Il Punto della Settimana

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Il Punto della Settimana episodes

  • Ipotesi su Vannacci | Il Punto della Settimana
    Ci viene il dubbio che quanto è avvenuto recentemente nell’ambito del Centro Destra abbia un’origine che, forse, sarebbe sarebbe sbagliato ridurre a semplice incompatibilità politica (o, peggio ancora, personale) tra il generale Roberto Vannacci ed il leader della Lega, Matteo Salvini. Vi proponiamo, pertanto, di accompagnarci indietro nel tempo anche di soli quattro anni, per tornare al momento in cui, alla vigilia dell’attacco all’Ucraina, sia Meloni che il già citato Salvini non nascondono affatto il loro apprezzamento per la figura di Putin. Anzi, il secondo dei due, in una foto scattata a Mosca, mostra persino, orgogliosamente, una maglietta riproducente il volto del piccolo zar. Ad un certo punto però, qualcosa cambia quando Meloni – pur rappresentando l’unica opposizione al governo Draghi – si allontana decisamente da ogni forma di vicinanza al putinismo ed inizia un percorso – per noi sorprendente, ma certamente apprezzabile – verso un europeismo pragmatico (che, in tempi brevi, supera anche le non poche diffidenze in precedenza covate in alcune capitali europee) e verso un atlantismo molto più marcato che, non a caso, la porterà prima a ricevere il bacio in fronte da nonno Biden che la coccola come una nipotina e poi a stabilire quello che, probabilmente, è davvero un rapporto privilegiato con l’Amministrazione Trump. Pertanto, le pedine vere sulle quali, a torto o a ragione, il Cremlino può pensare di poter fare oggi affidamento in Italia restano Salvini e Conte. Anche se poi, in quanto a risultati concreti, il segretario della Lega ne fornisce ben pochi, visto che, in definitiva, finisce sempre per votare tutti quei provvedimenti sull’Ucraina che gli vengono, sostanzialmente, fatti ingoiare dai suoi alleati di Governo. Ecco che allora, stando così le cose, ai Russi – ma, sia chiaro, sono soltanto nostre supposizioni – potrebbe essere venuto in mente di andare a giocarsi la carta di un uomo che avevano sicuramente già conosciuto bene quando era addetto militare alla nostra ambasciata a Mosca e che ultimamente – grazie soprattutto ad un’accanita campagna di demonizzazione condotta nei confronti di un suo irrilevante libercolo – sembra avere raggiunto un certo grado di popolarità: specialmente tra quelle frange di estrema Destra che non hanno mai accettato la Svolta di Fiuggi. E Vannacci – a prescindere da come abbiano poi, comicamente, votato i suoi tre parlamentari alla loro prima uscita su una questione che riguardava proprio il conflitto tanto caro a Putin – è uno che non perde occasione per ribadire che, a suo giudizio, Zelensky sta semplicemente portando il suo Paese al suicidio. Di conseguenza – ragioneremmo noi se fossimo in Putin – se, alla fine, quel gruzzoletto di voti raccolti dal nuovo partito vannacciano dovesse favorire un’affermazione del Campo Largo sullo schieramento meloniano, non sarebbe poi neanche tanto male... Meglio, infatti, avere a che fare con quella confusa aggregazione in cui albergano le più svariate componenti neutraliste, ingenuo – pacifiste e, comunque, ideologicamente anti occidentali, piuttosto che con l’ormai più che collaudata diffidenza di Mattarella, Meloni o Crosetto… E a dire il vero, siamo anche portati a pensare che l’operazione Vannacci sia da inquadrarsi in un disegno più ampio, che magari comprenda anche il coinvolgimento di tanti apparenti “utili idioti” che stanno mettendo a dura prova l’ordine pubblico nel nostro Paese. Già, perché se poi tanto “idioti” non lo fossero affatto? Sarà proprio vero, ad esempio, che i black bloc arrivano da Marte e non rientrano, invece, nel contesto di un ben preciso progetto di destabilizzazione che – chissà come mai - su tutto il territorio nazionale, riesce sempre a riproporceli, senza che i loro spostamenti, incontrino ostacoli di alcun genere? ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Prevenzione | Il Punto della Settimana
