Paolo Terzolo
"Carlo Terzolo. La realtà immaginata"
Spazio Don Chisciotte, Via della Rocca 3b, Torino
Fondazione Bottari Lattes
www.fondazionebottarilattes.it
Mostra fino a sabato 21 aprile 2018
Martedì – sabato, ore 10.30-12.30 e ore 15-19
ingresso libero
Pittore figurativo che ha saputo coniugare la concretezza del mondo rurale delle sue origini con la visionarietà e l’immaginazione, Carlo Terzolo è al centro della mostra La realtà immaginata che la Fondazione Bottari Lattes organizza allo Spazio Don Chisciotte di Torino (via della Rocca 37b) fino
a sabato 21 aprile 2018. A ingresso gratuito, l’esposizione inaugura sabato 10 marzo alle ore 18 alla presenza dei figli dell’artista, Luca e Paolo Terzolo.
La realtà immaginata, curata dai figli Luca e Paolo Terzolo in collaborazione con Vincenzo Gatti, propone una quindicina di opere, prevalentemente olii su tela, di diverse dimensioni, realizzati dal pittore a partire dai primi anni Sessanta. Una selezione che, invece di privilegiare le raffigurazioni paesaggistiche, intende sottolineare l’attenzione del pittore verso gli aspetti più concreti della realtà (la vita quotidiana, gli interni, gli oggetti, le persone), vista però al filtro di un’immaginazione allusiva e straniante.
Attento osservatore della realtà, Terzolo non era un pittore en plein air; di ritorno dalle sue ricerche e osservazioni, nel suo studio dipingeva basandosi su appunti di schizzi riportati sui taccuini o su appunti impressi nella sua memoria. Da uno spunto, da una storia, rielaborava la realtà, senza mai perdere la concretezza, ma creando un mondo allusivo che riportasse anche ad altro, oltre al puro riferimento al reale.
Pino Mantovani, ricordando l’amicizia di Terzolo con Cesare Pavese, con cui l’artista condivideva la passione per la cultura americana, sottolinea come la sua opera rivela parallelismi con la pittura americana realista degli anni Trenta e Quaranta. Notava, infatti, Mantovani: «Mi solletica la curiosità se mai Terzolo abbia conosciuto a tempo e apprezzato i pittori “regionalisti” statunitensi, che incrociarono gli anni della Grande Depressione e che, in qualche caso, oltre il recupero in immagine della vita contadina tradizionale, teorizzarono addirittura una mitologia dell’arcaico e dell’autoctono. In questa direzione Terzolo potrebbe aver tratto giovamento dalla frequenza di Cesare Pavese (i due si conobbero adolescenti a Reaglie dove le famiglie erano vicine di casa)».
Con la mostra Carlo Terzolo. La realtà immaginata, la Fondazione Bottari Lattes vuole riportare all’attenzione di pubblico e critica a Torino il lavoro di uno dei pittori piemontesi più significativi del Novecento. E intende farlo anche perché Mario Lattes, a cui la Fondazione e lo Spazio Don Chisciotte sono dedicati, è stato ammiratore di Carlo Terzolo e in una recensione così tratteggiava la poetica del pittore astigiano: «Ciò che impegna l’umanità di questo pittore è piuttosto un’intatta speranza nella vita, fatta, insieme, di rimpianto e candore e di un dolente “irreparabile”. […] Terzolo lascia operar la fantasia sul vero con estremo rispetto per l’apparente consistenza della realtà».
I curatori Luca e Paolo Terzolo illustrano la mostra
A partire dai primi anni Sessanta l’opera di Carlo Terzolo segna una svolta netta, per definire la quale il critico Carluccio non esita a mettere in campo termini come Surrealismo e Iperrealismo. Nei primi incontri da cui nacque l’idea di questa mostra venne naturale indicare come “metafisiche”, tra indispensabili virgolette, le opere che ne avrebbero costituito il nucleo centrale. Etichetta consapevolmente scorretta ma forse utile, soprattutto nel parlato, per designare quadri come “Interno 1959” (al quale è stato dedicato il posto d’onore) o “La scelta della cartolina”. Quadri nati, come gli...