Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Miles Christmas: 24 dicembre 1954
    A Natale siamo tutti più buoni, recita un famoso adagio: Miles Davis però anche a Natale lo era fino ad un certo punto. Tanto che è proprio nella seduta d'incisione del 24 dicembre del '54 che senza tanti complimenti dice a Thelonious Monk di non stargli sotto col piano quando prende i soli. Nella sua autobiografia Davis smentisce la vulgata secondo la quale la tensione fra i due sfociò in un pugno da parte di Miles: anche altre testimonianze ci dicono che il pugno non ci fu. Però Monk si offese. Ma si adeguò alla richiesta di Miles, che all'inizio del '54 si era finalmente liberato dalla schiavitù dell'eroina che aveva compromesso la sua carriera e stava tornando perentoriamente al comando: come ci dicono i brani incisi quella vigilia di Natale del '54, una bella strenna che sotto l'albero continua a fare la sua bella figura anche quasi settant'anni dopo.
    1 hr
  • Wadada Leo Smith (1)
    Fin dalla seconda metà degli anni sessanta tra i grandi protagonisti dell'avanguardia, Wadada Leo Smith il 18 dicembre compie ottant'anni: distintosi col post-free della cosiddetta "scuola di Chicago" e con l'improvvisazione più conseguente, in anni più recenti, col diradarsi della presenza sulla scena dei grandi esponenti del jazz delle generazioni precedenti, e col bisogno sulla scena del jazz di credibili e consistenti figure di riferimento, Wadada ha attirato l'attenzione di un pubblico più ampio. La serie che gli dedichiamo ripercorrerà la sua lunga carriera e sarà anche l'occasione per passare in rassegna i numerosi album degli ultimi anni, in cui Wadada è stato gratificato da una notevole e meritata visibilità discografica. Cominciamo dalla sua partecipazione nel '68 a 3 Composition of New Jazz, primo album personale di Anthony Braxton, continuando con la sua presenza in Funky Skull, album funk-jazz del contrabbassista Melvin Jackson, e in Humility in the Light of the Creator, primo album del sassofonista Maurice McIntyre.
    58 min
  • Wadada Leo Smith (1)
    Fin dalla seconda metà degli anni sessanta tra i grandi protagonisti dell'avanguardia, Wadada Leo Smith il 18 dicembre compie ottant'anni: distintosi col post-free della cosiddetta "scuola di Chicago" e con l'improvvisazione più conseguente, in anni più recenti, col diradarsi della presenza sulla scena dei grandi esponenti del jazz delle generazioni precedenti, e col bisogno sulla scena del jazz di credibili e consistenti figure di riferimento, Wadada ha attirato l'attenzione di un pubblico più ampio. La serie che gli dedichiamo ripercorrerà la sua lunga carriera e sarà anche l'occasione per passare in rassegna i numerosi album degli ultimi anni, in cui Wadada è stato gratificato da una notevole e meritata visibilità discografica. Cominciamo dalla sua partecipazione nel '68 a 3 Composition of New Jazz, primo album personale di Anthony Braxton, continuando con la sua presenza in Funky Skull, album funk-jazz del contrabbassista Melvin Jackson, e in Humility in the Light of the Creator, primo album del sassofonista Maurice McIntyre.
    58 min
  • Wadada Leo Smith (1)
    Fin dalla seconda metà degli anni sessanta tra i grandi protagonisti dell'avanguardia, Wadada Leo Smith il 18 dicembre compie ottant'anni: distintosi col post-free della cosiddetta "scuola di Chicago" e con l'improvvisazione più conseguente, in anni più recenti, col diradarsi della presenza sulla scena dei grandi esponenti del jazz delle generazioni precedenti, e col bisogno sulla scena del jazz di credibili e consistenti figure di riferimento, Wadada ha attirato l'attenzione di un pubblico più ampio. La serie che gli dedichiamo ripercorrerà la sua lunga carriera e sarà anche l'occasione per passare in rassegna i numerosi album degli ultimi anni, in cui Wadada è stato gratificato da una notevole e meritata visibilità discografica. Cominciamo dalla sua partecipazione nel '68 a 3 Composition of New Jazz, primo album personale di Anthony Braxton, continuando con la sua presenza in Funky Skull, album funk-jazz del contrabbassista Melvin Jackson, e in Humility in the Light of the Creator, primo album del sassofonista Maurice McIntyre.
