Il Punto della Settimana

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Il Punto della Settimana episodes

  • Scherzi a parte | Il Punto della Settimana
    L’esito milanese della cosiddetta inchiesta di “Palazzopoli”, ci induce a proporvi qualche argomento di riflessione sulla natura dei rapporti che intercorrono tra le Procure e gli uffici dei GIP. Sappiamo, infatti, che all’inizio della vicenda che aveva visto la Procura meneghina denunciare la presenza di un sotto bosco di malaffare, che avrebbe inquinato il regolare svolgersi delle attività edilizie nel capoluogo lombardo, quasi tutte le richieste cautelari avanzate dai PM erano state tranquillamente accolte dal Giudice per le indagini preliminari. E sappiamo anche – o almeno lo abbiamo appena appreso – che, successivamente, il Tribunale del Riesame le ha sostanzialmente annullate tutte, dandoci modo di sospettare che il previsto controllo giurisdizionale da parte dei GIP sulle indagini svolte dalle Procure sia, in realtà, più teorico che altro... I GIP - salvo ovviamente alcune lodevoli eccezioni – sembrano avere abdicato rispetto a quel ruolo di rigoroso controllo che la legge assegna loro, optando, invece, per quello senz’altro meno gravoso di certificatori del buon operato dei colleghi appartenenti al ramo requirente. Pertanto, se gli interrogatori preventivi a nulla sono serviti per dare credibilità a quelle argomentazioni difensive, la cui fondatezza – almeno nel caso in questione - è poi stata invece riconosciuta, in modo piuttosto imbarazzante, dal Tribunale del Riesame, allora vuol dire che siamo in presenza di un problema di sudditanza – non si capisce bene se psicologica o politica – che deve essere risolto. Spiacerebbe, infatti, dover leggere ancora di un Tribunale del Riesame che, a proposito dei provvedimenti cautelari prontamente revocati, arrivi a parlare di una “svilente semplificazione argomentativa” proposta, tra l’altro, “acriticamente”…. Intanto, a Milano, ci risulta che siano 4.891 le famiglie che, grazie appunto ad una certa superficialità investigativa, si ritrovano adesso con la casa sequestrata della magistratura, svalutata, oppure neanche mai costruita o ultimata per via del blocco dei cantieri… Ci domandiamo quindi, in conclusione, in che misura sia ancora lecito parlare di “giustizia”, in presenza di una situazione che, mentre scriviamo queste nostre poche righe, registra le incredibili difficoltà di migliaia di cittadini milanesi, i quali non sanno ancora se, da un momento all’altro, sentiranno una voce beffarda che li rassicurerà, spiegando loro giulivamente che, per qualche mese, avevano semplicemente vissuto su “scherzi a parte”. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Una sentenza che fa davvero discutere | Il Punto della Settimana
    Si dice che “le sentenze non si discutono” e, francamente, questo approccio autoritario all’amministrazione della giustizia, noi lo abbiamo sempre contestato, pensando che la pronuncia di un tribunale sia un qualche cosa che riflette la cultura prevalente in un determinato momento storico e che, quindi, non costituendo affatto un’affermazione statica ed immutabile nel tempo, possa certamente essere messa in discussione seguendo l’evoluzione delle società in cui viviamo. Facciamo questo preambolo, perché profondamente contrariati dalle motivazioni della sentenza del Tribunale di Torino, secondo la quale l’aggressione selvaggia ad una donna che pure ha vissuto anni di angherie e di violenze, viene definita come “umanamente comprensibile”, se ricondotta al contesto. L’avrete forse già capito che ci stiamo riferendo al caso di Lucia Regna, ridotta quasi allo stato di cecità dalle percosse del marito e costretta a subire un intervento chirurgico della durata di sei ore, nel disperato tentativo di ricostruirle il volto completamente distrutto dalla furia criminale dell’uomo con quale è sposata