    Il fatto che i nomi di molti dei dimostranti violenti che, per l’ennesima volta, hanno messo a soqquadro una città, siano da tempo noti alle forze dell’ordine e non siano stati preventivamente fermati, induce non pochi osservatori a parlare di incompetenza (se non addirittura di complicità) da parte di alcune istituzioni e formazioni politiche che guidano attualmente il Paese. In altre parole, qualcuno insinua che, se si lascia libertà di agire impunemente agli antagonisti di turno, allora diventa anche lecito ipotizzare che, dietro a questa presunta inefficienza, ci sia, in realtà, un ben preciso disegno liberticida, da parte di un Esecutivo intenzionato a sfruttare le intemperanze di qualche “utile idiota” per poter imporre una svolta autoritaria. Una svolta che comporti, quindi, un controllo di tipo orwelliano sui diritti dei cittadini e sull’autonomia della magistratura, nel quadro di una nostalgica estensione dei poteri di Palazzo Chigi. Tutte argomentazioni che però - rievocando in qualche modo i maledetti tempi andati della “strategia della tensione” – tendono, comunque, ad ignorare il fatto che quanto è avvenuto a Torino sabato scorso, più che il pretesto tanto atteso (e magari anche provocato) dal duo Meloni / Piantedosi per dare il via ad una fase di repressione reazionaria, ha rappresentato, invece, la ormai classica conclusione di una lunga serie di manifestazioni che non sembrano soddisfare abbastanza se non finiscono con violenze, aggressioni e devastazioni urbane. D’altra parte, sono stati gli stessi antagonisti ad esprimere, nel comunicato del giorno dopo, la loro più piena soddisfazione per l’esito della bravata, il cui obbiettivo dichiarato era proprio quello di portare la guerriglia nel centro di Torino...Ed a confermare il tutto, è comparsa pure una scritta su un muro del Palazzo Nuovo dell’Università, che auspicava “più sbirri morti, più orfani, più vedove”. Atti e parole senz’altro esecrabili – commentano dal Campo Largo – ma che, tuttavia, non possono e non devono assolutamente mettere in discussione la possibilità di organizzare cortei pacifici: se poi si infiltra qualche provocatore, il problema riguarda essenzialmente il ministero degli Interni, cui spetta, infatti, la prevenzione degli incidenti. Già, ma in che cosa dovrebbe mai consistere questa davvero problematica prevenzione? Forse nel vietare lo svolgimento di manifestazioni a chi delle ordinanze della prefettura o della questura ha sempre dato prova di infischiarsene beatamente?…Oppure nel dare concretezza alle recentissime disposizioni di quello che rischia di risultare il terzo ed inutile Decreto sulla Sicurezza di questa legislatura? Noi, pervasi come siamo da una imbarazzante sensazione di disagio e di impotenza, possiamo solo ricordare che la famosa Legge Reale del 1975 non impedì certamente il verificarsi della strage di via Fani e nemmeno di quella della stazione di Bologna… Per ora non ci resta, quindi, che sperare nel fatto che i movimenti eversivi non siano alla ricerca del morto...Ed a questo proposito, ci sentiamo di sottolineare fermamente che, se un esito così drammatico – diversamente da quanto capitato in altri Paesi europei – da noi non si è più verificato dal luglio del 2001, il merito va attribuito soprattutto alla prudenza ed all’esemplare professionalità delle nostre forze dell’ordine. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Saper dire “basta” | Il Punto della Settimana
    Il tema del povero infermiere di Minneapolis, immobilizzato e poi crivellato di colpi in mezzo alla strada, con il pretesto – poi smentito da numerosi video - che impugnasse una pistola contro gli agenti dell’ICE, ha animato il dibattito politico nostrano in una misura che, nell’ambito del centro- destra, a noi è parsa lacunosa. La vittima una pistola l’aveva effettivamente con sé: solo che non la teneva in mano, ma nel suo zaino, come lo fanno tanti altri cittadini statunitensi...Una cosa che, per fortuna, in Europa pare inaccettabile, ma che in America è, invece, purtroppo considerata nell’ordine naturale delle cose e, quindi, di conseguenza come un fatto certamente non sanzionabile: tanto meno con la pena di morte... Non possiamo, infatti, giudicare quello che è avvenuto a Minneapolis – oltre tutto per la seconda volta in pochissimi giorni – diversamente da un chiaro esempio di esecuzione sommaria, effettuata da una milizia che si sente, evidentemente, autorizzata ad uccidere impunemente chiunque: persino un normale cittadino statunitense, autoctono, bianco e senza precedenti penali di alcun genere. Così come era stato, la settimana precedente, anche per la donna freddata senza pietà e colpevole solamente di essersi trovata al volante della sua auto mentre era in corso di svolgimento una manifestazione di protesta. L’indignazione per questi episodi - suscitata anche all’interno del Partito Repubblicano - ha indotto, nelle ultime ore, l’Amministrazione Trump a smussare un tantino gli angoli del suo brutale