    58 min
  • Grandi inediti - John Coltrane: A Love Supreme Live in Seattle
    Fra i più popolari se non il più popolare fra i dischi di Coltrane, album emblematico della sua ricerca, e uno dei dischi di jazz più famosi anche fra chi non segue specificamente il jazz, A Love Supreme viene inciso da John Coltrane nel dicembre del '64. Dal sassofonista questo lavoro fu proposto dal vivo solo in rare occasioni: l'unica documentata da una registrazione era quella del luglio del '65 al festival di Antibes, dove la suite fu eseguita da Coltrane, in quartetto, su richiesta degli organizzatori. Ora è venuta alla luce, ed è stata pubblicata dalla Impulse!, una esecuzione di A Love Supreme in settetto (proprio in quel periodo Coltrane aveva cominciato ad espandere l'organico del proprio gruppo) di durata più che doppia rispetto ad A Love Supreme incisa in studio, registrata in un club di Seattle nell'ottobre del '65: un documento eccezionale, una delle più grandi ed emozionanti scoperte di questi ultimi anni così prodighi di importanti inediti nel campo del jazz.
    59 min
  • Grandi inediti - John Coltrane: A Love Supreme Live in Seattle
    Fra i più popolari se non il più popolare fra i dischi di Coltrane, album emblematico della sua ricerca, e uno dei dischi di jazz più famosi anche fra chi non segue specificamente il jazz, A Love Supreme viene inciso da John Coltrane nel dicembre del '64. Dal sassofonista questo lavoro fu proposto dal vivo solo in rare occasioni: l'unica documentata da una registrazione era quella del luglio del '65 al festival di Antibes, dove la suite fu eseguita da Coltrane, in quartetto, su richiesta degli organizzatori. Ora è venuta alla luce, ed è stata pubblicata dalla Impulse!, una esecuzione di A Love Supreme in settetto (proprio in quel periodo Coltrane aveva cominciato ad espandere l'organico del proprio gruppo) di durata più che doppia rispetto ad A Love Supreme incisa in studio, registrata in un club di Seattle nell'ottobre del '65: un documento eccezionale, una delle più grandi ed emozionanti scoperte di questi ultimi anni così prodighi di importanti inediti nel campo del jazz.
    59 min
  • Grandi inediti - John Coltrane: A Love Supreme Live in Seattle
    Fra i più popolari se non il più popolare fra i dischi di Coltrane, album emblematico della sua ricerca, e uno dei dischi di jazz più famosi anche fra chi non segue specificamente il jazz, A Love Supreme viene inciso da John Coltrane nel dicembre del '64. Dal sassofonista questo lavoro fu proposto dal vivo solo in rare occasioni: l'unica documentata da una registrazione era quella del luglio del '65 al festival di Antibes, dove la suite fu eseguita da Coltrane, in quartetto, su richiesta degli organizzatori. Ora è venuta alla luce, ed è stata pubblicata dalla Impulse!, una esecuzione di A Love Supreme in settetto (proprio in quel periodo Coltrane aveva cominciato ad espandere l'organico del proprio gruppo) di durata più che doppia rispetto ad A Love Supreme incisa in studio, registrata in un club di Seattle nell'ottobre del '65: un documento eccezionale, una delle più grandi ed emozionanti scoperte di questi ultimi anni così prodighi di importanti inediti nel campo del jazz.