da vent’anni. Tuttavia, per i giudici che hanno formulato il verdetto, l’ira del marito va, in qualche modo, compresa in quanto scatenata dalla decisione della Regna di “sfaldare” il nucleo familiare, lasciandolo per avviare una nuova relazione. Pertanto, seguendo questo tipo di ragionamento, la donna diventa sostanzialmente corresponsabile della violenza subita, poiché se non avesse rotto l’unità familiare e se non avesse scelto un altro uomo, molto probabilmente non avrebbe rischiato di perdere la vita... Insomma, ad accettare la ratio della sentenza, quei sette minuti di violenza incontrollata non sarebbero stati il frutto di “un accesso d’ira immotivato e inspiegabile”, ma piuttosto “uno sfogo ricondotto nella logica delle relazioni umane”. La corte di Torino ha poi anche aggiunto che “l’uomo si sentiva vittima di un torto”, perché lei aveva ormai un altro...e di conseguenza, nel suo caso, si può parlare di “un sentimento molto umano e comprensibile da chiunque”. Ebbene, questo “signor chiunque” - cui accenna la sentenza - vorremmo tanto appartenesse ad una specie in estinzione... Chi avrebbe mai pensato di poter ancora leggere simili motivazioni nel 2025? ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • L’America che non ci piace | Il Punto della Settimana
    È appena arrivata, dall’America, la notizia dell’ultimo colpo di genio partorito dalla mente - spesso incline a stupire - di Robert Kennedy jr: l’unico ministro della Salute al mondo che invita, apertamente, la gente a non non fidarsi della Medicina ufficiale...Questa volta, l’erede della mitica dinastia bostoniana, ha pensato bene di operare un taglio di 500 milioni di dollari destinati a finanziare lo sviluppo dei vaccini basati sulla tecnologia a mRNA. Una decisione che, tra l’altro, immaginiamo non sarà risultata particolarmente gradita ad alcune grandi realtà statunitensi, come Pfizer e Moderna, che - almeno a parole - Trump ha, invece, sempre affermato di voler sostenere. Sono 22, infatti, i progetti di ricerca che, adesso, i due colossi della farmaceutica mondiale si vedranno costretti a sospendere, dal momento che – come ha spiegato Kennedy - “i dati mostrano che i vaccini non proteggono da infezioni respiratorie come Covid e influenza”. Ed a quali dati si riferisse, la comunità scientifica internazionale sarebbe davvero molto curiosa di saperlo, visto che la stragrande maggioranza degli specialisti della materia considera i vaccini a mRna come l’opzione migliore contro le pandemie. Cosa che forse, in fondo, in fondo, non esclude neanche lo stesso Kennedy il quale, come è noto, durante la crisi sanitaria, ha accettato ben volentieri che i suoi quattro figli, precauzionalmente, si sottoponessero al siero anti covid… Fin da subito, il fatto che a vegliare sulla salute dei cittadini statunitensi fosse stato designato un uomo che si era creato una vasta popolarità proprio alimentando teorie complottiste e no vax, aveva destato non poche preoccupazioni anche a livello internazionale: adesso però, a manifestare tutto il proprio disappunto sono pure intervenuti numerosi ambienti dell’immunologia americana in quella che, non a caso, l’Università della Pennsylvania ha definito “una giornata nera per la scienza”. L’Amministrazione Trump, sceglie, dunque di rinunciare ad un’arma – già sperimentata nella sua efficacia – da contrapporre alle pandemie del futuro. E lo fa, prevalentemente, per andare incontro alle aspettative di una base elettorale fanaticamente condizionata da un profondo senso di sfiducia e di rancore verso tutto ciò che appartiene alla scienza o, più in generale, alla competenza. Non c’è che dire, d’ora in poi dovremo, quindi, abituarci anche all’idea che le politiche sanitarie possano essere infaustamente condizionate da un becero populismo antiscientifico, senza che, dai piani alti, nessuno senta neanche lontanamente l’esigenza di fornire qualche giustificazione credibile a supporto delle sue scelte sconsiderate. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Le parole di Mattarella | Il Punto della Settimana
