari decurtati dalla cassa integrazione. Bisogna incominciare a mobilitarsi, e bisogna farlo da subito senza aspettare il ritorno alla "normalità". Ne parliamo con Marta Fana (ricercatrice e coautrice di "Basta salari da fame") e Riccardo De Angelis (Lavoratore Telecom e sindacalista).
Cercheremo di analizzare insieme i riflessi economici e la gestione sanitaria dell'emergenza legata al nuovo coronavirus. Ospiti Vladimiro GIacchè e Vittorio Agnoletto .
Faster, Pussycat! Kill! Kill!
Dalla guerriera all’avvelenatrice, dall’amazzone alla contestatrice, dalla collaborazionista alla soldata alla lottarmatista… Nonostante gli specifici contesti e le diverse prospettive, le donne che agiscono violenza compaiono e scompaiono nella storia sfidando lo stereotipo – consolidato, ma falso e fuorviante – che vedrebbe una netta cesura tra “essere portatrici di vita” e “dare la morte”. Con il provocatorio titolo di un film che precedette di poco gli anni della contestazione, tanto disturbante quanto iconico e rappresentativo, «Zapruder» tenta di offrire con questo numero uno spaccato su alcune delle storie di coloro che sono state ingiustamente definite come “poche feroci” e sullo specchio deformante della tradizione attraverso cui è stata letta la loro esperienza.
Intervengono all'iniziativa:
Presentazione del libro con:
Manolo Morlacchi (Autore)
Nel corso degli anni, la verità sui desaparecidos argentini e sui crimini della giunta militare è lentamente venuta a galla. Tra il 1976 e il 1983 si stima che oltre 40.000 oppositori, o sospettati tali, scomparvero senza lasciare traccia. Per quanto la pratica della sparizione come forma di repressione del dissenso sia stata un fenomeno tristemente noto in buona parte dell'America Latina, l'Argentina fu il Paese più colpito a causa di una forte spinta sociale determinata dalla formazione di alcuni movimenti popolari "scomodi" come il PRT (Partido Revolucionario de los Trabajadores), un'organizzazione d'ispirazione marxista-leninista che, a conclusione di un quinquennio di opposizione politica nelle strade e nelle fabbriche, si dotò nel 1970 di un proprio esercito (l'ERP) per portare avanti la lotta armata. L'organizzazione arrivò a contare diverse migliaia di militanti, prima di essere annichilita dai militari nel 1976 e poi definitivamente sciolta nel 1979. Manolo Morlacchi è stato in Argentina per riavvolgere il nastro della storia e ascoltare le voci dei protagonisti di quella stagione (tra cui il fondatore dell'ERP, Julio Santucho, fratello del leader Mario Roberto, il segretario generale Luis Mattini e Mario "Indio" Paz, comandante della Compagnia del Monte). Nel ricostruire la parabola dell'ERP, questa indagine ripercorre le sorti di un Paese intero che, dopo l'iniziale illusione progressista del peronismo, si ritrovò stritolato nella morsa dal regime di Videla.
Prosegue la serie di incontri sull'attualità del pensiero di Antonio Gramsci con un incontro tenuto dal professor Alberto Burgio sulle categorie di base del pensiero gramsciano.
Le categorie fondamentali del pensiero gramsciano.
Presentazione del libro
Raffaele Sciortino (autore del libro)
I dieci anni che sconvolsero il mondo sono gli anni della prima crisi effettivamente globale che continua a investire gli assetti usciti vincenti, e apparentemente privi di alternative, emersi dalla rivoluzione neoliberista dell'ultimo trentennio. La crisi si caratterizza per aver investito in profondità e successione strettissima i meccanismi della globalizzazione finanziaria, lo scontro geopolitico che ne è seguito a scala mondiale, in particolare tra Stati Uniti e Cina, e le dinamiche della strutturazione e della soggettività delle classi sociali. È solo in questo quadro complessivo che può essere affrontato il fenomeno emergente in Occidente dei neo-populismi, ben oltre la riduttiva contrapposizione fra denigrazione politico-mediatica e facili attese, fra preoccupati e apologeti. Quali gli elementi di rottura, e in quale direzione vanno? Il libro interroga i neo-populismi collocandoli sul filo del tempo, attraverso l'intreccio dialettico tra il Sessantotto e gli assemblaggi della globalizzazione. È in gioco la trasformazione non contingente della lotta di classe dalle forme novecentesche del movimento operaio classico a quelle attuali degli iper-proletari senza riserve.
Autonomismi, indipendentismi e altre rivendicazioni territoriali continuano a rappresentare una realtà socialmente e politicamente rilevante anche nell’odierno mondo globalizzato, come dimostrano i casi della Catalogna e della Scozia. Nella prima parte, il volume sintetizza alcuni dei principali approcci teorici che fissano le coordinate interpretative necessarie a inquadrare e comprendere meglio la complessità, ambivalenza e varietà delle forme ideologiche e organizzative attraverso cui si esprimono questi fenomeni. La seconda parte fornisce una proposta di chiarimento concettuale per contribuire al superamento della confusione terminologica che spesso riguarda le analisi dei movimenti e dei conflitti etnoterritoriali, focalizzandosi poi su alcuni dei principali problemi che interessano gli etnoregionalismi contemporanei, e il relativo dibattito scientifico, con una particolare attenzione al contesto europeo.
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