approccio iniziale al problema dell’immigrazione irregolare: tuttavia, resta indiscutibile il fatto che la prima reazione della Casa Bianca agli eventi di Minneapolis era stata quella di descrivere le vittime come dei fanatici e pericolosissimi aggressori. La deriva di questa seconda Amministrazione Trump, che assomiglia sempre meno alla prima, appare, quindi, in tutta la sua allarmante evidenza a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale per riconoscerla. Spiace, pertanto, dover constatare le difficoltà che, in Italia, certe forze politiche incontrano nel prendere apertamente le distanze da eccessi che stanno ormai segnando un solco quasi invalicabile tra i modelli istituzionali e sociali che – guarda caso, anche grazie all’aiuto degli Stati Uniti – avevamo saputo costruire nel Dopo Guerra e quel caotico mix di fandonie e di prevaricazioni che rischia adesso di affermarsi stabilmente Oltreoceano. In altre parole, ci pare che, pur restando assolutamente lontani da quel campo che il sociologo Luca Ricolfi definisce come il “follemente corretto” (e che – a nostro avviso – con il suo velleitario estremismo ideologico ha poi finito per favorire proprio la rielezione di Trump), sia comunque egualmente possibile smettere di giustificare, acriticamente, tutto quello che si decide a Washington, senza per questo doversi sentire, per forza e colpevolmente, schierati dalla parte di Maduro o di Xi Jinping. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Le parole di Davos | Il Punto della settimana
    Confessiamo di avere incontrato, come al solito, non poche difficoltà nel seguire il filo logico che ha ispirato Donald Trump nel discorso tenuto dinanzi alla platea di Davos. Dalla ormai tradizionale (e davvero fastidiosa) insistenza auto celebrativa, alla strafottenza con cui viene trattato chiunque osi obiettare qualche cosa – dare dello stupido in diretta mondiale a chi governa la Banca Centrale del proprio Paese ci pare proprio un fatto incredibile – un messaggio piuttosto chiaro ci sembra, comunque, di averlo recepito. Il presidente americano è apparso, infatti, molto sincero nel momento in cui, facendosi finalmente serio, ci ha spiegato che “Potete dire sì e saremo molto riconoscenti. Oppure potete dire no, e ce ne ricorderemo”. Queste parole che – non dimentichiamolo – erano rivolte non a degli acerrimi nemici, ma agli storici alleati della NATO, ci hanno confermato – se mai ve ne fosse ancora stato bisogno – quale sia la concezione del potere che guida oggi le scelte della Casa Bianca... Notiamo, infatti, che, rispetto anche ad un recentissimo passato, non si fa neppure più finta di agire nel rispetto di un interesse strategico comune: no, non c’è più alcuno spazio per negoziati e confronti costruttivi, perché i giochi sono profondamente cambiati e, di conseguenza, l’unica regola che adesso vale è quella che pretende fedeltà ed appiattimento assoluti al cospetto di questa specie di imitazione (venuta male) del Marchese del Grillo, il quale – come forse ricorderete – considerava se stesso in un certo modo e tutti gli altri meno di un “c”... L’Occidente liberale ha dato vita, nel corso dei secoli, ad un sistema fondato sul presupposto che il potere derivi dal consenso e non dalla prevaricazione e che debbano, comunque, sempre sussistere anche dei limiti procedurali – i cosiddetti “pesi e contrappesi” – in grado di limitare qualsiasi pretesa di tipo egemonico. Questo sistema, venutosi a trovare a contatto – specialmente col nuovo Millennio e nell’Unione europea - con problemi di natura economica ed ambientale che ingenuamente erano stati sottovalutati dalle nostre élite liberal democratiche, ha purtroppo cominciato a denotare sintomi di inefficienza e di inadeguatezza burocratica. Sintomi tali da poter creare un terreno fertile per chi certi vincoli istituzionali e morali è abituato, da sempre, ad ignorarli e a disprezzarli: quasi fossero intralci anacronistici che si oppongono alla vitalistica volontà di agire e di prevalere dell’autocrate di turno. E così che il povero Jerome Powell - oltre agli insulti quasi quotidiani – si trova ora in procinto di dover pagare persino a livello penale la sua indisponibilità ad assecondare quella gestione dei tassi di interesse che tanto sarebbe piaciuta al bizzoso e vendicativo tycoon. Il dopo Davos ci consegna, dunque, un’America che non discute, ma che esige. Trump non si pone, infatti, il problema di rispettare norme che gli risultano sgradite, perché effettivamente, per lui, è molto più agevole