    Le parole pronunciate a Marsiglia dal Presidente Mattarella non contenevano, ovviamente, alcuna implicazione di carattere “russofobo”, ma volevano, invece, semplicemente rappresentare una preoccupata riflessione sui potenziali sviluppi della stabilità europea. Il Presidente si è limitato, infatti, ad esprime una amara considerazione sul momento difficile che sta vivendo il Vecchio Continente: un momento caratterizzato dal ritorno a quelle politiche di potenza, per le quali le nazioni sono temute e rispettate solamente in virtù della loro capacità di colpire le altre, anziché per gli esempi che siano in grado di dare in quanto a crescita economica ed a vita democratica. Nel Dopo Guerra, nonostante alcuni episodi di particolare tensione internazionale – come ad esempio la crisi di Cuba nel 1962 – a prevalere era, senza dubbio, stata la volontà generalmente condivisa di non ricadere nei drammatici errori commessi in un passato ancora molto vivo nella memoria di chi era sopravvissuto alle due catastrofi del “Secolo Breve”. Tuttavia – ed è questo il ragionamento che ci sembra suggerire Mattarella - quanto sta avvenendo in Ucraina comporta un arretramento degli equilibri geopolitici e li riconduce, purtroppo, agli anni in cui le soluzioni “manu militari” parevano essere le più efficaci, le più rapide e le più definitive. Pertanto, specialmente alla luce di quell’infausto 22 febbraio del 2022, viene oggi da chiedersi quanto sia cambiata la nostra percezione della sicurezza globale e quanto sia, per contro, scemata la nostra propensione a fidarci degli altri. In oltre tre anni di guerra, la prepotenza neo imperiale della Russia di Putin non è riuscita a realizzare pienamente il suo obbiettivo primario, che consisteva (e consiste tuttora) nella cancellazione perenne di ogni sorta di identità ucraina, non soltanto politica, ma anche culturale. Tuttavia, non si può neppure negare che, per la maggior parte dei Paesi europei, certi atteggiamenti aggressivi abbiano, comunque, rappresentato una sgradevolissima doccia gelata, che li ha costretti a guardare al proprio futuro attraverso lenti molto meno rosee rispetto a quelle utilizzate fino al giorno prima. Eppure - sorprendendo probabilmente non solo il resto del mondo, ma anche se stessa - l’Ucraina vive ancora: magari, perde ogni giorno qualche fazzoletto di territorio, ma, nonostante tutto, il suo sistema politico ha retto con un orgoglio, una dignità ed una libertà politica che consentono persino – sia pure sotto i missili che arrivano da Mosca – il regolare svolgimento di manifestazioni di piazza in contestazione a Zelensky. Permane, quindi, a Kiev una chiara determinazione a proseguire in quel solco tracciato dalle democrazie occidentali negli ultimi 80 anni e che ha dato vita ad un periodo di pace, benessere ed uguaglianza mai prima conosciuti nella storia dell’umanità. Di conseguenza, se Putin aveva scommesso sulla decadenza di un’Europa che si sarebbe sciolta come neve al sole, deve ora rivedere – almeno parzialmente – i suoi calcoli, dovendo prendere atto del fatto che la nostra disponibilità ad aprire allegramente le porte a quanti vorrebbero la fine dell’Occidente è tutt’altro che scontata... E qui torniamo al ragionamento di Mattarella, a giudizio del quale la vicenda ucraina “ha cambiato la storia dell’Europa”: e in effetti, è proprio su di essa che si stanno giocando tante cose, con gli Ucraini a formare l’estremo avamposto europeo in uno scontro ad Est, il cui esito potrebbe cambiare, in maniera anche epocale, il nostro stesso futuro. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Una sola riforma | Il Punto della Settimana