    59 min
  • Intakt: James Brandon Lewis, Code of Being; Punkt Vrt Plastik, Somit; Fred Frith, Road
    Torniamo sulle uscite della Intakt per tre album molto diversi fra loro pubblicati dall'etichetta svizzera nel 2021. In due puntate del settembre 2020 - che si possono trovare in podcast - ci eravamo occupati dei due precedenti album per la Intakt del sax tenore afroamericano James Brandon Lewis, uno dei personaggi più in vista del jazz di oggi: il nuovo album, realizzato con il suo quartetto regolare con il pianista Aruan Ortiz, il bassista Brad Jones e il batterista Chad Taylor si intitola Code of Being. Uno degli album che hanno fatto più effetto quest'anno, e non solo fra le produzioni Intakt, è la seconda uscita del trio Punkt Vrt Plastik, formato dalla pianista slovena Kaja Draksler, dal bassista svedese Petter Eldh e dal batterista tedesco Christian Lillinger: molto appassionante sia il pianismo della Draksler che l'interplay del trio, con il modo non convenzionale di procedere di basso e batteria. Infine un corroborante doppio cd, Road, di Fred Frith, grande chitarrista e sperimentatore: un cd in trio con basso e batteria, l'altro con l'aggiunta al trio della sassofonista danese Lotte Anker o della trombettista portoghese Susana Santos Silva.
    1 hr
  • Intakt: James Brandon Lewis, Code of Being; Punkt Vrt Plastik, Somit; Fred Frith, Road
    Torniamo sulle uscite della Intakt per tre album molto diversi fra loro pubblicati dall'etichetta svizzera nel 2021. In due puntate del settembre 2020 - che si possono trovare in podcast - ci eravamo occupati dei due precedenti album per la Intakt del sax tenore afroamericano James Brandon Lewis, uno dei personaggi più in vista del jazz di oggi: il nuovo album, realizzato con il suo quartetto regolare con il pianista Aruan Ortiz, il bassista Brad Jones e il batterista Chad Taylor si intitola Code of Being. Uno degli album che hanno fatto più effetto quest'anno, e non solo fra le produzioni Intakt, è la seconda uscita del trio Punkt Vrt Plastik, formato dalla pianista slovena Kaja Draksler, dal bassista svedese Petter Eldh e dal batterista tedesco Christian Lillinger: molto appassionante sia il pianismo della Draksler che l'interplay del trio, con il modo non convenzionale di procedere di basso e batteria. Infine un corroborante doppio cd, Road, di Fred Frith, grande chitarrista e sperimentatore: un cd in trio con basso e batteria, l'altro con l'aggiunta al trio della sassofonista danese Lotte Anker o della trombettista portoghese Susana Santos Silva.
    1 hr
  • Intakt: James Brandon Lewis, Code of Being; Punkt Vrt Plastik, Somit; Fred Frith, Road
    Torniamo sulle uscite della Intakt per tre album molto diversi fra loro pubblicati dall'etichetta svizzera nel 2021. In due puntate del settembre 2020 - che si possono trovare in podcast - ci eravamo occupati dei due precedenti album per la Intakt del sax tenore afroamericano James Brandon Lewis, uno dei personaggi più in vista del jazz di oggi: il nuovo album, realizzato con il suo quartetto regolare con il pianista Aruan Ortiz, il bassista Brad Jones e il batterista Chad Taylor si intitola Code of Being. Uno degli album che hanno fatto più effetto quest'anno, e non solo fra le produzioni Intakt, è la seconda uscita del trio Punkt Vrt Plastik, formato dalla pianista slovena Kaja Draksler, dal bassista svedese Petter Eldh e dal batterista tedesco Christian Lillinger: molto appassionante sia il pianismo della Draksler che l'interplay del trio, con il modo non convenzionale di procedere di basso e batteria. Infine un corroborante doppio cd, Road, di Fred Frith, grande chitarrista e sperimentatore: un cd in trio con basso e batteria, l'altro con l'aggiunta al trio della sassofonista danese Lotte Anker o della trombettista portoghese Susana Santos Silva.
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