bypassarle, dichiarandole inutili e antiquate...e se a qualcuno la cosa non piace, deve farsene una ragione… Temiamo fortemente l’avvento di un nuovo ordine mondiale in cui il diritto internazionale sarà soppiantato dalla legge del “raffa raffa”, in cui “se voglio la Groenlandia me la prendo e basta” ed in cui “il Donbass e mio perché lo dico io”...D’altra parte, anche fenomeni come la crescita dell’astensionismo elettorale sembrano riflettere la stanchezza e l’incertezza di una società che non ha più voglia di affrontare situazioni complesse, ma chiede invece, essenzialmente, delle semplificazioni, mostrandosi pronta a delegare l’onere di decidere anche al primo che capita, purché le faccia credere di saperlo fare meglio di chiunque altro. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Campo Largo tra imbarazzo e confusione | Il Punto della Settimana
    Dall’osservazione del gruppo di persone abbastanza striminzito che si è riunito dinanzi al Campidoglio per inscenare una farsa di unità sulla politica internazionale tra le forze che compongono il cosiddetto Campo Largo, se ne ricava la delusa consapevolezza di come continuino a rimanere piuttosto vuote le piazze italiane, ogni volta che si tratterebbe di chiamare in causa certi scomodi “compagni di strada” che se ne infischiano beatamente dei diritti umani. Nemmeno le drammatiche immagini relative alla criminale repressione che è in atto nella repubblica islamica sono, infatti, riuscite a fare breccia nel cuore delle tante anime gentili che, quando si tratta di flottiglie sono subito pronte a farsi in quattro per solidarizzare, ma quando si parla, invece, di bambini ucraini sottratti alle loro famiglie o di donne assassinate per un centimetro in più o in meno di copertura del velo, preferiscono osservare un ipocrita e rigoroso silenzio. Forse perché anche in Italia – come già avvenuto, da qualche anno, nella Francia di Melenchon – è ormai presente, non solo nella Sinistra più estrema, ma purtroppo anche in quella tradizionale, una parte consistente che guarda con favore verso il movimentismo islamista, inteso – probabilmente - come punto di approdo per vecchie ragioni ideologiche e politiche rimaste impantanate nel secolo scorso, ma che oggi sperano di poter trarre nuova linfa vitale da una sorta di rinnovato terzomondismo, che manda in pensione Castro e Che Guevara per affidarsi a Hezbollah e ad Ali Khamenei. Ed a questo proposito, non ricordiamo l’espressione di alcun cenno di condanna, da parte ad esempio dell’ANPI o della CGIL, nei riguardi dei tanti episodi di vero e proprio “squadrismo” che si sono verificati in Italia a danno di chi, negli ultimi due anni, ha cercato di manifestare liberamente - nelle scuole o nelle università - il proprio pensiero sulla realtà mediorientale oppure (fatto degno di una condanna al rogo) ha persino osato presentare un libro non propriamente in linea con la vulgata gradita alle nostrane formazioni pro – pal. Chiedere, per informazioni più dettagliate, ai giornalisti Molinari e Parenzo... Spiace davvero a chi è figlio di partigiani e di formazione socialista osservare come oggi il maggiore Sindacato italiano stia prendendo così profondamente le distanze da quel riformismo che tanto aveva contribuito sia alla crescita economica del nostro Paese, che al superamento degli “anni di piombo”. Spiace davvero sentire l’erede di Luciano Lama parlare di Maduro come di un “presidente eletto dal popolo”. Per non dire dell’ANPI, la quale - già da ben prima del 7 Ottobre - aveva (a nostro avviso inspiegabilmente) cominciato a coinvolgere le associazioni palestinesi nelle manifestazioni celebrative del 25 Aprile: e diciamo “inspiegabilmente”, per il travisamento degli eventi storici che la cosa comporta: dal momento che, effettivamente, anche i Palestinesi parteciparono alla Seconda Guerra Mondiale...solo che lo fecero dalla parte di Hitler...Gli ebrei che, invece, avrebbero ampiamente titolo – e forse più di ogni altro – per sfilare nei cortei della Liberazione, se non si sono ancora stancati di farlo, lo fanno, comunque, a proprio rischio e pericolo, esponendosi agli insulti ed agli sputi (quando va loro bene) oppure alle minacce da parte di chi della Resistenza mostra di avere capito quasi niente. Tempi difficili, quindi, per le minoranze riformiste e garantiste che pure ancora, timidamente, militano in un Campo Largo, la cui trazione appare però, sempre più confusamente orientata verso uno sbocco politico pericolosamente radicalizzato. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Dottrina “Donroe” | Il Punto della Settimana