    Quella della della separazione delle carriere dei magistrati è, probabilmente, l’unica riforma che sarà varata in questa legislatura. Ricordiamo che, al momento della formazione dell’attuale Governo, in cantiere ne erano state progettate tre: una per ogni partito che andava a comporre la nuova maggioranza. Poi Giorgia Meloni ha raffreddato notevolmente i suoi entusiasmi iniziali verso quel “premierato” che lei stessa aveva definito come “la madre di tutte le riforme”, mentre dell’autonomia differenziata tanto cara alla Lega non se ne sente neanche più parlare... Pertanto, adesso, dopo la pressoché scontata approvazione finale da parte della Camera entro la fine dell’anno, ad aspettare al varco la riforma Nordio ci sarà (presumibilmente, nella prossima primavera) un referendum confermativo. E qui, la Meloni – che immaginiamo sia memore dell’errore commesso da Renzi nel 2016, quando legò il suo stesso futuro politico all’esito (per lui infausto) del referendum sulla riforma costituzionale che portava il suo nome – dovrà stare bene attenta ad evitare alcune trappole che, certamente, non pochi giuristi e avversari politici cercheranno di collocare lungo il suo cammino. Non c’è dubbio sul fatto che il banco di prova che attende la nostra premier sarà molto meno insidioso di quello cui, a suo tempo, andò incontro il senatore fiorentino, perché, in fondo, quello della riforma delle carriere non è poi un tema vissuto in maniera così divisiva dagli Italiani: tra l’altro, non è neanche che la magistratura riscuota particolari apprezzamenti e simpatie presso l’opinione pubblica nazionale... Altro discorso valeva, invece, per il disegno renziano di revisione costituzionale che, di fatto, cancellava uno dei due rami del Parlamento e prevedeva pure un deciso rafforzamento delle prerogative del capo del governo. Tuttavia, ci pare che, per quanto Meloni possa evitare di farsi coinvolgere troppo nella prossima consultazione referendaria – lasciando magari, prudentemente, che si continui a parlare di “legge Nordio” – per lei non sarà, comunque, affatto facile impedire che un’eventuale bocciatura della riforma, non venga anche percepita come una sua sconfitta personale, in grado di incidere persino sul risultato delle elezioni politiche del 2027. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Onestà intellettuale e settarismo politico | Il Punto della Settimana
    La politica – diceva il vecchio ministro socialista, Rino Formica – “è sangue e m…”, aggiungendo una parola volgare che voi potete immaginare, ma che noi preferiamo evitare di scrivere. E’ più che normale, quindi, che i partiti di opposizione a qualsiasi governo sfruttino tutte le occasioni possibili e immaginabili per denunciare incapacità, limiti e manchevolezze dell’esecutivo che intendono contrastare. Tuttavia, almeno quando sono veramente chiamati in causa i massimi interessi del Paese, un minimo di onestà intellettuale non guasterebbe affatto. E, nello specifico, ci stiamo riferendo agli atteggiamenti pregiudizialmente censori assunti da PD, 5 Stelle ed altre formazioni minori, in merito alla linea politica seguita da Giorgia Meloni in materia di dazi trumpiani. Alla premier sono, infatti, tutti pronti a rinfacciare il fallimento di una strategia ispirata al più fantozziano dei servilismi nei confronti della Casa Bianca, unitamente ad una completa assenza di autorevolezza a livello internazionale. Venga, quindi, in Parlamento – se ha il coraggio di farlo – la Meloni a riferire “su una situazione che le è completamente sfuggita di mano” ed assuma, finalmente – chiede Elly Schlein - “una presa di posizione netta e forte, che fin qui non c’è stata”. Tutto benissimo, se però qualcuno di lor signori si degnasse di spiegarci in che cosa dovrebbero mai consistere queste fantomatiche opzioni alternative, in grado di tutelare con maggiore efficacia sia gli interessi economici, che la dignità morale ed istituzionale del Paese. Avrebbe, forse, dovuto Palazzo Chigi consegnare una nota di protesta all’ambasciatore americano? Promuovere il boicottaggio dei prodotti made in USA? Oppure andare a Bruxelles a perorare – nell’isolamento quasi generale – la via suicida dei “dazi contro dazi”, costi quello che costi? Voi li vedete Conte, Schlein o Fratoianni che, per giocare con Trump al celodurismo di bossiana memoria, finiscono per impantanare le nostre esportazioni nelle sabbie mobili dei dazi al 60 per cento? Noi, francamente, no... Giorgia Meloni, in questo primo semestre di Amministrazione Trump, ha certamente cominciato a comprendere quanto possa risultare gravoso il compito - che inizialmente si era data - di fungere da ponte tra l’Unione Europea ed il suo presunto amico di Washington. Amico che inoltre, alla prova dei fatti - come del resto dimostra anche l’esito del suo sodalizio con Elon Musk – non è che, in definitiva, si sia poi rivelato un tipo tanto capace di sincere gratitudini... E’ più che normale, quindi, che, per evitare di ustionarsi in maniera irreversibile in un gioco in cui forse hanno tutti soltanto da perdere, Meloni abbia preferito lasciare ad altri certi inutili protagonismi, per limitarsi, invece, ad intervenire - con suggerimenti sempre improntati alla prudenza ed alla percezione dei pericoli – direttamente sulla presidenza della Commissione europea, che, tra l’altro, è anche la sola istituzione realmente abilitata a condurre trattative in materia di barriere doganali. E su questo punto, Giorgia Meloni è stata assolutamente ferma anche nei riguardi di qualche suo vice premier che va sostenendo che l’Italia sia “in una posizione che le può permettere di dialogare con gli Stati Uniti”. Ovviamente – aggiungiamo noi - scavalcando l’Europa e aprendo un dialogo bilaterale con Trump che certamente, fin da subito, farebbe tanto comodo a chi ha in mente di affondare Bruxelles, ma non certo alla nostra economia nel medio/lungo periodo... Ma “il negoziato si fa con l’Europa”, ha detto Meloni, zittendo così ogni genere di velleità e di fantasticheria geo politica. Non è, dunque, questa una posizione sufficientemente chiara, signori della corte di opposizione? ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Morti inutili e assurde | Il Punto della Settimana
    L’escalation di bombardamenti che nelle ultime settimane è diventata furiosa, induce a pensare che Putin, in questo momento, stia puntando ben più sulle armi che sulla diplomazia per affermare - in maniera inequivocabile - il fatto che i confini di quelle che lui è solito definire le “nuove realtà territoriali”, dovranno coincidere esattamente con le sue pretese. E non caso, per i civili ucraini, il mese di giugno – con 232 morti e 1.343 feriti - è stato il più cruento da quando è scoppiato il conflitto. In generale, il primo semestre 2025, con una intensità di vittime innocenti che è cresciuta di settimana in settimana, ha fatto registrare un numero di morti e feriti civili (e cioè 6.754 unità) che ha superato del 54% quello dello scorso anno. Ma la pressione sull’acceleratore esercitata dal Cremlino ha toccato i suoi picchi più alti anche sul vero e proprio campo di battaglia, dove ultimamente le sue truppe hanno conquistato 203 chilometri quadrati. Sia chiaro, stiamo parlando di un’espansione che, nel solo mese di maggio, è costata alla Russia la vita di ben 31mila soldati... Un numero impressionante, che non ha precedenti e che va tristemente ad aggiungersi a quel milione di militari inviati da Putin che, dal febbraio 2022 - tra deceduti ed invalidi - sono stati sacrificati ad una causa di cui sfugge, al buon senso, la benchè minima comprensione. E se chiamiamo in gioco il buon senso è perché – come calcolato dall’Economist – con un’avanzata di circa 15 chilometri quadrati al giorno, Mosca sta immolando l’esistenza di un suo uomo ogni 0,038 chilometri quadri...Pertanto, non è possibile che Putin