    Ad ormai un anno dall’avvenuto insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, sono probabilmente in pochi ad aver compreso, fino in fondo, quale sia realmente la linea politica che, in questi dodici mesi, ha guidato, in maniera spesso ondivaga, le scelte dell’uomo più potente del Pianeta. E’, forse, quella ispirata alla confusa dottrina MAGA, enunciata durante la campagna elettorale e capace di rivitalizzare la vecchia anima isolazionista degli Usa, rimasta a lungo assopita dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma pur sempre ancora ben radicata nel sentire di un’America profonda, di cui il vice presidente J.D. Vance è, probabilmente, l’esponente più emblematico? Oppure è quella che, quando è il caso, non si fa poi troppi problemi ad inviare bombardieri in Iran o in Nigeria per “rimettere le cose a posto”? E’ quella che, sciaguratamente, è parsa più volte disposta ad abbandonare l’Ucraina ad un infausto destino nelle mani dell’ amico Putin o è quella che, improvvisamente, non lo considera più tale e gli sequestra le petroliere clandestine, così indispensabili al Cremlino se vuole continuare a finanziare la sua aggressione all’Ucraina, senza proprio finire alla canna del gas? L’impressione generale che adesso sta facendosi prepotentemente spazio - anche alla luce di certi successi militari e di altrettante esternazioni pubbliche - è quella che, quando il Tycoon si vanta di avere ripescato dagli archivi del primo Ottocento la Dottrina Monroe (da lui, non a caso, ridefinita “Dottrina Donroe”), non stia affatto scherzando. Si direbbe, infatti, che abbia invece ben stampato nella sua mente il proposito di dare “l’America ai nord americani”, facendo dell’intero Continente una sorta di giardino di casa. E dinanzi a certe recenti scosse telluriche, talmente potenti da sconvolgere ottant’anni di equilibri e diplomazie mondiali, paiono abbastanza bizzarre le rimostranze dei Russi, che accusano gli Americani di uso illegittimo della forza per avere sequestrato, dopo due settimane di inseguimento, una loro petroliera. Stentano evidentemente a capire che per Washington il petrolio venezuelano è ritornato ad essere una cosa seria e che, d’ora in poi, anche Russia e Cina ne dovranno amaramente prendere atto. Quanto all’Europa, in presenza di uno scenario globale in così rapida mutazione, possiamo dire che, dopo un iniziale balbettio timido e disorientato, il Vecchio Continente una prima risposta ha, comunque, cominciato a darla, prendendo la decisione di riarmarsi autonomamente sia per fronteggiare il neo-imperialismo di Putin, che per acquisire una propria autonomia strategica nei confronti di quegli Stati Uniti dai quali non si sa più cosa aspettarsi...E si tratta, tra l’altro, di una risposta resa, ultimamente, ancora più urgente dalle rivendicazioni che Trump ha avanzato nei riguardi della Groenlandia, da lui probabilmente intesa addirittura come la 51esima stella della “Stars and Stripes”. Una malaugurata eventualità, quest’ultima, che – se poi fosse realizzata “manu militari” - porterebbe, quasi inevitabilmente, ad una gravissima crisi transatlantica, che, di fatto, sancirebbe la fine della NATO. Le acque in cui l’Unione europea si vede oggi costretta a navigare non sono, dunque, certamente, tra le più calme ed rassicuranti, ma la espongono, invece, ad una tipologia di tempesta di cui, da diversi decenni, aveva ormai perduto persino la memoria. Di conseguenza, il dilemma esistenziale che, al momento, tutte le cancellerie continentali si stanno ansiosamente ponendo, è quello legato al fatto se davvero ci si possa permettere di fare a meno degli Stati Uniti, rassegnandosi magari pure all’idea di non averli più come imprescindibili alleati. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • La più bella di sempre | Il Punto della Settimana
    Francamente, tra le tante dipartite che hanno segnato l’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, ad amareggiarci maggiormente è stata quella – anche a costo di apparire irriguardosi – di Brigitte Bardot, la donna più bella di sempre. La ragazzina irrefrenabile che “fulmina” letteralmente il mondo, esordendo, nel 1956, sotto la regia di Roger Vadim nel film “E Dio creò la donna” – nel quale, tra l’altro, appare distesa al sole completamente svestita – diventa immediatamente un mito globale irraggiungibile, inimitabile e tale da incarnare un modello di femminilità destinato ad andare ben oltre i confini del pianeta cinema. Brigitte seduce, infatti, in maniera naturale, selvaggia e provocante (ma al tempo stesso quasi ingenuo), affascinando l’immaginario collettivo dell’epoca. Quel suo muoversi con la grazia di una ballerina, indossando i vestiti più semplici – che però su di lei hanno un effetto devastante – fa subito della ragazza parigina uno spontaneo e, forse, inconsapevole simbolo rivoluzionario di libertà al femminile. B.B. rappresenta, quindi, fin dall’epoca del suo esordio, un nuovo tipo di icona cinematografica, che ben poco ha a che vedere con il modo di porsi e di essere delle altre dive degli Anni 50 e 60, in gran parte costruite, nei minimi dettagli, negli Studios hollywoodiani. Nessun’altra come lei riuscirà, infatti, a creare una così travolgente energia femminile, limitandosi ad un filo di trucco o a camicie e jeans presi un po’ a caso, ma capaci, comunque, di esaltare la sua bellezza disarmante. Irrequieta e talvolta capricciosa, nonostante lo straordinario successo raccolto in vent’anni passati da un set all’altro, la Bardot avrà sempre un rapporto contrastato con la celebrità: al punto di avere spesso dichiarato di sentirsi “prigioniera” della sua stessa immagine pubblica. Una sorta di prigionia che, infaustamente, la indurrà, più di una volta, a cadere persino in tentazioni suicide. E, forse, è proprio questo il motivo che la porterà a prendere – a soli 39 anni – la clamorosa decisione di dire addio al cinema, per dedicarsi totalmente alla difesa degli animali, mettendo così al servizio della loro causa tutta la sua visibilità e dando, pertanto, voce a chi purtroppo ne aveva sempre avuta pochissima. Per oltre mezzo secolo, Brigitte sarà quindi, la più nota militante animalista al mondo. Dopo aver vissuto in maniera straripante la sua giovinezza, allo stesso modo interpreterà il suo nuovo ruolo umanitario, non senza, più volte, sconfinare nel politicamente scorretto, come quando – con tutto il nostro più convinto appoggio – si schiererà contro alcuni tipi di macellazione che, facendo riferimento ad anacronistici dettami religiosi, non prevedono la sedazione o lo stordimento dell’animale prima del suo abbattimento. Tutte battaglie che, tra l’altro, le costeranno – spesso e volemtieri - non poche beghe giudiziarie: ma l’intrepida attrice di “Babette va alla guerra” non era certo il tipo da farsi intimidire facilmente… Adesso però, tornata finalmente allo splendore dei suoi anni più belli, aspetta senz’altro l’arrivo dell’estate per riproporci quelle magiche stagioni fatte di play boy italiani, paparazzi, flirts ferragostani, scie di motoscafi all’avventura e danze sfrenate fino all’alba nei locali della “sua” Saint – Tropez. Davvero incredibile che non ci sia più. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Dissimulazione | Il Punto della Settimana
    In questa settimana si è molto discusso – e assai opportunamente anche su Giornale Radio - del caso dell’imam che una pronuncia della Corte di Appello di Torino ha salvato, in extremis, dall’esecuzione di un provvedimento di espulsione che lo avrebbe ricondotto nel suo Paese di origine, dove, per altro, sembra non sia neanche particolarmente bene accetto. In sua difesa, da più parti, si è invocato il sacrosanto diritto di opinione che il nostro ministero degli Interni e gli altri soggetti deputati a combattere il terrorismo in Italia, avrebbero violato nei confronti di questo 47enne egiziano che, da 21 anni, guida una moschea nel capoluogo piemontese. La Corte ha argomentato la sua decisione, sostenendo che “ in uno stato di diritto, opinioni politiche o religiose non possono da sole fondare un giudizio di pericolosità”. Un ragionamento che anche noi ci sentiamo di condividere nella maniera più convinta. D’altra parte, se si dovessero espellere od arrestare tutti quelli che straparlano di politica internazionale – magari anche in prima serata televisiva – altro che carceri sovraffollate… Tuttavia, non può passare neppure inosservato il fatto che un imam – straniero o italiano che sia - non è un cittadino qualsiasi, dal momento che il suo ruolo è quello di guidare una comunità di persone che a lui si ispirano e si rivolgono per trarre degli insegnamenti e delle indicazioni di carattere non solo prettamente religioso, ma anche giuridico, morale e, quindi, in definitiva, pure politico. Esiste, quindi - e a nostro avviso non va affatto sottovalutato – il rischio che alcuni commentatori del Corano possano trasformarsi – più o meno consapevolmente – in “cattivi maestri”, tanto