non sia consapevole del dato che, procedendo di questo passo, gli occorrerebbero 4 anni per conquistare i territori delle quattro regioni ucraine che egli intende annettere ed altri 89 per occupare l’intera Ucraina. E poichè non ci stiamo certamente riferendo ad uno sprovveduto, è chiaro come il presidente russo, in questa fase, stia giocando – forse d’azzardo – tutte le carte di cui ancora dispone, nel tentativo di sfinire Zelensky ed il suo popolo nel più breve tempo possibile. Sappiamo da un centro di ricerca inglese che sta arruolando 15mila soldati al mese, pagandoli però a prezzi non a lungo sostenibili: basti pensare che, dall’inizio del 2025, ha già speso oltre 20 miliardi di euro soltanto per risarcire feriti o famiglie di caduti e per reclutare ed incentivare nuove leve disposte a trasformarsi in carne da cannone. Di questo passo, a fine anno, i soli investimenti in “risorse umane” militari del Cremlino ammonteranno addirittura a due punti del PIL nazionale: e vale a dire, ad uno sforzo che né l’economia e né la demografia russe saranno mai in grado di sostenere a tempo indeterminato. Viene, dunque, proprio da credere che Putin stia oggi impiegando tutte le risorse che gli rimangono per cercare di occupare la più ampia fascia di territorio possibile, prima che venga il tempo - anche per lui - di doversi rassegnare a quel tavolo di negoziato che, presto o tardi, gli verrà inevitabilmente imposto dalla forza delle cose. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Per favore, niente pizza a 40 gradi | Il Punto della Settimana
    Ieri siamo rimasti spiacevolmente sorpresi nell’apprendere che - proprio mentre i media non fanno quasi altro che parlare di “emergenza caldo” e mentre le Regioni, dinanzi ai primi decessi provocati dalle temperature africane, ordinano di sospendere le attività all’aperto nei settori più esposti al solleone - una delle principali piattaforme specializzate nella consegna di cibi a domicilio non si è fatta alcuno scrupolo nel proporre, ai propri operatori, una serie di incentivi per motivarli a lavorare anche nelle fasce orarie maggiormente canicolari...Ma vediamoli più da vicino questi bonus che, almeno nelle intenzioni di chi li propone, dovrebbero indurre chi di mestiere trasporta pizze e hamburger ad intensificare il proprio impegno, anche a costo di mettere seriamente a rischio la sua salute. Ebbene, si va da un incentivo di 5 centesimi se le temperature si assestano a 36 gradi, per poi passare ai 10 centesimi se salgono a 38 ed ai 20 centesimi nel caso in cui si raggiungano i 40 gradi. In altre parole, il valore della tutela della salute e dell’integrità fisica di un lavoratore, secondo certi signori, sembra oscillare, tra i due o tre cucchiaini e la mezza tazzina di caffè... Siamo ben consapevoli di parlare di un settore nel quale il potere contrattuale dei sindacati è veramente molto basso, tuttavia, quando un datore di lavoro arriva a concepire anche soltanto l’idea di offrire incentivi nell’ordine dei 5 centesimi, allora vuol dire che, in alcuni comparti, il confine tra servitù della gleba e lavoro retribuito si è fatto davvero evanescente. E di fronte a certe notizie, viene quasi spontaneo pensare che di quella che, fino a qualche anno fa, si chiamava ancora “coscienza sociale” sia ormai oggi, purtroppo, rimasta soltanto una obsoleta reminiscenza, svanita nel disinteresse generale. Che dire se, per questi riders abbandonati al loro ingrato destino, le uniche speranze di poter contare su condizioni di lavoro meno soffocanti risiedono esclusivamente nella pietà umana (o, più banalmente, nella inappetenza) che magari inducono i consumatori a rinunciare alle loro abituali ordinazioni proprio nelle ore più afose? Nella evidente impossibilità di attivare un confronto sindacale che non sia eccessivamente sproporzionato a vantaggio di una sola delle parti in causa, noi non possiamo fare altro che auspicare un pronto intervento dello Stato, che sappia, opportunamente, porre un argine definitivo a certe forme medievali di sfruttamento della manodopera. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Midnight Hammer | Il Punto della Settimana
    Sembra ancora piuttosto prematuro cercare di stabilire in quale misura il pesante intervento dell’aviazione americana abbia concretamente danneggiato il programma nucleare iraniano. In particolare, per quanto riguarda il sito di Fordow, i pareri espressi in questi giorni, negli Stati Uniti, sono risultati in aperto contrasto tra di loro. Da un lato, abbiamo infatti assistito alla consueta enfatizzazione degli eventi manifestata da Donald Trump, secondo il quale la centrale di Fodrow sarebbe stata addirittura “obliterata”, mentre dall’altro, alcuni media apertamente ostili alla Casa Bianca (come la CNN ed il New York Times), hanno parlato di danni sostanzialmente irrilevanti. Prendiamo, almeno per adesso, per buono quanto riconosciuto dallo stesso portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, il quale ha confermato che, effettivamente, gli impianti nucleari del suo Paese sono stati “gravemente danneggiati” dai bombardamenti americani dello scorso fine settimana. Saranno, quindi, i prossimi giorni, a rivelarci in che misura il “Midnight Hammer” sia realmente riuscito a realizzare gli obbiettivi che si era prefisso, anche se, nel complesso, resta chiaro il fatto che, fino a quando a Teheran sarà ancora il fanatismo religioso degli ayatollah a dettare le regole del gioco, il problema della mina vagante iraniana non sarà mai risolto. Inutile, infatti, illudersi che, sia pure avendo ricevuto una sonora lezione, Khamenei & Co. cambieranno la loro visione violenta, spietata e oscurantista della vita... Trump pare convinto che adesso Teheran, per via negoziale, accetterà di fornire quelle garanzie di non proliferazione nucleare che lui intende chiederle: tuttavia, poichè l’unica garanzia credibile potrebbe essere data soltanto dalla rinuncia totale all’arricchimento dell’uranio oltre la soglia prevista per il suo uso civile, noi pensiamo che ben difficilmente il presidente USA potrà ricevere una risposta di onesta disponibilità da parte della diplomazia sciita, anziché la solita presa in giro. Soprattutto da un Paese che, per anni e anni, ha preteso di farci bere la favoletta del nucleare ad uso civile prodotto – chissà mai poi perché – in laboratori collocati a cento metri di profondità sotto il livello del suolo... Privati, sul piano militare, dell’opzione atomica, la Guida Suprema e i suoi successori si vedrebbero, infatti, costretti a mettere nel dimenticatoio le ragioni stesse per le quali la Repubblica islamica è nata e che, essenzialmente, sono – vogliamo ricordarlo – la completa cancellazione dell’entità sionista dalla carta geografica, la distruzione di ogni presenza statunitense in Medio Oriente e la liberazione dei luoghi santi dell’Islam, oggi blasfemamente occupati da potenze sunnite, Arabia Saudita su tutte. In altre parole – per quanto sostenute da tutto il fanatismo religioso e messianico possibile e immaginabile - senza un adeguato apparato bellico, certe aspirazioni liberticide e criminali non potranno fare altro che rassegnarsi a vivere di vuota retorica e di sterili invettive e maledizioni. In conclusione, per sopravvivere, il regime rivoluzionario – millenaristico di Khamenei ha bisogno non solo di una salda coesione interna, ma anche di risultare temibile a livello internazionale. E purtroppo, ci è ben noto che, di solito, chi è disarmato conta ben poco...Pertanto, una eventuale disponibilità a negoziare da parte iraniana potrà avere, più che altro, un significato tattico, in attesa che – non si sa mai - qualcosa possa cambiare anche alla Casa Bianca, magari con un presidente che riproponesse le politiche più disattente di Barack Obama.Midnight Hammer ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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  • Avanti Iran, alla riscossa… | Il Punto della Settimana