per richiamare alla mente una definizione che ci riporta agli Anni di Piombo. Anni nei quali non pochi intellettuali e docenti universitari, pur non avendo certamente mai preso personalmente una pistola in mano, fornirono, comunque, delle malate giustificazioni ideologiche a troppi individui che non esitarono - sciaguratamente per se stessi e per gli altri - a seguirne alla lettera gli insegnamenti. Questo per dire che, durante i tradizionali sermoni islamici del venerdì – soprattutto perché si tengono in arabo – non è poi così difficile predicare certe cose, per poi smentirle tranquillamente quando ci si trova di fronte ad un interlocutore italiano...E qui, torniamo a sottoporre alla vostra attenzione un concetto sul quale il Punto della Settimana, più di una volta, si è già soffermato in passato. E stiamo parlando della “Taqiyya” (parola che significa dissimulazione), ossia di quella pratica che consente al fedele musulmano di nascondere o negare esteriormente i propri principi per tutelarsi dai suoi nemici, ma che talvolta è stata, purtroppo, anche interpretata come una sorta di licenza generale all’inganno politico. Ed a questo proposito, due giorni fa, ci è capitato di leggere di un tentativo di realizzare, a Cremona, un’esperienza di tipo ecumenistico tra la comunità cattolica e quella islamica. Erano gli inizi di questo secolo e, spesso e volentieri, vescovo ed imam prendevano parte a dibattiti e manifestazioni congiunte in cui non si faceva altro che parlare di pace e di fratellanza umana. Peccato però, che nell’aprile del 2003, il “moderato”imam cremonese sia stato arrestato – unitamente ad altri suoi adepti – mentre stava preparando una strage tremenda nel Duomo di Milano... In conclusione, abbiamo tutti ben chiaro come sia quasi impossibile entrare nei retro pensieri altrui per coglierne la sincerità oppure la doppiezza. Non resta, quindi, che un’alternativa tra il confidare nella buona fede di chi si dichiara in un certo modo - per poi, magari, dover raccogliere cadaveri innocenti – ed una sofferta cautela che, invece, pur di evitare il peggio, può talvolta sconfinare anche nell’ingiustizia. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Il bivio di Giorgia Meloni | Il Punto della Settimana
    L’insidioso sentiero che Giorgia Meloni si è trovata a dover affrontare, nel corso di una settimana caratterizzata da una serie di scosse tellurico / politiche così violente come quella che ci siamo appena lasciati alle spalle, non è certo dei più invidiabili. Non ci vuole, infatti, un grosso sforzo di fantasia per immaginare lo stato di forte imbarazzo con cui la nostra premier deve aver ricevuto Zelensky a Palazzo Chigi (per confermargli la ormai tradizionale solidarietà italiana), proprio mentre dalle agenzie di stampa arrivavano le ultime dichiarazioni rilasciate da Donald Trump sul conto del leader ucraino, definito dal tycoon come “un venditore di fumo ineguagliabile” che “ha persuaso il disonesto Joe Biden a dargli 350 miliardi di dollari”, andati tutti in fumo, dal momento che “il 25 per cento del suo Paese è scomparso”. Parliamo di imbarazzo perché Meloni, in questa fase della politica internazionale in cui a prevalere è essenzialmente l’incertezza, da un lato non può permettersi di distanziarsi troppo dagli altri Paesi europei: pena la perdita di quella credibilità - appena faticosamente conquistata su scala continentale - di leader affidabile, coerente e distante da certe velleità che caratterizzano, invece, le altre Destre europee. Dall’altro, perché, al tempo stesso, intende anche assolutamente evitare di mettere a repentaglio quel rapporto privilegiato che, forse, ha veramente stabilito con l’attuale inquilino della Casa Bianca. Pertanto, dinanzi a Giorgia Meloni, si pone oggi un dubbio amletico, rappresentato da due tipi di scelta che, alla lunga, potrebbero rivelarsi addirittura inconciliabili tra di loro: e cioè, se puntare decisamente sull’amicizia americana, oppure se continuare ad appoggiare strenuamente la resistenza di Kiev. Come erano belli e facili i tempi in cui, sotto la presidenza Biden, armare Kiev, sottoscrivere le sanzioni a Putin e denunciarne i crimini di guerra, significava non solo seguire le indicazioni dell’Unione Europea, ma confermare anche serenamente la realtà di una relazione speciale con Washington... Oggi, purtroppo, lo scenario è profondamente cambiato: al punto che, comunque si muova, il Governo italiano rischia seriamente di deludere qualcuno... Gli Stati Uniti, se si mostra troppo comprensivo nei confronti delle ragioni di Zelensky, oppure gli altri partners europei se, invece, cerca di prendere tempo, nella speranza che, prima o poi, qualcosa di buono cada dal cielo... Così si spiegano le dichiarazioni molto sfumate del dopo-vertice romano, attraverso le quali il presidente ucraino ha espresso genericamente la sua gratitudine nei riguardi del nostro Paese per il suo “ruolo attivo nel processo di pace”, senza però accennare nemmeno di sfuggita a nuove forniture di armi o al destino dei 210 miliardi di beni russi bloccati dall’Europa. Si tratta, infatti, di temi sui quali l’esecutivo Meloni – almeno per il momento – preferisce ancora, nei limiti del possibile, prudentemente sorvolare. E non a caso, una nota di palazzo Chigi, a commento della giornata dedicata alla visita di Zelensky, si limiterà, banalmente, a ribadire la solita e scontata importanza “dell’unità di vedute tra i partner di Usa ed Europa”. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Colpirne uno per educarne cento | Il Punto della Settimana
    All’inizio dello scorso week end, la redazione de ‘La Stampa’ di Torino è stata – come tutti ormai ben sappiamo - oggetto di una scorribanda orchestrata dai militanti filo palestinesi del centro sociale Askatasuna, i quali hanno potuto entrare indisturbati dentro la sede del giornale, mettendola a soqquadro, spruzzando scritte antisemite e rovesciando una quantità non trascurabile di letame al suo ingresso. Nell’apprendere la notizia, siamo rimasti piuttosto sorpresi, considerata la linea certamente ben poco amichevole tenuta – almeno fino a quel momento – dal quotidiano piemontese nei confronti di Israele. Anzi, a voler essere più precisi, ci sono venute in mente le risultanze di una una ricerca sull’antisemitismo – recentemente presentata al CNEL dal professore di Statistica, Sergio Della Pergola – secondo la quale, tra le principali testate italiane, sarebbe proprio La Stampa quella che, più di ogni altra, dal 7 di ottobre al 19 settembre 2025, ha seguito una marcata linea narrativa anti israeliana. Ed effettivamente, chi come noi non manca di andare ogni giorno sulle pagine del giornale diretto da Andrea Malaguti, avrà senz’altro notato la presenza sistematica di editoriali, cronache ed interviste che portano le firme di giornalisti e studiosi apertamente schierati a favore della causa palestinese. Ma forse, pretendere che gli assatanati profanatori di una sede - dinanzi alla quale, non dimentichiamolo, nel 1977 le BR uccisero l’allora vice direttore Carlo Casalegno – conoscano veramente il pensiero dei tanti intellettuali che esprimono la loro condanna nei confronti dello Stato ebraico, è pretendere un po’ troppo. Presumiamo, invece, che – anche in considerazione del prestigioso incarico che (forse immeritatamente) ricopre – certe letture Francesca Albanese sia solite farle...Per questo motivo ci appaiono gravissime, intimidatorie e senza attenuanti le sue parole circa il “monito ai giornalisti per tornare a fare il proprio lavoro”. Che cosa ha, dunque, inteso dire? Che se proprio un giornale non giustifica apertamente la violenza e non si presta a farsi megafono di una spudorata propaganda anti occidentale, allora è meglio che chiuda prima che a farglielo capire intervengano le brutte maniere? Durante la Rivoluzione Culturale Cinese, iniziata nel 1966, Mao Tze Tung invitava le sue guardie rosse a “colpirne uno per educarne cento”...Ebbene, il senso di quanto dichiarato dalla Albanese a proposito dei fatti di Torino, ci sembra avvicinarsi di molto a quello inteso dal Grande Timoniere, esponendo, in generale, la categoria dei giornalisti, al rischio di cadere vittime di altri attacchi. Immaginiamo che d’ora innanzi – soprattutto a Sinistra – qualcuno incominci a pensarci non due, ma duemila volte prima di rilasciarsi andare a quei troppo facili ed ingannevoli innamoramenti, che hanno indotto parlamentari ed amministratori locali a conferire, demagogicamente ed incautamente, onorificenze che, adesso, se potessero, vorrebbero magari anche revocare...Purtroppo però, le ambiguità e gli opportunismi che, negli ultimi mesi, hanno spinto partiti e sindacati ad assecondare le pretese delle flottiglie ed i capricci di Greta Thumberg, il danno che dovevano fare, ormai lo hanno fatto. E vedrete che adesso, tanto per archiviare la pratica, anche per Francesca Albanese, il futuro avrà i contorni di un bel seggio a Strasburgo. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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