    Avremmo scommesso qualsiasi somma, nella certezza di vincere, sul fatto che immancabilmente, sulle nostre piazze, sarebbero iniziate le manifestazioni all’insegna del “giù le mani dall’Iran” o del “non si liberano le donne iraniane con le bombe”. Anche se, piaccia o non piaccia ai nostri pacifinti, purtroppo, ci sono situazioni nelle quali senza le bombe si ottiene ben poco: pensate a come sarebbe stato difficile sconfiggere Hitler utilizzando solo dei fucili a tappi o delle pistole ad acqua...E’ durata, quindi, poco, nel nostro Paese, l’indignazione per l’uccisione avvenuta tre anni fa della giovane Mahsa Amini, colpevole di non avere indossato il velo nelle forme esattamente prescritte da quella Polizia Morale che, incontrastata, opprime soprattutto le donne dal 1979. Non è, comunque, neanche mai andata oltre qualche timida e generica esortazione alla moderazione, la protesta contro le novecento condanne a morte eseguite nel 2024. Nessun sit in dinanzi all’ambasciata di Teheran e, tanto meno, nessuna bandiera bruciata, perché – si sa – quello è un trattamento riservato solamente a Stati Uniti e Israele: e cioè - tanto per usare una definizione coniata proprio dagli ayatollah - al Grande ed al Piccolo Satana... Ora però, una certa parte della nostra opinione pubblica (la solita), profondamente turbata dagli ultimi eventi, ha improvvisamente aderito al richiamo etico e umanitario di condannare Israele, accusandolo di avere lanciato un’offensiva contro quel potere fanatico e oscurantista che, da decenni, parla apertamente della necessità di cancellare l’entità sionista” dalla faccia della Terra, servendosi, magari, proprio della bomba atomica... “Non si libera un popolo con le bombe”: ammesso e – come già detto - non concesso che sia vero, dobbiamo, comunque, riconoscere che, effettivamente, nel caso iraniano, al momento non sembra ancora delinearsi all’orizzonte alcuna nuova classe dirigente pronta a prendere in mano le redini del Paese. Quello che sappiamo è che esistono eroici (anche se troppo spontanei e disorganizzati) movimenti di opposizione politica, i quali, non a caso, sono sempre stati sistematicamente e spietatamente repressi dalla violenza delle squadracce dei pasdaran. Comodo, quindi, tifare per la Repubblica islamica, quando si sa di poterlo fare senza rischiare nulla, proprio perchè ben protetti da tutta una serie di diritti politici e civili che, per nostra fortuna, ci vengono tuttora garantiti dalle nostre malefiche società occidentali… In conclusione, vorremmo, quindi, suggerire a chi sente di appartenere al “popolo degli indignati” di soffermarsi, almeno per una volta, a pensare serenamente - e senza pregiudizi ideologici – a come sarebbe la sua vita se fosse nato sotto un regime che ha scelto i missili al posto delle medicine ed il cappio delle impiccagioni al posto del pane. Se la sua esistenza trascorresse in uno Stato che, ignorando completamente la domanda di libertà e di benessere della propria popolazione, non esitasse a servirsi della sua persona, alla stregua di un numero irrilevante o, addirittura, di uno scudo umano. Esattamente – tanto per capirci meglio - come ha sempre fatto Hamas. Ora che la dittatura teocratica sciita sta attraversando il suo momento di massima debolezza, si stanno probabilmente ponendo le basi per porre fine ad un incubo durato 46 anni. E’ vero che quello che verrà dopo non ci è ancora dato di conoscerlo con certezza: tuttavia, siamo pure convinti del fatto che più all’inferno di come era precipitato con la tragica esperienza delle “guide supreme”, l’Iran non potrà mai più precipitare. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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